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lavoro pubblicato martedì 24 luglio 2012
ultima lettura lunedì 22 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL CAPITANO E IL SUO REVERZO

di gartibani. Letto 452 volte. Dallo scaffale Fantasia

Dopo che si ebbe svegliato, la notte scorsa, tra arpioni e coltri di alghe annerite, ReverZo, si avviò faticosamente, avvolto nel suo sciall...

Dopo che si ebbe svegliato, la notte scorsa, tra arpioni e coltri di alghe annerite, ReverZo, si

avviò faticosamente, avvolto nel suo scialle marrone, irrigidito dentro lo stereoscopio colmo di

stelle dipinte su quella tavola di roccia, come un' acquitrinio incandescente.

Lo voltò, si rigirò su se stesso, si attorcigliò, si confuse con la sua ombra immortale e

scribacchiò parole incomprensibili in quella sana osmosi della carta rimasta ancora bianca,

tenebra splendente della luce diffusa e anomala a bucare l'aria.

Disse che non voleva più andare a scuola, il Maestro non faceva altro che parlare di

Mussolini. La scuola era tra quei palazzoni gialli del Tufello e Claudio che non aveva mai

avuto paura del buio, ne tanto meno dei pastori maremmani che guardiani delle pecore,

abbaiavano a più non posso, voleva andare invece al cinema. Quel piccolo cinema

parrocchiale, dove il sabato e la domenica c'era lo spettacolo; " Maciste e Sansone " o andare

a fare la guerra con le fionde e le briccole per la conquista del territorio.

Il coro degli adulti,genitori che si scambiavano minacce e scambi di improperi.

Così promisero di dire la verità, sicuro solo la verità, bimbi dai volti sinceri in quella parte

della terra, dedalo di scaltrezza e penurie, dove inquieta ancora vagava la stirpe dei

sonnambuli, viaggiatori dei tempi andati e scoperchiatori di letami.

Fu visto da due testimoni, l'uomo pensolava appeso ad un albero, come la carcassa di un

animale gonfio di vento e pioggia.

Arrivò subito la volante, forse si trattava di una persona che non voleva più vivere, ma

neanche scomparire del tutto, perché era rimasto lì, appeso a guardarsi intorno come una

molecola dentro il rumore dei commenti e nello scricchiolio delle renne venute da altri

continenti.

Claudio crebbe tra le vetrate dei bassifondi sabbiosi, venduta la casa del Tufello, il Padre

comprò un furgone, Lambro 500, quattro marce, una meraviglia, raschiò di nuovo con furia

l'aria e lo fìsso nel cielo con uno spillo.

E' la seconda volta che mi scordo di prendere i moduli e mi scordo anche delle domandine;

già le domandine, quelle fessure scritte sulla sopravvivenza dei giorni, per fare delle richieste o inoltrare inutili e smarrite petizioni, diffìcilmente accolte.

Forse due persone che esprimono opinioni diverse durante una discussione, quando gli individui e le nazioni sono inconsapevoli, quando si sceglie la violenza fisica o la violenza della negazione e non si vuole cercare un modo per relazionarsi.

Il fratello di Claudio era già stato al minorile perché il lavoro non gli interessava più di tanto, già maneggiava i primi soldi, soldi facili, perché con i furti nelle macchine si guadagnava di più ed era facile facile.

La bocca sembrava un deltaplano, bolle fuggenti, oscuramento della luce, colorata su di un piano ed opaca sull'altro. Chi mai poteva continuare a leggere quelle parole o a pietire per nuovi consigli, forma della forma, come segni indelebili su di un campo bianco o sul seno irrigidito delle donne emblemi colorati e spaventati.

Ma per non fare attenzione, perse il controllo della strada ed il furgone uscì dalla corsia per sbattere contro il gard rail e capovolgersi. Tutto il carico di carta e cartone fu disseminato lungo il percorso. Finalmente partì a fare il militare con destinazione Pesaro, ormai aveva la patente di guida, la sua ombra si stendeva lungo le autostrade, nel grasso spugnoso delle querce raccapriccianti, congelate nell'aria tersa dell'aurora.


Si era cambiato i pantaloni, solo per vedere come il Padre aveva picchiato quel Maestro che invece di far lezione, parlava solo di Mussolini. Eppure aveva abbastanza cervello da far soldi vendendo francobolli e sprazzi di cartone bucherellato.

