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lavoro pubblicato giovedì 14 giugno 2012
ultima lettura sabato 20 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL CAPITANO E IL SUO REVERZO

di gartibani. Letto 533 volte. Dallo scaffale Fantasia

CCFurono le distese di girasoli, le candide gole tra le montagne, il distacco di un dirupo, una fotografia mal appesa storta, nella parete sempre ...

CCFurono le distese di girasoli, le candide gole tra le montagne, il distacco di un dirupo, una

fotografia mal appesa storta, nella parete sempre uguale, che lo riportarono tra noi.

Imparò ad ammucchiare la neve e a soffermarsi a gustare gli aromi della vita. Si scoprì

affascinato dalle nuove tecnologie e si mise sapientemente a lavorare a qualcosa di diverso e

interessante, pensò come preservare la memoria dell'umanità, quella di semplici individui, i

più normali che completavano con le loro storie ed il loro vissuto quotidiano, tasselli di

memoria.

Creò un sistema, accessibile tramite internet, che ti permetteva di dare una sequenza logica e

temporale agli avvenimenti, permetteva di preservarli, di lasciarli in eredità ai posteri, di

stabilire autonomamente i tempi ed i modi per farlo, di invitare altri a condividerli; non solo

scritti, ma foto e video, registrazioni della voce; che poteva essere sfogliato come un libro e

trasmesso o postato come si dice oggi, Lo chiamò: MemoryDome, la Casa della Memoria.

Assomigliava alle balene o agli spazzaneve che sollevavano grandi cumuli di neve, ruotando i

loro spazzoloni in fuga.

Nella sua fantasia di emozioni o nella sua stupida storia di soprabiti dimessi si

concretizzavano tante verità disuguali, una mezzaluna nel cielo a registrare il giorno e ogni

attimo della vita umana.

Ne ebbe il copyright.

Aveva davanti finalmente qualche giorno di lavoro assicurato, in quel suo perenne divagare e

non essere mai padrone di ogni suo sentimento, perché ogni volta pressato dalla furia dei

bisogni primari.

L'inverno se ne andò e lascio un leggero sole meridiano, nel ronzio dell'orecchio; il Capitano

cercava di tappare tutti quei barattoli aperti, quelle fughe d'acqua dai tubi, quell'andare e

venire di persone sconosciute, sgranando una sensazione di magia e una sequela di discorsi

insensati.

Così apparve ai suoi occhi GANGA, il fiume sacro, che veniva da lontano, scendeva dalle

innevate vette della catena montuosa e come una marmellata si spandeva nelle terre portando

il limo riparatore.

Ancora talco nel centro del tavolo e un sapore d'incenso permeando l'aria. Sono venuti a

cercarlo a casa,nel suo flacone crepato, nella complicità dell'immagine, indecifrati messaggi di

parenti e amici, una supponenza anonima.

Poi s'insinuò una crepa, la giugulare intrappolata nei fossili di ossido, altre labbra tra scorie

di ceneri e strade smerigliate di metalli fumanti.

Cosa andavano dicendo gli uomini ? Cosa avevano inventato per scomparire ?

Ognuno di loro pretendeva di avere un sigillo per il futuro.

Si scoprì magro, devastato dalla lunga e folta barba, indossata una tonaca e nel centro di

Santa Maria Novella, come un emissario del Signore, dentro il confessionale che aspettava di

udire cose inconfessabili. Voleva partire missionario, eppure invece in quel di Firenze, aveva

legato con Daniela, la ragazza quasi trentenne che lo istruiva nella lingua inglese.

Era l'unico seminarista che aveva libera uscita a quei tempi, scendeva da Fiesole per andare

in città nel pomeriggio alla sua lezione e poi tornava in seminario la sera tardi.

Daniela era una donna succosa, abituata a maneggiare i sacerdoti, si diceva fosse l'amante di

un Cardinale, invece era innamorata alla follia del Capitano. Tutte le volte la loro lezione

finiva travolta dai sensi, in un gioco sempre più spinto, del quale lei poi si pentiva, maledendo

le tentazioni di Satana e lo costringeva a lunghe preghiere di riparazione.

