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lavoro pubblicato mercoledì 27 giugno 2012
ultima lettura giovedì 17 ottobre 2019

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Il mostro del Lago di Pontecosi

di Inhertitance95. Letto 819 volte. Dallo scaffale Fantasia

Toscana, provincia di Lucca, uno scettico ragazzo di città si trova faccia a faccia con una delle più grandi leggende della Garfagnana.

La nebbia cominciava a diradarsi, e la superficie del lago di Pontecosi rifletteva come un grande specchio la luce biancastra della luna.
Tommaso era seduto sulla riva, lo faceva sempre l'estate, durante le sue Vacanze in Garfagnana, stava lì con i piedi a bagno nell'acqua fresca del lago e di tanto in tanto gettava qualche mollica di pane alle papere che curiose gli nuotavano intorno e che, spesso e volentieri gli becchettavano i piedi per fargli capire che avrebbero gradito un po' del suo panino.
Quella sera però, forse per colpa dell'afa, una sottile nebbiolina saliva dall'acqua e si disperdeva lentamente lungo la superfice, le papere che si erano nascoste nei giunchi, da un pezzo avevano cessato di starnazzare.
Cominciava a farsi tardi, così decise di riavviarsi verso casa, poi però avvertì un tonfo sordo, come qualcuno che si tuffa in acqua, Tommaso voltò lo sguardo verso il lago, niente, forse era stata solo la sua immaginazione, eppure avrebbe giurato di aver sentito qualcuno gettarsi in acqua.
Tommaso sentiva i legnetti caduti dagli alberi rompersi sotto i propri passi incerti, poi girò di nuovo lo sguardo verso il lago e lo osservò per pochi istanti, qualcosa si muoveva nell'acqua.
Si catapultò verso la pallizzata che sovrastava la riva, la luce dei lampioncini sparsi lungo le sponde del lago gli rivelò ciò che mai e poi mai, nemmeno nelle sue più fervide fantasie avrebbe pensato di vedere.
Una sagoma serpentesca dal collo allungato e dal corpo tozzo emergeva dalle profondità del lago in tutta la sua grandezza, l'antica leggenda che suo nonno gli aveva raccontato era lì immobile, proprio davanti si suoi occhi increduli.
Le scaglie che ricoprivano il corpo della creatura rilucevano sotto i raggi argentei della luna ed erano di un grigio pallido, quasi bianco, una lunga serie di placche ossee evidentemente consumate partivano dal cranio e si dipanavano fino alla lunga coda terminante con una sorta di membrana simile a quella degli anfibi, l'enorme essere spalancò d'un tratto le fauci mostrando decine di affilatissimi denti da cui colavano lunghi rivoli di bava emettendo un verso molto simile al sibilo di un serpente, ma più roco e molto più vicino al ringhio di un cane.
Guardandolo bene nel viso serpentino notò che gli occhi, caratterizzati da uno strano color vermiglio, erano contornati da vistose cicatrici e pelle invecchiata, proprio come immaginava, perché se era proprio la creatura che aveva in mente, protagonista di così tante leggende e racconti tramandati dagli abitanti del lago, quel mostro come minimo aveva più di trecento anni.
Lo strano rettile allungò il collo nella sua direzione con un veloce scatto, Tommaso cadde all'indietro e il suo cuore prese a martellargli nel petto, e se lo aveva visto? Lo avrebbe ridotto a brandelli in una piccola frazione di secondo con quei denti così affilati; invece con sua grande sorpresa e sollievo, la creatura gli si avvicinò lentamente, fino ad avere la sua enorme testa (grande almeno quanto un letto singolo) viso a viso, lo squadrò con quegli occhi simili a tizzoni scarlatti e come fa un segugio quando ispeziona un boccone, lo annusò rumorosamente, il suo respiro assomigliava vagamente al rumore di un asciuga-capelli.
Ad un tratto il mostro, con lo stesso scatto con cui si era avvicinato a Tommaso, ritrasse il lungo collo ripiegandolo sul proprio corpo come fanno i cigni, e in una frazione di secondo si immerse di nuovo negli oscuri meandri del lago.
Tommaso non sapeva se urlare per lo spavento o per la felicità di non essere stato trasformato in un bocconcino in salsa per mostri marini, continuò titubante la strada verso casa, decidendo lungo il tragitto di tenere per se lo straordinario incontro con una delle più grandi leggende della Garfagnana, il terrificante mostro del lago di Pontecosi.


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