Mentre camminava nel beato tepore, il battente ricadde sul piano dello spazio intorno ed intrappolò quello sciame di vespe, evitando la botola malferma dove il dolore si sente di più e si stampa sulla pelle.

Seduto a gambe incrociate si stupiva della crosta superiore del portone dove era passato altre
mille volte, quasi a diventare pi
ù vecchio di un giorno. In quell'istante, dove le ombre delle
Moschee assomigliano alle Chiese e le fontane d'acqua sputano il fremito degli alberi e dei
campi coltivati, seppe che il fratello era riuscito a fuggire insieme ad altri sette da ReGina
Coeli.
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Lì tra i negozi di tappeti, immaginò il futuro, quello che era rimasto arrotolato nell'angusto mondo delle speranze e dei desideri, luna violetta del mare notturno, preambolo di infinite carezze e sospiri.

Erano le corde dell'anima pizzicate da altri e gestite nel fascino delle giarrettiere delle puttane, dove la lingua sarebbe servita a leccare meglio ed il denaro lasciato in un piattino a scomodare altri dopo di lui, verso quella mattinata insonne, desiderando delle calde fette di pane imburrato e l'aroma del te al limone, tra i buchi porosi della pelle e della barba incolta. Forse era il nome di quel quartiere, " La Magliana " che avrebbe un giorno segnato per sempre il suo destino a rifrangere il calore delle vite disperse e sventurate che oggi lo tenevano qui, legato ad un estremo miraggio della volontà . Il segnale del vento della sera.

Occhi pallidi come fiocchi di cotone, il vento aveva rapito i fermi e prudenti ormeggi, ognuno la sua strada, quasi una scelta di vita, mai voluta pienamente, ma sempre condizionata. Guardò la modellata bocca e quella quindicenne Io rapì nel profondo; ne aveva fatto scomparire i tratti, ma la mente la riportava ammiccando folle gaiezza. Doveva sposarla, giù per il balzo del destino, era già incinta di due mesi. Con agili salti salì verso casa del Padre portando la fresca brezza di un fiasco di vino rosso e mentre Io faceva bere e parlare scattò la sua molla come una trappola e gli confessò il tutto. Personalmente non potrei mandar giù quell'idea, ne tanto meno compiangere

La sventura. Ma era il preludio ad un piccolo angelo, coperchio della sua vita e felicità estrema. Rimasero a vivere dal Padre, compiuti quattro mesi dalla nascita poi occupò una palestra.

La parola come la voce ha un solo senso mi sembra.

Seguitarono a camminare, fiammeggiante nel tramonto dei vicoli socchiusi, trascinandosi

dietro l'incedere elegante del futuro ormai prossimo.

Il Capitano intanto era finito in quel molo limaccioso, sui solchi della sabbia nel porto

estremo dove caterve di tubi limitavano la gettata del mare.

Lo chiamarono quel mattino alla Lega, in Presidenza. Era necessario e doveroso emettere

delle fatture di comodo per coprire le spese del Centro studi.

Non era possibile, Il Capitano gestiva una società immobiliare, i cui proventi erano solo i

canoni degli affitti del Centro Palatino, non si potevano giustificare fatture per gli importi

richiesti.

Si rifiutò.

Passo altero, chi cercava di imitare nel camminare o chi presumeva di essere ? Lo minacciarono.

devi dimetterti, altrimenti saranno guai ! -


Sbalzato nel nulla dai loro boccali d'incuria e dalla imprevidente invidia, ricevette una lettera anonima.

tuo marito ha l'amante -comunicato laconico, ma efficace. I solchi della sabbia erano divenuti profondi. Se si esce dal letto della moglie e si va in quello dell'amante e viceversa le cose si complicano. Restaurata la sbattuta bellezza e l'incedere elegante era un ultimo avvertimento. Poi un telegramma in inglese, la banca aveva congelato 300 milioni di vecchie lire. Neanche al partito volevano darle ascolto, ma gli promisero un buon avvocato, anzi il migliore sulla piazza. Nella breve notte ripensò al da farsi, sonnolenza del meriggio. Quel mattino dal giudice, presentò i fatti di quel ricatto e di quelle minacce per quello che erano, assistito dal legale. Debole esposizione consunta. Il giudice ascoltò in silenzio, poi pensieroso, sembrava riflettere, infine sentenziò:

quello che mi dice è gravissimo, si rende conto immagino. Una istituzione come la Lega.