Poi veniva a trovarlo al Duomo per confessarsi e riproponeva durante quelle lunghe

confessioni, le scene e gli ardori dei peccati sessuali che aveva compiuto con lui.

Lo accompagnava in macchina al ritorno in seminario e lo aspettava ansiosamente fino alla

prossima lezione. Daniela era piena di soldi, indipendente, colta, raffinata. Era come una

manna caduta dal cielo. Ma poteva essere sufficiente per il Capitano ? Lui non agognava le


cose troppo facili, doveva comunque complicarsi la vita ed infatti, quando sembrava giunto il momento di dare un senso a tutto ciò e concludere felicemente quella storia, s'inventò uno scandalo e fu cacciato dal seminario maggiore e abbandonò precipitosamente Firenze per non

rivederla più.

Gli rimasero le numerose pipe che lei gli regalava e si consolò con il profumo del tabacco

intrappolato in quelle misture aromatiche.

Lasciò l'Italia ancora una volta, Parigi, Amsterdam, Montreal, San Francisco, per finire a

Punta Arenas, pronto a salpare per Capo Horn.

Ormai era sempre nascosto e volava raramente nella mente, rimaneva pratico e crudele a

guardare le innumerevoli vittime dei suoi disastri. Gli alberi rimbalzavano contro gli angoli

dei venti impetuosi e quella barca di 18 metri, sembrava così fragile davanti all'immensità di

quel mare blu notte, profondo e mai acquietato. Le labbra dell'equipaggio, tutti marinai

provetti, risucchiò il suo midollo osseo, lo sbalzò sul ponte a prua, dove il genoa reggeva a

mala pena il vento, chiuse le braccia e strangolato il cuore nell'impeto furente delle onde

immense nei venti contrari, i sette ruggenti.

Si sentii come un DIO, guardarlo in piedi era come sfiorarlo e dominare il suo orgoglio e la

sua supponenza, l'oggetto della sua sfida, il mare, nella sua figura imponente ed intera sullo

sfondo opaco del cielo pieno di grigie nuvole cariche di tempesta.

La barca caracollava, una pattuglia di sbandati, tra i residui umani, teneramente racchiusa

nella mano di Nettuno, e sparsa come un orgasmo nella liquida presunzione dell'acqua

invadente e mostruosa. Mille articolazioni di radici ed erbe maligne, mille rivoli di scandagli e

lotte serrate, finalmente dissolte nella febbre lunare.

I fulmini al ritorno e l'acqua che spezzava le membra intirizzite e che sferrava il viso

intrappolato nell'angusta cavità del cappuccio. Le mani ferme sul timone, che invece

preferiva andare per conto suo, ora a destra ora a sinistra, quasi a cancellare la speranza del

sopravvivere.

Finalmente giunsero al sicuro, oltre la rada appena delineata, nel porto e tutto sembrò

fermarsi per un attimo infinito, come l'insana sequenza di un film, sprangato il portone del

cuore.

Tutti scesi a terra sputarono, era per scaramanzia e quella notte con i fuochi accesi,

segnalarono l'impresa, rimasta fedele a loro stessi, contro tutto e tutti, per avere qualcosa da

raccontare ai nipotini nei futuri tradimenti dell'inverno.

Capitano, un cappello tutto nero nel cielo.

Dicono ci sia il distacco di una parete,una frana, uno smottamento della roccia, l'aria che

colpisce a fondo l'impersonale rumore delle cose tenute in vita dalla presenza umana, il

distacco della retina, la morte di un animale, gli 8 metri previsti e suggeriti per legge per la

cuccia di un cane, superstiti degli ultimi cataclismi; invece siamo qui, appena un metro per

ognuno, dove la felce costruisce amache di rizomi, nel puzzo delle nostre presenze, lungo le

celle allineate e strangolate dal grano, coperti dall'ottusità del mondo, dalle sue regole prive di

ogni ragionevolezza, inventate per sopprimere e limitare.

