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lavoro pubblicato venerdì 25 maggio 2012
ultima lettura lunedì 16 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

FAIRY DOCTOR

di fiordiloto. Letto 755 volte. Dallo scaffale Fantasia

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CAPITOLO 7: Il re della Corte Oscura

Quando finalmente il gruppo giunse dinnanzi al palazzo di Irial, una strana apprensione colpì Lidya, forte come un pugno nello stomaco.

L’impostora era lì.

La sentiva, così come sentiva il vento sul viso in quell’istante.

Sarebbe riuscita a smascherarla? Ma prima ancora… come sarebbe potuta entrare evitando le guardie?

“Dobbiamo trovare un’entrata secondaria”, disse. “Se la doppleganger è già lì, non oso pensare a quali menzogne avrà inventato per convincere il sovrano”

“Rilassati, figliola”, la rassicurò suo padre. “Irial è giovane, ma al pari di te non è uno sprovveduto. Se l’inganno non è più che sottile, si accorgerà del pericolo”

“Ma sua madre me l’ha affidato! Ora che sono qui, il re è una mia responsabilità!”

“In questo caso, forse potremmo tentare per le segrete”, propose Stu.

“Conosci un passaggio?”

“Io no, ma forse… lui sì!”

Sospirò, e chiuse gli occhi un momento. Com’era già capitato spesso, sembrava che in quel corpo flessuoso e bellissimo non ci fosse nessuno. Un istante dopo, spalancò gli occhi e sorrise a Lidya. La ragazza trasalì. In quello sguardo c’era Kain.

“Lord e Lady! Sei tornato!”, esclamò, abbracciandolo.

“Scusa per la mia momentanea assenza. Non avrei dovuto farmi sopraffare”, si scusò lui, nel più dolce dei sussurri.

“Non importa. Ora sei qui”

“Sono qui. E so come farti entrare a palazzo senza essere vista”

“Grande! Che aspettiamo?”

“Master”, disse il vampiro, rivolto al padre di Lidya. “Vi affido Sogen. Voi restate all’esterno, per ora. Lidya ed io ci occuperemo di smascherare l’impostora”

“D’accordo, Kain. Io affido la mia Lidya a te”

Il vampiro annuì e prese Lidya per mano.

I due fecero il giro, scovando un entrata segreta all’interno di un roseto. Il profumo dei Fiori della Cattiveria in quella stagione era fortissimo, e Lidya ne fu ammaliata.

Procedendo con cautela fra la vegetazione rigogliosa, i due raggiunsero una porticina assolutamente anonima, quasi mimetizzata nel color pietra della parete. Kain l’aprì leggermente e vi sgattaiolò dentro, seguito a ruota da Lidya. Procedettero lungo una rampa di scale ripide e sconnesse. La poca luce rendeva la discesa assai ardua, senza contare il terribile odore di chiuso. Quando finalmente riemersero, usando un’altra porticina di servizio, per Lidya fu un vero sollievo.

“Stammi vicina”, le raccomandò Kain. “Ora ti nasconderò con la mia oscurità”

“Andiamo alla sala del trono. Secondo me Irial e la famiglia reale sono lì”

“D’accordo”

Proseguirono, veloci ed invisibili, attraverso una serie di cunicoli colmi di statue e candelabri. Le espressioni angeliche e quelle demoniache delle sculture erano belle al punto da commuovere, ma Lidya era troppo sul chi vive per lasciarsi distrarre. In un'altra occasione, si sarebbe lasciata vincere dal mistero di quei corridoi, in cui ricordava di aver giocato da bambina.

Finalmente giunsero alla sala del trono: un enorme cappella a tre arcate percorsa da un regale tappeto rosso porpora. Lidya e Kain si nascosero dietro la prima colonna, in ascolto…

Lo sguardo della giovane percorse tutta la navata fino all’abside e lì, seduto sul trono con una gamba su un bracciolo e l’altra distesa in avanti, c’era Irial.

Sul volto pallidissimo dominavano due occhi incredibili: neri, screziati di blu, come temporali su laghi notturni. La camicia nera semi sbottonata lasciava intravedere un lembo di pelle adamantina, laddove i pantaloni, fissati al ginocchio da due stivali sempre neri, mettevano in risalto le gambe lunghe e tornite. Sembrava un elfo oscuro uscito da una fiaba dell’orrore. Un elfo bellissimo. Bellissimo e malvagio.

Accanto a lui c’erano Doile e Meredith, il Re Padre e la Regina Madre. Tutti e tre fissavano con interesse la giovane che, dinnanzi a loro, sorrideva piena di malizia.

E’ lei! Pensò Lidya, digrignando i denti. E’ l’impostora!