Può ben capire che potrei incriminarla all'istante. Le consiglio di lasciar perdere, farò

conto di non aver sentito nulla. L'avvocato lo chiamò in disparte, s'era avvicinato all'orlo del baratro e la voce umida le schiaffeggiava le gote. Il terreno era pieno di buche. Voltandosi cominciava ad affondare lentamente.

- mi ascolti, lasciamo andare, non abbiamo nessuna possibilità. -Lasciò l'ufficio del Giudice pieno di amarezza. Il giorno dopo rassegnò le dimissioni. Sciolti filamenti di fiamma prendono fuoco nel cielo. La cosa diventa molto personale. Forse stropicciare la nudità maschile ora sulla moglie e poi sull'amante può dargli un senso di sollievo.

Debole pensiero consunto sul mio dirompente.

L'autista lo conduce veloce lungo l'autostrada, nella brezza nuova che saluta, meridiana del lastricato, verso la fredda stanza in Vaticano. L'amico cardinale lo consolo. Risucchio di un passato trascorso.

Se fosse stato nel periodo di " Mani Pulite " sicuramente il risultato sarebbe stato diverso. Veglie e sentieri delle rocce, prendere tutto e dimenticare il niente, nero e argento del sangue, nel tentativo inutile di chiedere giustizia. Quando mai, " la legge è uguale per tutti ". 48

Guance di albicocca e profumo d'incenso, anche le more da assaggiare, nei depositi di mosche

e incuria dello Stato corrotto.

Un desco di amici abbandonati e dissepolti. Misurò il sentiero della luna e la traiettoria

infinita dei girasoli e dovette dimettersi da tutti gli incarichi.

Non gli restò che emigrare.

Migranti sono i corpi, camicie di fustagno appese negli stenditoi, dove un cane giaceva

abbandonato. Un punto remoto per separarsi dalla moglie, altro ingrandito per lasciare

l'amante, nello sfrigolio dei fuochi disperati dell'Ego trafitto. Quale vendetta ? Quale umanità

tradita ?

Ancora fuori, nel cedevole aereo, nuotatore del cielo. Provarci non nuoce a nessuno.

Altre terre, altri orizzonti per ricominciare da capo.

L'Isola di Pasqua. Aeroporto di RapaNui.

I Moais annusano da tutte le parti, fissi senza gonnelle verso il mare nel rumore dei trichechi,

spruzzando lontano le loro fantasmagoriche presenze, onda su onda.

Ad un tratto si trovò nel mezzo di una piazza sterrata, appeso con gli spilli alla notte stellata e

quel suono lacustre e stridulo lo colpì.


Erano le sabbie di tutto il mondo stazionate nell'ombelico dell'Universo, parole

furbescamente pronunziate e cioccolatini tra le mani. Pepite d'oro da rubare nell'occhiata

sghemba di un asino preso a bastonate dal padrone.

Trovate forse oscure le mie parole ?

Ma ho riascoltato quel disco innumerevoli volte e la musica " Pasquense" è sempre uguale,

ineluttabile desiderio di fuga.

La sua mano si fida di me e mi presenta tutta la famiglia. Si cucina il pesce dentro una buca

coperta di fogliame. E' squisito. Le nostre anime ferite di lascivia ci abbandonano

riportandoci al sentiero della rocca, tempio dello spazio e presenza del livido mare.

Io vedo e penso la distanza, muto il creato intorno. Del Capitano ce ne vogliono due perché il

pezzo rimasto e chiuso nel nero. E' già la terza volta che mi scordo di lui.

Eppure aveva abbastanza cervello da far soldi, sudaticcio il camice nel retro adesivo del

locale appena aperto. Si cambia i pantaloni, in qualche luogo remoto torna comunque a

vegliare le spose e muto ascolta i ponti e le ferrovie.

Dimmi che profumo usi e che biancheria porta tua moglie. Uomo di tulipani e nebbie, brutale

per un gesto e amorevole per un altro.

Gradevole senso del sé. Ti chiedo scusa. Siede in casa loro e parla fino a convincerli, una firma

sul contratto ed è già a Filicudi, altra isola. Ha comperato quella casa dell'Aw. Pellegrino

Certamente da ristrutturare, ma bellissima, vera casa siciliana, con il portico ed il pozzo nel

cortile interno. Lodevole strappo alla routine, raggiunta la porta posteriore si apriva il

panorama, dal terrazzo immenso che genera pesci e arpioni mentre le barche danzano milioni

di barili d'acqua.

