ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 23 luglio 2012
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SIGILLO del FARAONE - Capitolo IX Il Sigillo

di mariapace2010. Letto 750 volte. Dallo scaffale Fantasia

Siritirarono tutti; Isabella, seguita da Osor, raggiunse la sua tenda, a pochimetri da quella del fratello.Ilverso di una civetta riverberava da lonta...





Si
ritirarono tutti; Isabella, seguita da Osor, raggiunse la sua tenda, a pochi
metri da quella del fratello.



Il
verso di una civetta riverberava da lontano, ma l'ombra del Guardiano, che la luna
discesa sui monti proiettava al suolo, la seguiva fedele e rassicurante; i
lunghi capelli di Osor, agitati dal vento, parevano ali di ibis in volo.



Isabella
ebbe un sorriso



"Osor!
- esclamò - Amico mio, sei diventato la mia ombra."



"Io
sono Osor, mia Signora, Io..." cominciò quello.



"Lo
so. Lo so. -lo interruppe lei -Tu mi seguirai fedele come l'ombra e libererai
il mio cammino da pericoli ed insidie... Lo so! Ma come devo diritto che ho
bisogno della tua protezione, sì, ma anche di un po' di privacy?"



"Privacy?"
fece Osor, senza perdere la propria imperturbabilità.



"E
la principessa Nefer? Chi protegge la principessa Nefer, ora che tu sei qui con
me? Lo sai, vero, che io non sono Nefer?"



Avevano
raggiunto la tenda e la ragazza accese la torcia elettrica e sedette sulla
brandina.



"Tu
sei colei per cui il Destino non ha scritto sul Libro. - la sorprese, come di
consueto, la prodigiosa creatura - Il tuo nome è Isabella e sei il Ka della
principessa Nefer."



"Sì!
Ho capito"... Ma tu... tu, quale prodigio sei mai? Quale atto d'amore ti ha
generato e messo al fianco della principessa Nefer e... ed ora che sei qui con il
suo Ka... chi protegge lei? Chi protegge a principessa Nefer?"



"Tu
sei Isabella. - tornò a cantilenare Osor - Tu sei il Ka della principessa Nefer
e..."



"Ho
capito! - tornò ad interromperlo la ragazza - Per te Isabella e il Ka della
principessa Nefer sono la stessa cosa... la stessa entità... E va bene! Vuoi
restare al mio fianco? Sia così..."



Un
colpo d'arma da fuoco echeggiò nella notte, proveniente dalla tenda del
fratello.



Isabella
sobbalzò e si precipitò di fuori,
immediatamente



Seguita
da Osor. Appena in tempo per vedere un'ombra sgusciare fuori della tenda di
Alessandro e scomparire, inghiottita dalle tenebre.



Trovarono
il professore che stava rialzandosi da terra.



"Alessandro...
Alessandro. - urlò la ragazza - Che cosa succede? Ho sentito degli spari
provenire da qui... Santo Cielo! Ma tu sei ferito!"



"No.
No! - la rassicurò il fratello - La pallottola mi è passata accanto senza
neppure sfiorarmi. No!"



"Dio
mio che paura!" continuò la ragazza; Hammad comparso sull'imbocco della tenda,
appariva anch'egli assai preoccupato.



"Ho
sentito degli spari? Provenivano da qui?" domandò.



"Hanno
rubato il papiro - imprecò il giovane riassettandosi la sahariana color dattero e passandosi una mano tra i capelli
scarmigliati - Qualcuno si è introdotto qui dentro e mi ha sorpreso alle spalle
- spiegò - Ho cercato di fermarlo, ma quello ha estratto una pistola
puntandomela contro, poi ha afferrato il papiro. Quando ho provato a riprenderlo,
quel delinquente ha fatto partire un colpo per fortuna andato a vuoto."



"E
adesso?"



"Poco
male... per fortuna avevo già fotografato sia il cartiglio reale che il testo."
Spiegò il giovane.



"Chi
può essere stato e perché? Perché hanno portato via proprio quel papiro? Non
avranno dei sospetti?"



"Non
credo. - Alessandro scosse il capo - Per pura avidità. Hanno preso quel papiro
per pura avidità, io credo. Sul mercato avrà gran valore, come tutti i reperti
riguardanti la tomba della principessa Nefer, ormai nota a tutti nel mondo."



"Certamente!...
Ma tu stai bene, amico mio?" chiese il suo assitente.



"Quel
figlio di una... - imprecò il giovane - aveva una pessima mira, per mia fortuna...
Dobbiamo trova quell'uomo, anche se non sarà facile." aggiunse.



"Al
contrario! - interloquì Alì che aveva appena messo piede sotto la tenda -
Sappiamo bene dove cercare."



"Davvero?"
fece Isabella.



"Lo
sappiamo, sì! Si tratta sicuramente di un uomo di quel cane di Abdel il Rosso
ed è in quella direzione che dobbiamo cercare e noi conosciamo già una delle
sue tane."



"Hai
ragione,ragazzo. - convenne il professore - Scoveremo la quella tana. Domani...
Ci penseremo domani. Ora andiamo a dormire."





Le
stelle andavano impallidendo, inghiottite da un debole chiarore, all'alba
dell'indomani, quando, consumata una veloce colazione, il gruppo lasciò il
campo.



