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lavoro pubblicato mercoledì 13 giugno 2012
ultima lettura martedì 10 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL CAPITANO E IL SUO REVERZO

di gartibani. Letto 630 volte. Dallo scaffale Fantasia

Segue : IL CAPITANO ED IL SUO REVERZO Romanzo Il passaggio era tetro, umido,penetrava nella terra formando labirinti incontrastati e p...

Segue : IL CAPITANO ED IL SUO REVERZO




Romanzo

Il passaggio era tetro, umido,penetrava nella terra formando labirinti incontrastati e permeati

da gallerie di segrete, IL Capitano faticava a percepire la stessa tenerezza. Lo stridio acuto

cedeva il passo ad un rumore più lento, un suono quasi un gemito, bruscamente spinto verso

l'aria e la luce, dove due o tre uomini in piedi erano appesi. C'era una apertura sul soffitto,

nei raggi fragili penetranti e amorfi, i corpi nudi, i tratti irriconoscibili sotto il sangue pesto,

mentre colava altro sangue fresco, sul pavimento di escrementi ed urina.

Quale volto poteva esserci ancora, nell'urlo soffocato delle labbra, freddato nell'attimo di

andare, dove quelle urla faticavano a spegnere l'inclemenza del tempo.

- sono i traditori e gli assassini -

ma la voce era tutto il verde intenso di quel mondo sommerso, dove i mobili insozzati

tradivano i vanti delle torture. Ho sentito dalla mia bocca il calore del vomito e l'odio salire

inarrestabile, ma l'impotenza era tanta e mi colse quel malore oscuro del desistere.

Ero in piedi e sono caduto in ginocchio.

Ma il Capitano era così freddo che il vino della caraffa appannava il vetro.

Mi parlò del Padre, quando fu ricevuto in udienza privata da Papa PIO XII per ricevere la

benedizione per quella spedizione Vaticana verso l'America del Sud, era il 1948 ed il Capitano

aveva appena un anno.

Suo padre partì con quasi 48 milioni di lire, una fortuna; 50 contadini dei castelli e le loro

famiglie, due frati, Padre Lino e Padre Gaetano, le statue dei Santi, Santa Rita da Cascia e

San Francesco e Sant' Antonio da Padova e altre statue di Madonne ed il grande crocifisso

ligneo. Due suore, Suor Matilda e suor Anna e tutto l'occorrente per costruire la Chiesa e dar

vita al villaggio. Gli accordi con il Governo dell'Ecuador erano chiari e quando dopo 28 giorni

di viaggio marittimo, arrivarono al porto di Guaiaquil, furono ricevuti dal Nunzio apostolico,

il Cardinale Baggio e dalle autorità del governo.

Il Padre era Cavaliere e Commendatore della Santa Croce di Antochia e aveva il potere di

nominare a sua volta altri commendatori, cosa molto gradita ai notabili del posto.

Ma in quel paese infido i governi cambiavano ogni anno e perciò gli accordi venivano

continuamente discussi, era un percorso senza fine.

Il Padre si ammalò, di una rara malattia tropicale, senza antibiotici, allora c'era solo la

penicillina, la degenza si allungò nel tempo. Fu grazie a sua madre che le cose si sistemarono,

lei prese le redini della casa e della situazione. Organizzava continuamente cene e ricevimenti

per i notabili del posto, che pagavano per avere il titolo di Commendatori e mise su un Atelier

di Alta Moda per le signore dell'alta società, molto apprezzato da tutti.

Naturalmente, molti dei contadini vista la situazione preferirono ritornare in patria, altri

invece si stabilirono in quelle terre poco ospitali al confine con la foresta.

Padre Gaetano, che diceva di sentire il diavolo trascinare le catene la notte, si sposò con una

ricca Panamense di mezza età e se ne andò. Le Suore rimasero con Padre Lino nella Chiesa

appena costruita.

Il Padre, non poteva certo accettare il fallimento dell'impresa e perciò non tornò in Italia,

mise su una società di Import Export, grazie alle sue numerose amicizie, società che

importava da uno spillo ad un aereo, aveva tra l'altro la rappresentanza dell'AerMacchi,

della Singer, della Guzzi, della Lancia, della Mitsubici.

