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lavoro pubblicato martedì 3 luglio 2012
ultima lettura martedì 20 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Dal fondo, Intermezzo

di darkzero. Letto 537 volte. Dallo scaffale Pensieri

La vanità del Cielo precipita sulla terra: un tuffo di luce da altezze inimmaginabili congela l'istante sul dorso gelido d'un Lago; nubi bianche mutano pigre, sogni cangianti incastonati tra le schiene di due giganti di terra, roccia e boschi. A...

La vanità del Cielo precipita sulla terra: un tuffo di luce da altezze inimmaginabili congela l'istante sul dorso gelido d'un Lago; nubi bianche mutano pigre, sogni cangianti incastonati tra le schiene di due giganti di terra, roccia e boschi. Ali di scoglio abbracciano d'ombre quel silenzio da cartolina: un cielo in terra, ciò che sta sotto è come ciò che è in alto. Lucifero scagliato nel mondo, fissa con invidia ciò che, sopra, non ha confini.

Ventre freddo di limo: il fango soffoca la memoria d'una Valle dove l'acqua ha fatto al cambio con l'aria ed il tempo s'è fermato a godere della densa, silenziosa, lentezza d'un Cielo che ora ha un peso.

Alza il naso dal fondo: il Suo cielo brilla di improvvise stelle nate, e morte, sulla volontà dei Venti. Minuscole onde sul confine del Suo mondo che divengono enormi e labili macchie di calore sul Suo fondo. Uno stormo di trote attraversa le correnti del pomeriggio, le segue fino a quando non scompaiono dietro la cima del Campanile. L'ingegneria degli Uomini ha, anni prima, chiuso in una teca di fango un piccolo nucleo di case di pietra, un'osteria, un barbiere, una chiesa, sommersi strangolando la gola del fiume.

Non ha mai capito come davvero funzionasse quel mistero letale che illumina le case. Forse l'Acqua imprigiona la Vita, la Vita si discioglie nell'Acqua che densa del futuro rubato all'Anima di un luogo cola lungo quei fili fino a quando non può tornare ad ardere nella spirale di una lampadina. Braccia che non hanno potuto arare i piccoli campi che ora girano il cestello di una lavatrice. La meraviglia di Racconti recitati nell'Osteria, ora disegnata sul vetro curvo d'un televisore. La Centrale Elettrica beve lo spirito di quel che avrebbe potuto essere e non è, vomita forza per chi la può comprare.

Così passa i suoi giorni un mucchio d'ossa vestito d'alghe, seduto su una panchina di pietra invasa di fango di fronte al fantasma d'una Chiesa spoglia di paramenti. Non sarebbe stato poi così male, il Giorno del Giudizio, se i Giudicati gli avessero lasciato un posto dove tornare.



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