Aveva già presunto, immaginato il futuro d'incanto e i fiori nelle ampolle e la schiuma sulla

pelle di lei. Invece sono altri parassiti, pidocchi e zecche. La Casa è rimasta ancora lì, senza

proprietà, abbandonata nell'incuria, nelle spine che si aprono sulle rose silvestri e cadono

pesantemente ad ornare la testa.

Un assegno di sette cifre per tenerlo su.

Aspetta un momento, il vento prese a colare fuori e non ci si poteva accontentare. Quale uso

del denaro. Inutile esperimento. Un treno in arrivo, per rivedere suo figlio già all'Università,

il piccolo " Nano", diminutivo di Massimiliano, nome importante, confuso dal funzionario

dell'anagrafe con quello di Emiliano, Emiliano Zapata, il rivoluzionario messicano.

Basta con tutti questi soprusi, era già il 68. Veniva da Parigi e portava con sé il vento libero,

tutti come una grande famiglia. Dietro questa grande trovata costruita per cambiare il

mondo, cerano i celerini in assetto antisommossa.

Mostrando la suola e la scarpa grigia e la linguaccia si poteva catapultarli altrove, sicuri nel

braccio con il rosso impresso nell'anima.

Erano i tempi dei grandi raduni, dei figli dei fiori, prime comunioni di comunisti e botte da

orbi dentro il leccalecca.

Nano a dormire nella vasca del bagno, sempre in una casa diversa o a cavalcioni sulle spalle

del Capitano.

-Vediamoci domenica, dopo la Messa -

Progettato l'assassinio del normale e lanciati verso lo stravolgimento generale.

Cambia il posto e l'ora, trascinando in mezzo al silenzio, dietro a quel cancello, una donna e

una bambina.

L'occupazione di Tiburtino III, la lotta per la casa. Artisti di tutto il mondo in piazza, a

dipingere Murales, anche a Centocelle. Trainata da un alito di flusso, la democrazia, nella sua


<img src="file:///C:/Users/franco/AppData/Local/Temp/msohtmlclip1/01/clip_image001.gif" alt="" width="2" height="31" />terribile perdita, tra le brave persone senza vizi, che guardavano male quei capelloni

imbruttiti.

Dopo un istante, lo seguimmo all'interno, scappando fuori dall'azzurro, leggeva un libro e

recitava poesie. Molti pregarono in latino, ma si modulavano le risposte, tese a piegare il cielo.

Gli amici inginocchiati, tra le ruote di metallo stridenti e la carica dei celerini, conservavano

gli occhi vivaci, occhi segreti e accusatori e quando cadde riverso a terra, colpito da un

proiettile vagante, fu il fini mondo; sembrava insabbiato, ingessato, strattonato dal vento e

eternamente vivente. Altro comizio telecomandato, dalla barba bianca e dura, montagne di

ciclostili distribuiti alla folla, occupazione del quartiere per mesi e poi di corsa all'Università,

dove il carattere inacidisce e tutto va a finire nel reparto lettere smarrite.

Identificati, schedati, per fare le corse alla morte e credere fermamente di stare nel giusto,

dove le ombre delle verità dissepolte non si assomigliano affatto e si viene strumentalizzati

dalla politica per altri fini, lontani e distanti, nei cimiteri che sbadigliano presenze vuote e le

madri dei fantasmi li chiamano a dormire.

Nel mezzo di tutta questa morte, siamo ancora in vita. Scomparsi o sostituiti da altri ideali,

pensieri tecnologici e avanzati; allora una serigrafia era il massimo ed i manifesti si

attaccavano la notte, combattendo per mantenerli visibili. Adesso internet è sufficiente a

chiamarli a raccolta e si finisce sotto terra per molto meno, magari un diverbio al semaforo.

Odore di carne alla brace, i conflitti scoppiano di continuo, coprendo la giornata buia dentro i

forni, non più crematori, ma inceneritori del niente.

L'Orto Botanico, la Renault 4 rossa. Bisogna che non ci pensi più a quel primo bacio, alla

voglia di rimanere incinta, al dolore che riaffiora nella testa come un dardo incancrenito, per

una frana o un nuovo terremoto e un lontano uragano.

Mi chiedo che cosa è rimasto dei giovani, invecchiati subito o rimasti eterni bambini.

