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lavoro pubblicato mercoledì 23 maggio 2012
ultima lettura giovedì 7 maggio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Tra arance e tamarindo

di AmelieDeNoirr. Letto 846 volte. Dallo scaffale Amore

“le vede queste briciole? Noi non siamo nient'altro che piccole molliche trattenute nelle mani del cielo, ci cibano d'amore per poi rigettare delusioni” [Spero vi possa piacere, aspetto commenti e valutazioni, grazie in anticipo; Amelie.]..

Erano sere d'inverno fredde, neanche il vento riusciva a colmare il vuoto di Elena, una donna venticinquenne, una donna cosi solida, cosi attaccata al lavoro, non poteva di certo sprecare il suo tempo a guardare la pioggia cadere “dov'è il mio telefono? dov'è la mia valigetta, dov'è la mia penna stilografica, Dio che disordine” era cosi indaffarata quel giorno che non si poneva la domanda più importante, dov'è la mia felicità? Forse non se lo domandava per paura della risposta; era cresciuta in un mondo troppo duro, in un mondo dove solo la carriera era l'importante, coloro che vivevano di sogni li chiamava idioti, poveri illusi, feccia della società, l'inutile ed il futile. In tardo pomeriggio si affrettò ad uscire per andare al suo solito negozio a comprare le solite ciambelle, il solito caffè, il solito prosecco, i soliti sguardi accusatori puntati su quei ragazzi che avevano il solo difetto d'essere diversi. Uscì dal negozio con fare autoritario, camminò cosi a lungo da dimenticare la strada di casa, davanti a lei c'era solo un grande lago, sulla panchina un vecchio che dava le molliche ai piccioni; si avvicinò a lui senza dire una parola, con disinvoltura si accostò guardando quello spreco, “io non so come fa lei, dare da mangiare a delle bestie che ti ringraziano cagandoti addosso” le sue parole erano taglienti come lame affilate messe in bocca alle bambine, “le vede queste briciole? Noi non siamo nient'altro che piccole molliche trattenute nelle mani del cielo, ci cibano d'amore per poi rigettare delusioni” rimase zitta, messa a tacere da scudi ben solidi “immagino che lei crede che l'amore non sia la risposta a tutto, immagino che lei crede che l'odio sia la domanda ad ogni quesito” provò ad emettere sillabe che si spezzavano ad ogni vocale, il vecchio si alzò e prese le sue mani aprendole e posandoci sopra quelle molliche di pane “le prenda, le stringa, sente quanta speranza è racchiusa in un pugno?” Elena percepiva emozioni mai provate, le gambe le tremavano, ma rimase eretta nonostante i suoi mancamenti “chi è lei?” chiese quasi impaurita, “un vecchio sognatore, un giovane stanco, sono tutto e sono niente” le sorrise e si allontanò, lei lo guardò esterrefatta, sentiva il cuore pompare, “nei suoi occhi c'è il mondo” gridò ad alta voce, l'eco si disperdeva nell'acqua, nell'erba, nel cielo. Si incamminò per tornare a casa, era ormai sera, nell'aria un vento caldo, ad ogni passo cambiava qualcosa in lei, pensava e ripensava, non riusciva quasi a vedere, è come se il cuore la guidava, intraprendeva strade che non conosceva fin quando un tonfo la riportò alla realtà, dei ragazzini che si divertivano a sparare con delle pistoline, si girò sorridendogli, davanti a lei uno stabilimento mai visto prima, un'associazione di volontariato per ragazzi affetti da autismo, “perchè mi sono ritrovata qui?” si chiese confusa, il cellulare squillò e lei rispose frettolosamente “Elena domani in ufficio cerca di venire prima del solito” il suo maledetto capo. La notte passò tranquilla, per la prima volta ebbe un sonno agiato; si preparò e si agghindò al meglio, come era naturale e solito per lei, prese a guidare velocemente per arrivare in anticipo, precipitata a lavoro andò subito dal suo capo che dopo innumerevoli giri di parole le annunciò che il suo compito li era finito, che doveva prendere le sue cose ed andare a casa, inizialmente l'ira ebbe prevalenza sulla ragione, iniziò ad urlare che si trovava in un covo di serpenti, bastardi, li nominò mille volte; ma poi qualcosa, una sensazione di libertà prevalse su tutto “fanculo a voi, fanculo a tutto, fanculo a tutti” . Tornando a casa la sua direzione cambiò, basta