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lavoro pubblicato sabato 21 luglio 2012
ultima lettura giovedì 17 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Gli Oppositori, introduzione.

di Shinow. Letto 605 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ora vi propongo l'introduzione (ancora parziale nonostante sia abbastanza ampia) di un racconto che potrebbe diventare anche un romanzo a se stante, spero vi piaccia. Sono ben graditi consigli su come migliorarmi ed eventuali critiche! Grazie.

Cylus raccolse da terra una bambola di pezza che giaceva inerme in mezzo alla strada. Era incastrata tra le macerie del palazzo che dominava quella via, ormai quasi completamente distrutto.
Egli si trovò ad interrogarsi sul perché quella bambola fosse rimasta lì e da quanto tempo si trovasse tra le macerie. Probabilmente doveva essere caduta ad una bambia mentre fuggiva insieme alla sua famiglia; chissà dove si trovava ora, che cosa stava facendo.
Il ragazzo decise di portarla con se, proprio non gli andava di lasciarla su quella strada ormai da tempo desolata. Il cielo minacciava l'arrivo di quello che sembrva un temporale devastante, quindi Cylus, per quanto amasse la pioggia e la sua capacità di sbiadire le cose terrene, decise di incamminarsi per giungere quanto prima a casa.
Passo dopo passo, si rese conto di quanto fosse cambiato il mondo in quei pochi tristi anni; Nou era stata per più di tre secoli il maggiore crocevia culturale mondiale, persone da ogni lato del mondo aspiravano ad ottenere il permesso di visitare quel luogo che tanto rendeva onore al patrimonio culturale umano e, in particolare, alla cultura ellenica. Scienziati, filosofi, letterati e dotti si riunivano in questa meta del sapere e non tornavano mai più indietro.
La città era stata fondata affinché gli uomini ritrovassero i valori che sembravano aver perso con il passare dei secoli; a seguito di una serie di guerre per ottenere il controllo sul globo, ormai le nazioni storiche erano allo stremo, dilaniate da disordini interni, carestie ed instabilità e i governi caddero uno dopo l'altro. Dopo una guerra combattuta ferocemente con armi di distruzioni di massa, il patrimonio culturale mondiale aveva subito ingenti perdite, tra saccheggi a musei e bombe sganciate su biblioteche. Il mondo si era arenato in uno stato di anarchia totale in cui valeva solamente la legge del più forte, finché un colto scienziato norvegese e un folto gruppo di suoi seguaci lo seguì in un'impresa che, per molti, era destinata a fallire: fondare una città basata sui valori che tanto grandi avevano reso le civiltà antiche per dare l'esempio e cancellare le ombre di un passato troppo ignobile per essere ricordato. Inizialmente, negli anni della costruzione, ovvero intorno al 2104, parteciparono con convinzione al progetto solo una cerchia ristretta di colti, letterati e scienziati, pronti a separarsi dalle persone da loro definite come "meno dotate" che si accontentavano di vivere in un mondo in balia alla legge del più forte.
Nou era stata costruita su un'altura in una zona ormai non più ben riconoscibile al centro dell'Europa, non troppo vicino al mare del nord ma nemmeno a ridosso delle Alpi, con mura fortificate a proteggerla da eventuali rappresaglie di alcuni gruppi di uomini che, dopo la disgregazione del mondo come era conosciuto, erano diventati selvaggi rifiutando di vivere in una società corrotta e preferendo regredire ad uno stato primitivo piuttosto che adeguarsi ad una società priva di valori. Essi abitavano nelle zone vicine ai pochi boschi e foreste rimasti e si tenevano ben lontani dagli anarchici che popolavano le città oramai ridotte ad un insieme di rovine.
A testimonianza di quanto la cultura fosse alla base di una buona società per gli abitanti della città, per potervici risiedere bisognava superare severi esami di ammissione. In onore del glorioso patrimonio culturale che l'Antica Grecia aveva tramandato al mondo, i cittadini decisero di abolire ogni nome di origine non greca e introdussero il greco come lingua ufficiale.
Con il passare degli anni, sempre più persone nauseate dall'indifferenza dei loro simili rispetto alla cultura anelavano ad entrare nella società di Nou, che nel frattempo cresceva e si espandeva velocemente.
