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lavoro pubblicato domenica 15 luglio 2012
ultima lettura venerdì 4 ottobre 2019

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IL SIGILLO del FARAONE - Capitolo VII - Enen (second.a parte)

di mariapace2010. Letto 589 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Osor!"Il cuore di Nefer traboccò d'emozione.Osor, il Sacerdote di Bes, avanzò nella stanza e si fermò accanto alla sta...



"Osor!"

Il cuore di Nefer traboccò d'emozione.

Osor, il Sacerdote di Bes, avanzò nella stanza e si fermò accanto alla statua: ne era la copia perfetta.

Alto e atletico, i muscoli gli guizzavano sotto la pelle abbronzata; la luminosità corvina dei capelli era trattenuta sulla fronte da un cordine di lino color sabbia, proprio come quello della statua che lo raffigurava.

Al collo un largo shebiu di metallo smaltato, Osor sembrava personificare le forze della natura: era prestante e di straordinaria bellezza.

A guardalo, nessuno avrebbe posto in dubbio una sola virgola di quello che si raccontava sul
suo conto. Di lui si diceva, infatti, che fosse stato affidato alla corrente del Nilo in una cesta di vimini e che Sobek in persona, il Signore dei Coccodrilli, avesse guidato quella cesta tra anse e giuncaie.

Il Deforme Bes, si diceva, lo aveva allevato e protetto così come aveva fatto con Horo-fanciullo perseguitato da Seth e gli aveva fatto dono di qualità sconosciute agli uomini comuni. Nessuno,
infine, dubitava che i ghepardi del deserto lo avessero nutrito con il loro latte e che sciacalli e coccodrilli gli fossero stati compagni di giochi.

Nella Città dei Morti la sua autorità e il suo prestigio erano superiori perfino a quelli del principe SeKenze, cugino del Faraone e Capo di tutte le istituzioni al di là del fiume. A lui si rivolgevano tutti per consigli e protezione o per ottenere giustizia.

Lo stesso principe Sekenze si rivolgea a lui pe essere illuminato su questioni di ordinaria o straordinaria importanza, come il processo istituito per trovare i colpevoli della
profanazione della tomba della regina Hetepheres, madre del Faraone.

"Come posso servirti, mia signora?" chiese in tono assai riverente il giovane scultore, rivolto alla
principessa di Tebe.



"Offrendo ospitalità e asilo ai miei amici, - rispose la principessa, indicando il principe Xanto, alle suespalle - Cerchiamo un rifugio per lui. Il mio amico Ankheren dice che..."

"No! - la interruppe Osor l'Esposto - Il lungo braccio di Teshnut è arrivato qui. Questo sono venuto a dire. I suoi uomini sono già sulle tracce del fuggitivo che, neppure qui, sotto
la protezione di Ptha, è al sicuro."

"La Ferale Sekhmet sfoderi i suoi artigli e il suo mantello grondi sangue abbondante! - imprecò il principe Thotmosis - Quell'uomo non ha rispetto per nulla ed infrange impunemente le
Leggi di Maat, Signora della Sacra Bilancia."

"Chi non teme gli Dei, rischia di inciampare nella propria ombra." sentenziò Osor.

"Che cosa possiamo fare?" chiese in tono apprensivo la principessa Nefer.

"Osor libererà da ogni insidia il cammino della principessa Nefer e di coloro che percorrono la sua stessa strada. - rispose con un sorriso enigmatico e sfingeo il giovane sacerdote della più
misteriosa delle Divinità - Seguitemi. C'è un solo posto dove il principe Xanto di Troia può trovare salvezza."

Si voltò per lasciare la stanza, subito seguito da tutti gli altri.

































































































































































































"Osor!"



Il cuore e lo sguardo di Nefer
traboccò d'emozione.





Osor, il Sacerdote di Bes, avanzò
nella stanza e si fermò accanto alla statua: ne era la copia perfetta.



Alto e atletico, i muscoli gli
guizzavano sotto la pelleabbronzata; la luminosità corvina dei capelli era
trattenuta sulla fronte da un cordine di lino color sabbia, proprio come quello
della statua che lo raffigurava.



Al collo un largo shebiu di metallo
smaltato, Osor sembrava personificare le forze della natura: era prestante e di
straordinaria bellezza.



