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lavoro pubblicato sabato 2 giugno 2012
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Lux Aeterna

di Kartika. Letto 855 volte. Dallo scaffale Fantasia

Per Laila l'unico contatto con il mondo esterno era rappresentato da una minuscola grata attraverso la quale filtrava la tenue luce di una perenne luna piena. In qualche remota parte dei suoi ricordi sapeva dell'esistenza del sole; per quanto si sforza.....

Per Laila l'unico contatto con il mondo esterno era rappresentato da una minuscola grata attraverso la quale filtrava la tenue luce di una perenne luna piena. In qualche remota parte dei suoi ricordi sapeva dell'esistenza del sole; per quanto si sforzasse non le era possibile visualizzarlo nei pensieri.
Nel suo presente non vi era altro che un'infinita lugubre notte, soffocante come la solitudine che le toglieva il respiro.
La sua stanza era enorme; al centro un letto a baldacchino con lenzuola di seta nera, tutta la parete sul lato destro era occupata da numerosi scaffali colmi di libri di stregoneria e magia nera, tutti molto antichi e alcuni scritti in una lingua sconosciuta.
Laila s'impose di evitare di rivolgere lo sguardo verso il soffitto, era troppo inquietante l'immagine dipinta: un mostro grigio senza occhi, ricurvo su di se, con una falce stretta fra le mani.
Aveva appena deciso di coricarsi a dormire per mettere a tacere il suo dolore quando sentì scattare il lucchetto della porta intarsiata della sua stanza da letto.
Apparve, come una visione spettrale, la donna che diceva di essere sua madre; Laila soffriva fino sentirsi l'anima dilaniata, non riusciva ad amarla come una figlia è normale che faccia, questo la faceva sentire profondamente in colpa, non riusciva a perdonarselo.
Erano così diverse: Laila possedeva una carnagione color bronzo, labbra carnose, grandi occhi nocciola e una folta chioma di ricci rosso rame; la madre, invece, era di un colorito grigiastro, gli occhi due fessure così piccole da non riuscire ad individuarne la tonalità, il naso appuntito come una lama e con la sua sottile e violacea bocca sentenziò:
"Fra otto ore, sulla montagna degli spiriti maledetti verrai iniziata; purezza, innocenza e luce ti abbandoneranno. Quando il rituale avrà fine, la tua anima diverrà nera e pronta a unirsi in matrimonio con Druxen".
Laila sgranò i suoi grandi occhi terrorizzata e implorò singhiozzando:
"Noo, madre ti prego, ho paura! Non voglio andare su quella montagna e non voglio sposarmi!"
L'algida donna la guardò con disprezzo zittendola con voce cupa:
"Come osi? Piccola, insignificante ragazza?"
Si avvicinò al viso di Laila tirandole i capelli e costringendola ad alzare gli occhi verso quel dipinto che tanto la spaventava.
Si sentì scaraventare a terra e in preda al panico non si accorse che molto velocemente la madre se n'era andata richiudendo la massiccia porta con il lucchetto che la teneva prigioniera.
Disperata andò a rannicchiarsi sotto la grata con il volto nascosto fra le mani. Era certa di non avere via di scampo; la sua disperazione divenne un pianto straziante, avrebbe preferito la morte anzichè l'immediato futuro che l'attendeva.
Improvvisamente una leggera brezza le sfiorò la testa come una dolce carezza consolatoria.