A governare la città, si decise di eleggere ogni tre anni sei tra i più facoltosi saggi che si erano guadagnati rispetto e riconoscenza per il duro lavoro svolto nella ricerca per arricchire il già vasto sapere umano. I Sei Anziani avevano nelle loro mani i tre poteri fondamentali, ovvero giudiziario, legislativo ed esecutivo. I cittadini potevano proporre tramite petizioni rivisitazioni delle leggi del Codice Penale o indurre ad inserire una legge ritenuta necessaria; ad ogni modo, gli anziani avevano in mano il potere grazie alla possibilità di avvalersi del diritto di veto su ciò su cui non erano d'accordo.
In un paio di decenni, Nou superò il milione di abitanti e si espanse per oltre due kilometri. L'espansione della città venne attuata parallelamente ad una sempre più rigida chiusura alle ammissioni degli esterni; ormai gli abitanti di Nou ritenevano che la loro civiltà fosse varia e sviluppata a tal punto da permettere un aumento della popolazione senza dover ricorrere al reclutamento delle migliori menti, comunque difficili da rintracciare in quanto nelle altre società instauratesi in quegli anni la cultura non aveva un gran peso.
Molto presto, data la predisposizione de propri abitanti ad applicarsi in ogni ambito della ricerca, la città dispose di strumenti, armi, formule all'avanguardia. Fu allora che a Nou cominciò a serpeggiare la volontà di predominio sui meno intelligenti, affinché potessero essere utilizzarti come cavie per esperimenti o per svolgere i lavori più umili che scienziati e letterati si spingevano a fare solo se strettamente obbligati. Questa idea contro cui inizialmente si schierò la maggior parte della popolazione della città, sembrò far larga presa non appena gli anarchici di una città poco distante avevano tentato un'offensiva per saccheggiare la ricca città che all'interno delle rinnovate mura racchiudeva distese di campi da coltivare e un tratto del percorso di un fiume con una grande portata d'acqua. Gli anarchici furono sbaragliati dalle potenti armi che la città possedeva e furono costretti alla ritirata, dimostrando anche ai più titubanti il potere incontrastato che la città aveva in mano.
Qualche anno dopo, la maggior parte dei cittadini si era convinta che si dovesse mettere in atto la propria superiorità rispetto alle altre popolazioni. Il Consiglio dei Sei Anziani si era sempre esposto contro questa soluzione, in quanto contraria agli ideali per i quali la città era stata fondata. La situazione divenne in poco tempo insostenibile; gli Anziani avevano perso il controllo e l'autorità di un tempo mentre i rivoluzionari, coloro decisi a combattere affinché Nou regolasse le nazioni ostili, ne approfittarono attuando un colpo di stato.
I saggi vennero risparmiati da un'uccisione che pareva scontata e il capo dei rivoluzionari, Akakios Vlahakis, uomo schietto ed aggressivo, prese il comando della città. Vlahakis si autonominò Re di Nou e attuò un programma ultraconservatore al fine di contrastare nuove incursioni da parte delle città vicine, che già stringevano alleanze per contrastare il nemico comune.
Vlahakis assunse il comando della città, venendo acclamato dalle folle ad ogni comizio e reclutando le migliori menti per poter attuare un piano d'azione con il quale travolgere le tre città più vicine ed estendere i propri domini di almeno una ventina di kilometri. Il despota attuò in pochi anni una rivoluzione che portò Nou ad inimicarsi tutte le città abitate dagli anarchici che si erano alleate per superare, almeno in numero, le capacità della città; egli inserì un nuovo sistema di datazione che prevedeva sempre l'utilizzo di un calendario di 365 giorni l'anno, introducendo però l'utilizzo della data della creazione di Nou per il conteggio degli anni.
In meno di dieci anni, Vlahakis aveva conquistato tutta l'Europa occidentale e minacciava seriamente le città dell'Est. Alla sua morte, avvenuta nell'anno 62, il re di Nou aveva esteso l'Impero della Cultura a tutta l'Europa e alle isole, mentre intavolava piani per espandersi a sud alla volta dei piccoli emiri arabi che ancora resistevano dalle guerre che avevano sconvolto la storia dell'Umanità.
