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lavoro pubblicato martedì 2 settembre 2003
ultima lettura giovedì 16 novembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La sindrome del sole

di Antonio Lo Gatto. Letto 1170 volte. Dallo scaffale Horror

Attento a scherzare sulle catastrofi o a dire cosa stupide ma traumatizzanti se si realizzano, perchè potrebbe diventare tutto realtà!!

Durante la giornata doveva portare una benda sugli occhi. Quel buio lo stavo privando del bene più grande, la vista. A scuola lo prendevano sempre in giro, giocavano a mosca cieca in quel modo, lui doveva sempre cercare i suoi compagni, che si nascondevano e lo facevano vagare nel buio per intere mezz’ore. Quella benda talvolta gli faceva pressione sull’occhio, dandogli un dolore quasi insopportabile e non poteva toglierla assolutamente, altrimenti la fonte della vita lo avrebbe ucciso. Adam Rickens, l’infame della scuola, cattivo in tutto e per tutto, si divertiva a stuzzicarlo, toccandogli la benda con le mani, rischiando di ucciderlo. Toccava e si allontanava per evitare i colpi che lanciava Richie con le sue mani, poi ridava guardando i suoi amici migliori, coloro che contribuivano allo scherno del semicieco. Proprio alla vigilia delle vacanze di natale, lui era seduto al primo banco, udiva le parole della sua insegnante di matematica, non la aveva mai vista, ma si chiedeva sempre come fosse vestita e di che colore fossero i suoi occhi, si chiedeva anche di quale colore fossero diventati i suoi, sapeva che da piccolo erano azzurri, accompagnati da una chioma bionda fino alle spalle, poi la madre non gli aveva più risposto a questo proposito, probabilmente era meglio che non lo avesse mai saputo. Per un ragazzino che non poteva vedere per “la sindrome del sole” aveva comunque dei pensieri, delle idee politiche e soprattutto dei sogni. Richie Bennon voleva suonare la batteria, sbattere sui piatti con tutta la sua forza per scaricare la tensione accumulatasi durante le lunghe giornate di terrore nel buio, senza che potesse aprire gli occhi per rifugiarsi nella luce. Capitò che stava suonando la sua batteria giocattolo e con le stecche colpiva all’impazzata il piatto, a forza di battere gli era venuto il fiatone, immaginava che quella fosse la testa del suo nemico quindicenne Adam Rickens: -Che ti possano spaccare la testa con un’accetta!- La madre era uscita di casa, perché non avrebbe tollerato questo atteggiamento violento, anche se psicologico. Il giorno dopo Il ragazzo si sedette al banco, isolato come sempre, viveva da solo sia a casa che a scuola, ma quel giorno, la donna che insegnava dietro alla cattedra, notò la meravigliosa assenza di Adam, nessuno sapeva cosa gli fosse successo, probabilmente la donna pensava alla fuga dallo studio per una mattinata, ma quando arrivò la notizia dalla segreteria della morte del loro compagno, un silenzio di tomba entrò nella classe, facendo udire solamente il battito del cuore di ogni ragazzo: -Gli anno spaccato la testa con un’ accetta!-disse l’insegnante mettendosi le mani tra i capelli, la voce del bidello che annunciava la tragedia faceva disperare la donna, che non voleva una tale fine per il suo allievo peggiore, anche se particolarmente odiato per il suo carattere, diciamo troppo esuberante. Richie non credeva a quello che era successo, era stato lui nel suo inconscio, era stato lui a voler che un’ accetta spaccasse la testa ad Adam Rickens. Per la sua scuola, c’era colei che era chiamata la puttanelle della 2°b, scopava chiunque gli passasse per la testa e amava il ritmo della discoteca, le dance erano il suo sangue e flash viola e azzurri erano le sue vene, che pulsavano a ritmo di musica, veloce e lenta che sia, ma la sua cattiveria era in testa alle hit parade di ogni scuola: -Ho una talpa nel mio orto che ci vede più di te- -Certo, io sono cieco, ma le talpe ci vedono pochissimo, ma ci vedono, se ti piace tanto la discoteca, perché non ordini al tuo cuore di andare a ritmo della campanella dell’intervallo?- La ragazza decise di prendere ulteriormente per il culo il suo amico cieco, dicendo le parole che la avrebbe rovinata: -Che il mio cuore possa andare a ritmo della campanella dell’intervallo- La risata successiva fece fare un ghigno divertito a Richie, che nessuno aveva visto perché la visuale del didietro della ragazza era migliore, a lui non interessava assolutamente. Suonò l’intervallo, Sabrina Richardson fu la prima ad alzarsi dal posto, ma non potette fare nient’altro, il suo cuore, cominciò a pulsare velocissimo, il sangue non riusciva più stare nelle vene perché troppo veloce il pulsare del cuore. Esso cominciò ad uscire dalla bocca, sporcando il banco e la sua migliore amica che gli era seduta accanto. La mano insanguinata andò a toccare la ragazza accanto a lei, cercando aiuto, ma quella che si era definita come grande amica, la lasciò cadere a terra, con il sangue che gli usciva dalla bocca, non si distingueva più quale fosse il sangue e quale fosse il rossetto. Tutte le ragazze urlavano senza più controllo delle loro corde vocali, i maschi erano increduli da quello che stava succedendo: -Urlerete in eterno!- Si udì la voce di Richie in tutta la scuola, gli urli cominciarono a sentirsi in tutta il quartiere americano. Richie allora si tolse la benda dagli occhi, mostrando qualcosa di orrendamente pauroso, occhi bianchi che fissavano il vuoto, ma lui si orientava perfettamente alla cieca, come sempre aveva fatto. Scese le scale della scuola, arrivò all’ingresso principale, tutti urlavano, ad alcuni cominciava ad uscire il sangue dalla bocca. Il ragazzo uscì fuori dalla scuola dicendo: -Fiamme!- Un fuoco immenso avvolse la scuola, luogo in cui aveva sofferto troppo, ora era lui che voleva vendicarsi. Un giovane, assieme alla ragazza, vide le fiamme che avvolgevano il plesso scolastico, udiva anche gli urli assordanti: -Probabilmente urlano per i miei occhi azzurro ghiaccio!- disse lui ironicamente sulla sciagura abbattutasi. Richie aveva udito le sue parole, le sue sarebbero state tremende, gli avrebbe tolto il futuro: -Che di ghiaccio siano!-


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