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lavoro pubblicato martedì 2 settembre 2003
ultima lettura mercoledì 15 novembre 2017

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La tradizione di famiglia

di Antonio Lo Gatto. Letto 1319 volte. Dallo scaffale Horror

In quella Venezia festosa, nessuno immaginava che si sarebbe abbattuta una catastrofe, anche se poi nessuno se ne sarebbe accorto. Proprio nel giorno ...

In quella Venezia festosa, nessuno immaginava che si sarebbe abbattuta una catastrofe, anche se poi nessuno se ne sarebbe accorto. Proprio nel giorno del carnevale alle ore ventidue del milleottocentosedici, un signorotto del luogo, ricco, goloso di denaro e con l’unico intento di portarsi a letto la sua donna, ballava allegramente, dando talvolta un’occhiata all’abito per vedere se si fosse per caso sgualcito, poi, fissando gli occhi su Anna, disse: -Sei proprio bella- Anna non amava quell’uomo, ma per i progetti di famiglia era l’unica possibilità di risollevare il tremendo bilancio che avrebbero avuto in futuro: -Anche tu mi attrai Iker- Il nome spagnolo era decisamente di lusso, anche se lei non amava nulla di quel gentiluomo montato: -Ti attraggo solamente, vorrei qualcosa di più, vorrei attrarti verso la mia camera da letto, su al primo piano di questo immenso palazzo veneziano, creato solamente per te-, come credere a tutte quelle frottole da gentiluomo, Anna desiderava solamente un uomo modesto che la amasse, probabilmente lo avrebbe trovato, lasciò il suo amante in mezzo alla folla di maschera, la sua biondezza era nascosta da un buffa maschera, senza un preciso nome e valore. Al suo tavolo si era seduto un giovanotto alto e biondo, occhi azzurri con un sorriso praticamente perfetto, non lo aveva mai visto in vita sua, ma non appena cadde il fazzoletto per terra alla bellissima Anna, egli si chinò a terra per coglierlo e riconsegnarglielo. Con estrema puntualità, gli chiese il suo nome: -Io sono Anna D’Ubaldo, sono la povera fidanzata di Iker Martinez, quello spagnolo in fondo alla sala da ballo. L’uomo lanciò un sorriso bellissimo che fece innamorar la donna sempre di più: -Senti- Disse lui: -Noi ci siamo già visti da qualche parte nel passato, ti vorrei far ricordare chi sono da un’altra parte. I due salirono la scala principale, Iker non si era accorto di nulla e ancora attendeva il ritorno al ballo della sua futura sposa. Una volta raggiunta la porta, essi la aprirono e si ritrovarono su una stanza da letto arredata perfettamente, con tanto di letto con baldacchino. Lei entrò prima di lui, ma il giovane dall’aspetto schietto, disse: -Tua madre, te la ricordi?- La piccola Anna aveva avuto un trauma profondo con la madre, infatti la ricorda incatenata sul letto con un violentatore che la picchiava e gli tagliava i capezzoli con un coltello da cucina, il sangue scivolava lento fino all’ombelico, con un coltello il violentatore gli aveva aperto l’ombelico in modo quasi anormale e il suo occhio era stato cavato con una lama arroventata, che gli aveva lasciato una cicatrice fino alla bocca. La parte inferiore del seno era stato aperto a metà. Quei ricordi rientrarono nel cervello della ragazza come una botta in testa: -Sai, anche tua nonna, la tua bisnonna e la tua trisavola morirono così, misero al mondo i loro figli e un alone rosso coprì la loro gioia di vivere, penso che conosci Raimondo, Margherita, Giovanni, Nedo e Fiorenzo?- La donna conosceva tutti quei nomi, attraverso gli anni avevano composto la loro famiglia mandando avanti le imprese della famiglia D’Ubaldo, sempre con ottimi profitti: -Erano tutti della mia famiglia e… -Ognuno di loro era un diabolico, io sono la loro unione e se sposerai quello spagnolo, tu non potrai avere dei poteri demoniaci e noi non li avremo più, dunque dovrai sottoporti a quello che aveva subito tua madre!- La ragazza cominciò a tremare come una foglia, qualcosa la teneva ferma, senza accorgersene era attaccata sul letto, con delle catene che la bloccano, il suo corpo caldo e umido sarebbe stata stuprato per la tradizione di famiglia più strana del secolo. La lama arroventata era stata infilata nel bulbo oculare, gli urli sembravano inutili, nessuno la udiva, mentre quel coltello continuava a ferirgli la pancia e il seno, il capezzoli furono mozzati con un colpo secco e il liquido rosso gli scese fino all’altezza delle gambe snelle che donano voglia di scopare. La ragazza, stranamente cominciò a ridere, era una risata malefica e colui che voleva continuare la tradizione di stupri, smise, quella risata malefica era troppo bizzarra in una donna violentata: -Sai, sei stupido per continuare questa tradizione, come la sono stata io per mandar avanti l’azienda di famiglia D’Ubaldo- La donna si seduta con la forza degli addominali, con le catene andò a colpire il collo di quel tipo: -Contro il diavolo in persona, tu nulla puoi, sarai bandito in eterno, vivrai senza gambe per il resto della tua lurida esistenza!-


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