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lavoro pubblicato venerdì 29 giugno 2012
ultima lettura martedì 17 settembre 2019

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Come curare l’influenza senza farlo sapere ai propri genitori.

di rikievans. Letto 976 volte. Dallo scaffale Generico

Come curare l’influenza senza farlo sapere ai propri genitori. ( non seguite il mio esempio, potrebbe nuocere gravemente alla vostra salute) Erano circa le quattordici di un caldo giorno d’estate, erano diversi giorni che ero a letto con la febbre alta,

Come curare l’influenza senza farlo sapere ai propri genitori.

( non seguite il mio esempio, potrebbe nuocere gravemente alla vostra salute)

Erano circa le quattordici di un caldo giorno d’estate, erano diversi giorni che ero a letto con la febbre alta, causata dalla tonsillite che mi colpiva più volte all’anno, perche da ragazzi non si sta mai fermi , e le sudate con i colpi d’aria sono all’ordine del giorno, e per me che soffrivo di tonsilliti frequenti, erano tutti giorni tolti al gioco

Quel giorno in particolare mia madre si era recata per una visita in città, ordi_ nandomi di restare a letto, perche avrei potuto prendere una broncopolmonite, diciamo pure che come tutte le mamme, per amore verso i propri figli esagerava un po’, e io da “bravo bambino” obbedivo sempre alla mia mamma.

Come dicevo erano circa le quattordici, dalla strada arrivano i richiami dei miei amici che mi invitano a scendere, per andare al fiume, a fare una bella nuotata, immaginatevi il mio disappunto, fuori più di trenta gradi, in casa pochi meno, la temperatura del mio corpo, che era vicina ai quaranta, visto da come girava la mia testa, così devo dire agli amici; andate voi io non riesco nemmeno a pedalare tanto la testa mi gira. Loro con una scrollata di spalle, fanno un cenno di saluto e partono, con tutta l’attrezzatura per il bagno e la pesca. Attrezzatura composta da, mutande di ricambio, canna di Bambù, rubata nella villa dei signori del paese, che oltre al laghetto privato dove saltellavano decine di grosse carpe, avevano anche una grande piscina, dove durante i fine settimana noi ragazzi del paese ci divertivamo ad ammirare tutti gli invitati dei signori che venivano dalla grande città per fare il bagno, e gustare gelati da mille e una notte, mentre noi leccavamo un ghiacciolo, sognando tutto quel ben di Dio.

E cosi che arrivano le quindici, la febbre è alta, la voglia di bagno lo è ancora di più, scatta quella pazza molla, che è sempre stata il mio biglietto da visita, così parto per il fiume con la speranza che mamma non torni prima delle diciassette, devo andare a piedi la testa gira troppo, il pensiero che prima arrivo al bosco e prima, sento fresco mi fa correre come un ubriaco, arrivato nel bosco quello che doveva essere un refrigerio si trasforma in un tremito di freddo, ma ormai sono al fiume mi dico per farmi coraggio, da casa al fiume erano circa tre chilometri, ma testardo più di un mulo arrivo al posto dove noi ragazzi del paese con quelli del paese vicino ci trovavamo per i bagni.

Alcuni dei miei amici pescavano più a monte, altri giocavano tuffandosi da muretto che costeggiava il fiume, io tutto tremante mi sdraio sotto ad un grande salice al riparo dal sole diretto, ma che nello stesso tempo mi riscalda.

Tutti si divertono, io che non so come comportarmi, e mi chiedo cosa cavolo ci sono andato a fare, e così scatta la solita pazza molla, è più forte di me, non resisto quando arriva io devo seguire l’istinto costi quel che costi, mi alzo prendo la rincorsa e mi tuffo in acqua alla pompiera, ( la pompiera consiste le buttarsi dritti come satare giù da un muro)come arrivo in acqua all’inizio sento un forte brivido di freddo, poi più niente anzi mi pare di stare meglio in acqua che fuori ( il Rio Lanza dove facevamo i bagni da ragazzi ha una temperatura di 12 gradi, e nelle anse più profonde e calme la temperatura arriva fino a 14) comincio ha nuotare senza più pensare alla febbre, poi esco dall’acqua e gioco a palla, pesco, mi rituffo, tutto come se niente fosse , fino alle sedici e trenta, momento che segna l’ora del rientro visto che i nostri genitori erano al lavoro, noi dovevamo rientrare, per finire le faccende domestiche che ci avevano assegnato, e non fare capire che eravamo andati al fiume, perche se lo avessero saputo sicuramente non ci avrebbero più lasciati uscire di casa, la nostra scusa era che eravamo al campo di calcio del paese a giocare a calcio.

Cosi arriva a casa e mi metto nel letto con le coperte fino agli occhi, un caldo che non vi dico, ma devo fingere di avere la febbre, visto che inspiegabilmente non la sento più, tutti i disturbi di poche ore prima erano come d’incanto svaniti.

Alle diciotto arriva la mamma tutta preoccupata per la mia febbre, dopo avermi dato un tenero bacio, mi dice; dai che proviamo la febbre! E mi infila in termometro sotto l’ascella, dopo cinque minuti torna guarda il termometro e stupita mi dice; Riccardino, ma è cosi tanta la voglia di giocare che ti togli il termometro?, io con fare di un santarello; no mammina ma che dici?, cosi lei mi rivolta pancia in giù e mi dice adesso la misuriamo interna voglio vedere se ti togli i termometro, e cosi mi infila quel coso, rimanendo lì ad aspettare, dopo qualche minuto lo estrae, e con meraviglia dice; ma come è possibile, a mezzogiorno avevi quasi quaranta, ora trentasei, strano lo devo dire al dottore.

Dopo anni dal quel giorno, parlando con il medico che era ancora in servizio nel nostro paese, gli racconto come è successo il miracolo della febbre svanita cosi all’improvviso, la sua risposta dopo una risata fù ; Sicura che la febbre facendo cosi è passata, ma questo lo avrebbe dovuto fare un medico, e se la febbre era molto alta da rischiare una Meningite, come hai fatto tu due erano le soluzioni, una quella che sei guarito, la seconda era che ci rimanevi dentro al fiume.



Commenti

pubblicato il 29/06/2012 22.35.40
MAXSTEEL45, ha scritto: Premetto che "fu" va senza accento e comunque ho letto con piacere il tuo racconto:è ben scritto e anche avvincente...Io al posto tuo avrei ucciso i miei genitori, per non far sapere loro della febbre..

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