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lavoro pubblicato domenica 20 maggio 2012
ultima lettura sabato 16 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SIGILLO del FARAONE - Capitolo V

di mariapace2010. Letto 757 volte. Dallo scaffale Fantasia

Isabella e Nefer, separate da uno spazio-tempo di 3.500 anni circa, comunicano telepaticamente scambiandosi, attraverso avventure e peripezie, informazioni sulle proprie epoche...



CAPITOLO V Il principe Xanto





Nefer si girò per tornare al suo
scanno. Fatti pochi passi, però, andò a scontrarsi con qualcuno che veniva in
senso opposto e che pareva avere Seth, Signore delle Tempeste, alle calcagna e
che dovette sorreggerla per impedirle di cadere. Sollevò gli occhi e il cuore
le balzò nel petto nell'incontrare uno sguardo, azzurro come il cielo che le
stava sulla testa, profondo come le acque del Nilo e ardente come i raggi di
Horo.



Era un giovane sui venti anni,
prestante ed atletico, capelli biondi. Gli occhi, di colore indefinibile,
chiari e brillanti, la guardavano in modo così intenso che a Nefer parve
deliziosamente sconveniente e il suo volto avvampò sotto quello sguardo.



Indossava la veste delle Guardie
Reali e la sovrastava con l'imponente statura.



"Perdonami, bella fanciulla..."
cominciò lui, ma Nefer lo interruppe:



"Tu... tu sei il principe Xanto di
Troia." esclamò; l'altro aggrottò la fronte senza rispondere.





Quel giovane era proprio il
figlio di Priamo, ultimo della numerosa prole del Re di Troia e, forse, il più
avvenente. La sua storia era uguale a quella di tutti gli altri principi
troiani scampati all'eccidio e destinati alla schiavitù. Menelao, re di Sparta
e capo dell'armata achea, caduta la città, lo aveva fatto prigioniero e
condotto schiavo con sé.



Durante il ritorno in patria,
però, la dea Atena aveva ostacolato la traversata del capo dei guerrieri achei
perché adirata contro il greco Aiace d'Oileo, che aveva usato violenza a
Cassandra, principessa di Troia e sua Sacerdotessa.



L'ira della Dea dell'Ulivo aveva
colpito quasi tutti i guerrieri Achei perché non avevano punito quel
sacrilegio. Aveva fatto vagare e poi disperdere la flotta attraverso i mari:
delle cinquanta navi di Menelao, si erano salvate dal naufragio solamente
cinque, più quella di un suo guerriero, a bordo della quale si trovava il
principe Xanto.



Fatto prigioniero, dopo la morte
del fratello, il grande Ettore, il ragazzo aveva più volte tentato la fuga e
quello era solo l'ultimo tentativo di sottrarsi alla prigionia ed alla
schiavitù.





"Perché indossi la divisa delle
Guardie del Faraone? - domandò la principessa; il ragazzo continuava a
guardarlo in silenzio - Sei fuggito? I soldati del Faraone ti stanno cercando,
lo sai? Non temere, però. Io non ti tradirò." lo rassicurò.



"Tu non sei come i soldati del
Faraone. - fece con amarezza il principe fuggiasco - Si sono posti sulle tracce
di Xanto come un branco di cani rabbiosi che corrono dietro l'antilope per il
piacere del padrone."



"Il Faraone - replicò Nefer -
non ama dare la caccia ai fuggiaschi,
siano pure essi figli di Re. Il Faraone è valente cacciatore di tori, leoni ed
elefanti e non di uomini!"



"Tu stessa - replicò a sua volta
il ragazzo - hai detto che l'esercito intero è sulle tracce di Xanto... neppure
per mio fratello Ettore, il più valoroso guerriero della terra, si è mai
mobilitato un esercito intero."



"Non è consuetudine del Faraone,
mio padre, cacciare uomini, ho detto e..."



"Per il Sacro Tridente di
Poseidone! - proruppe l'altro - Tu sei la figlia del Faraone? Oh, me meschino!
Ora mi farai..."



"Ti ho detto di non temere alcun
danno da parte mia. - lo rassicurò nuovamente lei - Io conosco ciò che è
accaduto alla tua città... Troia! So con quale ingannevole azione è stata
costretta alla resa e so della triste fine del suo Re, Priamo, e dei suoi
figli... l'ho sentita tante volte per bocca dei cantori che giungono qui, a
corte. Ho sentito cantare le gesta di principi guerrieri come Odisseo, Achille
e anche Ettore ed Enea... Ho udito del
dono della veggenza che Cassandra, principessa di Troia, ebbe da un Dio di nome
Apollo e dell'infallibilità dei responsi del suo gemello, il principe Eleno,
che..."



"E' proprio nella terra
dell'Epiro, - la interruppe per la seconda volta il principe Xanto - che voglio
arrivare... col favore degli Dei. Mio
fratello Eleno, che mi dicono sia giunto sano e salvo in quella terra, sarà
felice di ospitarmi, spero. E lo sarà anche Andromaca, che egli ha sposato dopo
la morte di nostro fratello Ettore, avvenuta non per mano di Achille, ma grazie
all'aiuto dei suoi Dei. - il principe troiano ebbe una pausa: la sua voce era
carica di dolore e di rancore. Si schiarì la voce, tirò su col naso, poi
continuò - Ricordo che Andromaca era gentile con me quando ero bambino e
giocavo con suo figlio Astianatte."



"Io ti aiuterò a fuggire." disse
d'un fiato la principessa di Tebe.



"Perché lo fai?" domandò lui; lei
scosse la testa e continuò:



"Quando re Menelao giunse qui,
salvò una delle figlie del Faraone dalla furia di un toro inferocito e il
Faraone gli deve riconoscenza... Sono io quella principessa e chiederò al capo
delle Guardie Reali di porti sotto la sua protezione."



"Il principe Thotmosis?"



"Tu non dovrai più temere per la
tua libertà. - assentì col capo la ragazza - Sarà il principe Thotmosis a
mettere in atto questi propositi... dopo che gliene avrò parlato, naturalmente.-
aggiunse con un sorriso che le immuminò il bel volto - Adesso vai. Nasconditi
da qualche parte. Domani ti presenterò al capo della Guardia Reale. Aspettami
davanti al Pilone di Ammon-Ra... Sai dove si trova il Pilo... "



"Ti aspetterò lì! - la interruppe
il principe fuggiasco, poi - Non sei solo bella, principessa, ma anche gentile
e generosa. - sorrise e prima di allontanarsi aggiunse - Non conosco il tuo
nome."



"Nefer... Sono la principessa Nefer
di Tebe."



"A domani, dolce fiore d'Egitto.
- salutò il ragazzo - A domani, principessa Nefer, bella e splendente più
dell'Aurora."





Rimasta da sola e con le guance
diventate porpora, Nefer riassaporò quelle parole e il cuore cominciò a
batterle precipitosamente.



"Mi trova bella." pensò
sottovoce, cercando la propria immagine riflessa nello specchietto della
danzatrice. Cercò anche quello
dell'altra se stessa, ma Isabella non c'era più.




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