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lavoro pubblicato domenica 13 maggio 2012
ultima lettura martedì 10 settembre 2019

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IL CAPITANO E IL SUO REVERZO

di gartibani. Letto 562 volte. Dallo scaffale Fantasia

IL CAPITANO E IL SUO REVERZO CAPITOLO SETTIMO Capitano fai girare la ruota ! Un vecchio cane le attraversò la strada senza latrare, con la...

IL CAPITANO E IL SUO REVERZO

CAPITOLO SETTIMO

Capitano fai girare la ruota ! Un vecchio cane le attraversò la strada senza latrare, con la coda tra le gambe per la paura, fece qualche passo e abbassò gli occhi per guardare fiutando il candore dell'aria e proseguì senza fermarsi.

Assolutamente irrimediabile quanto imprevisto, fu l'incontro con Hubert, Hubert era magro e sottile, sfoggiava sempre delle magliette con delle strane scritte in lingua tedesca e aveva il piglio deciso ed il tono perentorio, nonchè il passo pesante, si era messo in testa che doveva per forza insegnare i canti Gregoriani agli indios e trascorreva la maggior parte del tempo in questo insano esercizio, poi nel suo infinito deferimento era solito pregare Dio tutte le sante sere a lungo e leggere poi a voce alta, camminando su e giù, durante i pomeriggi inzuppati e desolanti, un libro di leggende amazzoniche, di cui non ricordo il titolo. Era sbarcato dal battello a Iquitos e poi si era unito alla nostra spedizione. Hubert e il Capitano strinsero una vera amicizia, parlavano in lingua spagnola, comune ad entrambi, Hubert insegnò al Capitano tecniche di filosofia Zen, di cui era fanatico, riusciva ad entrare in uno stato di catalessi e a sollevarsi dalla panca dove si sdraiava per rilassarsi, di svariati centimetri, quasi mezzo metro e rimaneva così sospeso per venti minuti e più. Quella sera Hubert stava per finire di leggere uno dei capitoli del suo libro di leggende, quando rivolto al Capitano; - amico mio, dovremmo lasciare questo posto e andare verso Cuenca,-

- a fare cosa ? stiamo per terminare i lavori dell'ospedale da campo e non vedo l'ora di ritornare alla civiltà, a San Francisco,

- ti capisco, ma credo che il destino ci riservi altro,-

Il Capitano dissentì con un diniego del capo. Ma in quel mentre apparve uno strano individuo, certamente un venditore di cianfrusaglie, tre passi indietro dove ardeva il fuoco dell'accampamento , l'uomo portava attaccati al corpo infiniti oggetti, i più disparati, collane, pentolini, coltelli, scopette, occhiali e lamette e quant'altro. Hubert lo trattò in malo modo.

- cosa vuoi ?, non abbiamo tempo per comprare nulla !

L'uomo sillabò alcune frasi sconnesse in un dialetto arcaico e alzandosi si avvicinò ancora, stese davanti ai due una carta segnaletica, disegnata sopra una stoffa consunta, appariva come un dominio di numeri e nomi, di percorsi indecifrabili e interrotti, ma alla fine una freccia indicava la direzione verso la città di Cuenca. Hubert che era sempre stato attratto da questo genere di cose, cambiò atteggiamento, cominciò ad dialogare con l'uomo nel suo stesso dialetto, incomprensibile per il Capitano e dopo avergli stretto la mano e datole una pacca sulla spalle, si sedette accanto a lui e continuò la conversazione. Finalmente rivolto al Capitano:

- dobbiamo andare verso Cuenca e non mi chiedere altro. - è molto importante, ne va delle nostre vite,-

