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lavoro pubblicato lunedì 2 luglio 2012
ultima lettura sabato 10 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SIGILLO del FARAONE - Capitolo V (terza parte)

di mariapace2010. Letto 955 volte. Dallo scaffale Fantasia

Nefer e Thotmosis, figli del faraone Meremptha, aiutano nella fuga il principe Xanto, prigioniero di re Menelao, ospite del Faraone.....



Nefer si fermò per raccogliere
una manciata di grano e deporla nel sacco di vimini retto dal ragazzino.



"Ma che fai? Vieni!" la sollecitò
Thotmosis, prendendola per un braccio; Nefer resistette agli strattoni del
fratello e poi intonò:



"Chiccolino dove sei?



Sono sotto
terra, non lo sai?



I due ragazzi la guardarono e si
scambiarono un'occhiata; anche il ragazzino, che aveva chiuso il sacco e lo
stava sollevando da terra, la fissò stupito; Nefer continuò:



"E là sotto non fai nulla?



Dormo dentro la mia culla.



Dormi sempre, ma perché?



Voglio crescere come te.



E se tanto crescerai, chioccolino che farai?



Una spiga metterò e tanti chicchi ti darò."



"E questa che cos'è?" domandò
alla sorella Thotmosis, al ché, il principe Xanto disse:



"La principessa Nefer canta come
un citaredo dell'Arcadia... Dove la gente è felice, contenta e un po' strana."
aggiunse con un sorriso.



"Da qualche tempo anche la mia
sorellina è un po' strana, vero Nefer?"



"Aspettate." fece per tutta
risposta la ragazza. Una giovane donna, intanto, con un bimbo in spalle e una
cesta in mano, s'era avvicinata per aiutare il ragazzino a chiudere il sacco.
Ignorando la sua vera identità, disse:



"Che cosa vuoi, ragazza?"



"Nulla." rispose Nefer facendo
spallucce e allontanandosi per seguire i due ragazzi.



"E' una bella filastrocca."
sorrise il principe troiano girandosi a guardarla con quella dolce insistenza
con cui si contempla un prodigio; intanto, il canto delle cicogne che
nidificavano tra le canne del fiume, giungeva sommesso.



"Isabella... è lei che la recita
spesso." spiegò.



"Isabella? - fece eco Xanto - Che
nome strano!"



"E' il nome che ha preso l'altra me
stessa
... - una pausa per un sorriso, poi la principessa proseguì - Isabella
è colei che verrà dopo di me, nei tempi che verranno dopo questi."



"L'altra te stessa? Non
capisco quello che dici."



Xanto la guardava con sempre
crescente stupore.



"L'hai sentita? - interloquì
Thotmosis - Ti ho detto che da qualche tempo dice cose strane."



"Le ragazze dicono spesso cose strane.
- Xanto scosse il capo sorridendo, ma ridiventò subito serio - Anche Cassandra,
una delle mie sorelle, diceva spesso cose strane... Nessuno le dava ascolto. Oh!...
- la voce gli si incrinò - Parevano cose senza senso anche quando profetizzava
la caduta della nostra città. Quando mio fratello Paride condusse a Troia
Elena, la Regina di Sparta, lei mise in guardia la mia gente dal pericolo che
incombeva. Pianse e scongiurò, ma nessuno volle crederle e invece.... Invece le
sue visioni erano vere... Se solo le avessero ascoltate, i Saggi e il Re
di Troia..."



Nefer e Thotmosis ascoltavano in
silenzio: conoscevano la storia di Cassandra e dell'indesiderato dono della
preveggenza inascoltata; ebbero un sospiro e ripresero la strada.



Proseguirono, ma si fermarono
dopo pochi passi ad osservare le operazioni di carico di alcuni blocchi di
pietra. Erano stati caricati su due slitte e assicurati a robuste corde, spesse
quanto il polso di un uomo. Altre due slitte erano già pronte, con il carico
coperta da stuoia, a bordo di una chiatta pronta a partire.



I tre aspettarono per un pezzo
prima che tutte le slitte fodero caricare e la strada dichiarata libera poi si
allontanarono.



Seguendo le orme lasciate nel
fango da qualche carro pesante, raggiunsero la strada del porto.



Era un'arteria affollatissima:
gente povera, a piedi scalzi e i laceri perizomi e gente ricca, con vesti di
lino pregiato o fresco di bucato.



C'erano mercanti e pescatori,
funzionari e barcaioli, soldati e lavandai, ma, in quella stagione, c'erano
soprattutto raccoglitori di loto e canne di papiro.



Qui, i cespi erano più bassi e
meno sviluppati di quelli del Delta e, per questo, meno pregiati, ma anche i
rischi erano minori: non c'erano acquitrini, né sabbie mobili e anche il numero
di coccodrilli ed ippopotami era inferiore.



