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lavoro pubblicato lunedì 14 maggio 2012
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Vivere e morire al Circolino.

di Ufobirra. Letto 802 volte. Dallo scaffale Pulp

Ciao a tutti, non sono uno scrittore, ma invento storie. Scusate per gli eventuali errori. Sono 5 parti di un'unica storia, (da completare).

SANDRINO "Il Secco" (operaio)- Venerdì ore 20:30 - Uscita dalla fabbrica. Quel cazzo di ultimo giorno era arrivato, mi sentivo come uno strumento perfettamente accordato, avevo parcheggiato la macchina in direzione dell’uscita per vedere la libertà in faccia ,volevo che sapesse che c'ero anche io, che ero pronto a lanciarmi dritto verso la superstrada.

Che faccia avrebbe fatto la libertà guardandomi mentre ero pronto per fargliela pagare? Cosa avrebbe studiato la sfiga quella sera? Aveva un programma stabilito o avrebbe improvvisato alla mia faccia come al solito?

Tutto questo non aveva importanza, in quel momento ero libero, sapevo che per alcune ore ero protetto da una barriera che mi avrebbe portato sano e salvo fino al primo bar e al secondo e al terzo, non c'erano cazzi: stavo vincendo io.

Passavo le solite case da morti di fame, i lampioni pallidi, le puttane, in macchina c'erano i Ramones a tutto volume, chiedevo il bis!

Arrivai a casa e per fortuna i prosecchi stavano facendo effetto sulla stanchezza: ordino una pizza, mi faccio portare una pizza, faccio la doccia, riordino casa domani, chiamo quello chiamo l'altro, un messaggio della tipa: "Ciao, ti ho visto passare in macchina ieri: eri tu?". Forse, ma non avevo tempo di spiegarglielo stasera.

Accesi la televisione, accesi il computer, accesi una sigaretta, accesi tutto quello che potevo, insomma.

Guardai le bollette e vidi che erano scadute, guardai dentro al frigo e vidi che c'era roba scaduta, anche la mie possibilità sembravano essere scadute, ma in quel venerdì non mi lasciai scoraggiare da niente.

Poi mi telefonò Fabio, vide il mio messaggio, mi chiamò per sapere se avrei dato la sola oppure avrei abboccato. Abboccai.

Mi chiese spiegazioni sulla mia vita: "Ma che cazzo fai? Vieni o no? Noi abbiamo già cominciato la cena, muoviti!"

Ok, mi muovo, c'è sempre qualcuno che mi dice di muovermi, da questa mattina quando mi sono alzato.

Perchè puntano tutti sulla mia velocità di esecuzione nella vita? Io faccio le cose con calma. Dovrebbero saperlo.

Mi accesi un'altra sigaretta, che si fotta la cena, adesso mi ascolto un altro po' di "Piece Of Mind" degli Iron Maiden poi andrò a vedere quello che si dice nella valle dello squallore.

C'era bisogno di uno che regolasse il volume della tribolazione. Mi sentivo in grado di farlo quel venerdì.

Sandrino era arrivato tardi quella sera, non c'erano più i bicchieri vuoti sopra il tavolino, questo voleva dire che gli altri se ne erano andati.

Ma dove?

Tirò un lungo sospiro e prese una birra dal frigo, tanto il bar era casa sua e se lo poteva permettere, la Maria lo lasciava stare, non aveva debiti e pagava sempre quello che prendeva. Aveva ancora i segni sul viso della nottata precedente, sembrava uno sputo ambulante che cercava di sopravvivere alla merda più nera che il mondo avesse mai visto addosso a una persona.

Si guardò allo specchio dietro al bancone e vide che c'era solo da vergognarsi in effetti, ma non ce la faceva a rassegnarsi al peggio, aveva uno strano istinto che gli impediva di farsi fuori per continuare a soffrire, lo faceva sentire ancora utile.

Gli altri potevano pensare che fino a che lui era vivo, ci sarebbe stato uno a cui pensare nel momento del bisogno, i cornuti erano cornuti e i falliti rimanevano dei falliti, ma si sentivano al sicuro fino a quando c'era Sandrino in paese, sapevano chi guardare per sentirsi meglio e si scordavano di essere delle merde.

Questo lavoro di pagliaccio a tempo indeterminato gli piaceva, era un posto sicuro.