Nonostante fosse un despota e avesse ottenuto il potere in modo illegittimo, Vlahakis era stato un ottimo regnante e aveva portato la città a diventare un impero, impresa che somigliava molto alla conquista del mondo da parte dei romani.
Vlahakis aveva avuto da diverse mogli sei figli; due femmine e quattro maschi. Il primogenito, Empedocles, gli successe poco dopo la sua morte; vittima della gelosia dei fratelli e dei collaboratori di suo padre, Empedocles, un ragazzo più dedito alla lettura che a governare, non riuscì a reggere la pressione che gravava sulle sue spalle e, in preda alla disperazione, decise di scappare dalla città per rifugiarsi in una delle città non ancora conquistate. Pochi mesi dopo la sua fuga, giunse la notizia che il suo corpo era stato ritrovato sulla riva di un fiume fuori dai domini dell'impero; egli era stato derubato da qualche ladro che lo aveva seguito e, dopo essere stato malmenato, l'aggressore lo aveva spinto nelle acque gelide del fiume.
Empedocles era poco più che un adolescente quando aveva assunto il potere e non era riuscito a trovare moglie e quindi non aveva avuto eredi. Il potere, nonostante l'opposizione di alcuni alti collaboratori del vecchio Vlahakis, passò in mano della secondogenita del tiranno, Cassandra; la ragazza, appena diciottenne all'epoca, aveva da sempre dimostrato di avere un carattere autoritario e forte, molto simile a quello del defunto padre. Non appena serpeggiò un sottile disappunto tra i suoi funzionari dovuto alla sua elezione, la nuova regina decise di licenziare ed esiliare tutti i suoi oppositori dalla corte. Cassandra si fece affiancare solo dal fedele Anthimos, colui che l'aveva istruita e cresciuta. Temendo che i fratelli e la sorella potessero risentire della sua nomina, decise di affidare ad ognuno di loro la supervisione di una regione dell'Impero, prediligendo quelle più lontane da Nou, tanto da eliminare il problema ed avere il potere assoluto sulla città.
La politica di Cassandra si dimostrò subito mirata a continuare l'espansione messa in atto in precedenza, per poter affermare l'egemonia di Nou su tutti. I generali però, notarono una sempre decrescente affluenza di giovani nell'esercito, disillusi da chi li aveva preceduti che tornava da zone remote del mondo dove aveva vissuto in condizioni precarie e visto cose a cui avrebbe fatto volentieri a meno. Furiosa, la regina impose la leva obbligatoria, inimicandosi i tutori che insegnavano nelle scuole, che la ammonirono ricordandole che il motivo per cui la città era stata fondata fosse la sovranità della cultura e non l'espansione territoriale e dei genitori dei poveri ragazzi che ritenevano che le guerre avvenute nei secoli passati avessero già mostrato quanto poco produttivo fosse sacrificare i giovani in salute per futili motivi.
Nel 66, le poche città rimaste libere dall'oppressione della città, si allearono per evitare di venire inglobate in un impero che ricordava molto lontanamente la virtuosa città dalla quale era nato. Cassandra aveva imposto ai cittadini duri tributi da pagare per far crescere il capitale a sua disposizione che si assottigliava velocemente a causa del lusso in cui la regina pretendeva vivere. Chi non riusciva a pagare le tasse, diventava schiavo della regina, quindi costretto a duri lavori per volere della sovrana. Nelle famiglie con problemi finanziari, venivano dapprima prelevati i figli maschi, pronti per essere usurati dal duro lavoro che li attendeva e poi le ragazze, utilizzate poi come cuoche, lavandaie, sguattere e donne d'intrattenimento per i cortigiani.
I primi sentori di una possibile ribellione si percepirono nel 70, quando, durante una parata in onore del ventiseiesimo compleanno della sovrana che invece di essere festeggiata dai suoi sudditi, fu accolta per le strade per le quali era guidata su una portantina dai suoi schiavi da un silenzio colmo di risentimento e, infastidita dall'insolenza del popolo, si preparò ad annunciare sprezzante la punizione che esso doveva subire; successe però che una giovane, passata alla storia come "Glaphyra la coraggiosa", scagliò un sasso diretto alla regina che fu colpita in faccia, barcollando e singhiozzando per il dolore provocato da quell'inattesa botta. Non appena le guardie individuarono la colpevole, si fecero spazio tra la folla che ostruiva volontariamente il passaggio per permettere alla giovane di fuggire; Glaphyra fu invece accerchiata e condotta in mezzo alla strada, costretta a prostrarsi davanti alla regina, accecata dalla rabbia.