Quale desiderio inespresso, sedere e stare in ginocchio non si può più, bisogna continuare a

consumare, sciocca e incessante tenacia del presente malfermo e di un futuro incerto.

Non c'è da immaginarsi dove sia, Nano non sa chi è e non gli importa, oggi a 44 anni, una

famiglia, due bambini, un lavoro ancora precario, ma non ha lasciato perdere, quei pensieri

rinsecchiti, spaventosamente scaraventati contro l'umidità del mondo e che lentamente

cominciano a deperire nel tempo allungato all'infinito.

Una dolce brezza spira nei cuori ancora saldi e nell'anima bambina. Lontano smontano il

circo; sono sempre gli stessi corruttori che reggono la corona e la ricoprono di lustrini,

specchietti colorati da scambiare con l'oro. Erano così anche i Conquistadores e i

colonizzatori, potenti nascosti dietro il bonario custode.

Forse a soppesarli con la mente non hanno alcun peso specifico, ma si diffondono a sorpresa e

si manifestano ovunque.

La terra marrone e umida, chissà per quanto tempo sarà ancora visibile

, per quanto potremo gustare il taglio dell'orizzonte e la spuma del mare, un lungo ciuffo

d'erba, mentre diremo altre menzogne ai nostri cari, solo per tranquillizzarli e tenerli buoni.

Questa volta però, non serviranno le armi, perché intorno affiora una nuova consapevolezza,

come il rivelarsi dell'essere, la lama dai riflessi dorati che allontana l'ipocrita ingordo,

presuntuoso uomo del potere.

Grazie, vecchio mio, molto obbligato, ma grazie lo stesso -Silenziosamente a capo della rivolta, ci sono le donne, quelle che fino a ieri erano solo madri e soltanto mogli e quasi sempre puttane.

Prendi nota - non ho idea di chi siano -


Ma nella consuetudine della giornata , nel vagamente incerto, tutti cominciamo ad assomigliarci e si ripuliscono le ossa senza più guardare, come un regalo di nozze, sublime melodie di paesi altri, che arrancano intorno e sconvolgono quelle precise pianificazioni dei governi.

Ho letto che gli archivi dei tribunali, come i sotterranei e i magazzini sono pieni di faldoni, accumuli di carta, divorati dai topi, lasciati lì a marcire. Faldoni che verranno consultati soltanto all'occorrenza, nel vivo grigiore dell'esigenze di giustizia. Possono gli uomini, le loro vite, le loro emozioni, trasformarsi lentamente in faldoni ? L'abbiamo imparato da loro, coloro che si ergono giudicanti. Presto verranno ad intonacare e a pitturare e tutta quella montagna di carta sparirà. Chi si prenderà la briga di trasformarla in tracciato digitale, anch'esso deperibile, o forse rimarranno solo i tracciati, visibili nei supporti innovativi e leggibili da complicate macchine semplici da usare che insieme a telecamere, raggi infrarossi, strumenti robotizzati e altri marchingegni ci sostituiranno.

- Ti vedo il fascino dell'iride - o ti leggo l'impronta - o meglio adoro lo screening del tuo
DNA -

Uno di questi sbrigherà in un secondo o in una frazione di secondo un uomo. Meglio la cremazione almeno quella puzza di cadavere rimarrà per un tempo nell'aria e raccolta la cenere si potrà gettarla al vento.

Uomo che si sfalda e si trasforma e mentre le mosche arrivano imminenti, si decompone nell'incrocio delle traiettorie delle bombe intelligenti ecc.

In quel superiore desiderio, ReverZo, era sotto il portico della Posta Centrale, accanto ad un

Venditore di monili, il cappello sembrava consunto e il cappotto ancora più logoro.

Pensò che Io conosceva di vista, quel Generale, che aveva radunato tutti quei giovani e li

chiamava ad un arduo compito. Probabilmente era arrivato in carrozza o sceso da un carro

armato di nuova generazione.

Pazienza.

Gli era presa una antipatia, che non voleva neanche ascoltarlo, ma avvicinandosi, si accorse

che gli altri erano radunati e seduti in cerchio, sentivano l'alito di quelle calde creature, che il

mondo chiamava ancora a sé.