Finì la birra in un attimo, lui non se la gustava la birra, ne faceva un utilizzo prettamente terapeutico, bere una birra per lui era come allacciarsi una scarpa, se si dimenticava di farlo, forse sarebbe inciampato ancora in una serie di ricordi che lo facevano incazzare e basta, quindi meglio allacciarla quella scarpa.

Mentre rifletteva sul da farsi passò Martina, fece retromarcia ed abbassò il finestrino della sua Mini nera, urlò a gran voce in direzione di Sandrino:- Hey! faccia sfatta! tutto bene?- , lui sorrise e fece cenno di si con la testa.

Martina se ne andò sapendo che non era vero e anche Sandrino sapeva di non essere stato molto convincente.

Si alzò dal tavolino e se ne andò, tanto lì non aveva un cazzo da fare

Sandrino uscì a piedi quella sera, percorse il viale con passo malandato, aprì la porta del Bar ed entrò.

C'era Fabio seduto sullo sgabello del video poker, bestemmiava e continuava a ridere istericamente, questo non era un buon segnale, c'era il pericolo che poteva anche chiedere un prestito.

“Che cazzo di fine hai fatto ieri sera? “, domandò Fabio senza neanche voltarsi verso Sandrino.

Sandrino:- Mmmmm...ero..ero..ma poi che cazzo te ne frega? -

Fabio:- Hey amico, lo sai? se questa macchinetta non mi caga almeno la metà di quello che c' ho buttato sono nella merda...ma nella merda quella vera! -

Sandrino:- Chi cazzo ha vomitato nel cesso ieri sera? c'era vomito ovunque.

Fabio:- E io che cazzo di merda ne so! la Maria è incazzata nera, ahahahahah!- (risata isterica).

Sandrino:- Io odio questo posto Fabio...me ne voglio andare.-

Fabio:- Si,si,si..come no!-

Sandrino:- Dimenticavo, ti ha cercato il Greco ieri sera, sembrava anche abbastanza incazzato...gli ho detto che eri al Bar, ma che saresti andato da tua madre che si sente poco bene in questi giorni.-

Fabio:- Cristo! il Greco! me ne ero dimenticato! porca puttana! -

Sandrino:- Già. - Fabio si gira verso Sandrino per la prima volta e lo guarda dall'alto in basso.

Fabio:- Cazzo! ma sei una merda amico! hai una brutta cera sai? ho visto Michela, mi ha chiesto di te...voi..insomma, non state più insieme vero?-

Sandrino:- No.-

Fabio:- Capisco...senti, hai qualche moneta? -

Sandrino:- No .-

Fabio :- Ok, adesso vinco! -

Sandrino:- Io vado a comprare una scarica di birre per casa, le ho finite...se ti va vieni pure dopo, quando hai fatto di ammazzarti qui ok? Devo risolvere alcune cose, poi forse viene anche Martina..io devo..insomma, devo andare.-

Fabio fece cenno con la testa e continuò ad infilare le poche monete rimaste nella fessura del video poker, Sandrino salutò la Maria, aprì la porta del Bar e se ne andò.

Fabio continuava a ridere istericamente, Sandrino era sempre messo peggio, nulla sarebbe cambiato.

Sabato, Ore 20:57 - Sandrino guardava l'orologio appeso al muro, c'era il silenzio più totale in casa, la sua mente provava a pensare sul da farsi, ma niente.

Il telefono lo fece sobbalzare, stava squillando, il suo cellulare era appoggiato sopra il tavolo, qualcuno lo stava chiamando, ma sapeva che non sarebbero state buone notizie, non c'era un invito per qualche cazzo di festa privata in quella chiamata, il cellulare suonava a morto, lui lo sapeva.

Aspettò un po', si fece coraggio, spense la sigaretta nel posacenere a forma di teschio, chiuse gli occhi e rispose.

Era il Greco.

Cazzo, se era il Greco.