Le cose andavano a gonfie vele, il Capitano poteva permettersi gli studi ed ogni capriccio.

Ricorda un natale in cui la Mitsubici inviò due conteniers da 70 piedi l'uno pieni di giocattoli,

quei giocattoli moderni; i robot con le batterie, e le macchine che accendevano le luci.

Furono lasciati in giardino, visto il volume e la quantità. Il Capitano invitò tutti i suoi amici e

tutti i bambini del quartiere a prenderli, fu un gesto memorabile, ricordato a lungo, nel paese.



Il Capitano era solito andare a giocare per strada a pallone e a fare delle gare con i pattini

rotelle, nel loro fascino elettrico.

Cercò allora un segno sul suo corpo, frescura della sera, fino ad annegare posseduto nel suo

ego.

Paura di doppiare capi lontani, paura di sparire in un secondo, di lasciare una fotografia a marcire in una spiaggia remota.

Come il cadere di un angelo nel cielo d'autunno, nelle cose create per vivere, nei ricordi

induriti e maturi, ReverZo aveva già due figli. In quello specchio duplice e lucente, dove il

Capitano soleva sostare per rimanerci nei periodi bui, ReverZo dirigeva una società a Roma,

aveva appena acquistato il Centro Palatino, vecchi studi della Rizzoli film, con l'idea di farne

un grande centro di produzione televisiva.

Loredana apparve in quel periodo, segretaria personale, in quel tubino fucsia che l'avvolgeva

rivelando la natura del suo corpo misterioso e inviolabile.

IL Capitano non perdeva occasione per chiamarla o per sporgersi dalla stanza a guardarle la

gambe e il sedere quando si allontanava. Quella donna lo intrigava in quell'ombra che gli era

rimasta attaccata e nella voce suadente e sensuale di lei, che compita ubbidiva alle sue

richieste.

Aveva un fascino speciale ed era tormentata da un rapporto logoro con un uomo più grande

di lei. Capitò l'occasione in ascensore, nel febbraio innevato di quell'anno particolare, Il

Capitano gli chiese di iniziare quella relazione, di lasciare quell'uomo.

Rimase per giorni ad aspettare trepidante la telefonata di lei, che gli avrebbe detto di sì

Telefonata che finalmente arrivò.

La convinse a guidare la sua macchina, perché lui non aveva la patente e a venirlo a prendere

tutte le mattine sotto casa.

Divenne un amore travolgente, curioso dei sensi, affascinante, nel nero dei suoi occhi come in

uno spartito di musica, disegnando i loro nomi nell'intrico dei rami.

Amore passionale ed erotico.

Lunghe passeggiate nelle spiagge deserte dell'inverno, alberghi lussuosi dove consumare la

loro passione, viaggi interminabili e corse in macchina verso luoghi remoti.

Una casa tutta per loro, da arredare e da vivere, nel lento passo dei legni antichi.

L'uomo che ruba i suoi giovani anni e la sua gioiosa allegria.

Il culmine fu a Venezia, al Danieli, nei marmi e nelle stoffe di raso di quella stanza

Si consumarono notti interminabili d'amore e di avidità sessuale.

Che si riaprivano puntualmente attraversando la Piazza, in un locale speciale dove andavano

a cena, davanti ad un pianoforte suonato con maestria.

Quella notte piovve, sulle linee diritte dei campi maturò il respiro e l'odore della polvere

bagnata, dove l'aria distratta penetrava le calli e i monumenti invadenti.

Loredana era come un fiore d'iris e un glicine che esplode nell'alba di piogge dorate contro le

vetrate delle cattedrali, la beatitudine del suo corpo mai sazio e inverecondo, dove l'ardore e

la calura diventavano complici di un unico istante, tra le porte profonde e suntuose,

nell'incavo maturo delle sue cosce frementi d'impossibile.

Gli regalò la chiave di un appartamento e mentre partecipava alla Biennale di Venezia,

intuendo i suoi indumenti variopinti e permeati di fragranze orientali, si spogliò davanti al

grande specchio fino a riscoprire l'ossessione del futuro.



