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lavoro pubblicato mercoledì 9 maggio 2012
ultima lettura domenica 27 gennaio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Sperm whale

di piterpanic. Letto 513 volte. Dallo scaffale Pulp

I personaggi si chiamano X e Y e rappresentano la commedia (la tragedia) umana e tanto basta. Sono personaggi ergonomici, ipervitaminizzati, egoisti e sensibili quel che basta. Ma tanto mi basta. X e Y sono multiformi, poveri bastardi senza ego, senza ...

I personaggi si chiamano X e Y e rappresentano la commedia (la tragedia) umana e tanto basta. Sono personaggi ergonomici, ipervitaminizzati, egoisti e sensibili quel che basta. Ma tanto mi basta. X e Y sono multiformi, poveri bastardi senza ego, senza faccia, adattabili, malleabili. Maschio e femmina, gameti da gonadi plastificate, passeggeri casuali del treno dell’ego. Come in Giappone, come nelle metropoli, musica anfetaminica in up-train giallo rosa. X e Y amano e si amano per quanto l’amore noi l’abbiamo compresso, un pezzo dei Joy Division compresso in un fottuto anonimo Mp3 a 192 byte. Niente vinile, niente copertine di cartone (poveri alberi ). Niente macroricordi per i nostri poveri personaggi digitali. Digitali ? Ma X e Y non sono digitali, sono carne e sangue e ossa e hamburger, e cristo ! Cristo!, mangiano e scopano. A-train verso l’alba e un sacco di ricordi digitalizzati e tanto basta. Tanto mi basta. Come in un sogno, in una parodia di un sogno entro nella loro vita. Io grassoccio e anonimo personaggio uscito dal manga che sta leggendo in treno. Io, disintegrato al pari di loro,con aborti di personalità ricuciti assieme come bambola di pezza sfregiata dal tempo e da mani instabili di bambina polio. Sento dire a me stesso, in un neo-linguaggio assorbito dalla linfa della città in cui, come virus bio-meccanici stiamo viaggiando ( il treno come arteria elettrica che ci teletrasporta ): “Ohi-raga, vi andrebbe una festa, vado, adesso…buona musica”. X, (o Y), la parte femminile si stringe a quella maschile e lui mi dice in un vero proto-linguaggio: “ Amico, sai, stanchezza, grazie…”. E poi lei si contorce su di lui e sul palo del treno, immenso fallo ocra. Io insisto nella mia psico-paranoia: “Gente giusta, relax…avete delle facce interessanti…pubblicità, foto…festa tranquilla, fermata del treno Qui…proprio la stessa, il centro è una palla senza gente giusta…musica…show…prodotto da me”. Y (o X) lei guarda lui: mi chiedono conferme; timidi, sballati. Lascio cadere dal mio bag gadget persuasivi nel neon pallido del treno, alcova lucida e irresistibile. Estraggo dal mio zaino, cappello magico, prove inconfutabili di miti da loro appena sfiorati e casualmente cade anche una piccola, leggera e costosa droga chimica che conoscono bene. “Ehi amico, attento con quella roba…buona”. Io dico “Ok, a posto, sedetevi”. E loro si siedono. Anni e anni di fiabe sul lupo vanno a farsi fottere. Il lupo si muove bene nella foresta di acciaio-plastica-cemento e cattura i porcellini. Porcellini drogati. Il lupo comincia a parlare e a parlare mentre viaggia, nella vena contaminata ed immortale della grande città psicotica. La città è immobile quando il treno si ferma ed il lupo drogato abbraccia i porcellini drogati. Le porte meccaniche si aprono in un mondo bianco, veloci come un programma di videoscrittura sul desktop del computer e poi come uno slide di foto porno si colora la città (le mie dita succhiate da X o da Y). Aria strana, smoxigen, luci, non automobili. Deserto pulsante e caotico. Il segnatempo digitale della fabbrica farmaceutica controlla lo start dell’alba, della città glaciale che risveglia un’umanità ripetitiva, come un’evoluzione che ricomincia al mattino, ciecamente. Mi sento dire (dentro o fuori) “come cazzo fa una fabbrica chimica darmi l’ora?” E X e Y ridono e si muovono piano e bacio X(oY) sulla bocca e la mia lingua setosa accarezza la sua come aspirapolvere il tappeto. E la nostra danza arriva al mio loculo, al mio appartamento, alla mia tana di lupo.



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