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lavoro pubblicato giovedì 26 luglio 2012
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

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La Vista - parte VI

di terranera. Letto 420 volte. Dallo scaffale Fantasia

A lungo ho cercato carponi sotto il letto dalla sponda bassa, sotto i tappeti, lungo la base dell’armadio a muro, niente, niente!.La sfera era unica e io l’ho persa, sicuramente quando ho tentato di attraversare il nucleo del suo centro, cu.....

A lungo ho cercato carponi sotto il letto dalla sponda bassa, sotto i tappeti, lungo la base dell’armadio a muro, niente, niente!.
La sfera era unica e io l’ho persa, sicuramente quando ho tentato di attraversare il nucleo del suo centro, curiosare la sua intima essenza. Che mi abbia punito cosi, abbandonandomi?
Probabilmente era il dono lasciatomi dalla signora, un segnale, un addio.
Per la prima volta in un’esistenza di continua ricerca, il mistero mi ha soprafatto.
Siedo sulla poltrona preferita, il capo appoggiato alla pelle morbida; ho avvicinato gli scuri, non voglio vedere niente che possa distogliermi dalla meditazione, voglio sondare i fatti. Lo scienziato chiede chiarezza; suvvia, non ho mai creduto agli spettri. Siamo fatti di vita materiale, tenuta insieme da acqua e grassi, l’intelligenza ci occorre per far evolvere la nostra specie e ci protegge dall’estinzione. L’umanità si innamora per poter meglio procreare, alla fine siamo guidati dalle passioni in esclusiva a questo scopo. Ho visto la riproduzione delle cellule e una nuova vita nascere dentro un tubo di vetro sterilizzato e intiepidito. Soprattutto ho imparato che la morte serve a far nascere nuove creature mentre ne nutre altre. La mia mente è sgombra da superstizioni e dall’oscura paura dell’arcano.
Incrocio le mani dietro la nuca, chiudo gli occhi e spiano le rughe dalla fronte. Nello stomaco i muscoli dolgono, sento gli acidi bruciarmi l’esofago. Devo sapere, capire gli eventi; chi è o cos’è l’apparizione che mi ha visitato ogni notte prendendosi la briga di arrivare puntuale per dodici mesi.

Ho anche nostalgia della sua luce magnetica.

Certo, posso sempre studiare, insegnare o discutere; per esempio stiamo lavorando a una nuova scoperta, tesi a dare all’umanità una cura contro la malattia odiosa che rende un essere umano rattrappito come una foglia secca. Maledetta trasformazione che lascia la mente lucida ad assistere a una lenta morte. Chissà,magari potremo anche vincere il Nobel…Cavolo, mi piacerebbe… Confesso d’essere un ambizioso, non importa, l’essenziale è la guarigione, poi lo scopo di ognuno conta poco.
Ma…un momento…cos’era quel rumore?
Mi alzo mentre l’adrenalina scuote il cuore.
L’ho udito chiaramente, proveniva dalla stanza. Tendo il corpo per riascoltarlo. Tutto a casa è stato curato nei minimi dettagli e questi mobili di design non scricchiolano, figurarsi!
C’è stato uno sfrigolio, come l’acqua che bolle e non ho acceso nessun fornello.
Attendo ancora, immobile. Il silenzio è completo, sento partire il motore del frigo, lontano in cucina. Ascolto ancora, ora lo sento...Eccolo di nuovo! di scatto raggiungo il lungo corridoio dalle pareti grigio perla, illuminato da lampadine nascoste nel battiscopa bronzo; prima di entrare in camera,istintivamente rallento, il passo ovattato sul tappeto di lana.
Sono quasi alla porta scorrevole, gli occhi sgranati dalla fretta.
Mi affaccio e lo vedo.
Seduto con le gambe incrociate, un bambino mi guarda serio. Lo fotografo nella mente: I capelli corvini gli scendono sulla fronte. Ciò che mi colpisce di più, anche se può sembrare strano, non è l’apparizione, ma i lineamenti: gli occhi grandi e scuri, dal taglio classico e quel viso luminoso, la perfezione graziosa, commovente.
Sta seduto eretto, le membra delicate e la pelle rosea, sorride sotto il naso squisito.
- Ciao! - esclama come se fosse normale che lui stia lì, dove prima non c’era nessuno.
Le gambe cedono, questo è troppo anche per un coriaceo come me.
Scivolo contro la parete e mi ritrovo seduto per terra a gambe aperte come un pupazzo, mentre lo fisso senza riuscire a chiudere la bocca né ad articolare una parola. Riesco a vedere che fra le mani tiene un rosario senza croce, fatto con le sfere di opale. Tra le sue dita emana la solita calda luce e le falangi graziose ne sono impregnate.
Si alza ed è un fanciullo dalle membra d’una grazia finissima, si avvicina.
Ora è davanti a me, in piedi la sua testa mi arriva alla fronte e lì appoggia le sue mani, accarezzandomi il viso dagli occhi al mento, indugiando. Quando mi parla ha le palme delicate ancora su di me,sorridendo estatico sussurra:
- Non ti ricordi di me, papà?




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