- ma io non vado da nessuna parte, -

- lui ci guiderà, vedrai, solo lui può farlo, -

- che significa, questa storia è assurda e incomprensibile, ti sei ammattito ?-

Hubert per tutta risposta, cominciò a preparare le sue cose e a rimepire lo zaino, il Capitano sconcertato, alla fine fece altrettanto, vista la fretta con cui Hubert si stava muovendo. Ebbero l'impressione che una volontà superiore ordinasse loro di agire, nel silenzio quasi mortale e allo stesso tempo pieno di rumori della Jungla, violento e sconguassato. Gli occhi definitivamente cesellati da disegni esoterici, nel demoralizzante abbandono dell'anima. L'uomo marciava sempre avanti a loro, segnando la rotta a colpi di machete, finchè arrivarono sulla riva del fiume. Il Capitano notò che aveva nel polso sinistro un bracciale di argento e tutto intorno alla pelle riarsa dei tatuaggi indecifrabili. La loro marcia proseguiva in silenzio, fu Hubert fermarsi e dire -riposiamoci e poi cerchiamo una canoa,- In quella zona c'erano solo casupole, per lo più palafitte e vendevano del pesce essicato, unico nutrimento con il mango e della tapioca, dovettero accontentarsi. Dormirono un sonno profondo montata la tenda. L'indomani di buon mattino, quando il flusso degli insetti diveniva insopportabile, non riuscendo a far coincidere i loro tempi con l'immagine del fiume, trovarono finalmente una piroga.

Invece da noi, quando si svegliano, manca loro sempre qualcosa e ripetono all'infinito nei giorni gli stessi gesti, mettere sù il caffè, accendere una sigaretta, la TV, dopo un buongiorno senza senso, quasi che senza ciò non sia possibile cominciare a vivere, invece ben altro meriterebbe attuazione; la percezione della luce, quel lungo respiro vitale, ascoltare i suoni intorno, ordinare la mente dopo la pulizia del corpo. Gustare il bene prezioso del silenzio. Capire che tutto quello di cui si ha bisogno è dentro di noi, altro che compiere meccanicamente gesti abitudinari e uguali, quando invece ogni giorno è diverso, impercettibilmente diverso, per umore e sapore, un dono che va gusto nella sua completezza. Non solo sono detenuti, ma eterni prigionieri delle loro radicate convinzioni e consuetudini. Vivere e progettare per qualcuno e meno significativo che vivere con qualcuno e progettare insieme a lui.

" anywhay, to tell you the truth, helle isn't such a bad place to stay, "

Contrattare la piroga fu una impresa, ore di discussione sul prezzo, fino all'ultimo, lo sconosciuto si accomodò avanti e Hubert nel mezzo e il Capitano dietro, dietro di lui il bagaglio e le provviste. ( Bisognerebbe conoscere quali sono le modificazioni che si sono determinate nel rumine e che determinano poi condizioni favorevoli ai microorganismi ) leggeva Hubert e le vacche erano in fila sulla riva opposta a bere. ( Nella comune attività clinica si può ricorrere ad una pratica molto semplice, facilmente realizzabile nelle stalle con animali, trasformando la cavità addominale in un ambiente perfettamente idoneo ) Le vacche finirono di bere e rimasero a flettere in lontananza ( fotografia) Le larve giunte e disgiunte elaborarono una sostanza che favorisce il loro disincistimento, cripte ghiandolari. Il fiume era il corpo dei tre e ansia dei viandanti, una sfera nitida colpita dal fulmine e crepata, non c'era corrente e nella calma delle anse disseminate a ventaglio si addolcivano forme e figure ed una vegetazione impropria. Hubert e il Capitano maneggiavano i remi ad un ritmo costante, lo sconosciuto guardava fisso in avanti, finchè approdarono dove sembrava aprirsi una radura, scesero e nascosero la piroga coprendola, presero le loro cose e seguirono lo sconosciuto. Si presentò uno spettacolo improprio e insolito, centinai di pali erano piantati nel terreno e sulla cima avevano conficcate delle teste rimpiccolite, - Jibaros,- disse Hubert, ma lo sconosciuto non gli prestò attenzione e si mise a scavare nel lato sinistro del campo, tirò fuori due medaglie annerite e se le mise in tasca, fece cenno di proseguire, ripresero la piroga, il Capitano ebbe l'impressione che dalla riva qualcuno li osservasse e seguisse la loro traccia lungo il fiume.

Se poi volessimo osservare la mischia di polveri che provocò quell'evento, l'insieme di imbuti e liane che commisero l'inganno di presentarsi ai tre, il vincolo annerito di quella storia mai accaduta e il groviglio di strade e percorsi mai pervenuti ad una fine e ad una meta, come se la piroga non fosse mai esistita ne lo sconosciuto ne lo sconosciuto fosse mai apparso e l'incidere lento degli avvenimenti altri e diversi. modificasse per sempre i fatti. Saremmo approdati altrove, accanto a quel bimbo agfano che maneggiava aquiloni o dentro la sala cinematografica dove proiettano un film in 3D. Cosa sto per dire, non saremmo più noi, ne questo il tempo ne la dimensione, staticità elettrica del cielo, della furente meraviglia dei passaggi di animali e treni in tutto quel caos.