A guardalo, nessuno
avrebbe posto in dubbio una sola virgola di quello che si raccontava sul
suoconto. Di lui si diceva che fosse stato affidato alla corrente delNilo in
una cesta di vimini e che Sobek in persona, il Signore dei Coccodrilli, avesse
guidato quella cesta da anse e giuncaie. Il Deforme Bes, si diceva, lo aveva
allevato e protetto così come aveva fatto con Horo-fanciullo perseguitato da
Seth e gli aveva fatto dono di qualità sconosciute agli uomini comuni. Nessuno,
infine, dubitava che i ghepardi del deserto lo avessero nutrito con il loro
latte e che sciacalli e coccodrilli, gli fossero stati compagni di giochi.



Nella Città dei Morti la sua autorità e il suo prestigio erano
superiori perfino a quelli del principe Semenze, cugino del Faraone e Capo di
tutte le istituzioni al di là del fiume. A luisi rivolgevano tutti per consigli
e protezione o per ottenere giustizia.



Lo stesso principe Semenze si
rivolgea a lui pe essere illuminato su questioni di ordinaria o straordinaria
importanza, come il processo istituito per trovare i colpevoli della
profanazione della tomba della regina Hetepheres, madre del Faraone.





"Come posso servirti, mia
signora?" chiese in tono assai riverente il giovane scultore, rivolto alla
principessa di Tebe.



"Offrendo ospitalità e asilo ai
miei amici, - rispose la principessa, indicando il principe Xanto, alle sue
spalle - Cerchiamo un rifugio per lui e ilmio amico Ankheren dice che..."



"No! - la interruppe Osor
l'Esposto - Il lungo braccio di Teshnut è arrivato qui. Questo sono venuto a
dire. I suoi uomini sono già sulle tracce del fuggitivo che, neppure qui, sotto
la protezione di Ptha, è al sicuro."



"La Ferale Sekhmet sfoderi i suoi
artigli e il suo mantello grondi sangue abbondante! - imprecò il principe
Thotmosis - Quell'uomo non ha rispetto per nulla ed infrange impunemente le
Leggi di Maat, Signora della Sacra Bilancia."



"Chi non teme gli Dei, rischia di
inciampare nella propria ombra." sentenziò Osor.



"Che cosa possiamo fare?" chiese
in tono apprensivo la principessa Nefer.



"Osor libererà da ogni insidia il
cammino della principessa Nefer e di coloro che percorrono la sua stessa strda.
- rispose con un sorriso enigmatico e sfingeo il giovane sacerdote della più
misteriosa delle Divinità - Seguitemi. C'è un solo posto dove il principe Xanto
di Troia può trovare salvezza."



Si voltò per lasciare la stanza,
subito seguito da tutti gli altri.















CAPITOLO VIII
- Il Sigillo del Faraone





Appena fuori del Tempio, la
principessa Nefer ebbe l'impressione che l'orizzonte andasse allargandosi intorno
a lei e che ogni cosa, case, cappelle, monti e colline, andassero svanendo e
come dissolvendosi in una nebbia.





































































































































"Osor!"



Il cuore e lo sguardo di Nefer
traboccò d'emozione.





Osor, il Sacerdote di Bes, avanzò
nella stanza e si fermò accanto alla statua: ne era la copia perfetta.



Alto e atletico, i muscoli gli
guizzavano sotto la pelleabbronzata; la luminosità corvina dei capelli era
trattenuta sulla fronte da un cordine di lino color sabbia, proprio come quello
della statua che lo raffigurava.



Al collo un largo shebiu di metallo
smaltato, Osor sembrava personificare le forze della natura: era prestante e di
straordinaria bellezza.



A guardalo, nessuno
avrebbe posto in dubbio una sola virgola di quello che si raccontava sul
suoconto. Di lui si diceva che fosse stato affidato alla corrente delNilo in
una cesta di vimini e che Sobek in persona, il Signore dei Coccodrilli, avesse
guidato quella cesta da anse e giuncaie. Il Deforme Bes, si diceva, lo aveva
allevato e protetto così come aveva fatto con Horo-fanciullo perseguitato da
Seth e gli aveva fatto dono di qualità sconosciute agli uomini comuni. Nessuno,
infine, dubitava che i ghepardi del deserto lo avessero nutrito con il loro
latte e che sciacalli e coccodrilli, gli fossero stati compagni di giochi.



Nella Città dei Morti la sua autorità e il suo prestigio erano
superiori perfino a quelli del principe Semenze, cugino del Faraone e Capo di
tutte le istituzioni al di là del fiume. A luisi rivolgevano tutti per consigli
e protezione o per ottenere giustizia.



Lo stesso principe Semenze si
rivolgea a lui pe essere illuminato su questioni di ordinaria o straordinaria
importanza, come il processo istituito per trovare i colpevoli della
profanazione della tomba della regina Hetepheres, madre del Faraone.





"Come posso servirti, mia
signora?" chiese in tono assai riverente il giovane scultore, rivolto alla
principessa di Tebe.



"Offrendo ospitalità e asilo ai
miei amici, - rispose la principessa, indicando il principe Xanto, alle sue
spalle - Cerchiamo un rifugio per lui e ilmio amico Ankheren dice che..."



"No! - la interruppe Osor
l'Esposto - Il lungo braccio di Teshnut è arrivato qui. Questo sono venuto a
dire. I suoi uomini sono già sulle tracce del fuggitivo che, neppure qui, sotto
la protezione di Ptha, è al sicuro."



"La Ferale Sekhmet sfoderi i suoi
artigli e il suo mantello grondi sangue abbondante! - imprecò il principe
Thotmosis - Quell'uomo non ha rispetto per nulla ed infrange impunemente le
Leggi di Maat, Signora della Sacra Bilancia."



"Chi non teme gli Dei, rischia di
inciampare nella propria ombra." sentenziò Osor.



"Che cosa possiamo fare?" chiese
in tono apprensivo la principessa Nefer.



"Osor libererà da ogni insidia il
cammino della principessa Nefer e di coloro che percorrono la sua stessa strda.
- rispose con un sorriso enigmatico e sfingeo il giovane sacerdote della più
misteriosa delle Divinità - Seguitemi. C'è un solo posto dove il principe Xanto
di Troia può trovare salvezza."



Si voltò per lasciare la stanza,
subito seguito da tutti gli altri.















CAPITOLO VIII
- Il Sigillo del Faraone





Appena fuori del Tempio, la
principessa Nefer ebbe l'impressione che l'orizzonte andasse allargandosi intorno
a lei e che ogni cosa, case, cappelle, monti e colline, andassero svanendo e
come dissolvendosi in una nebbia.




















































































































































































































"Osor!"



Il cuore e lo sguardo di Nefer
traboccò d'emozione.





Osor, il Sacerdote di Bes, avanzò
nella stanza e si fermò accanto alla statua: ne era la copia perfetta.



Alto e atletico, i muscoli gli
guizzavano sotto la pelleabbronzata; la luminosità corvina dei capelli era
trattenuta sulla fronte da un cordine di lino color sabbia, proprio come quello
della statua che lo raffigurava.



Al collo un largo shebiu di metallo
smaltato, Osor sembrava personificare le forze della natura: era prestante e di
straordinaria bellezza.



A guardalo, nessuno
avrebbe posto in dubbio una sola virgola di quello che si raccontava sul
suoconto. Di lui si diceva che fosse stato affidato alla corrente delNilo in
una cesta di vimini e che Sobek in persona, il Signore dei Coccodrilli, avesse
guidato quella cesta da anse e giuncaie. Il Deforme Bes, si diceva, lo aveva
allevato e protetto così come aveva fatto con Horo-fanciullo perseguitato da
Seth e gli aveva fatto dono di qualità sconosciute agli uomini comuni. Nessuno,
infine, dubitava che i ghepardi del deserto lo avessero nutrito con il loro
latte e che sciacalli e coccodrilli, gli fossero stati compagni di giochi.



Nella Città dei Morti la sua autorità e il suo prestigio erano
superiori perfino a quelli del principe Semenze, cugino del Faraone e Capo di
tutte le istituzioni al di là del fiume. A luisi rivolgevano tutti per consigli
e protezione o per ottenere giustizia.



Lo stesso principe Semenze si
rivolgea a lui pe essere illuminato su questioni di ordinaria o straordinaria
importanza, come il processo istituito per trovare i colpevoli della
profanazione della tomba della regina Hetepheres, madre del Faraone.





"Come posso servirti, mia
signora?" chiese in tono assai riverente il giovane scultore, rivolto alla
principessa di Tebe.



"Offrendo ospitalità e asilo ai
miei amici, - rispose la principessa, indicando il principe Xanto, alle sue
spalle - Cerchiamo un rifugio per lui e ilmio amico Ankheren dice che..."



"No! - la interruppe Osor
l'Esposto - Il lungo braccio di Teshnut è arrivato qui. Questo sono venuto a
dire. I suoi uomini sono già sulle tracce del fuggitivo che, neppure qui, sotto
la protezione di Ptha, è al sicuro."



"La Ferale Sekhmet sfoderi i suoi
artigli e il suo mantello grondi sangue abbondante! - imprecò il principe
Thotmosis - Quell'uomo non ha rispetto per nulla ed infrange impunemente le
Leggi di Maat, Signora della Sacra Bilancia."



"Chi non teme gli Dei, rischia di
inciampare nella propria ombra." sentenziò Osor.



"Che cosa possiamo fare?" chiese
in tono apprensivo la principessa Nefer.



"Osor libererà da ogni insidia il
cammino della principessa Nefer e di coloro che percorrono la sua stessa strda.
- rispose con un sorriso enigmatico e sfingeo il giovane sacerdote della più
misteriosa delle Divinità - Seguitemi. C'è un solo posto dove il principe Xanto
di Troia può trovare salvezza."



Si voltò per lasciare la stanza,
subito seguito da tutti gli altri.















CAPITOLO VIII
- Il Sigillo del Faraone





Appena fuori del Tempio, la
principessa Nefer ebbe l'impressione che l'orizzonte andasse allargandosi intorno
a lei e che ogni cosa, case, cappelle, monti e colline, andassero svanendo e
come dissolvendosi in una nebbia.



























































































































































"Osor!"



Il cuore e lo sguardo di Nefer
traboccò d'emozione.





Osor, il Sacerdote di Bes, avanzò
nella stanza e si fermò accanto alla statua: ne era la copia perfetta.



Alto e atletico, i muscoli gli
guizzavano sotto la pelleabbronzata; la luminosità corvina dei capelli era
trattenuta sulla fronte da un cordine di lino color sabbia, proprio come quello
della statua che lo raffigurava.



Al collo un largo shebiu di metallo
smaltato, Osor sembrava personificare le forze della natura: era prestante e di
straordinaria bellezza.



A guardalo, nessuno
avrebbe posto in dubbio una sola virgola di quello che si raccontava sul
suoconto. Di lui si diceva che fosse stato affidato alla corrente delNilo in
una cesta di vimini e che Sobek in persona, il Signore dei Coccodrilli, avesse
guidato quella cesta da anse e giuncaie. Il Deforme Bes, si diceva, lo aveva
allevato e protetto così come aveva fatto con Horo-fanciullo perseguitato da
Seth e gli aveva fatto dono di qualità sconosciute agli uomini comuni. Nessuno,
infine, dubitava che i ghepardi del deserto lo avessero nutrito con il loro
latte e che sciacalli e coccodrilli, gli fossero stati compagni di giochi.



Nella Città dei Morti la sua autorità e il suo prestigio erano
superiori perfino a quelli del principe Semenze, cugino del Faraone e Capo di
tutte le istituzioni al di là del fiume. A luisi rivolgevano tutti per consigli
e protezione o per ottenere giustizia.



Lo stesso principe Semenze si
rivolgea a lui pe essere illuminato su questioni di ordinaria o straordinaria
importanza, come il processo istituito per trovare i colpevoli della
profanazione della tomba della regina Hetepheres, madre del Faraone.





"Come posso servirti, mia
signora?" chiese in tono assai riverente il giovane scultore, rivolto alla
principessa di Tebe.



"Offrendo ospitalità e asilo ai
miei amici, - rispose la principessa, indicando il principe Xanto, alle sue
spalle - Cerchiamo un rifugio per lui e ilmio amico Ankheren dice che..."



"No! - la interruppe Osor
l'Esposto - Il lungo braccio di Teshnut è arrivato qui. Questo sono venuto a
dire. I suoi uomini sono già sulle tracce del fuggitivo che, neppure qui, sotto
la protezione di Ptha, è al sicuro."



"La Ferale Sekhmet sfoderi i suoi
artigli e il suo mantello grondi sangue abbondante! - imprecò il principe
Thotmosis - Quell'uomo non ha rispetto per nulla ed infrange impunemente le
Leggi di Maat, Signora della Sacra Bilancia."



"Chi non teme gli Dei, rischia di
inciampare nella propria ombra." sentenziò Osor.



"Che cosa possiamo fare?" chiese
in tono apprensivo la principessa Nefer.



"Osor libererà da ogni insidia il
cammino della principessa Nefer e di coloro che percorrono la sua stessa strda.
- rispose con un sorriso enigmatico e sfingeo il giovane sacerdote della più
misteriosa delle Divinità - Seguitemi. C'è un solo posto dove il principe Xanto
di Troia può trovare salvezza."



Si voltò per lasciare la stanza,
subito seguito da tutti gli altri.















CAPITOLO VIII
- Il Sigillo del Faraone





Appena fuori del Tempio, la
principessa Nefer ebbe l'impressione che l'orizzonte andasse allargandosi intorno
a lei e che ogni cosa, case, cappelle, monti e colline, andassero svanendo e
come dissolvendosi in una nebbia.


























































































































































































































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