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lavoro pubblicato domenica 13 maggio 2012
ultima lettura mercoledì 23 settembre 2020

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Anna e il mare

di cicaladimare. Letto 843 volte. Dallo scaffale Amore

Anna amava molto il mare;abitava in una località amena vicina ad una spiaggia lussureggiante, dovespesso trascorreva i pomeriggi, ascoltando il linguaggio delle onde che sifrangevano sulla scogliera vicino al faro. Proprio lì, in una gior...



Anna amava molto il mare;
abitava in una località amena vicina ad una spiaggia lussureggiante, dove
spesso trascorreva i pomeriggi, ascoltando il linguaggio delle onde che si
frangevano sulla scogliera vicino al faro. Proprio lì, in una giornata brumosa,
aveva incontrato uno straniero venuto da lontano sopra un'imbarcazione a vela,
bello e misterioso. Si era innamorata di lui a prima vista ed avevano passato
assieme dei giorni meravigliosi; poi, improvvisamente com'era venuto, se ne era
andato nel nulla, abbandonandola al suo destino, con la promessa di ritornare
da lei un giorno, con una sorpresa che l'avrebbe resa felice.Il tempo per Anna trascorreva
sempre uguale, nel ricordo di quell'uomo che l'aveva amata solo per poco, ma
che si era impossessato della sua anima al punto che lei non desiderava altro
che rivederlo e trascorrere con lui tutti i giorni della sua vita. Alcuni mesi
dopo conobbe un ragazzo del paese, che si guadagnava da vivere facendo
l'operaio in una fabbrica malsana, continuamente esposto a vapori nocivi.
Marco, così si chiamava, si innamorò perdutamente di lei ed un giorno d'aprile
le chiese di sposarla. Anna nutriva nei suoi riguardi un profondo affetto; egli
era molto premuroso e, nel limiti delle sue possibilità, l'accontentava in
tutto, facendola sentire incredibilmente importante. Ma lei non l'amava, o
almeno così credeva, perché ogni suo pensiero era fisso a quello sconosciuto
che era sparito così in fretta e che l'aveva lasciata sola ad attenderlo.
Chissà se un giorno si sarebbe ripresentato! Anna scrutava sempre l'orizzonte
in riva al mare con la speranza di rivederlo e lo sognava quasi tutte le notti.
Un giorno pensò che era inutile struggersi in quella vana attesa e decise di
sposare Marco, a patto che andassero a vivere in una casa da cui si potesse
ammirare il paesaggio marino con le sue acque calme e limpide, piene di
fascino, dalle quali era affiorata quella vela e quell'uomo che aveva segnato
la sua esistenza. Si susseguivano i mesi,
passavano le stagioni, ma lei era sempre più triste e Marco, convinto di essere
lui la causa del suo malessere, una mattina d'estate prese una decisione:
sarebbe partito con la sua barca, verso altri lidi, a cercare fortuna. «Vedrai», assicurò ad Anna,
«tornerò presto ricco e ti farò felice. Appena sbarcato ti scriverò e
continuerò tutti i giorni a mandarti delle lettere, perché non voglio che tu ti
senta troppo sola.»Detto questo le porse un
pacco: «E' per te, in segno del mio amore.»Le mani di lei tremavano
mentre si accingeva ad aprire quella scatola e, con sua immensa sorpresa, vide
spuntare il muso buffo di un cucciolo di cane, che la guardava con dolcezza.
Come d'incanto si accorse di provare per Marco qualcosa di profondo, un
sentimento nuovo e l'idea della sua assenza la sconvolse. «Non andartene, ti
prego, io ti amo per quello che sei e per tutto ciò che mi dai. Non voglio
alcuna ricchezza, tranne il tuo amore.» Ma lui non volle sentir ragioni e, dopo
averla abbracciata, se ne andò sotto il sole, scomparendo lentamente, mentre il
calore dell'astro inondava la spiaggia ancora deserta. Anna accarezzò il
cucciolo, lo prese fra le braccia e se ne ritornò a casa: entrò in cucina ed
improvvisamente si accorse di quanto fosse vuota senza il suo uomo e scoppiò a
piangere mentre il cane le saltava addosso, quasi a voler lenire il suo dolore.
La giornata, bella e assolata, volgeva al termine, quando, inaspettatamente,
nubi dense e fosche apparvero all'orizzonte. Si scatenò una violenta tempesta
ed il mare minaccioso invase la riva, entrando in casa dalla porta socchiusa.
Anna si spaventò, non aveva mai visto niente di simile in vita sua, non
conosceva la violenza delle onde e subito il pensiero corse a suo marito che si
trovava al largo, in balìa dei flutti. Era disperata per lui che non si sarebbe
salvato in mezzo a quella burrasca, e continuava a rimproverarsi di non averlo
capito, di averlo lasciato andare così, senza tentare di fermarlo, di farlo
desistere dai suoi propositi. Trascorsero dieci lunghi
giorni senza sue notizie, ma Anna non si poteva rassegnare ad averlo perso così
e pregava il buon Dio affinché lo salvasse, nonostante si rendesse conto che
stava chiedendo l'impossibile. Dopo una settimana scoprì di essere incinta e ne
fu immensamente felice anche se non poteva condividere quella felicità con
Marco, che se ne era andato così tragicamente. Quella notte il cane era molto
agitato, abbaiava in continuazione e stava immobile sulla porta, chiedendo di
uscire. Ma come poteva fidarsi ad
aprirgli? Il cucciolo era ancora troppo piccolo, si sarebbe perso nel buio. I
guaiti si facevano sempre più insistenti ed Anna aveva paura, sentiva che stava
per succedere qualcosa di strano. Capì che doveva assecondare la bestiola ed
aprì l'uscio: l'animale iniziò una folle corsa, seguito dalla sua padroncina
che ansimava e a malapena riusciva a stargli dietro. La condusse verso il faro
e si posò sugli scogli, in posizione d'attesa. Come per incanto, da quel mare
nero come il petrolio, emerse una vela in lontananza, una vela bianca che Anna
giurò di aver già visto. Si avvicinava alla riva e, man mano che
sopraggiungeva, si poteva scorgere la sagoma di una figura umana, circondata da
un alone di luce. Anna era sempre più emozionata perché quella persona
assomigliava incredibilmente allo straniero che aveva incontrato sulla spiaggia
e che poi se n'era andato con la promessa di tornare da lei con una sorpresa.
Si. Ora lo vedeva meglio, era proprio lui assieme a Marco, l'uomo della sua
vita. «Se non fosse stato per lui, mia cara, ora non sarei qui a raccontare
questa terribile avventura! Questo signore mi ha salvato, quando ormai credevo
di essere spacciato, poi mi ha curato e mi ha riportato da te. Gli devo la
vita.» Anna ora capiva, quell'uomo
misterioso era un angelo che era venuto a ridarle la voglia di vivere,
portandole la cosa più preziosa che potesse desiderare: l'amore eterno. La
donna abbracciò Marco che era sceso dalla barca, lo pregò di non andarsene mai
più lontano da lei e, mentre ambedue si voltarono per ringraziare lo
sconosciuto, questo non c'era ormai più, inghiottito nel buio. Guardando
lontano si poteva scorgere una sorgente luminosa, che rischiarava la notte.



Commenti

pubblicato il 13/05/2012 17.57.57
Lamicoditutti, ha scritto: bello, sembra un racconto di natale.
pubblicato il 13/05/2012 18.49.47
MAXSTEEL45, ha scritto: E un mènage a tre, no?

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