Soltanto il DNA può lasciare una traccia indelebile e progressiva che si perpetua nel tempo, lo

stupore di quel dialogo col Poeta Neruda, seduti accanto alla campana, sulla spiaggia in

quell'autunno flebile e burrascoso.

- Chile è un come un ombelico da dove è sorta la forza e la tenacia della Araucaria-
Diceva Neruda, mentre lo invitava a guardare il mare.

Per il Capitano, all'inizio doveva essere una semplice intervista, ma il DNA può rivelarsi significativo anche per il progresso della specie, e il DNA di un poeta è cosa rara.

- h h o cominciato leggendo i sonetti d'amore, erano come confessioni dell'amore ma anche
della terra Chilena -


- cecertamente, il fulcro è la donna, ma la donna è come la madre terra, come lo sconvolgimento delle stagioni, come il tepore e l'uragano. E' il senso del mondo.

- Ii immagino che tutta la sua poesia sia ispirata a questa agguerrita tenacia che emana il suo paese, adesso per esempio, queste onde irruenti in questo mare indomito...-

- S sappiamo entrambi, tu ci sei vissuto e puoi sentire la voce dei venti contro la campana, l'ho fatta mettere apposta per non dimenticare mai il loro suono sempre diverso.

Chile è la metafora della rinascita, del continuo evolversi dei tempi, e la lotta gigantesca tra il bene ed il male che si gioca nel contrasto della natura. E' lo spettacolo del mondo.

Rientrarono in casa, perché il vento cominciava ad alzare la sabbia ed era quasi impossibile tenere gli occhi aperti.

Miele e zucchero nel mate ed il messaggio profondo del camino acceso. Era come un massaggio profondo che si insinua nei muscoli, nei punti chiave.

Avrebbero trascorso un'altra vendemmia per gustare la chicca e cantare a squarciagola le canzoni di Violeta Parrà.

« Gracias a la Vida ", vero la vita ci aveva dato tanto, quel gusto per il bello, la soddisfazione di guardarsi intorno, la possibilità di viaggiare, quell'incavo invalicabile dove i valori si sedimentano.

Ricordava la leggenda del Caleuche, la nave fantasma, la nave nera che navigava durante la notte illuminandosi di colori argentei durante le notti di luna piena. La nave che i pescatori temevano e nello stesso tempo agognavano d'incontrare. Imbattersi con il Caleuche era un segno del destino, una sfida titanica, qualcosa di grande da raccontare ai nipoti. Era quella la spiaggia, vicino a Santo Domingo, dove quella donna bionda era stata scaraventata dai marosi verso riva, dove era rimasta immobile, come morta. Invece il mattino un giovane pescatore l'aveva rianimata e portata con se. L'aveva curata, rifocillata, vestita e guardandola negli occhi si era perso per sempre. L'idea era stata sua, era impazzito d'amore

In quella finestra del tempo dove si gode una concentrazione assoluta. Aveva sfiorato le sue labbra e davanti a quel succo insaziabile si era sfinito, rappreso, acceso come un incendio, nelle pulsioni e negli istinti abbracciandola nel panico d'agosto e sentendo dentro le sue carni Il pregio del dolore conficcato nei due.

Ma come fare a denudarsi ? a perdere il ritegno? A lasciare nel panico il pudore? Lei impenetrabile lo attrasse a se, nell'onda che fruga i relitti, nella gara del tempo che sempre si rinnova e Io immerse nel mare. -Sono solamente ciò che tu tocchi- ripeteva

Interrogati i gabbiani, gli squali crudeli, i pirati assassini, come un unguento che si respira e ci imbratta il corpo, quasi a non fidarsi della pelle. Lo annegò e scomparve nel mare per sempre.

Ora solo lo stridere delle cicale, interminabile presenza, dove ogni cosa si fa piatta e

fragorosamente declina.

Due kg di cocaina, residuo dell'ultima partita, nascosti nel paraurti anteriore della macchina.

