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lavoro pubblicato martedì 24 luglio 2012
ultima lettura domenica 29 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Al Fondo - Intermezzo

di darkzero. Letto 552 volte. Dallo scaffale Pensieri

"Vai prima tu."Luglio; il sole del primo pomeriggio inizia a smarrire la precisa verticale dalla quale l'intero peso del calore grava sulle spalle di noi piccole, sparute, formiche rosa intente a gremire il nostro formicaio tondo. Il Torrente...

"Vai prima tu."

Luglio; il sole del primo pomeriggio inizia a smarrire la precisa verticale dalla quale l'intero peso del calore grava sulle spalle di noi piccole, sparute, formiche rosa intente a gremire il nostro formicaio tondo.
Il Torrente serpeggiava in una faglia nera: ferita aperta dall'acqua e dalla dinamite lacerava il verde intenso di prati incolti, pascoli dimenticati da vacche morte e sepolte sotto un grumo di case sbilenche ingrigite -essiccate- dall'estate.
Timide ombre rinfrescano le voci d'una sestina di corpi troppo giovani per esser uomini, troppo anziani per essere sé stessi: dita adunche e cariche di foglie, gli alberi ghermiscono l'arco fragile d'un ponte antico quasi quanto l'acqua che vi scorre sotto. Parecchi metri più sotto.
Spurgando da una gola infettata di muschio, il Torrente abbandona il peso di milioni di gocce al canto della gravità; frana acqua su acqua, per rallentare il suo cammino in uno slargo della faglia abbastanza ambio da sembrare un sospiro. Un temporaneo ristagno d'acque scure, verdi, dal quale fanno capolino abbozzi di scogli per quanto la profondità conceda di vedere.

"Ma sei scemo? Là ci tiravano i morti!"

Non è raro che le parole corrano attraverso le ere: dagli Anni Bui saltano di Nonno in Nipote, trascinando con loro refoli vomitevoli di bubboni e cataste di cadaveri. La Peste, spettro onnipotente che quella generazione di fantìn poteva al più ricondurre al Manzoni, spopolò quest'insignificante fetta di mondo. E senza Monatti cui affidar l'incarico, narrano le fiabe buie che la gente del luogo s'arrese al far di necessità virtù abbandonando i propri cari alla pietosa tomba d'acqua. Gettandoli. Da quel Ponte.
Non viene difficile immaginare l'inavvertibile fondo di quel grembo d'acqua scura come morbido fodero di bara: un velluto di limo a coccolare le scalcinate ossa d'avi dei propri avi divorati dalla nera collera che ne trafisse la vita.

"Saranno dieci metri di salto! E se poi non è profondo?"

L'ombra del Ponte danza sull'acqua scura; un velo d'un grigio cupo carezza tinche indifferenti e trote un po' qualunque. Le cicale trattengono il fiato. Lui, l'altro, non risponde: un passo, diventano due. Il terzo batte sul muretto a confine dell'arco di pietra: timido tentativo di sicurezza Medievale, a stento arriva alla ginocchia. Insopportabile rumore di fiato sospeso, parabola discendente a velocità inenarrabili. Si schianta contro l'acqua a gambe tese, due dita a chiudere il naso, occhi stretti stretti dell'ultimo istante di chiara paura.

"...occazzo!"

Scompare nell'acqua. Tra i ciuffi di sterpaglie alle rive, appare un rapido arcobaleno. Un miracolo di luce che viene senza annunciarsi, scompare senza salutare. Ogni goccia sollevata torna, pioggia, al suo posto. Scompare e non ritorna: ombra rosata che s'infila tra pietra e pietra, affonda nel buio. Affonda nel morso gelido d'una impietosa serpe di correnti. Il Basso diviene Alto, il peso non è più nei piedi: è in testa. Oltre lo specchio verde si spalancano bocche d'Inferni. Vola dal ventre tiepido d'acque lievi. Emerge nella luce splendente, decolla in un caleidoscopio di colori. Appare senza annunciarsi oltre il velo del Tempo Immobile. Decolla dall'acqua.

"...occazzo!"

L'ombra di un Ponte danza su acque cristalline; meravigliose carpe orientali, color dell'oro, guizzano in acque chete sotto luci sgargianti. Lucia danza in un cielo di diamanti.

Là fuori Franco muore su una sedia per aver capito la verità, l'uomo che puzza va al cimitero; è Pasqua, e la fine del mondo non è andata come volevamo. Il Boschi fa un rosario di bestemmie, un uomo mangia un uomo. Uno scheletro sogna nel ventre d'un Lago, un figlio riabbraccia il padre.

Là fuori è inverno e primavera, luglio e agosto, trent'anni fa come adesso: tutto intorno, ogni morte è lo stesso momento.



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