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lavoro pubblicato venerdì 6 luglio 2012
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Vista - parte II

di terranera. Letto 446 volte. Dallo scaffale Fantasia

Attorno a me vaga il silenzio e il buio è quasi completo. Chi si immaginerebbe d'essere tranquillamente su un letto immerso dalla notte e in ansia per un appuntamento con un essere etereo? Lo so e lo ripeto d'essere molto particolare, ma il mio ...

Attorno a me vaga il silenzio e il buio è quasi completo. Chi si immaginerebbe d'essere tranquillamente su un letto immerso dalla notte e in ansia per un appuntamento con un essere etereo? Lo so e lo ripeto d'essere molto particolare, ma il mio mestiere consiste proprio nell'analisi delle improbabilità, delle cose invisibili che riesco a controllare solo con il mio microscopio, in un laboratorio di ricerca. Voglio catturare l'origine di quel viso e il magnetismo sereno dei suoi occhi, devo capire qual'é il fine che la porta qui ogni notte per osservarmi, vorrei che mi desse modo di porre le domande.
La forma cresce dal pavimento che non posso vedere essendo disteso. Ho provato una sola volta ad attenderla alzato, ma lei non s’è illuminata se non quando mi sono rimesso giù. Si allunga, eccola, adesso è formata solo a metà, la fisso. Se non lo faccio lei resta ferma e non si completa, ombra a metà. Chiunque avrebbe terrore, non io, naturalmente! Non lascio la visione ed ella lentamente si completa, come un disegno a carboncino. I miei occhi si spalancano e sento il sorriso scoprirmi i denti; tutto ciò mi fa sentire stupidamente felice, ma è così e lo accetto, ho la mente elastica. Volevo anche ricordare che posseggo il dono della pazienza: posso restare immobile e concentrato per ore. Ora sono pieno della sua opalescenza e posso vedere gli occhi scuri nel viso dalla forma classica, la bocca rosea e il naso leggermente aquilino. La luce che emana cambia colore a un ritmo disuguale, come seguisse un’onda che la trasporta. C’è un arcobaleno tra lei e l’aura che la contorna. Mi piacciono i capelli neri che le coprono le spalle ma non mi rivela la forma del corpo, solo il viso e le mani sono chiare, il resto si confonde nella luminosità.
Avevo già deciso che le avrei parlato per primo, stasera avrò la spudoratezza di farlo, anche se ciò mi fa sentire un po’ ridicolo o forse intimidito, mah!
Alzo le mani per comunicarle le mie intenzioni sincere, e le pongo la domanda che tutti avrebbero formulato di sicuro un anno fa:
- Chi sei?
In questo momento sono ansioso, lo confesso.
Attendo, ormai l’ho detto, il quesito più normale nella storia umana universale, forse per questo così usato.
- Non è la domanda


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