Sandrino:- Pronto.-

Il Greco:- Che pensi di fare? Io mi sono rotto anche il cazzo..lo sai che giorno è oggi? Io sono uno che si incazza facilmente e non voglio incazzarmi, adesso voglio fare quello che parla e spiega il punto della situazione. Tu lo sai a che punto della situazione siamo? Lo sa Fabio a che punto della situazione siamo? Ora vi chiedo: voi stronzi, lo sapete a che punto della situzione siamo?-

Sandrino:- Penso di si.. perchè hai chiamato me?-

Il Greco:- Perchè tu sei il più stronzo dei due, confermi?-

Sandrino:- Io avrei puntato su Fabio, lui è più stronzo..ma se pensi questo, ti ringrazio.-

Il Greco:- Senti larva umana del cazzo, fallito di merda, perdente col pedigree: io non ho tempo da perdere, mi prendi per il culo? Io ti prendo la testa e ci faccio un guantone da baseball per mio figlio, facciamo così?-

Sandrino:- Cazzo! Un guantone da baseball..è un'idea geniale Greco, poi ti ci diverti in giardino e mentre lanci la palla a tuo figlio.. dico: ogni cazzo di volta che lanci quella palla pensi a me?-

Il Greco:- Faccia di merda, ti aspetto al bar. Vedi di portare anche l'altro stronzo penzolante con te, vi devo parlare.-

Sandrino:- Ok, dammi 15 minuti per stappare una bottiglia di Champagne in onore di questa telefonata e arrivo.-

Il Greco:- Tu sei una testa di cazzo, lo sai questo, no?-

Sandrino:- Credo di si.-

Il Greco:- Ok, allora vi aspetto tra mezz'ora, tutti e due..tutti e due..tutti e due..lo devo ridire? Ciao.-

Sandrino:- Ciao.-

Sandrino accese un'altra sigaretta, il posacenere a forma di teschio era pieno di Camel spente, lui lo sapeva che Fabio non era nei paraggi quel giorno.

Lui lo sapeva.

Non riusciva a trovare una soluzione, lui che trovava sempre una soluzione a tutto, non ci riusciva quel giorno.

Rimase in silenzio.

Inizio modulo

Fine modulo

Da qualche parte in Umbria - Sabato, ore 21:17-

La panchina del parco vicino al Bar era vuota, c'era solo una bottiglia di birra in bilico sopra il rivestimento in legno.

Sandrino la tolse con un gesto di stizza e si grattò la testa, prese una sigaretta, si mise a ridere con un ghigno malefico.

Cercava di pensare, cercava di prendere tempo, ma niente.

Che cosa si poteva fare? lui i soldi non ce li aveva e Fabio si era dileguato, il suo cellulare era spento, quel bastardo aveva tagliato la corda lasciandolo solo a sistemare la situazione con il Greco.

La sua mente mescolava, come in un vortice, i neuoroni rimasti, colmi di eccitanti ed alcol; aveva la testa che stava per esplodere da un momento all'altro, sentiva l'ansia che lo prendeva alla gola, sudava freddo e aveva bisogno di bere.

Fissò per una manciata di secondi il furgone parcheggiato vicino al Bar, per un attimo fu distratto da una vecchia che chiamava il suo gatto, poi premette il pulsante del cellulare, telefonò a Martina.

Era l'unica che poteva tirarlo fuori da quella situazione senza trattarlo, necessariamente, come un disadattato.

Uno squillo, due squilli, tre cazzo di squilli, quattro squilli..rispose.

Sandrino:- Ciao, non vieni al Bar stasera?-

Martina:- Volevo venire, ma dopo questa chiamata penso che me ne starò a casa, tira una brutta aria vero?-

Sandrino:- Fabio è sparito e devo vedermi con il Greco, tira una brutta aria.-

Martina:- Sarebbe stata una bella serata, io me la merito una bella serata, cioè ci spero, ma poi non viene mai una bella serata.-

Sandrino:-Potrebbe essere anche l'ultima per me, quindi la faccio sembrare bella in qualche modo, in questo momento sto parlando con te, è positiva come cosa, no?-

Martina:-Che vuoi da me?-

Sandrino:-Niente. Martedì prossimo è il tuo compleanno, voglio che lo festeggiamo tutti insieme, cioè..io, tu, quello stronzo di Fabio, i ragazzi del Bar insomma.-

Martina:-Ti odio, odio Fabio, odio il Bar..ok, Cristo Santo, devo fare una cosa, poi arrivo!-

Sandrino:-Grazie.-

Il furgone davanti al Bar era ripartito, il Greco era fuori, Sandrino lo guardava seduto sulla panchina del parco.

Aveva bisogno di una birra.



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