Dopo aver riacquistato lucidità, un sorriso subdolo si stampò sul volto di Cassandra; ella aveva trovato la punizone adatta per un popolo che non la apprezzava dovutamente. Si trattava di un fardello che quegli insolenti non avrebbero certo dimenticato. Decise di istituire il cosiddetto "regalo per la regina"; la sovrana spiegò che ogni anno, in occasione del suo compleanno, il giovane o la giovane più bella dell'impero, avrebbe dovuto presentarsi in occasione della tradizionale parata di fronte alla regina, per implorare perdono e salvezza. La regina aggiunse inoltre che poi il prescelto sarebbe stato seviziato e torturato da lei stessa, sotto gli occhi vigili dei suoi concittadini; chi si fosse rifiutato di assistere a quel macabro teatrino avrebbe subito la medesima sorte.
Glaphyra, nonostante avesse chiaro cosa stesse per accadere, rimase impassibile e, alla richiesta della regina di prostrarsi ai suoi piedi, la ragazza aveva sputato in direzione del suo interlocutore. Dopo l'intollerabile affronto, Cassandra si precipitò a scendere dalla portantina e giunta di fronte alla ragazza, che era stata nel frattempo obbligata a inginocchiarsi dalle guardie del corteo della sovrana, le cinse le guance con le sue mani coperte di guanti di pregiata fattura. Guardò la ragazza dritto negli occhi grigi e vi trovò solo odio. Disgustata dalla sfrontatezza di quella insolente, Cassandra ordinò che le fosse portato il baule da viaggio dal quale non si separava mai.
Nel baule, c'era tutto ciò di cui la regina necessitava mentre si trovava lontano dalla sua fastosa dimora; dopo qualche minuto speso a cercare l'oggetto che faceva al caso suo, la regina si voltò verso la ragazza, brandendo fieramente un affilato coltello; quindi, si decise a spiegare la punizione che aveva decretato per Glaphyra:
"Questa insolente si è permessa di attentare alla mia vita, alla vita di colei che vi guida ponendo le vostre vite al primo posto; ebbene, ora quelle mani che hanno lanciato quella pietra e mi hanno colpito, non potranno più recar danno a nessuno". Detto questo, Cassandra ordinò alle guardie di issare la ragazza sulla portantina, affinché tutti potessero assistere alla punizione che meritava. La fece stendere e assicurare al basamento della portantina, affinché non potesse muoversi e ordinò che le fossero spezzati i polsi; Cassandra lucidò il lungo coltello e si avvicinò minacciosamente al braccio della ragazza. Passò la lama lungo l'arto per arrivare poi al polso; la regina impugnò saldamente l'arma e si dilettò ad amputare la mano destra alla povera giovane che non riuscì a trattenere urla di dolore. Il popolo, impietrito dall'atrocità di quella scena e dall'impossibilità di intervenire a causa della minaccia usata in precedenza dalla sovrana, si trovò ad assistere impotente al martirio di quella povera ragazza, una di loro, ancora troppo giovane per pagare con la propria vita le conseguenze di un gesto dettato dalla disperazione. Tutti conoscevano Glaphyra; era una brava ragazza, accudiva la nonna malata e si prendeva cura dei fratelli, dato che i genitori erano morti per via di un incidente sul lavoro durante un esperimento al laboratorio di sperimentazione nucleare. Glaphyra aveva dovuto abbandonare gli studi per accudire chi le stava intorno e, a causa della mancanza di soldi, era costretta ad avere più di un lavoro e, nonostante ciò, spesso il cibo scarseggiava; ovviamente a farne a meno era sempre lei. Una ragazza che rispecchiava i valori in cui i fondatori credevano: sacrificio, collaborazione, altruismo, il contrario di ciò che la viziata Cassandra rispecchiava. Eppure era stata l'immorale regina ad avere la meglio su una ragazza che aveva dato la propria vita per gli altri e che, in un gesto senza alcuna premeditazione, aveva scaricato la propria frustrazione su una persona che dei suoi problemi non doveva curarsene, la persona che ora le stava portando via la possibilità di vivere una vita serena.