con questa monotonia, voglio cambiare, voglio rinascere, voglio essere una persona nuova, pensò felice. Si ritrovò davanti a quell'associazione, era decisa a liberarsi da tutto quel materialismo che l'ha sempre resa schiava; Entrò e una sensazione di pace la pervase, subito le si fiondarono attorno bambine incuriosite, chi le toccava gli anelli, chi il pizzo della gonna, chi la guardava solamente, subito dopo vide una giovane donna con un sorriso smagliante puntarle gli occhi addosso, “salve, mi scusi per la visita inaspettata, è che volevo informarmi e chiedervi se c'è bisogno di una nuova volontaria” le sue parole erano calde, amorevoli, piene di speranza, “ non si deve scusare, anzi, perdoni noi per il caos in cui ci ha trovati, la prego mi segua”, camminava in una stanza dove le urla gioiose erano sovrane sul dolore che affliggeva quei poveri uomini, quelle povere bambine, quelle povere donne; rimase un'ora a parlare con quella graziosa ragazza che emetteva tranquillità da ogni poro, fino a quando una voce superiore da dietro, interruppe le formalità “lei è veramente bella” Elena si voltò e vide un uomo imbarazzato che la guardava con insistenza quasi a rendergli nota la sua presenza, in mano aveva un fiore di campo che poi le porse in modo del tutto naturale “oh ma grazie, non dovevi!” disse tra un misto di imbarazzo e di serena felicità, “lui è Francesco, uno dei più belli uomini che abbiamo, è il nostro ometto” la ragazza lo abbracciò e l'accompagnò di fuori riportandolo alle attività creative e manuale, dirette da svariate volontarie, in quell'istante Elena si sentiva un'intrusa, un'ospite indesiderata. Il lavoro, senza pagamento era suo, avrebbe dovuto iniziare l'indomani, e lei, con immenso piacere salutò tutti, sfoggiando il suo sorriso migliore. Tornò a casa e notò tutto quel materiale noioso, troppo serio per la nuova donna che era, prese tutto e lo mise in un sacco, decisa a portarli il giorno dopo in beneficenza; la notte passò e i raggi del sole ormai le sfioravano le guance rosee, si svegliò insieme all'alba, pensò ad una simbiosi perfetta tra l'uomo e l'ultraterreno. Ormai lei, la donna razionale e lavoratrice accanita, era diventata una sognatrice, una romantica, una piccola rivoluzionaria. Arrivò all'associazione il più presto possibile, non più tailleur, un paio di jeans strappati alle ginocchia ed una maglia stropicciata ma che aveva il suo fascino; bussò alla porta con grande energia, le aprì Francesco, il suo piccolo corteggiatore che la guardava con occhi ambiziosi, con occhi carichi d'amore “buongiorno bella signorina”, un sorriso liberatorio la fece sentire viva, “buongiorno a te mio bell'ometto” gli accarezzò la guancia come se stesse sfiorando della seta pregiata; Francesco è un uomo di trent'anni, molto alto, gli occhi color caramello, i capelli lievemente brizzolati, il volto trafitto da quell'ingiusta vita che gli era stata assegnata, eppure lui era capace di farti sentire speciale. I primi giorni furono molto impegnativi, ma ogni sforzo era ripagato da sorrisi mai visti prima; l'attaccamento di Elena e Francesco era sempre più solido, faceva invidia ad ogni rapporto matrimoniale sciupato dal tempo e dai piacere peccaminosi della debole carne; vivevano nel loro mondo, ed ogni istante accresceva la loro voglia di imparare, di vivere, si stupivano di quanto fosse bello stare insieme. Arrivò l'estate ed Elena era la donna che tutti ambiscono di essere, libera, viva, felice, spensierata; quel giorno decise di portare Francesco nel giardino accanto, aveva un piccolo nascondiglio dove si andava a rifugiare nelle pause, nei momenti liberi. C'era un grande albero di arance dove lei mangiava i frutti della natura, dove toccava la corteccia come se fosse l'essenza della vita; camminarono tra l'erba, rincorrendosi e cascando molte volte, rialzandosi insieme, prendendosi e stringendosi le mani, tutto sembra possibile; Quando arrivarono davanti a quel maestoso albero Francesco sbarrò gli occhi e fece fuoriuscire tutte le sue emozioni in un urlo liberatorio, lei lo guardò quasi per rimproverarlo, ma poi d'istinto, emise un urlo acuto, urlarono insieme, urlarono di gioia, urlarono