"Piccola mia non angosciarti, devi solo avere fede, sono qui per aiutarti".
Una voce armoniosa e delicata lenì per un istante le sofferenze di Laila che guardandosi attorno riuscì a malapena a intravedere un'esile figura quasi trasparente vicino al suo letto.
Poteva avvertirne la sovrannaturale bellezza, percepiva la magnificenza di quell'eterea creatura anche se mettere a fuoco quella visione era praticamente impossibile.
Il suo dolce canto proseguì:
"Sono Sylphie, una fata dell'aria e sposa del vento. Qui, sulla terra della luce, si è abbattuta una terribile catastrofe. Osserva là fuori - sussurrò flebilmente indicando la grata - il sole è scomparso; i non-morti con la stregoneria l'hanno esiliato in un'altra dimensione ottenendo quest'eterna notte".
Laila ebbe un sussulto alla parola sole, pur non essendo nella sua memoria era un termine che la faceva soffrire profondamente.
Quella rivelazione la turbò riempiendola di vergogna.
"Sylphie, ho bisogno di sapere se mia madre c'entra in qualche modo con questa storia".
Un alito di vento la baciò in fronte mentre la fata riprese a parlare:
"Se ti riferisci a quella donna che ogni tanto entra nella tua stanza sappi che non è tua madre. È una non-morta che vuol farti credere di essere sua figlia per farti sottostare al suo, al loro volere più facilmente.
Tu e tuo fratello siete gli ultimi discendenti sopravvissuti della stirpe dei luminosi; la famiglia reale della terra della luce.
Purtroppo questi esseri con la loro letale magia nera sono riusciti a cancellare i tuoi ricordi e se riusciranno a dannarti l'anima su quella montagna e a farti sposare con Druxen, il re dei non-morti, il male regnerà sovrano, per sempre e irrimediabilmente".
Alla fine della frase un'aria gelida si sollevò magicamente tra le pareti.
Laila ora si sentiva meno sola ma la paura le serrava lo stomaco e con voce tremante domandò:
"Come posso impedire tutto questo? Mio fratello, lo devo trovare! Mi aiuterai a cercarlo?"
Sentì una goccia caderle sul palmo della mano e intuì che doveva essere una lacrima dell'incorporea Sylphie.
"Laila, da lungo tempo io e le altre fate dell'aria soffiamo su questa terra alla ricerca di voi due; è un'immensa gioia averti ritrovata... ma di tuo fratello Oliver al momento non abbiamo tracce. Continueremo a perlustrare ovunque, te lo prometto!"
Laila fantasticava su suo fratello, lo immaginava con la sua stessa carnagione dorata, incredibilmente forte e generoso. Sarebbe stata disposta a tutto pur di ricongiungersi con lui, a costo della sua stessa vita; era sangue del suo sangue, la sua famiglia.
L'amorevole voce della fata s'inserì nei suoi pensieri:
"Abbiamo poco tempo, la donna non-morta sta tornando a prenderti; sento le scale tremare sotto i suoi passi. Sta tranquilla io sarò il leggero venticello al tuo fianco, continuerò a parlarti e solo tu potrai sentirmi".
Il lucchetto scattò.
La porta intarsiata si spalancò.
La non-morta grigia con un ghigno soddisfatto stringeva tra le mani rinsecchite un cappuccio nero.
Laila dovette fare appello a tutte le sue risorse per non crollare; mentalmente ripetè a se stessa che doveva aver fede, Sylphie l'avrebbe guidata superando tutto e una volta libera avrebbe dedicato la sua vita alla ricerca di Oliver.