Tracciare una linea sottile e raggiungere, oltre il nespolo che ride, nell'azzurro platino delle strade di San Francisco a scoprire l'alito traslucido e l'eleganza, sento passare vetrine e immagini di sogni e ho un unico obiettivo, raggiungere quello stato di grazia che mi permetta di indicare una tendenza, coniugare semplicità e gioia, ritrovare lo spirito autentico dell'anima vagabonda, che traccia da un paese all'altro simboli di speranza e di soddisfazione umana. Lasciare le persone a proprio agio, con quel gusto e quella curiosità di scoprire il bello e di sentirselo addosso come involucro di nuove sicurezze. Ogni inquadratura , ogni scatto, gesto impercettibile di ogni movimento, esaltano la nostra vita, trasformano l'essere e proiettano generosità e grinta per ottenere il meglio. Il progetto non è mai finito, è in continua evoluzione, è un processo di simbiosi con il mondo, suoni e colori, velocità dell'effimero, concretezza delle idee e convinzioni che non mi lasciano mai, perchè vivo con tutto l'impegno il mio tempo, nell'oggi verso il futuribile. Il Capitano ebbe bisogno di stemperare l'ansia, diede fuoco alla piroga e cancellò le impronte, ebbe un dubbio quando si trattò di eliminare quel disegno, anche Hubert, l'amico amazzonico, che più tardi ritrovò a Firenze nell'anno dell'alluvione, completamente trasformato, accompagnato dalla moglie, ma non si fece convincere, determinato, finalmente decise di affrontare il suo REVERZO, fino ad allora sempre sfuggito e quasi dimenticato nel fondo di quell'insieme di presunte verità che riempivano la vita. Confesso che il Capitano, temeva questo incontro, non riusciva ad immaginarsi capovolto, deriso dal suo doppio,fermamente convinto della sua totale inesistenza. Ricordo quando fu eletto al congresso delle cooperative culturali per acclamazione, era vestito con il poncio e portava i sandali ai piedi, con i capelli lunghi e la barba nera, era sconcertante anche adesso, dopo l'allagamento del Phanteom e la Biennale di Venezia del 1976, sconcertante come dormire al Danieli, atterrito dai marmi e dal lusso, con quella donna pregnante e meravigliosa che s'intonava magnificamente con il suo clone. Ascoltare suonare il pianoforte mentre gustava la granseola e stappava lo champagne e s'imbatteva in una rosa profumata scavata tra i due. Camminare nelle calli, in quella Venezia, mai lugubre e invece vitale, flebile parvenza di barocche solitudini di donne incastrate nei profumi dei campielli, che sparivano e ricomparivano come maschere invereconde e lussuriose, che ti avvolgevano il corpo fino a strapparti le nervature del cuore, Venezia malinconica e sublime nel disastro annunciato e mai avvenuto.

REVERZO invece le camminava accanto, seduto nel sedile posteriore della Mercedes, da Tunisi a El Kantauoi, lungo l'autostrada costruita da italiani, era un amico ingeneroso, inoperoso, lamento delle opportunità perdute. La mobilia e gli effetti personali erano ancora chiusi nei conteiners fermi alla dogana, la quale si chiedeva perchè di quella quantità di roba, temendo fosse arrivata per fare del commercio. Il Capitano non lo sopportava, non gli aveva mai rivolto la parola, mai e poi mai lo avrebbe messo al corrente delle sue decisioni e del percorso della sua vita. sono tutti uguali alla fine, appesi al filo come panni stesi, ma entrambi avevano dimenticato metà della loro storia e l'altra metà non gli apparteneva più, visto che l'avevano persa ai dadi.

" only when a man understands that his own authoritativenss depends of this capacity to confront his own errors and his own defects, only when he is able to remain as asymptotically honest and sincere, will be able skilled and patient enought to bring the life to fruitful end for those who rely upon him to realize a dream. "

Invece la mela è per metà marcita.



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