Un carro carico di anfore passò sfrecciando al loro fianco, grosse e
panciute, chiuse con tappi di argilla, contenevano birra e portavano inciso il
nome del birraio, il luogo e la data di fabbricazione.



Benché la gente, soprattutto i
contadini, fabbricassero da sé la birra, quello del birraio era uno dei
mestieri più lucrosi ed apprezzati.





"Perché non entriamo in una di
queste taverne? - propose Nefer con
disarmante candore - Quest'aria calda mi soffoca. Gradirei un boccale di
birra."



"Ah.ah.ah... - scoppiò a ridere
Thotmosis - Tu, un boccale di birra!"



Neanche Xanto riuscì a trattenere
un sorriso divertito.



"Che cosa c'è di male? - replicò
in tono seccato la principessa di Tebe - Quaggiù nessuno conosce il principe
Xanto. Avanti. Entriamo."



Scambiatasi una breve occhiata i
due ragazzi si infilarono, seguiti dalla ragazza, in una di quelle aperture da
cui proveniva allegro vociare. Sulla facciata campeggiava una vistosa insegna
con la scritta "Le Fauci del Coccodrillo".



La taverna sorgeva al centro del
porto, strozzata da steccati, terrapieni e cataste di legna. Aveva l'aspetto di
una barca in disuso ed era a due piani, però non si vedevano scale all'esterno.
Accanto all'insegna erano appese due lanterne.



Era mattino presto e l'odore
pungente delle immondizie date alle fiamme dagli addetti alla pulizia delle
strade feriva le narici; i tre si lasciarono il puzzo alle spalle.



Thotmosis scelse un tavolo vicino
alla porta e un servo si avvicinò immediatamente, chiedendo:



"Cosa volete?"



"Tre coppe di birra. - ordinò
Thotmosis, tirando fuori della cintura del perizoma un pezzo d'oro - Basta per
pagare tre birre?" domandò girandosi verso i compagni, come a chiedere
conferma.



Nefer si rese conto di non
conoscere il valore del denaro ed ebbe il sospetto che neppure il fratello
fosse pratico di conti.



"Sufficiente per le prime tre
coppe, - il servo mostrò, invece, di aver compreso appieno la situazione - Per
le successive, però..."



Xanto lo interruppe subito:



"Questo pezzo d'oro - precisò - è
buono per le prime tre e anche per le successive, se ne ordineremo. Ed ora
portaci subito da bere."



Il servo cambiò immediatamente
atteggiamento, rispose che li avrebbe serviti subito e si allontanò.



Consumando l'attesa nel guardarsi intorno, i tre
cominciarono a fare apprezzamenti sul locale.



Il materiale da costruzione di
tutta la locanda, dal pavimento alle panche, era vecchio legname ricavato da
barche in demolizione.



Nefer passò l'orlo della tunica
sul tavolo per liberarlo delle briciole lasciate dall'ultimo avventore e Xanto,
additando una delle assi:



"Queste tavole provengono dallo
scafo della nave di Idomeneo." disse.



"Chi è questo Idomeneo?" domandò
Thotmosis.



"Un guerriero acheo. - rispose
Xanto accostando alle labbra il boccale con la birra che il servo aveva appena
posato sul tavolo e bevendo a piccoli sorsi - Trasportava i cavalli di Reso."



"Ho già sentito questo nome."
disse Thotmosis.



"Era un alleato troiano. - spiegò
Xanto - Un oracolo gli aveva predetto che se avesse bevuto acqua di fonte del
fiume Scamandro insieme ai suoi magnifici cavalli, Troia non sarebbe mai stata espugnata... Lo Scamandro -
aggiunse - scorre nella pianura della mia terra perduta."



"Mi dispiace!" esclamò Nefer.



"Che cosa è successo?" domandò
Thotmosis.



"Un infido e astuto guerriero
acheo di nome Odisseo e il suo degno compagno, Diomede, tesero un tranello al
valente guerriero Reso, l'uccisero e
caricarono i suoi cavalli sulla nave di Idomeneo, al seguito di re Menelao. -
il principe troiano fece seguire una seconda pausa ed intanto addentava una
delle focaccine al miglio che una servetta aveva appena posato sul tavolo - Io
ero su quella nave, prigioniero del mio odiato nemico, quando fu affondata,
nello scontro con alcune navi troiane in fuga... Fu in quella occasione che fui
condotto a bordo della nave del Re di Sparta, suo prigioniero... da dove, poi,
sono fuggito, appena toccata questa terra."



"Hai lottato per la tua terra ed
ora lo farai per la tua libertà e noi ti aiuteremo." esclamò solennemente il
principe Thotmosis, posando il boccale vuoto sul tavolo ed avviandosi verso
l'uscita. Gli altri due lo seguirono immeediatamente dopo.















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