- è con sincero rammarico, che vi chiedo, dovete uccidere tutti i vecchi. - diceva il Generale

- mi spiego meglio, tutti i vostri Padri, che sicuramente sono più vecchi di voi -

- soltanto se sarete capaci di costruire con le vostre mani un metro di corda con la sabbia, potrete evitarlo - Avete 48 ore per riuscirci -

Solo 48 ore ? Ci fu un fuggi fuggi generale, tutti corsero a casa per vedere cosa fare, consultarono amici, parenti, avvocati, luminari. Ma niente, in quel fracasso generazionale nessuno riusciva a trovare una soluzione accettabile, per cui furono costretti ad uccidere ognuno il proprio Padre, senza pietà, eliminandone ogni traccia e scegliendo di non dire niente a nessuno. Soltanto uno, pensò che era il caso di parlarne con il vecchio Padre ;

cosa hai figlio mio, ti vedo sconvolto, dimmi cosa hai ? -

non posso Padre, non è niente, ma ti prego voltati .-

- voltarmi e perché ?

devo ucciderti ! e li raccontò tutta la storia.


Rimasero in piedi ad ascoltare i tonfi dei macchinari ed il latrato dei cani. Sembra che il rumore scorra in mezzo alle dita, come l'acqua sul sangue dell'animale macellato o lo sferrare del treno dentro la galleria. Il Padre, ebbe un tenue sorriso;

- vieni figlio mio, prendimi e nascondimi, qui nel deposito sotto terra. Poi vai dal tuo
Generale, come se niente fosse e quando ti chieder
à, se sei riuscito a fare quel metro di corda
di sabbia, tu gli chiederai -

Il giovane fece il necessario. Cominciò a battere sul mese di settembre e guardò intono alle macchine fragorose e si mise di buona lena a spegnere il latrato dei cani. Quando sopravvenne il silenzio, si accorse di avere acquisito un aspetto magnifico e di essere pronto per affrontare il Generale.

Nessuno dei presenti era riuscito a costruire quel metro di corda con la sabbia e perciò il Generale aveva potuto capire subito che i Padri di quelli erano stati uccisi, loro malgrado. Arrivato il suo turno, il giovane che si era messo in disparte, rimase ammutolito. Allora il generale ripetuta la domanda, si aspettava uguale risposta. Invece il ragazzo si fece avanti e disse:

- signor Generale, se lei mi fa vedere appena un cm di quella corda, io ne costruisco quanta
ne vuole, anche un KM -

Il Generale, capì immediatamente , - tu sei l'unico che non ha ucciso il Padre vero ?

Il giovane, stentava a rispondere, mai sicuro di quali potessero essere le conseguenze.

- tranquillo, la tua risposta non può essere scaturita che da un consiglio paterno -

- Bravo, hai capito che chi ha vissuto prima di noi, sa più di noi, perché è saggio e perciò non andava ucciso, ma ascoltato . -

Tirò fuori dalla tasca della giubba un coriandolo di carta, e ne vennero fuori altri mille, di differenti colori, li fece destramente vibrare tra due specchi incastonati sul ponte levatoio e lanciò la freccia verso il cielo, contro uno stormo di ombre vaganti.

Aveva gli occhiali cerchiati d'argento e gemeva stropicciandosi il ginocchio poggiato sulle pietre del torrente. Era l'inizio del corteo per la pace, che dico ? era un indovinello ? Forse le corse dei cavalli, accatastati contro la violenza di pagine e pagine di impropreri, ma il Capitano era ancora presente, tra i corpi di quelle Veline fruscianti di desiderio e lussuria, oppure era un'altra collezione di insetti imprigionati tra pareti di pespek.

- Amico - disse pianissimo

Ma non ebbe risposta. Prima che lei nascesse , credo, si accorse del ciclone e della guerra

appena terminata; movendosi nell'infinito inamidato percorso del mondo friabile.

Dove fosse rimasta la bocca ?

Due donne che sembrano uguali, ma appaiono diverse e distanti. Li rivide pallide e le accolse

con atto di sfida, misurando i passi.

Furono letali. A comperare una cartolina lo spreco era molto, preferibile una cornice

elettronica, di quelle che si modificano a comando.

Le spogliò entrambe, come a tosare una pecora e si impadronì dei sottili piani della coscienza,

traguardo inaccettabile, poi cominciò a leccarle spudoratamente. Belle imbroglione !

Erano piene di veleno.

Anche le città ad annullarsi, tendevano a scomparire come inghiottite dai venti australi e

quella loro bella cosina, offerta così nell'impudicizia dei gesti, Io attirava a dismisura.



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