Laila divenne una statua incapace di muoversi, si sentiva paralizzata; non oppose alcuna resistenza quando la non-morta, impaziente, le infilò il pesante cappuccio sulla testa.
All'improvviso fu tutto buio, ma forse era meglio così, pensò tra se.
Sentì delle fredde mani taglienti levarle le scarpe facendola rimanere scalza; altre mani si aggiunsero strattonandola per le braccia e affondando le unghie nella carne.
A velocità impressionante la fecero scendere per delle vorticose scale a chiocciola e nel mentre avvertiva il contatto con il freddo del marmo che le congelava i piedi e l'anima.
Udì un suono familiare che tanto assomigliava a quello prodotto dalla porta della sua stanza quando si apriva, ma quel rumore era talmente forte da indolenzirle i timpani; pensò che sicuramente doveva essere un gigantesco portone blindato.
Laila capì di essere all'aperto, finalmente era fuori dalla fortezza ma prigioniera di un destino che non le apparteneva.
Avvertì di essere in cammino su di un ripido sentiero circondata da un corteo di voci, spaventose e metalliche.
Recitavano litanie in una lingua incomprensibile e un odore pungente d'incenso le faceva bruciare le narici.
I piedi cominciarono a farle molto male, le pene inflitte da sassi e spine lungo il sentiero divennero insostenibili.
Fu allora, quando i sensi stavano per cedere, che qualcosa d'inspiegabile iniziò a massaggiarle la pianta dei piedi ogni volta che essi toccavano il terreno. Lentamente si riappropriò della sensibilità persa.
Un piccolo vortice d'aria le si attorcigliò alle caviglie.
"Laila resisti! Sono Sylphie e sono qui con te. Le fate della terra si stanno prendendo cura dei tuoi piedi, non riusciranno a farti perdere i sensi!".
Ad ogni passo si sentiva più forte fisicamente ma ancora troppo debole nello spirito per affrontare l'imminente situazione.
Sylphie con tutta la dolcezza possibile della sua voce flautata si rivolse al suo orecchio:
"Siamo quasi sulla cima della montagna maledetta. Ascoltami, è molto importante. Dal momento esatto in cui ti leveranno il cappuccio, qualsiasi cosa succeda, tu devi rimanere perfettamente concentrata pensando solo e unicamente al sole... anche se non lo ricordi.
È un grosso sforzo ma anche la tua unica possibilità di salvezza. Hai il potere della luce in te, so che ce la farai!".
Laila s'impossessò di una nuova consapevolezza, determinata e sicura di poter sconfiggere i non-morti.
Le fate erano dalla sua parte, la luce avrebbe dominato restituendole la libertà necessaria per poter partire alla ricerca di Oliver.
La marcia verso la cima della montagna s'interruppe.
Con un gesto brusco una mano le sfilò il cappuccio nero dalla testa.

Il sole, il sole, il sole... Laila si ricordò delle parole di Sylphie e iniziò a concentrarsi.
Nonostante tutto riuscì anche a notare l'ambiente circostante; si accorse di essere in mezzo a una radura circondata da alberi, maestose querce, sicuramente secolari a giudicare dalle dimensioni dei tronchi. Avvertiva un forte odore, un misto di muschio, resina, legno e terra bagnata. Sentiva il cupo e ritmico canto di alcune civette che sorvolavano perlustrando la zona.
C'erano non-morti ovunque, la radura ne era piena, la scrutavano in maniera inquietante come a voler penetrare nei suoi pensieri.
L'impegno che ci mise Laila nel focalizzarsi sul sole le fece venire il mal di testa; ma in compenso non c'era paura, disperazione o preoccupazione... no, in quei momenti poteva esistere un solo e unico pensiero che le avrebbe concesso di sopravvivere.
Quattro non-morti che sembravano gemelli; grigi, magrissimi e con i lineamenti affilati, la fecero sdraiare su di una roccia ricoperta da licheni umidi. La legarono abilmente con strette corde.
Un soffio di Sylphie le sfiorò il viso con delicatezza.
In mezzo alla folla degli esseri grigi si fece largo una figura mostruosa, privo di occhi, gobbo e con una falce in mano.
Laila, in posizione supina, spostando gli occhi di lato vide quell'abominevole creatura posizionarsi al suo fianco; era la fotocopia esatta del mostruoso dipinto sul soffitto della sua stanza.
Il cuore sembrava saltarle fuori dal petto, il respiro era più faticoso, ma dentro di se continuava imperterrita a ripetersi: sole, sole, sole.
L'emicrania pareva le comprimesse il cervello anche se piano piano percepì un calore familiare dentro di lei.
Il mostro al suo fianco con voce tuonante e braccia rivolte verso l'alto pronunciò:
"Spiriti maledetti, io, Druxen, v'invoco offrendovi l'anima più pura e luminosa rimasta su questa terra. In qualità di re dei non-morti vi chiedo di dannarla con un'anima nera; sarà così pronta a sposarmi e da quest'unione il male regnerà sovrano. Io e il mio popolo saremo in eterno vostri servitori seguendo la vostra volontà".
Laila si trovava in una situazione disperata, stava per perdere se stessa, la sua essenza, ma nello stesso momento stava svolgendo un ottimo lavoro di concentrazione, tale che il suo cuore venne scaldato dal sole irradiando calore dal petto al resto del corpo.
Quando quella gradevole sensazione cominciò a pervaderla gli spiriti invocati si manifestarono aprendo uno squarcio attraverso il buio del cielo.
Un'ombra, ancor più nera di quella terrificante notte, scese su di lei, a pochi centimetri dalla sua pelle.
Un leggero venticello le scostò i capelli dagli occhi sussurrandole all'orecchio:
"Ti prego, non cedere, medita ancora più intensamente, ti manca pochissimo. La totalità della luce sta per impadronirsi di te. Devi riuscirci, così che noi fate dell'aria con le fate dell'acqua scateneremo il più violento degli uragani spazzando via i non-morti ma senza che tu subisca conseguenze".
L'ombra nera cercò di entrare nel corpo di Laila che strinse i denti, impiegando tutte le sue energie mentali per impedirlo; ormai era riuscita a diventare un tutt'uno con il suo pensiero fisso, ogni fibra del suo corpo emanava calore, circondata da un'aura di luce abbagliante.
Quando si rese conto che i suoi sforzi la stavano premiando, si sollevò dapprima un leggero vento che divenne man mano sempre più forte spogliando le querce dalle loro foglie. L'aria si stava riempiendo di terriccio e sassolini.
I nemici, allarmati, puntarono lo sguardo in direzione di Druxen che in lingua sconosciuta recitava misteriose formule magiche.
Il vento si fece sempre più violento, iniziò anche a piovere a dirotto, come se qualcuno stesse rovesciando dei secchi dall'alto, alla pioggia torrenziale si unì anche la grandine.
Si formò una tromba d'aria impetuosa e inarrestabile che vorticava tutt'intorno alla radura aspirando tutti gli esseri grigi che incontrava al suo passaggio. Il ciclone, con furia inaudita, risucchiò il più resistente di tutti: Druxen, il loro re.
Laila non venne minimamente toccata da quanto le stava accadendo intorno; ormai aveva stabilito un profondo contatto con il sole, era immune da qualsiasi catastrofe.
Dentro il tornado roteavano a velocità impressionante i non-morti che dopo qualche minuto sbalzarono all'interno dello squarcio in cielo aperto da Druxen.
Era la fine della loro supremazia, il ritorno della pace e della tranquillità.
Laila faticò a tenere gli occhi aperti, accecati dal sole che era tornato a brillare sulla terra della luce, grazie a lei e al profondo legame stabilito con esso.
Sentì delle mani slegarla dalle corde in cui si trovava ancora intrappolata. Erano mani troppo forti, troppo reali, troppo umane per essere quelle di Sylphie. Strizzò gli occhi per vedere meglio.
"Laila sorellina mia! Sei stata bravissima, sono orgoglioso di te - le diede uno sbuffetto sulla guancia - non ti facevo così coraggiosa!".
Gli occhi di lei si riempirono di lacrime di gioia nel vedere quel giovane uomo con i suoi stessi occhi nocciola e la medesima carnagione dorata.
"Oliver, sei proprio tu?"
"Si, i non-morti mi avevano esiliato nell'altra dimensione insieme al sole. La tua energia spirituale mi ha riportato indietro".
I due fratelli si strinsero in un affettuoso abbraccio mentre svolazzando su di loro, Sylphie, con tutte le fate dell'aria, della terra e dell'acqua urlarono con gioia:
"Luce eterna!".



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