Alessandro
ed Hammad si allontanarono a bordo della jeep in direzione del Ramesseum; Alì
ed Isabella, invece, in compagnia dell'immancabile Osor, presero il sentiero
per il Tempio di Iside.



Il
deserto roccioso venne loro incontro arido e brullo, ocra ed a tratti
grigio-scuro, profilato da una stupefacente catena di montagne, dalle vette
disordinate e da aspre pareti.



Screpolato
di grotte, fenditure ed anfratti, quell'orizzonte sembrava opera di qualche
capricciosa Divinità che si fosse divertita a graffiarlo quando era ancora
tenera argilla.



L'aria
era ancora fresca, ma presto si sarebbe riscaldata, perché in quel posto si
avvicendavano due mondi, dall'alba al tramonto: l'uno arroventato e l'altro
gelido. Il giorno e la notte.



"Questo
è il momento che amo di più. - esordì la ragazza - Il sole lacera le ultime
ombre e ancora non è nemico dell'uomo, ma suo alleato. Questa solitudine è
meravigliosa."



Il
silenzio del mattino era rotto solo dal verso di qualche piviero che volava
alto nel cielo.



"Hai
ragione! - assentì il ragazzo - Il deserto minaccia di perdere il suo fascino a
causa dell'irruenza del fiume di turisti che insidia i monumenti."



"Alessandro
dice che il degrado dei monumenti è lento,
ma inarrestabile e che in molte delle tombe scavate in profondità, la presenza
massiccia di turisti rende gli ambienti troppo caldi ed umidi."



"Già!
Ultimamente si sono dovute chiudere tombe come quelle della regina Nefertari o
del faraone Thut-ank-Ammon. - disse Alì - Ero nella camera accanto a quella del
sarcofago di re Sethy I, quando venne
giù il soffitto... Sembrava un terremoto e..."



"Colui
che appartiene a Seth - lo interruppe inaspettatamente Osor - dissetò il
principe Ramseth che era in viaggio per le miniere d'oro, nel territorio
di Ikita, con l'acqua del pozzo fatto
scavare proprio qui."



I
due ragazzi si voltarono a guardarlo stupefatti.



"Colui
che appartiene a Seth!... Ma è di Sethy che sta parlando il nostro amico e di suo
figlio Ramseth. L'amico Osor non parla molto, ma, se qualcosa lo sollecita,
diventa assai loquace. Chiedigli di Nefertari, Isabella. Chiedigli se era
davvero così..."





Un
grido atterrito, però, proveniente da una delle tante fenditure della parete
rocciosa, le tombe degli operai della Città dei Morti, impedì al ragazzo di
proseguire ed a Isabella di replicare.



"Cos'altro
succede ancora?"



Alì
si precipitò all'interno di una di quelle tombe che, attraverso una scala di
quattro o cinque gradini, sprofondava dentro la roccia; Isabella lo seguì
immediatamente.



La
camera funeraria, che i due ragazzi raggiunsero di corsa, un ambiente
soffocante, caldo e silenzioso, era immerso in una immobilità violata solo
dalla presenza di profanatori e rotta solo da una pittura che occupava la
parete ad Occidente: una gigantesca raffigurazione della dea Nekhbeth, il Sacro
Avvoltoio dell'Alto Egitto, la Bianca Signora dell'Eternità, dalle grandi
ali spiegate.



"Come avvoltoio piomberò su colui



che oserà entrare
in questa dimora



e di fiamme lo
avvolgerò..."
c'era scritto.



"La
Maledizione di Nekhbet!"



Il
grido atterrito che li aveva attirati là sotto li investì ancora, inquietante e
carico di terrore.



Nonostante
il caldo, un brivido attraversò le loro schiene.



L'uomo
che aveva gridato, non più giovane, un naso adunco che dominava la faccia
barbuta, quasi li aggredì, mentre continuava ad urlare:



"La
Maledizione di Nekhbet... la maledizione di Nekhbeth..."



Di
razza araba,l'uomo indossava un lungo caftano a strisce nere e bianche e
portava i capelli nascosti sotto un quadrato di stoffa scura trattenuto intorno
al capo con un rozzo cordone di canapa.



"Nekhbeth...-
continuava ad urlare nel suo delirio sconclusionato, indicando un uncino
infisso nella parete all'altezza della mano sinistra della Dea dipinta sulla
parete - La vendetta di Nekhbeth... il suo ferro arroventato brucia la mia carne
e le fiamme mi stanno divorando..."



"Imbecille!
-l'apostrofò il ragazzo - Non è stata Nekhbeth. Ti sei ferito andando a sbattere contro questo
punteruolo sicuramente intriso di qualche droga o allucinogeno."



"Oh,
sì! Dev'essere andata proprio così.- assentì Isabella, poi, con accento
sorpreso, puntando l'indice contro l'uomo - Ma... ma io conosco quest'uomo."
aggiunse.



"Certo
che lo conosci. - disse il ragazzo - Osor ha fermato le pallottole della sua
pistola... Non ricordi?... L'estate scorsa..."



"Ma
certo! Ora ricordo... ricordo le pallottole che rimbalzavano sul petto dell'amico
Osor... ah.ah!"





Come
sempre, il prodigioso compagno e protettore, che li aveva seguiti là sotto, sollecitato
nel sentir pronunciare il proprio nome, si fece avanti.

(continua)


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: