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lavoro pubblicato domenica 8 luglio 2012
ultima lettura lunedì 11 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Evviva le diete!

di Fiducia. Letto 624 volte. Dallo scaffale Pensieri

Evviva le diete!   Arriva l’estate e allora tutti a dieta! In questa era di benessere (ultimamente, con i tempi che corrono, sarebbe il caso, forse, di rivedere il “concetto”), dove puoi avere “quasi” tutto, pensar...

Evviva le diete!

Arriva l’estate e allora tutti a dieta!

In questa era di benessere (ultimamente, con i tempi che corrono, sarebbe il caso, forse, di rivedere il “concetto”), dove puoi avere “quasi” tutto, pensare di mettersi a dieta potrebbe sembrare un contro senso, ma non è così.

Si sa che le mode cambiano e così i costumi.

Quando cibarsi, significava anche “sopravvivere”, se sentivi parlare di dieta, era perché avevi problemi di salute ed eri guardato con commiserazione e “falsa” comprensione: “Pensa, poverino, ha dovuto mettersi a dieta!”

Oggi, i media, ti presentano prodotti dietetici invitanti (contengono solo lo 0,001% di grassi) e stereotipi di persone attraenti, felici, sorridenti, con case corredate di giardino, pulite, lucide e piene di confort ma, soprattutto, con una linea invidiabile.

Perché, secondo gli standard attuali: essere belli è uguale a essere magri.

E tu ti devi adeguare altrimenti “sei fuori gioco”.

Poi, a pensarci, puoi usare una tua strategia e, se devi chiedere un favore a un amico, basta dire:

“Come ti trovo bene, mi sembri più “asciutto!” e metà del lavoro è fatto.

Con Tizia, invece, che non sopporti, che ti sta antipatica ed è una pettegola, vai sul sicuro con:

“Ciao carissima, come stai? Sei un po’ ingrassata o sbaglio? Stai bene anche così!”.

Goditela pure in cuor tuo perché le hai inferto un colpo quasi “mortale”, ti odierà con tutte le sue forze ma la tua soddisfazione è grande e sicura.

Vai a comprare un capo di abbigliamento, ti rivolgi alla commessa di turno e chiedi: “Vorrei provare quel vestito in vetrina”. “Che taglia?”. “Uhm, una quarantadue, al massimo una quarantaquattro”.

La ragazza ti guarda dubbiosa e ti porta come minimo una quarantotto o una XXXL, perché, a suo dire, “veste un po’ giusto”.

E già lì ti manda in crisi e pensi:

“Ho sempre portato la quarantadue, già mi sono tenuta un po’ abbondante ma adesso che è successo?". “Possibile che mi sia “allargata” così dalla scorsa stagione?”

Lasci perdere tutto e fili in farmacia:

“Mi devo pesare subito e, se necessario, mettermi a dieta al più presto.”

Di fatto, un chilo o due in più la bilancia te lo conferma, sessantadue chili; il tuo peso forma oscilla tra i cinquantanove e i sessanta, che, su 1,61 di altezza va bene, ma per due chili in più sei aumentata di almeno tre taglie?

Scusa, ragioniamoci con calma, a me sembra impossibile.

Oppure trovi la targhetta: “Taglia unica”.

“Taglia unica?” “Che significa?” "Che stiamo dentro dalla quaranta alla sessantaquattro senza problemi?” “Siamo diventati tutti matti?”.

Non riesco a capire bene il concetto, forse sono io che sono “limitata”.

La verità è che le ditte hanno cambiato le taglie, e non si sa il perché.

Per farti venire un infarto? Hanno fatto un accordo con le ditte di prodotti dietetici? Questi dubbi ti dovrebbero venire in mente e invece, no.

Questo cambia tutto, ti guardi allo specchio con occhio critico e tutti i difetti saltano fuori.

“Devo mettermi a dieta subito”, concludi decisa, “non posso mettermi in costume con questa pancetta!”

Ti precipiti su internet e consulti le molteplici diete, per trovare quella più rapida perché tra poco devi essere “in tiro”.

Ti pubblicizzano di tutto, non faccio nomi, ma i miracoli non sono di questo mondo: sei vuoi dimagrire devi fare la fame.

Ne scegli una a “azione rapida” e miracolosa: sette chili in un mese! Ma, non stai esagerando?

Stai attenta, mia cara, rischi di rovinarti la salute e…non saresti la prima!

Cerchi anche un centro benessere e parti all’attacco!

Il mattino, prima del lavoro, un’oretta di footing ci vuole, la sera palestra con almeno due ore di “pesi” e le “macchine” perché, se devi dimagrire, hai bisogno di un piano perfetto e anche di “tonificare”.

Ci dai dentro imperterrita con una costanza da fare invidia. Il pranzo e la cena sono veramente “simbolici”, ma, hai lo sguardo triste perché, alla fine, la fame è brutta.

Anche a me fai tristezza, te lo assicuro.

Ci sono poi quelli che sono a dieta tutto l’anno, sono masochisti di natura e gli piace farsi del male da soli.

Oltre ai “palestrati” ci sono gli “sportivi” che fanno delle lunghe pedalate in bicicletta o fanno footing sudando come “bestie”, sono vestiti di tutto punto, come dei veri professionisti. “Ma che bravi!” tu dici. “Sportivi?” Per favore, non raccontiamocelo, sotto, sotto, l’obiettivo è sempre lo stesso: dimagrire.

Aggiungiamoci un ciclo di massaggi e uno di sauna per buttare via le tossine, e siamo posto.

Che poi, oltre che soffrire, ti alleggerisci il portafoglio perché i trattamenti costano una cifra, e non parliamo dello stress!

Ma è vita questa? A me sembra una tortura.

Sei un ragazzo normale, hai un lavoro tranquillo, fai un po’ di sport ma leggero, qualche cena con gli amici, cucina sana, qualche ragazza…e da un po’ di tempo pensi che sia ora di sistemarti.

Hai conosciuto una “tipa”, la trovi interessante e, dopo i primi approcci, vuoi approfondire, perché ti piace veramente tanto; la porti a cena fuori in un caratteristico, simpatico e “intimo” ristorante, dove si mangia benissimo.

Seduti al tavolo, tu, che hai una fame terribile, e sogni un bel piatto di tagliatelle con il ragù, una bisteccona con patate al forno, e, magari, una bella fetta di torta della casa, educatamente la inviti a scegliere per prima:

“Tu cosa prendi?” e lei, che sta scrutando con la fronte corrucciata ed estrema attenzione il menù in ogni sua parte e virgola da almeno un quarto d’ora, dichiara compunta: “Un’insalata, un po’ di bresaola, acqua naturale”.

Rimani qualche secondo in apnea, poi ti riprendi e sussurri: ”Neanche un piccolo antipasto?”

E lei: “No, grazie, non è il caso”.

Non è il caso? Con tutte queste prelibatezze? Comunque, con la massima indifferenza, passi le ordinazioni al cameriere che prende nota impassibile.

“Vino?” la interroghi.

Lei ti guarda quasi fossi un “marziano” e dice un po’ offesa: “Naturalmente no!”

E’ quel “naturalmente” che ti preoccupa…

Non riesci neanche a gustarti quello che hai nel piatto, che è squisito, guardi lei di sottecchi, che sta spiluccando la sua insalata, condita con appena una spolverata “leggera” di sale e un filino “simbolico” di olio…

“Un dolcetto?” proponi, con la voce più suadente che hai. “Qui li fanno proprio buoni!”

“No, grazie, sono a dieta”.

Alla fine rinunci anche tu, ti senti a disagio.

”A dieta? Ma lei è perfetta cosi!”

E ti viene da pensare:

“Valle a capire le donne!”

Dopo cena, anche se avevi in mente “altri programmi”, perché la trovi colta, brillante, simpatica, con una figura fantastica, non ce la fai più e, non la vedi proprio come la compagna della tua vita, meno che mai come la madre dei tuoi figli.

“Non voglio mica fare la fame per il resto dei miei giorni!”, pensi, e, trovando una scusa banale: “Com’è tardi, domani avrò una giornataccia!”, la riaccompagni a casa e non la cerchi più.

Questi vanno a compensare quelli che sono i “pigri” e “golosi” naturali e che non si fanno mancare nulla: mangiano di tutto a ogni ora del giorno (soprattutto “schifezze”), la linea non gli interessa e passano dal computer al divano e, la sera, si trascinano sfiniti dal divano al letto.

Sono i veri “risparmiatori” di energie che rischiano e attentano alla loro vita con naturale incoscienza!

Un po’ di movimento e meno cibo non guasterebbero.

Non è il caso di aggiungere altro e, se siete arrivati a leggere fin qui, penserete che abbia esagerato ma non vorrete negare che il mondo sia diviso in due categorie: chi fa la fame perché è costretto (e sono in tanti, purtroppo) e quelli che fanno la fame per “scelta”.

Una grande verità è che in tutto ci vorrebbe la giusta misura, soprattutto bisognerebbe accettarci per come siamo, non esagerare e pensare filosoficamente che, alla fine del nostro viaggio, arriveremo allo stesso traguardo, sia i grassi sia i magri.

Al momento della “dipartita”, i tuoi amici e parenti, riuniti intorno a te con aria addolorata, ti guarderanno e diranno: “Che tragedia!”. "Era veramente una bella persona, com’è rimasto bene; guarda che viso sereno, sembra che dorma!”, senza minimamente considerare il tuo “peso forma”!

Non credo che quando ci presenteremo davanti al “Giudice Supremo” (per chi ci crede, naturalmente) ci inviterà a salire sulla “bilancia celeste” per verificare il peso ideale, andrà a guardare, semmai, altre cose, mi auguro.

Penso che la cosa migliore sia un po’ di movimento in più e cosa c’è di più bello di una cena tra amici ogni tanto? E’ una delle cose più gratificanti che ci siano rimaste, o no?

Comunque, per quelli che non possono farne a meno e sono convinti che sia meglio così:

”Evviva le diete!”



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