Terminata la recisione della prima mano, Cassandra si divertì a torturare ulteriormente la ragazza; alla fine dell'operazione, la regina slegò la ragazza e la gettò giù dalla portantina, ordinando alle sue guardie di non aiutarla a rialzarsi e ai suoi schiavi di riprendere la marcia per procedere nell'abituale giro per le vie della città.
La regina si congedò dando l'ordine a qualsiasi medico della città di non operare la ragazza per sostituirle gli arti, pena la morte. Non appena la sovrana fu abbastanza lontana, la ragazza, agonizzante, fu soccorsa e portata presso la casa di una rinomata guaritrice; ancora oggi non si conosce quale sia stato il suo destino.
Dopo la cruenta punizione inflitta alla povera Glaphyra, il malumore che già in precedenza si era manifestato nei confronti del regno di Cassandra divenne un vero proprio motivo d'odio e ragione per la quale si crearono associazioni segrete che collaboravano con gli anarchici delle città libere per potersi sbarazzare della despota. La regina intanto, conscia del brusco crollo di popolarità tra i suoi sudditi, decise di convocare le più ricche famiglie delle più importanti città del regno per stipulare favorevoli accordi che garantivano alla prima l'appoggio di una buona parte degli elettori ma soprattutto della fascia più abbiente della società, quindi la più influente. Si crearono quindi due fazioni avverse; la prima, contro la dittatura e le barbarie di Cassandra, composta prevalentemente dalle popolazioni dei ceti medio-bassi, i cui membri erano conosciuti come gli Oppositori e una seconda fedele alla dinastia Vlahakis, provvista di qualsiasi mezzo per proteggerla ma minore in numero a quella degli Oppositori; i suoi membri erano noti come i Sostenitori.
Nonostante la regina avesse emesso severe sanzioni e punizioni a chi tramasse alle sue spalle, le associazioni segrete mirate alla sua deposizione crescevano a dismisura. Cassandra non temeva però di correre rischi in prima persona in quanto gli Oppositori erano nettamente superiori in numero, ma non disponevano delle tecnologie in possesso al ricco ceto che supportava la sovrana.
Nel 74, dopo anni di tensione, la rivalità sfociò in una sanguinosa Guerra Civile, che aveva portato alla rovina fastose città, distrusse biblioteche, musei e, ovviamente, provocò una lunga lista di vittime. Cassandra non mutò atteggiamento, continuando a vivere nello sfarzo e rispondendo ai deboli attacchi degli Oppositori con violente spedizioni punitive, al fine di distruggere chiunque fosse contrario al regime.
Intanto la regina non aveva rinunciato alla triste abitudine di reclutare il giovane più bello del regno per privarlo della bellezza che in lei, nonostante avesse da poco compiuto trent'anni, cominciava a svanire; gli impenetrabili occhi color ghiaccio, la sua arma di seduzione, erano ormai coronati da vistose occhiaie. Guidata dalla sua cieca vanità, la regina radunò un equipe dei migliori genetisti del regno affinché trovassero una formula per permettere il ringiovanimento dell'organismo. Cassandra disponeva di tutto ciò che le serviva per essere la persona più potente al mondo, ma i suoi soldi e il suo grande impero non le avrebbero certo garantito di sconfiggere l'inesorabile scorrere del tempo; nonostante fosse considerata una donna impavida, la sovrana aveva un grande timore: non voleva invecchiare per poi morire. Era quella l'unica sua grande paura. Assoldato il gruppo di genetisti, diede loro un tempo massimo di cinque anni per riuscire ad ottenere risultati degni di nota nel ringiovanimento delle cellule.
Intanto la Guerra Civile continuava a tormentare la popolazione che oltre ad essere costretta a vivere in ruderi, doveva fronteggiare una grande carestia. I contadini e gli operai erano stati arruolati nell'esercito per difendere la regina ed avevano lasciato il proprio lavoro nelle mani delle mogli che, anche se armate di buona volontà, non riuscivano a sostenere l'ingente mole di lavoro dei mariti; i beni di prima necessità scarseggiavano e i loro prezzi subirono una decisa impennata.


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