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lavoro pubblicato mercoledì 4 luglio 2012
ultima lettura venerdì 27 marzo 2020

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LA LEGGENDA DELL’EBREO ERRANTE E LE ASSURDITA’ DELL’ANTISEMITISMO

di ilMoscone. Letto 1655 volte. Dallo scaffale Pensieri

Un’antichissima leggenda europea, detta dell’ “ebreo errante”, narra che Gesù condannò l’ebreo Ahasvero all’immortalità.Costui era un abitante di Gerusalemme e secondo la leggenda derise il Nazar.....

Un’antichissima leggenda europea, detta dell’ “ebreo errante”, narra che Gesù condannò l’ebreo Ahasvero all’immortalità.
Costui era un abitante di Gerusalemme e secondo la leggenda derise il Nazareno mentre portava la croce verso il Calvario e crollò in terra per la stanchezza e le sofferenze delle torture subite dai Romani.
Per questa irrisione venne punito da Gesù all’impossibilità di morire e reso così estraneo, con questa infamante durata senza fine, alla calda e familiare vita con gli uomini.
Ahasvero viene così condannato a essere un eterno viaggiatore, costretto a errare senza riposo fino al giorno del Giudizio; in lui, l’immortalità sulla terra appare paradossalmente come la sanzione più terribile che possa colpire un uomo, poiché lo esclude da ogni affetto umano e lo trascina a vedere tutto intorno a lui morire, scomparire e rinascere con altre forme rispetto a quelle che lui ha amato.

Questa leggenda ha attraversato la storia della letteratura europea, a partire dalla prima versione di un monaco benedettino dell’abbazia di St Albans, Matthieu Paris, che riferisce di questa storia mitologica nella sua “Chronica Maior” del 1259, per arrivare alla “morte di Assuero” di Par Lagerkvist del 1960.
Da mie accurate ricerche questa leggenda, comincia a diffondersi subito dopo la prima crociata.
Papa Urbano II, al grido di “Dio lo vuole”, indice la prima Crociata con l’appello di Clermont del 27 Novembre 1095 e orde “cristiane”, assetate di sangue si mettono in marcia per liberare Gerusalemme dal dominio mussulmano e faccenda poca nota, dai “cani infedeli ebrei che infestano la città santa”, come predicava un invasato predicatore eremita, in marcia coi crociati.
Lungo il cammino avvengono i primi pogrom su grande scala: prima ancora di aver superato le frontiere dell’Occidente, i crociati massacrano le comunità ebraiche di Metz, Treviri, Magonza, Colonia, Ratisbona.
E quando il 15 luglio 1099 Gerusalemme cade, mentre i capi dei crociati si riuniscono in preghiera al Santo Sepolcro, le loro truppe si scatenano per tre giorni contro i “cani infedeli”, ossia ebrei e mussulmani.
Ed è proprio dopo questi orrori che nasce tra le masse popolari cristiane europee, la leggenda di Ahasvero, maledetto da Gesù per averlo irriso e che "spiega e giustifica" perché il popolo ebraico è condannato a vagare e a essere perseguitato.

Sono cresciuto in un ambiente provinciale, retrivo e bigotto nelle campagne alla periferia di Milano.
Quanto volte ho sentito narrare questa storiella nelle parrocchie e negli oratori, con il nome “la leggenda del Breverante”, storpiata pure nel titolo e imbevuta di ogni orribile insulto possibile contro Ahasvero e il popolo ebraico diasporico.
Umberto Eco, nella sua mirabile confutazione di tutte le assurdità antisemite, contenute nel suo ultimo grande romanzo “Il cimitero di Praga”, dà giustamente un grande rilievo a questa leggenda popolare.

Crescendo e volendo imparare a pensare con la mia testa, scoprii la palese e grottesca assurdità di questa storiella:

- Tanto per cominciare Gesù venne ammazzato dai Romani, e come dimostrano migliaia di prove, la maggior parte degli ebrei lo seguivano e lo veneravano, in particolar modo i ceti popolari più umili e sottomessi e vessati dall’imperialismo romano, come i pescatori, gli artigiani e i contadini, che formavano la cerchia dei suoi apostoli.
- Come dimostra il noto episodio dell’Ecce Homo, furono i Farisei e Sadducei, la minoritaria casta sacerdotale e aristocratica che deteneva il potere religioso a Gerusalemme, a insistere con Pilato per la crocefissione di Gesù, e sempre loro (secondo gli studiosi non più di trenta congiurati) a ordirne la cattura nell'orto del Getsemani.
- Gesù era ebreo e non “cristiano”. Tutto il suo messaggio s’inscrive nelle Sacre Scritture bibliche.
Anche i suoi apostoli erano ebrei.
Fu Paolo da Tarso, anche lui ebreo, a fondare il movimento del cristianesimo e a diventare il primo “cristiano” ufficiale.
Pertanto, usare Gesù come pretesto per uccidere degli ebrei è follia pura e senza alibi e attenuanti.
- E per finire, una persona piena d’amore e di umanità come Gesù poteva mai maledire qualcuno per l’eternità?

L’antisemitismo confonde con la menzogna e le mezze verità manipolate.
La leggenda dell’Ebreo Errante ad esempio, da un punto di vista narrativo, racconta poeticamente che non è l’eterno, bensì l’effimero a conferire senso all’esistenza; non ciò che dura, marmoreo come un monumento del fascismo, ma ciò che svanisce, come un sorriso o il timbro di una voce o il profumo della pelle di una persona amata, costituisce l’incanto della vita ed è degno di essere amato.
Le gerarchie al potere delle istituzioni religiose hanno spesso svilito ciò che muta e passa, per esaltare l’immutabile, il perenne, il metafisico.
Gesù invece protestava contro la svalutazione del precario nell’uomo, perché caduco è ciò che noi siamo e amiamo, e che non merita d’essere disprezzato, come il breve splendore d’un papavero non vale meno di una colonna di marmo in San Pietro a Roma.
Per questo resuscitò una bambina e piangeva come un vitello per la morte di Lazzaro.

Gli antisemiti invece riducono questa storiella a un giusto castigo per un popolo da loro ritenuto sacrilego, non rendendosi conto che così si mettono sullo stesso piano di quella trentina tra Farisei e Sadducei che istigarono Ponzio Pilato a uccidere un innocente.





Commenti

pubblicato il 04/07/2012 18.57.15
tonymalerba, ha scritto: Vorrei intervenire in questa piccola perla che ci offri per sottoporti il mio punto di vista. Gesù non era temuto solo dalla casta sacerdotale ma anche dal re Erode, Idumeo, che per la sua tribù di provenienza era abbastanza impopolare. "Tu ricorda i figli di Edom: Dio, quanto nel giorno supremo contro Gerusalemme urlavan: Distruggete le mura, abbattete, annientate le sue fondamenta" (Salmo 137: la tribù di Edom sultava per la distruzione di Gerusalemme ad opera dei Babilonesi). Per consolidare il suo fragile potere si alleò coi dominatori Romani i quali, anche se se ne parla poco, modernizzarono Israele: si pensi per esempio alla costruzione del porto di Cesarea. Gesù, come si legge nelle prime pagine dei Vangeli che dichiarano la genealogia, vantava la discendenza diretta col re David, padre di Salomone, la cui dinastia era scomparsa da circa 400 anni. La domenica di Pasqua (ebraica) venne acclamato a Gerusalemme dalla folla con "osanna al figlio di David!" -lo ricordiamo ogni anno durante la Domenica delle Palme-. Pochi giorni dopo le guardie del Tempio armate di bastoni (agli Ebrei era vietato il porto d'armi) lo arrestarono: S. Pietro sguainò la spada detenuta illegalmente e tagliò un orecchio ad una guardia, dimostrando che avrebbero potuto difendersi. Gesù invece preferì consegnarsi, anche forse contando sul fatto che i sacerdoti non avrebbero avuto il coraggio di condannarlo per questioni di blasfemia, per le quali c'era la pena della lapidazione. I sacerdoti effettivamente non lo condannarono, ma rimarcarono il fatto che non rispettava la Tradizione, come ad esempio il "lavaggio delle mani", rituale importantissimo ancor oggi per gli Ebrei prima dei pasti. Poi, meno popolare di prima, Gesù non fu rilasciato ma consegnato al re idumeo. Quest'ultimo mostrò una calcolata misericordia dicendo che non aveva motivo di temerlo o condannarlo, ma anzichè rilasciarlo lo consegnò ai Romani che non nutrivano molta simpatia per quelli che eccitavano le folle. Ponzio Pilato, tutt'altro che soggetto passivo, mostrò benevolenza dicendo alla folla che avrebbe condannato uno solo dei due prigionieri: o Gesù o Barabba. Non ho mai capito la differenza tra un ladro e un ladrone, ma non era questo il tipo di reato punito con la crocifissione. Anche l'usanza di liberare un criminale a Pasqua non mi sembra plausibile, considerando che i Romani fondarono le basi del Diritto: Diritto Romano è ancor oggi un esame fondamentale alla Facoltà di Giurisprudenza. Probabilmente Barabba era molto più vicino a Gesù di quel che ci è stato insegnato, e se la folla scelse Barabba doveva avere i suoi motivi. O vogliamo credere che erano gli Ebrei cattivi che fecero rilasciare un ladrone per condannare un innocente? Quindi i sacerdoti, il re idumeo e Ponzio Pilato con un perfetto gioco di squadra riuscirono a far condannare Gesù senza far scoppiare una rivoluzione. Capolavoro machiavellico: ma ci hanno raccontato la storia giusta?
pubblicato il 05/07/2012 7.15.49
ilMoscone, ha scritto: Caro Tony, molto interessante il tuo approfondimento ma il punto della mia riflessione è che risulta evidente che fu una ben minoritaria élite di ebrei aristocratici e di sacerdoti a tramare contro Gesù, mentre la maggioranza della gente era col nazareno. Da qui deriva tutta l'assurdità dell'antisemitismo.
pubblicato il 05/07/2012 9.38.44
tonymalerba, ha scritto: Forse sono andato un po' fuori tema dalla tua riflessione, che prosegui col racconto successivo (IL DYBBUK, L'ULTIMO DEMONE, IL NON-VEDUTO: I RACCONTI DI ISAAC B. SINGER). Secondo me tu analizzi l'antisemitismo come fenomeno cristiano, che ha avuto il culmine con le persecuzioni naziste, ma bisogna riconoscere che la moderna teologia cerca oggi di prendere le distanze da quella cultura che per secoli ha fomentato. Sarebbe interessante approfondire l'antisemitismo islamico, di recente concezione, che si identifica con l'antisionismo: è questo il sentimento più pericoloso, che trova consensi nel mondo occidentale proprio nella cultura progressista. E' qui che i nodi arrivano al pettine, perchè Cristianesimo ed Islam con l'antisemitismo minano le loro stesse radici.

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