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lavoro pubblicato lunedì 21 maggio 2012
ultima lettura martedì 2 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SIGILLO del FARAONE - Capitolo V (seguito)

di mariapace2010. Letto 587 volte. Dallo scaffale Fantasia

riassunto puntate precedenti: la principessa Nefer incontra sul suo cammino Xanto, figlio di Priamo, re di Troia...



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Quella non era la prima volta che
Nefer e il principe Thotmosis si allontanavano di soppiatto da Palazzo per
raggiungere la necropoli, sulla riva occidentale del fiume.



L'indomani, di buon'ora, i due
fratelli raggiunsero il
posto convenuto: il Pilone di Ammon-Ra. Il faraone Ramesse lo aveva fatto
costruire più di venti anni prima, in coppia con un altro dedicato a
Ptha-Osiride.



Costituiti da due massicci
torrioni decorati con scene che vedevano il Sovrano vincitore sui nemici, i
Piloni fiancheggiavano le Porte di accesso di Templi e Palazzi e fungevano da
monumentali ingressi.



Nefer non era da sola quando
giunse all'appuntamento e il fratello non mostrò eccessivo entusiasmo per la
presenza del ragazzo che era in sua compagnia e col quale mostrava d'essere in
ottima intesa.



"Chi è lui?" domandò subito.



"Viene con noi nella Città dei
Morti." disse lei per tutta risposta.



"Ti ho chiesto chi è." insisté il
fratello.



"Il suo nome è Xanto, principe di
Troia. E' arrivato in Egitto con re Menelao, suo prigioniero ed ha..."



"Che cosa ci fa in tua
compagnia?" la interruppe Thotmosis con accento severo.



"Sto aiutandolo a fuggire."
rispose con disarmante candore la principessa.



"Devi aver perso il senno,
sorellina! Non puoi aiutare il prigioniero di un ospite del Faraone a fuggire."



"Ho promesso di aiutarlo a
lasciare la città e questo farò. Speravo nel tuo aiuto, ma se ti rifiuti,
chiederò a qualcun altro di aiutarmi."



"Non ho detto che non voglio
aiutarti. - replicò il fratello; il principe troiano non aveva ancora aperto
bocca - Ho detto che non è una buona idea!"



"Invece sì! - questa volta fu
Nefer ad interrompere il fratello e con un tono che non ammetteva repliche -
Xanto è un principe di sangue ed io ho immaginato i miei fratelli... ho
immaginato te, schiavo del tuo nemico e
l'idea mi è parsa pesante da sopportare. Per questo voglio aiutarlo. Se tu
conoscessi le traversie che ha dovuto affrontare... racconta... racconta, Xanto.
Racconta anche a lui quello che hai detto a me... Racconta."



"Avevo due anni quando le vele
achee..." esordì Xanto, ma Thotmosis lo interruppe:



"Mi racconterai tutto sulla
strada per la Città dei Morti. - disse - Ora è meglio allontanarsi da qui e
cercare qualcuno che ci traghetti dall'altra parte. Venite... Venite."





Soddisfatta della velocità e
facilità con cui aveva trascinato il fratello in quell'impresa, la principessa
Nefer lo gratificò del più smagliante dei sorrisi, poi si apprestò a seguirlo.



Sulla scia di un gruppo di
forestieri che andavano in direzione del fiume, i tre ragazzi lasciarono il
Pilone.



Le strade erano affollate. Di qua
giungevano le grida del barbiere che raccomandava i clienti di attendere
pazienti il loro turno e di là quelle del venditore di pane e ciambelle che
invitava la gente a comprare la sua merce fumante. A destra un sarto e un
calzolaio con aghi d'osso e arnesi di rame tagliavano e cucivano all'aperto ed
a sinistra venditori di ventagli invitavano i passanti a liberarsi del fastidio
delle mosche; un fabbricante di calzature, dal canto suo, assicurava piacevoli
passeggiate con ai piedi i suoi sandali e
un venditore di fibule e collane elogiava la bontà della sua merce
esposta.



Ogni cosa, gesti e parole, si
svolgeva sotto l'occhio vigile di guardie armate di verghe e funzionari
provvisti di calami e papiri.





Attraverso una selva di mura e
colonne, il gruppetto raggiunse il porto e il quartiere più turbolento della
città. Qui, stradine e stretti vicoli vennero incontro saturi di odori: quello
di pane appena sfornato stuzzicò immediatamente il loro giovane appetito.



Lungo quei vicoli si aprivano
numerose bettole e si ammassavano le case di fango della gente più povera,
simili ad un gregge di pecore sorpreso dal temporale.



I tre ragazzi percorsero una di
quelle stradine; in fondo, si apriva una distesa gialla di grano che sembrava
un immenso mare d'oro. La stagione della siccità aveva raggiunto il culmine ed
una moltitudine di persone affollava i campi. Mentre i bambini giocavano e si
ruzzolavano per terra, uomini e donne mietevano il grano, lo pulivano dalle
impurità e lo caricavano su pesanti carri.



I tre passarono accanto ad un
gruppo di uomini che con lunghi forconi raccoglievano il grano per farlo
passare in un setaccio rettangolare: la resa, sotto lo sguardo vigile di due
Funzionari del Dicastero dei Lavori Regi, avrebbe determinato la misura
dell'imposta da applicare.



Gruppi di persone accovacciate
per terra riparavano attrezzi, altre cercavano di tenere lontano gli uccelli e
gruppi di donne reggevano in testa
grosse ceste di datteri, fichi e melograni: il loro profumo riempiva l'aria.





Avanzando indisturbati, i tre
raggiunsero un pontile dove imbarcazioni di ogni forma e dimensione caricavano
e scaricavamo merci.



"Vorrei restare qualche giorno
ancora a Tebe. - esordì Nefer girandosi a guardare un operaio coperto di
polvere da capo a piedi, che con una ciotola riempiva di grano un sacco retto
da un bambino - Invece a corte stanno facendo già i preparativi per tornare a
Pi-Ramesse."





Pi-Ramesse, fatta edificare con
dovizia di mezzi dal faraone Ramesse II, era la residenza che i sovrani della
XIX Dinastia avevano fissato per se stessi e la corte.





"Il Faraone desidera tornare a
Pi-Ramesse per seguire i lavori al Tempio dio Ra.- spiegò il fratello - Ha
dovuto trascurarli, da quando ha mosso guerra contro le tribù dei Libu e dei
Mashwash, ma tornerà a Tebe per il Giubileo."




"Aspetta..."



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