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lavoro pubblicato venerdì 15 giugno 2012
ultima lettura domenica 10 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LUX AETERNA, IL RITORNO - SECONDA PARTE

di Kartika. Letto 487 volte. Dallo scaffale Fantasia

Com'è possibile? Finora non avevo mai notato quella casa azzurra. Pensò dubbiosa tra sè.Davanti alla villetta c'era un ragazzo steso su un'amaca sotto l'ombra di una pianta d'oleandro, rigirava tra le mani uno dei vistosi fiori e n...

Com'è possibile? Finora non avevo mai notato quella casa azzurra. Pensò dubbiosa tra sè.
Davanti alla villetta c'era un ragazzo steso su un'amaca sotto l'ombra di una pianta d'oleandro, rigirava tra le mani uno dei vistosi fiori e ne accarezzava i petali. Quasi come se ne avesse avvertito la presenza si voltò verso di lei e alzandosi con scatto felino le venne incontro.
Inizialmente Laila notò la sua figura alta e slanciata. Osservandolo da quella distanza, oltre al portamento elegante, riusciva solo a constatare che aveva i capelli neri come la più profonda delle notti. Man mano che le si avvicinava cresceva in lei uno strano turbamento, sentiva che se l'avesse conosciuto niente sarebbe più stato come prima. Avrebbe voluto andarsene ma le gambe erano come paralizzate, incapaci di muoversi.
E ora era lì, di fronte a lei, affascinante come solo certe tentazioni sanno esserlo.
Alcuni ciuffi corvini gli ricadevano sulla fronte andando quasi a coprire gli occhi verde metallo leggermente a mandorla. Il suo sguardo era come assente, lontano, perso in un mondo remoto.
I lineamenti, così affilati e spigolosi, le ricordavano la lama di una spada d'acciaio pronta a tagliare in due ogni cosa gli si avvicinasse troppo.
"Ti piacciono i miei oleandri?"
Domandò lui continuando a giocherellare con il fiore.
"Sono bellissimi."
Furono le uniche parole che riuscì a pronunciare.
"Già, meravigliosi... e letali. Non farti ingannare dall'apparenza, ogni parte è velenosa."
Staccò una foglia dalla pianta, la stropicciò e gliela mise a pochi centimetri dal naso.
"Profuma di mandorla, non è vero?"
Cercò di afferrargli il polso con l'intento di avvicinarlo per sentirne meglio l'odore, ma lui, con una mossa fulminea ritirò il braccio.
"In quantità elevate porta alla morte per collasso cardio-respiratorio - la fissò in un modo che Laila non riuscì a decifrare, era forse uno sguardo ammiccante o piuttosto di sfida? - allora, pensi veramente che siano bellissimi?"
Rispose lanciando un'occhiata al fiore che teneva ancora tra le mani.
"Se è tanto tossico dovresti smetterla di toccarlo, non ti pare? Comunque adoro le campanule blu che incontro a metà strada per venire qui nella Valle dei Tramonti, la loro forma rivolta verso il basso mi suscita una triste tenerezza".
Il ragazzo si mise a ridere di gusto, rideva come se non lo facesse da una vita.
"Cos'è che ti fa ridere tanto?"
"È che hai un aspetto così angelico e delicato, non si direbbe che sei attratta dal pericolo".
Sentì l'imbarazzo salirle alle guance e una sensazione sconosciuta allo stomaco.
"Perchè, vuoi forse dire che pure le campanule blu sono velenose?"
"Vengono anche chiamate le campanelle del demonio, secondo un'antica leggenda chi ne sente il tintinnio è destinato a morire in breve tempo; ma è pur vero che questa è solo una delle due versioni del linguaggio dei fiori. L'altra sostiene che siano il simbolo della perseveranza in quanto crescono in luoghi in cui altre piante non sopravvivrebbero".
Spiegò lui, fissando un punto nel vuoto, lontano.
Si sollevò un'improvvisa gelida folata di vento, davanti agli occhi le apparve la magnifica ed evanescente figura di Sylphie, in tono preoccupato la intimò di andarsene via.
La ignorò completamente.
"Ho deciso, terrò valida la seconda versione! Ma tu vivi qui tutto solo?"
"Sono nato per essere solo".
Il verde metallo dei suoi occhi si fece più scuro, Laila lo percepì immediatamente.
"Abiti qui da molto?"
"Penso che ora sia meglio andartene a casa o tornerai a notte fonda. A presto piccola curiosa!"
Le rivolse un sorriso, breve e abbagliante, un lampo.
"Mi chiamo Laila, dimmi il tuo nome".
"Blake".
Alzò il braccio sinistro per salutarla, il movimento fece ricadere all'indietro la manica della camicia. Non era ancora abbastanza lontano per impedirle di notare che sull'avambraccio aveva una strana macchia, una voglia bluastra.
Sulla via del ritorno, all'ingresso nel bosco, la fata dell'aria, fece nuovamente la sua comparsa, questa volta preceduta da un fresco venticello e un candido bagliore.
"Quel ragazzo emana strane vibrazioni, è molto ambiguo e le mie percezioni al suo riguardo sono tutt'altro che positive. È meglio che tu gli stia lontana, è per il tuo bene.
Ricordati sempre che tu ed Oliver siete gli ultimi discendenti della stirpe dei luminosi. Nel giorno della morte dei vostri genitori io sono stata scelta da Fata Natura per vegliare su di voi, proteggervi e sostenervi con l'ausilio delle fate dei quattro elementi. La Terra della Luce ha bisogno di voi per poter splendere. Laila ti sto dicendo questo con tutto l'amore possibile, sei come una figlia per me".
Quelle parole fecero breccia nel suo cuore riempiendole i grandi occhi di lacrime commosse. Infilò la mano nella sua tracolla di stoffa con l'intento di prendere un fazzolettino che sua mamma aveva ricamato pochi giorni prima di lasciarla per sempre, ne estrasse però un foglietto piegato in quattro.


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