d'amore. Si stesero sotto l'arancio per poche ore, mentre lei gli imparava scene da teatro improvvisate, d'un tratto lui la guardò con serietà, iniziò a chiudere gli occhi piano e a distendersi sull'erba fresca, con ancora della rugiada sulle foglie, Elena terrorizzata dal suo comportamento pensò subito ad una sua eventuale crisi, di fretta mise le mani sulle sue gridando il suo nome con voce tremante; Francesco con immensa tranquillità emise un sospiro, “ dato che mi piaci io credo anche di amarti, lo so perchè sei bella, neanche io sono tanto brutto ma anche un po' carino; se ti piaccio anche io poi ci sposiamo. Io ti prometto che quando torno a casa ti porto tutti i fiori del mondo, anzi, ti compro un fiorai e poi te lo porto, perchè tu mi piaci. Ti porterò a cena fuori, ma non ad un posto brutto, al più bello dei belli, per te mi farò sempre impeccabile, cosi che neanche li guardi agli altri, ma solo me” Elena rimase in silenzio non accorgendosi che le lacrime le appannavano gli occhi, emettendo un suono silenzioso, un suono d'amore, un silenzio assordante, ricordò che quelle parole le sentii in uno spot pubblicitario, dove si commuoveva ogni volta. Lui aprì gli occhi e la guardò come fosse la creatura più bella del mondo, era la sua Dea, la sua musa, la sua spinta a lottare “Francesco io..”, “shh non dire nient'altro, le mise una mano sulla bocca fino a farla scomparire; tornarono all'associazione uniti da quel segreto eterno, il loro segreto che custodivano gelosamente. Tornando a casa Elena non faceva altro che ripensare a quelle dolci parole che le riempivano l'anima di gioia, pensò e ripensò tutta la notte; che futuro potevano avere insieme? Fu tormentata dalla mente, dalle male lingue della gente che battevano sulla sua pelle, no, non poteva essere vero, non poteva funzionare, non poteva continuare,”devo smettere di vederlo” non è giusto per entrambi. L'indomani chiamò Laura, la direttrice, dicendole che per due settimane non sarebbe potuta andare all'associazione per motivi di salute, i giorni passarono lenti, nella sua casa ogni cosa le ricordava Francesco, l' arance sul suo tavolo erano come sfere di dolore, piangeva lacrime salate, lacrime di tristezza, purtroppo quel suo sogno di stare con lui era solo realizzabile quando chiudeva gli occhi, ma quella non era la realtà, la realtà faceva male, la realtà era cruda e nuda.. nuda, cosi si sentiva, spoglia di ogni emozione. Passarono i giorni con una lentezza unica, si affacciò dal suo balcone sorseggiando del thè, fantasticava su Francesco, su quanto avrebbe voluto stringerlo a sé, ma una voce interruppe i suoi sogni “Elena, guardami, sono qui, ti prego ascoltami” il suo sguardo si posò sulla strada, era lui, era il suo amore proibito, aveva dei fiori di tamarindo in un cesto con molte arance, scoppiò in lacrime appena lo vide, indossava il suo abito più bello ed aveva in volto l'espressione di chi, non ha dormito per molte notti. “Mi hai imparato ad amare, mi hai imparato a sentirmi normale, mi hai imparato a respirare senza sentirmi in colpa di vivere, Elena io ti amo, ti prego non scappare da me”, lei rientrò velocemente a casa notando quanta gente si era formata a guardarli, alcuni con aria romantica, alcuni con un sorriso dolci, alcuni invidiosi, alcuni maligni, trascorsero pochi minuti di silenzio mentre lei tremava come una foglia, mille pensieri le offuscavano la mente, ma il cuore gridava troppo forte, la trascinava alla porta, cosi, con estrema fretta, come se le lancette correvano veloci, scese le scale mangiandosi gradini, aprì la porta e lo vide avviarsi via, il cesto era rimasto fermo lì lasciato al fato, al destino. “Francesco” urlò felice, liberandosi da ogni pregiudizio, lui si girò di scatto e la guardò avvicinarsi con in mano il suo dono. Fu proprio tra il tamarindo e l' arance che nacque un nuovo amore.



Commenti

pubblicato il 31/05/2012 23.52.39
chiara, ha scritto: Bellissimo e stupendo. Come un fiore che ti avvolge nel suo dolce profumo.
pubblicato il 01/06/2012 13.21.03
AmelieDeNoirr, ha scritto: Grazie mille Chiara, sono davvero felice che ti piaccia!

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