L’ingannatrice sorrise civettuola, quindi si nascose la bocca con le dita. Lidya non sentiva ciò che diceva, ma il tono della sua voce era tutto seta e miele. Cercò di non pensare al senso di nausea che le procurava, e di elaborare una strategia. Il suo sguardo incontrò quello di Kain, in cerca d’aiuto. Il vampiro, muovendosi nel più completo silenzio, le indicò due rune con le mani: “lega” e “rivela l’incantesimo”.

Lidya capì al volo. Si tirò il cappuccio sul viso e focalizzò nella mente la prima delle due rune. Nello stesso istante, Kain chiamò a sé le ombre della notte.

Per un momento, ogni luce si spense.

Tutti trasalirono. Le guardie circondarono immediatamente la famiglia reale. Quando la luce tornò, un silenzio attonito cadde fra la folla. La falsa Lidya era a terra, legata da una serie di fili magici che le impedivano ogni mossa.

“Sortilegio!”, esclamò il capo delle guardie. “Chi è là?! Chi ha osato?!”

“Sono stato io, Vostre Maestà”

Aggraziato come un ballerino, Kain si portò allo scoperto, procedendo verso il centro della sala. Le guardie gli furono immediatamente addosso, ma lui riuscì a fermarle, bloccando a terra le loro ombre con la magia.

“Perdonatemi, signori. Ma ho assoluto bisogno di conferire con il re”

Chiamato in causa, Irial si alzò per raggiungerlo. Ravviandosi i capelli argentati con un gesto pieno di grazia si portò davanti a lui.

“Che cosa vuoi da me, vampiro?”

“Mettervi in guardia, sire. Siete stato ingannato. Questa fanciulla. Questa… ingannatrice”, disse, all’indirizzo della falsa Lidya. “Ci ha teso una trappola e ci ha inviati nel Regno dei Morti! Uno stratagemma ideato per copiare l’aspetto della vostra consorte e attaccarvi di sorpresa, una volta entrata nelle vostre grazie”

“Impossibile”, commentò Irial, con vago sgomento. “Quali prove hai a sostegno di ciò che dici?”

“Beh”, sorrise il vampiro. “Ho con me la vera Lidya”

Si voltò verso la colonna dove lei era nascosta, e con un gesto la invitò a farsi avanti. La giovane, il volto nascosto dal cappuccio, si portò dinnanzi al sovrano e alla sua corte.

“Perché non mostri a lor signori il tuo volto?”, propose il vampiro, sorridente.

Detto fatto, Lidya si scoprì il viso, scatenando in tutta la sala del trono sussurri di stupore.

“Incredibile!”, commentò Irial. “Davvero identiche!”

“Lo so, maestà”, esordì Lidya. “Ma se mi concederete l’ardire di spiegare, svelerò immediatamente questo inganno”

Ci fu un lungo istante di silenzio.

“E sia!”, concesse il giovane re, alla fine.

Lidya sorrise e si preparò ad usare la seconda runa. “Rivela l’incantesimo” scivolò dalle sue mani e avvolse il corpo della doppleganger, annientando l’illusione.

Dove prima c’era la falsa Lidya, ora giaceva inerme una giovane dai capelli blu e la pelle azzurrina.

“Una mutaforma!”, arguì Irial, spietato. “Avrei dovuto accorgermene subito!”

“No…Vostra Maestà!”, tentò di scusarsi quella, in extremis. “Io non volevo ingannarvi! Non intendevo…!”

“Oh…sì che intendevi! Portatela all’Antro dell’Eterno Dolore! Che sia affidata alle cure dei mostri delle ombre e torturata finchè non confessi chi è il suo mandante!”

Le guardie obbedirono all’istante, portandola via urlante.

Dopo qualche secondo di sgomento, finalmente Lidya incontrò lo sguardo del re. Visto da vicino il suo volto era ancora più magnetico. Di una bellezza devastante.

“Beh”, sorrise lui. “Che dire? Sei appena arrivata e già ti devo la vita”

Lidya portò le mani avanti e s’inchinò, in segno di rispetto.

“Dovere, Maestà”

“Irial”, la corresse lui, prendendole delicatamente il mento con due dita, per spingerla a guardarlo. “E non c’è bisogno di essere così formali. Sei la mia consorte, dopotutto”

Le rivolse un sorriso cortese, che lei ricambiò, poi rimase in silenzio a fissarla per un tempo indeterminato. Infine si arrese e sospirò, apparentemente frustrato.

“Di solito i pensieri delle mortali sono un libro aperto, per me”, confessò. “Ciò nonostante non riesco a leggere la tua. Stai usando dell’ambrosia, dico bene?”

“Non penserai che sia venuta in un posto così pericoloso senza prendere delle precauzioni, vero?”, domandò Lidya, di rimando.

“Ero stato avvertito della tua profonda conoscenza e abilità in campo di pozioni ed incantesimi. Tuttavia, sono stato ingannato ancora!”

“Come mai dici questo?”

“Mi avevano detto che eri prudente, abile e molto dotta. Ma nessuno mi aveva avvertito che eri anche bella”



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