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lavoro pubblicato lunedì 14 maggio 2012
ultima lettura giovedì 18 luglio 2019

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Star Ship "Nautilus" - Primo Viaggio.

di Lamicoditutti. Letto 938 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Il cap. John Bull all’interno dell’ascensore numero quindici stava salendo verso la plancia, da dove avrebbe avuto il controllo della nave. L'astronave era nuova di zecca, aveva appena superato i collaudi e quello era il primo viaggio operativo.....

Il cap. John Bull all’interno dell’ascensore numero quindici stava salendo verso la plancia, da dove avrebbe avuto il controllo della nave. L'astronave era nuova di zecca, aveva appena superato i collaudi e quello era il primo viaggio operativo. Niente di complicato. Accompagnare alcuni dirigenti della compagnia di estrazione mineraria nella zona degli asteroidi, un giorno di viaggio per quella magnifica nave. Al ritorno avrebbero avuto di certo incarichi più impegnativi. Entrò in plancia e come si aspettava, erano tutti in piedi davanti alla porta. Un tizio di colore, alto si fece avanti: "Sono il primo ufficiale Tom Crofford e questi sono..." non fece in tempo a continuare la frase che una voce alle loro spalle lo interruppe. "Non possiamo partire se prima non ho provato gli strumenti dell’infermeria". Il cap. si girò, vedendo una giovane bassa, molto bassa, con la divisa da ufficiale medico. Tom la presentò: "La dottoressa Monica Rav". "Piacere dottoressa, ha dei problemi con i suoi strumenti?" chiese il capitano. " Non lo so e per questo che li devo provare". " Beh! Li provi allora, noi non possiamo posticipare la partenza, come ben saprà, dobbiamo eseguire degli ordini. Quanto tempo le serve?" "Non meno di ventiquattro ore" "Va bene, ordinerò che nessuno si ammali fino a domani". La giovane lo guardò seccata e uscì. Rivolto al primo ufficiale: "Possiamo proseguire? Non manca molto alla partenza".

In perfetto orario, la nave lascio la luna, dov'era stata assemblata. Il viaggio era una semplice routine, quindi l’equipaggio si concentrò sui controlli della strumentazione. Un conto era che venissero testati appena montati, un altro saperli usare in maniera perfetta anche nei momenti di emergenza. Il viaggio durò un solo giorno. I propulsori spinti ad un quarto della potenza andavano a meraviglia. Il capitano, assieme al primo ufficiale vista l’insistenza dei due uomini, accompagnarono a terra i due dirigenti e si accorsero ben presto che non era il tipo di visita che si aspettavano. I lavoratori li guardavano con della brutte facce, sembrava che dovessero aggredirli da un momento all’altro. Cosa che avvenne dopo pochi minuti. Mentre i quattro stavano camminando, furono affiancati da tre persone armate, che senza fare troppi complimenti, li accompagnarono al cospetto del loro capo. L'uomo rivolgendosi ai due manager disse: "Finalmente qualche pezzo grosso della compagnia ci degna di una visita. Abbiamo dovuto bloccare le forniture di materiale perché questo potesse avvenire. Immagino siate qui per convincerci a riprendere a rifornirvi". Il più anziano dei due prese la parola: "Chi sei? Avanti, sapete benissimo che tra un po’ finirete i viveri, non potete continuare ancora per molto a bloccare le miniere". Con un mezzo sorriso l'uomo disse: " Non importa che conosciate il mio nome, sono uno dei tanti lavoratori presenti sull'asteroide. Diciamo che sono il loro portavoce." Mostrò su un video un magazzino stracolmo di derrate alimentari. "Ne abbiamo a decine di cosi pieni. I contrabbandieri sono felicissimi di portarci di tutto in cambio del materiale. Voi sapete quello che vogliamo, accordiamoci e il blocco finirà". John si intromise nel discorso: " Io non so di cosa state parlando e visto che sono qui, illuminatemi". "Non c'é molto da dire" rispose il capo, " si tratta di soldi. Vogliamo più soldi. La nostra paga e ferma da dieci anni. Conosce qualcuno sulla terra che guadagna come dieci anni fa?" Il capitano rimase in silenzio. Non gli era mai piaciuta la compagnia di estrazione mineraria. Con la scusa che lavoravano lontano dalla terra si approfittavano dei lavoratori, ma ora era obbligato a fare qualcosa. Non poteva lasciare che fossero tenuti in ostaggio. Prima di congedarli, il capo disse: "Vi avverto che il teletrasporto non funziona, l’asteroide é schermato. Quando avrete preso una decisione, avvertitemi" e dopo un suo gesto furono presi e portati verso la zona dei magazzini e lì rinchiusi.