Una puntata al Casinò a Barcellona, due donne pagate bene nel diniego assurdo della loro

biancheria trasparente. Per un attimo vivere alla grande, sentirsi potenti e invincibili.

L'assoluta necessità di conservare per un'ora una via di accesso al mondo, cullando

l'inestricabile propria solitudine.

Si stringe l'anima e frana l'idea di quanto si possa essere soli in quel mentre.


Nel mio caso posso solo dire, che siamo insieme da 32 anni. Eppure durante il viaggio di ritorno, Claudio ebbe un presentimento. Voleva fare una strada secondaria, otto ore perfette di viaggio, invece presero l'Aurelia, avrebbero litigato tutta la notte tenendo il punto. Sta di fatto che furono fermati. Le loro spiegazioni inconsistenti. Erano già stati tracciati, sicuramente intercettati e venduti da qualcuno. Adesso sono in attesa della condanna.

Qui, ogni notte vi sentite al tempo stesso protetti e protettivi, è come abbracciare se stessi

nell'improvvisa pioggia, in questo disordine imposto, dopo questa fretta di fare e volere che

non conduce a nulla.

L'amico usciva da una curva, il sole a picco le cancellava la pista. Non aveva bevuto, non

fumava in quel momento, non parlava al cellulare, l'andatura era quella consentita sui 90

orari. Ma proprio in quel riposizionamento, stretto il volante, nel tentativo di frenata, non

vide quel bambino in bicicletta e Io investì in pieno.

Sbandò, rimase fermo nel declivio del bordo della strada, le gomme fumanti. Scese, lo guardò,

lo riconobbe, era il figlio di un vicino; lo toccò, prese il cellulare e chiamo i soccorsi.

Suona oggi la sveglia sul suo comodino.

- mi svegli alle sette e un quarto, per favore-

- - ve bene -

La prima piega quando si alza è un aeroplanino di carta, metodicamente solleva un triangolo

del piumone e rifà il letto. Ha due bambine piccole.

Tutto il piccolo paese si è scagliato contro di lui, come la maggior parte degli uomini, quando

si sente colto in fallo si arrabbia. Ma lo merita tutto questo ?

E' vero, non potrà mai dimenticare l'accaduto, anche perché voleva bene a quel

bambino,tante volte lo aveva fatto divertire e incontrato. Ma meritava tutto ciò, essere

additato come un assassino.

Un aroma di giardini, la vita fresca e immutabile, il tono della voce gentile, quasi imbarazzato

dall'aria che scorre nelle cavità nasali.

I genitori cercavano di scaraventare ad altri il loro senso di colpa, quella presunta
disattenzione che aveva permesso al loro figlio, di correre quel pericolo. La loro noncuranza e
trascuratezza. Il non essere stati sufficientemente vigili e accorti.

Non si lascia un bambini di quell'età andare in bicicletta per una strada così trafficata.

Perciò il processo è andato a senso unico, si doveva fare giustizia e nel male provocato,

irrompere duplicando un altro mele; occhio per occhio...

Lui sostiene che anche tu russi, ma tu non gli credi.

Avventure, visioni imponenti,catene montuose e mari, tutto si limita a svanire nel suo corpo,

dove si avvinghia la vita nella speranza di andare oltre.

Tutto finirà, anche per lui ci sarà una nuova vita, lasciato questo luogo di amarezze, dove il

dorso del piede ritroverà le lenzuola per scoprire un'altra notte insonne, dedicata a pensare il

come ed il quando.

Sento al telegiornale: - albanese alla guida di un fuoristrada, contromano imbocca

l'autostrada e si scontra frontalmente con un macchina di turisti francesi, tutti morti sul

colpo. L'Albanese illeso, tasso alcolemico sopra la norma, ai domiciliari. -

II sonno è il contrario della morte.

Ma qui il sonno e la veglia sono la stessa cosa.

Scorre suntuosa, languida e lenta, la giustizia e i modi della sua applicazione.

Il Capitano e la sua compagnia ormai doppia. Suona il Sassofono tra le spighe di grano,

nell'azzurro della sua nudità pallida.



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