Quali meraviglie e infiniti avvenimenti incommensurabili erano intrappolati per sempre negli

occhi del Capitano, forse per via di quegli occhiali che scrutavano il mondo da parte a parte

trafiggendo il posto delle diffidenze.

Era impensabile raccontare agli altri. Mai avrebbero potuto capire e compenetrarsi nel

bruciore di quei artifici, in quell'anima sempre tesa a vagare senza tregua, dove molta gente

stazionava ancora con l'ombrello sotto il braccio in attesa della pioggia.

Pensare si trasformava in uno slancio gravoso, e le parole erano pesanti, pronunciate con

parsimonia. Come spiegare, che sarebbe stato bello un pranzo tutte insieme con le sue donne,

0 assiepare alla fermata dell'ultima metro i suoi numerosi figli, o alzare lo sguardo oltre
l'arancio fiorito, nel fresco verde lasciato a morire dopo le ultime battaglie.

IN questa camera ora, dove dormono in cinque, sconosciuti e appartati, ognuno nel proprio segreto, non era possibile prendere sonno.

1 passeri stonati, sostituiti dai piccioni invadenti, nel riverbero delle luci sempre accese, e nella
monotonia delle sbarre chiuse, preso sotto braccio il guanciale, per cercare il fresco e la pace.
Il vento come se avesse capito di cosa si tratta, and
ò a fare un altro giro, verso le alture, dove
scorreva l'airone nel suo volo indiviso.

Probabilmente non è importante, ma il Capitano è sempre accanto al semaforo,come un

animale osceno, che si accendeva e spegneva infinite volte, falsamente deputato a rendere

schiavi i passanti del tempo.

La volontà di cancellare la coscienza della vita.

Bisogna dire che in questi ultimi tempi, le voci che si rincorrevano, risuonavano e poi si

smorzavano nelle nebbie della mente del Capitano, come impacciati risvegli.

Un uomo si alzò e tento di offrirgli una sigaretta.

Un altro tentò con l'inganno di indurlo a confessare

Il terzo lo provocò

Il quarto parlò male di lui

Il quinto lo derise.

Tutto inutile il Capitano era già in mare, oltre lo spaccato del mondo, oltre la città smarrita

nella neve, dove i tram erano fermi e a piedi ci si apriva una pista, cancellata nell'immediato

di uno sguardo verso il vuoto.

Vi ricordate ? Il Capitano indossava un poncho, grigio e nero, di pura lana, annodato da uno

spillo di legno fatto da lui stesso tagliando il capo di un appendiabiti e poi dipinto, aveva i

sandali ai piedi.

Quel mattino affollato, nel centro della sala congressuale, entrò come sua abitudine, e tutti si

voltarono smarriti. Salì sul palco, parlò ed il suo intervento semplice ma concreto, pieno di

meraviglie e di speranze, piacque.

Mentre si accostava ad un filo di luce, trascinato dall'applauso di tutto il congresso in piedi, la

sua ombra rifletteva i valori depositati nei mesi in altre mille sale del mondo. Afferrata la

dignità umana e la gioia di essere portatore di verità.

Fu eletto all'unanimità in spregio ai dettami dei partiti, contro la volontà delle caste e Cesare

Zavattini lo invitò a casa sua, c'era anche Marco Leto, scrissero la prefazione per i suoi libri.

Appese alla finestra la città e la sostituii con un foglio bianco, con quelle linee quasi cancellate

che deturpano il paesaggio ed invadono la calata della notte.

L'idea di un uomo avuto e riavuto per dieci lunghi anni, quasi sommerso nella tasca

dell'impermeabile, dove le rose non hanno ne nascita ne morte e puramente sopravvivono.

Si sentiva confuso, per un istante, spostato di grado, nella rotta più volte tracciata, le vie e i

corsi dei fiumi aprivano infinite possibilità di cambiamento ed il perdurare del tempo

scarniva le sue certezze, annullava la gabbia dove se ne stava rannicchiato ad aspettare di

poter fuggire da quei muri dove era imprigionata la sua vita.



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