ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 27 luglio 2012
ultima lettura sabato 16 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

... la prostibula... (la prostituta)

di mariapace2010. Letto 810 volte. Dallo scaffale Storia

...". Marco non riuscì a portare a termine la replica: un coro di voci di donne, stonato, ma assai gradito, irruppe nella ganea insieme a...



...". Marco non riuscì a portare a termine la replica: un coro di voci di donne, stonato, ma assai gradito, irruppe nella ganea insieme ad una ventata d'aria fresca.
Due donne dall'abbigliamento inequivocabile comparvero sull'uscio: due prostitute,
una assai giovane e l'altra un po' meno, ma ancora piacente. Quell'apparizione suscitò, come era prevedibile, un coro di commenti e di grasse esclamazioni:



"Metrobia, bel grappolo maturo, tuoi chicchi ristorano ancora."



"Anche quel grappolino acerbo, lascia in bocca sapori di delizie."



La più giovane, Mezia, non aveva più di tredici anni. Era molto graziosa; scura di occhi e di capelli, ma con una carnagione quasi pallida e levigata, morbida e rosata come una pesca. Alta
e snella, non aveva, in verità, molta carne da esporre; per di più, sembrava
timida e impacciata, cosa che rendeva i commenti ancora più salaci, considerata
la professione verso cui era stata avviata.



Metrobia, invece, la compagna, poteva avere intorno alla trentina. Procace e un volto gradevole, doveva conoscere bene il proprio mestiere poiché rispondeva per le rime agli
irriverenti e sguaiati motteggi di cui era fatta oggetto ed era assolutamente
in grado di tenere a freno quelli che si facevano troppo arditi. Era, inoltre,
pronta a difendere da assalti troppo violenti, la giovanissima compagna che
era, chiaramente, sotto la sua protezione. Forse appartenevano allo stesso
padrone.



Erano letteralmente coperte di gioielli: bracciali, fibule, anelli e catene, tutti rigorosamente in argento.
Avevano la stessa acconciatura, raccolta e trattenuta da una fascia colorata
sulla fronte ed indossavano tuniche azzurre segmentate di rosso, in tessuto quasi trasparente, che lasciavano scoperte spalle e seni; sui fianchi ostentavano una lunga
apertura. Avanzarono nella stanza e



Metrobia si fermò davanti al tavolo di Marco.



"Marco Valerio!?... Sei proprio Marco Valerio!" esclamò.



"Metrobia!... E tu sei Metrobia!"



"Certo che sono io! Sono sempre io. E tu sei proprio Marco Valerio Flavio, il mio bel catulus!..."



"Il suo catulus!... Ah,ah,ah!..."sogghignarono tutti d'intorno.



Marco Valerio sorrideva: Metrobia era la prostituta con cui aveva fatto la sua prima esperienza sessuale.



"Io ho fatto di lui un uomo! - la donna si batte orgogliosamente il petto - Io ho reso uomo il nostro guerriero! Io gli ho insegnato a colpire sempre il bersaglio con la sua lancia."



"Brava Metrobia! Brava la nostra bella puttana! Ah,ah,ah..."



"Sei sempre la più troia di quante furono e sono. La migliore."



"Puoi dirlo ben forte, caro il mio Fausto! - la donna si erse sul generoso busto - Metrobia non è come le vostre Calvie, Livie e Giulie, che si fanno schiavi e gladiatori... Metrobia
cerca tribuni, cavalieri e campioni..."



"Ah,ah,ah! - rise Fausto - La prostibula ha i gusti della domina e la domina quelli della prostibula!"



"E che ridete, voi?... Ho il nome di tutti voi, qui! - si batté la fronte Ho il nome di tutti voi anche su un papiro e a fianco di ogni nome c'è un numero.... E sapete che cos'è quel numero? E' il voto che ho dato a ognuno di voi! A te, Lacone, a te Vitruvio e anche a te, Fausto e... e a tanti altri
ancora. Volete vederlo?... Ah,ah,ah! Come mai non sghignazzate più?... Vuoi
sapere che voto ho dato a te, Fabio? A te, Lacone ho dato... ho dato... Volete saperlo?"



"Sì!Si!" un coro; "No! No!" la sola voce di Lacone.



"Non lo dico!... Non questa sera, ma dimmi, tu, mio bel tribuno, dove stai andando? Vai già via?"



"Mi duole assai, mia bella e dolce ninfa, non potermi beare del nettare
che c'è sulle tue labbra e sulla tua pelle, ma devo andare. Ehi,
oste!..." chiamò Marco; l'oste si avvicinò con il conto.



"Sempre poeta, il mio aquilotto! Lo sai, Marco Valerio Flavio, che fra tutti tu sei stato il mio preferito? Lo sai che è tuo il voto più alto di quella lista - la donna gli gettò le braccia
intorno al collo e lo baciò sulla bocca. - Non voglio nessun dono, per questo
bacio. E' un dono che per una volta ho voluto fare io a qualcuno. E chi potevo
scegliere se non te?"



"Sempre fortunato, il tribuno!" si levò un coro intorno a loro.



"La fortuna arride solo chi non la cerca. Perché non fai qualche dono anche a me, Metrobia?- ghignò Lacone - Ci fai bella figura, se qualche volta la dai senza farti pagare!"



"Non a te, vecchio gallinaccio! Non a te! - disse ancora la prostituta staccandosi dal tribuno - Ma al mio catulus!"



Marco sorrise; pagò il conto e dette una moneta d'argento anche alla donna, che dopo una breve esitazione la fece sparire dentro il corsetto, poi lasciò la ganea seguito dai compagni.

(continua)

brano tratto dal libro LA DECIMA LEGIONE -Panem et Ciccenses



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: