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lavoro pubblicato martedì 3 luglio 2012
ultima lettura domenica 24 marzo 2019

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L'ULTIMA CENA DEL GLADIATORE

di mariapace2010. Letto 3200 volte. Dallo scaffale Storia

Lultima cena del GladiatoreLa coena libera era un lauto pasto che veniva offerto agli atleti prima dei giochi, nella Sala d'Armi del Ludus Gladiatorius.Immensa e rettangolare, la sala era immersa in un'atmosfera triviale; grida, risate, bestemmie e par.....


Lultima cena del Gladiatore


La coena libera era un lauto pasto che veniva offerto agli atleti prima dei giochi, nella Sala d'Armi del Ludus Gladiatorius.



Immensa e rettangolare, la sala era immersa in un'atmosfera triviale; grida, risate, bestemmie e parole oscene.



Il materiale da costruzione all'interno della sala, dalla pavimentazione alle tavole, dalle panche ai pannelli alle pareti, era vecchio legname ricavato da barche in demolizione dei
porticcioli del Tevere. Appesi alle pareti, troneggiavano molti trofei: lance, schinieri, pugni di ferro e gladi, messi in mostra da atleti vincitori.



Seduti attorno alle lunghe tavolate, i gladiatori, belli, appariscenti, simili a semidei, si facevano
servire da ragazze e matrone, che accondiscendevano volentieri alle loro spinte
proposte.



"Suspirium puellarum." "Taurus Luxuriosus." li chiamavano



Non solamente le donne deliravano, anche gli uomini se li vezzeggiavano, li lusingavano, li osannavano e facevano cadere oro nelle loro borse e cibo nei loro piatti: la marmaglia
romana e il miglior patriziato si aggirava fianco a fianco tra le tavolate scrutando, giudicando, scommettendo, litigando.



"Dedobolo il Dacio è più forte di Sisto il Sannita." affermava Caio.



"Il reziario Sabino non ha mai subito sconfitte." replicava Tizio; al ché: "E l'Ampivaro Boiacolo a non aver mai subito disfatte." ribadiva Sempronio e così, Bitini contro Sciti, Ampsivari
contro Armeni, Macedoni contro Epiroti, tutti scommettevano su tutti e le puntate si facevano sempre più alte e i commenti più rissosi.



In verità c'erano anche atleti sucui erano tutti d'accordo: Seilace il mirmillone, Milos il trace o Spiculo il reziario.



"Per i Sacri Falò di Imbold! - una voce rabbiosa, di colpo, tacitò tutti - Dispater
il Tenebroso vi cacci tutti nel vostro Averno!"



Era quella di Valentinus, un gladiatore gallo arrivato da tre anni nella scuderia di Crescens e Dispater era per lui quello che Plutone era per un romano: la sua sfuriata era un esplicito invito, a tutti, a farsi ammazzare.



Imponente, spalle larghe e quadrate, sguardo di brace che spostava sdegnoso dall'uno all'altro dei presenti, Valentinus prese posto sull'unico lettino rimasto vuoto. Drusilio, medico personale, lo seguiva reggendo un catino pieno d'acqua con entrambe le mani, insieme ad uno schiavo con garze e bende: Valentinus ostentava una vistosa ferita al braccio destro e,
da grande animale da circo qual era, se ne serviva per dare spettacolo



"Sangue! Sangue! Il mio sangue! - cominciò la recita rabbiosa, ponendo l'accento su quel "mio" - Sanguisughe! Avete sempre sete di sangue! Volete saziarvi con questo?... Belve
sanguinarie!... Con il mio sangue!... Brutte bestie feroci! - il pubblico andava in visibilio a quegli insulti - Belve feroci! Orsù! - Avvicinatevi e guardate! Guardate il mio sangue...è liquido e rosso come il vostro, che avete cura di tenere ben custodito dentro le vostre vene... Che almeno questo spettacolo sia messo in scena anche per nostro utile e non solo per vostro piacere! Orsù!... Aprite le borse, se volete ammirarlo ed eccitarvi. Aprite le borse se volete assistere alla medicazione di Valentinus ed eccitarvi alla vista del suo sangue. Voi, che del
vostro avete paura perfino di vederne spargere una sola goccia per la puntura di una spina!... Donnicciole paurose!"



"A chi dici donnicciole paurose?"
insorse una stupenda Amazzone dal lettino attiguo, giovane, bellissima e dal
corpo statuario che pareva scolpito in marmo brunito. Si chiamava Sabina. Era
una Cacciatrice e anche lei doveva combattere nell'arena.



"Non a te, Sabina! Non a te! - conciliò Valentinus - Non a te che da sola vali non dieci romane, ma dieci romane con i loro amanti!... E voi, canaglie, - tornò al suo pubblico -
guardate il mio sangue. Quello che andrete a gustare domani non vi basta?
Volete assaggiarne già stasera!" continuava ad inveire e la gente continuava a
sorridere agli insulti e stava al gioco.



Valentinus era audace e gli si perdonava ogni cosa, anche gli insulti
e l'arroganza. Trenta combattimenti e mai più di un graffio: la ferita che
ostentava, forse se l'era addirittura procurata volontariamente per meglio
recitare quella tragicomico atellana.



Marco Valerio, Fabio e Cleonte giunsero al Ludus proprio
all'apice di quella grottesca commedia.



Trovarono Valentinus assediato da Marcia Rufo, bella, generosa, spregiudicata e non più in grado di soffocare la propria libidine.



La donna affondò la bocca su un cosciotto di agnello che il bel Valentinus teneva in mano e ne strappò un boccone; tenendolo stretto tra i denti aguzzi e voraci, lo tese al gladiatore.



Ridevano tutti. Anche Marco, suo malgrado, che si era avvicinato.



Valentinus addentò la succulenta preda e tese alla donna la coppa che reggeva nell'altra mano. Marcia tracannò e divenne del tutto indecente; il bel gladiatore, però, la respinse.



"Venere Tentatrice! Se cedessi alle tue lusinghe diventerei debole e pavido. E' questo che vuoi, femmina lussuriosa?"



Marco Valerio, intanto, si guardava intorno.



"Cercavo te!" disse, appena ebbe individuato Quintilius.



"E io aspettavo te.- rispose il capo della banda dei fornici del Circo poi indicò Valentinus e altri due gladiatori che gli sedevano accanto - Sono quelli i miei amici e saranno anche
i tuoi, tribuno."



"Dimmi, Quintilius l'Audace, pensi che possano servirmi in qualcosa?" replicò Marco in tono brusco e dubbioso.



Valentinus, che aveva udito le sue parole e che aveva terminato il boccone, si pulì la bocca sul dorso della mano, si schiarì la voce e, fissandolo negli occhi, rispose con una franchezza
totale, che Marco apprezzò nonostante la brutalità:



"Potrei essere io o il mio amico Seilace o anche Milos il trace, il fortunato vincitore a cui andrà come trofeo la vergine più bella di Roma... Non si parla d'altro che di questa nuova
trovata di Cesare: una vergine per il Campione!"



Seguì una pausa carica di tensione. Lo sapeva bene anche Marco che a Roma non si faceva altro che parlare della sua Lucilla.

La "Vergine dei Giochi", la chiamavano ormai tutti.



"Se invece finirà nelle mani di Spiculo o di Decebolo, - continuò implacabile l'atleta - nemmeno
Cesare, forse, se retrocedesse dal suo proposito, potrebbe evitarle la sorte
che l'attende."



"Bisogna fermare Spiculo e Decebolo e ogni altro con queste intenzioni!" ruggì.



"Per questo siamo qui!" interloquì Quintilius.



"Valentinus non lascia l'arena se non attraverso la Porta Trionfale o quella della morte!" esclamò con orgoglio il gladiatore.



"Avete già un piano?" domandò Marco.


- brano tratto dall'ultimo libri di Maria Pace, dal titolo:

LA DECIMA LEGIONE - Panem et Circenses - Vol. I

di prossima pubblicazione con la SOCIETA' EDITRICE MONTECOVELLO



Commenti

pubblicato il 03/07/2012 6.30.36
mariapace2010, ha scritto: Ciao a tutti e buona mattinata Se siete in cerca di emozioni forti e colpi di scena, questo è il libro che fa per voi. immergetevi in queste pagine e ne uscirete solo alla fine della lettura. ah! in valigia prende poco posto, ma è di grande compagnia.. ciao, ciao... Potrete richiedere presso: www.lulu.com www.amazon book www.google book
pubblicato il 13/10/2012 7.36.24
mariapace2010, ha scritto: ... ehi, amici... non vi va di esprimere il vostro giudizio?... anche per un parere... mi renderebbe il fine settimana un po' più accettabile... ciao a tutti
pubblicato il 13/10/2012 9.45.29
cri52, ha scritto: Scritto con dovizia di particolari, l'ambientazione è perfetta, par di vedere e sentire il tutto. Pensare come premio una "vergine" incuriosisce su come andrà a finire: nelle mani di chi poverina?! Buon fine settimana.
pubblicato il 13/10/2012 11.39.35
mariapace2010, ha scritto: ciao, cri... grazie!

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