A bordo dell’astronave, il terzo ufficiale era preoccupato, da tre ore non aveva notizie del gruppo sceso a terra. Non si sentiva bene, sudava, eppure la temperatura era controllata automaticamente. Aveva appena chiesto all’addetto alle comunicazioni di riprovare per l’ennesima volta a contattare il capitano, quando senti le gambe cedere e scendere un velo nero sugli occhi. Cadde a terra, soccorso subito dalle persone attorno a lui. Pochi minuti più tardi la dottoressa Rav era in plancia e si accorse subito che il terzo ufficiale aveva avuto un calo di pressione, niente di grave. Aveva bisogno solo di un po’ di riposo. Mentre un suo aiutante lo accompagnava all’infermeria, la dottoressa chiese cosa succedeva. Il pilota le disse che il capitano non rispondeva alla radio e che non c’erano ufficiali in plancia. La dottoressa ci penso un attimo e poi disse: "Ci sono io". E si sedette sulla sedia riservata al comandante. Accarezzo i braccioli poi disse: "Mettiamoci in contatto con il pianeta, vediamo se sanno cos’è successo al capitano". Il pianeta rispose in breve tempo, ma la risposta non convinceva la dottoressa Rav. Il capitano era impegnato? Lo aveva visto solo una volta ma aveva subito capito che quell'uomo non avrebbe infranto una regola come quella di contattare la nave senza un valido motivo. E lei voleva conoscerlo. A costo di scomodare chi dirigeva quell'ammasso di pietre. E se per aver quelle informazioni in fretta doveva minacciare qualcuno, lo avrebbe fatto. “Fatti passare chi comanda in quel posto” disse all'addetto alle comunicazioni. Qualche minuto dopo una faccia insignificante comparì sul monitor. “Non ho tempo da perdere. Se tra dieci minuti non mi fate parlare col mio capitano, distruggeremo il vostro schermo che blocca il teletrasporto e sbarcheremo sull'asteroide. E a quel punto non mi interesserà parlare con nessuno”. Fece segno di tagliare la comunicazione. La faccia sparì dallo schermo. Dopo pochi minuti furono richiamati dall'asteroide, una nuova faccia sostituiva il precedente interlocutore. Era il capo dei sequestratori. “Perché ci minaccia?” “Voglio parlare col mio capitano e non voglio essere presa in giro da voi. I minuti a disposizione sono solo cinque adesso...” Tre minuti dopo il capitano era di fronte allo schermo. “Mi dia solo mezzora dottoressa.” La donna annuì. John sapeva che adesso la palla era nelle sue mani. I due dirigenti erano ancora chiusi nel magazzino. Rivolto al capo: “A quanto pare le posizioni si sono invertite. Ma io sono convinto che avete ragione, quindi vediamo se riesco a convincere quei tizi a darvi quello che vi spetta. Ma se non ci riuscirò, noi c'è ne andiamo tutti, poi voi farete quello che volete”. L'uomo non poteva fare altro che acconsentire, quella nave era troppo armata per le loro forze. John fu riaccompagnato nel magazzino e disse ai due dirigenti della compagnia : “Voi non potete essere venuti qua senza poteri. Cosa potete dare a queste persone?” “Noi abbiamo carta bianca, ma una percentuale di quello che non concediamo resta a noi” disse il più giovane. L'altro lo avrebbe incenerito con lo sguardo. “Ok, adesso vi dico io quello che si fa. Voi portate la paga di queste persone al pari dei dipendenti che lavorano sulla terra, pagate anche gli arretrati cosi ci fanno tornare a casa”. Il più vecchio disse: “Non se ne parla, tra un paio di giorni ci libereranno. Non possono tenere in ostaggio una nave spaziale. I nostri superiori hanno insistito per questo motivo che fossimo accompagnati da voi”. “ Beh! Non avete tenuto conto di un fatto. La mia nave ha l'ordine di distruggere l'asteroide e tutto quello che c'è qua, se non la contatto al più presto. Il termine e già scaduto da mezzora. Resta solo mezzora per arrivare a un compromesso. Se non ci riuscite, non ci sarete più ne voi, ne l'asteroide”. I due si guardarono l'un l'altro. “Non e possibile” disse il più vecchio. “Tra mezzora lo vedrete”. I due cominciarono a confabulare mentre il capitano e il suo primo ufficiale li guardavano in silenzio... dopo un quarto d'ora il più giovane rivolto ai due militari “Dovete fare qualcosa”. Il capitano: “Solo voi potete fare qualcosa. E la vostra avidità che ci ha portato a questo punto”. Passarono altri dieci minuti, il capitano si avvicinò ai due uomini: “E la vostra ultima possibilità, poi non faremo più in tempo a contattare la nave”. Il più giovane rivolto al collega: “Ma sei scemo? vuoi morire per la compagnia? Io no. Capitano, chiami quel farabutto che ci accordiamo”. Il capitano chiamo dall'interno del magazzino. Il capo era in attesa fuori ed entrò con un documento già preparato. I due firmarono in fretta. “Bene, andiamo ad avvertire la dottoressa. Se non ci vede entro tre minuti, quella spazza via tutto,” disse John sorridendo. Pochi minuti dopo erano a bordo del “Nautilus”. Al loro ingresso in plancia la dottoressa era ancora seduta sulla sua sedia. Bull la guardò mentre scendeva. “Complimenti, lei e la dimostrazione vivente che per essere una grande donna non serve anche essere alte”. Monica gli lanciò una brutta occhiata e disse: “Bastava solo un grazie, capitano” e ritornò in infermeria .



Commenti

pubblicato il 14/05/2012 10.23.43
LilacSky, ha scritto: E' sicuro che la dottoressa visto l'andazzo, gliela frega la poltrona ;)
pubblicato il 14/05/2012 10.32.24
Lamicoditutti, ha scritto: Per me e una di quelle persone che si vogliono intromettere in ogni cosa, maniache della perfezione ;)

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