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lavoro pubblicato mercoledì 9 maggio 2012
ultima lettura domenica 11 agosto 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Game Over

di piterpanic. Letto 722 volte. Dallo scaffale Pulp

Sono le nove e mezza. Già un’ora e mezza che ci rompiamo le palle. Io, il Topo e Max. Il bar è una fogna, maleodorante come sempre. La città è un guscio. Il clima e gli anni l’hanno resa cupa e si protegge dall&r...

Sono le nove e mezza. Già un’ora e mezza che ci rompiamo le palle. Io, il Topo e Max. Il bar è una fogna, maleodorante come sempre. La città è un guscio. Il clima e gli anni l’hanno resa cupa e si protegge dall’inverno riscaldandosi nelle sue viscere. Il calore è covato nei suoi anfratti. I suoi bar, come sfinteri stitici e pulsanti, pullulano di escrementi. Il rumore dei videogiochi nella sala densa di fumo è incessante e allucinante. Una canzone fatta di jingle giapponesi e campionamenti di ogni tipo continua a torturarmi. Finta acqua; finte cadute, finte armi laser; Tutto finto e rumoroso eppure così reale. Mi alzo dal divanetto in finta pelle gialla e metto una moneta in un vecchio Arcadia : le Olimpiadi.

Dico a Max : “Cazzo il Rosso non si vede ancora” “Forse sta scopando” mi risponde lui. Io mi concentro sull’atleta nero che non lancia mai abbastanza lontano il giavellotto e cerco di resistere alla crisi di astinenza. “Game over” mi dice la macchina. Mi risiedo sul divanetto in finta pelle gialla e mi accendo una Marlboro. “Le Marlboro sono le cose più vere di tutta la serata” dico a Max. Lui annuisce e dice al Topo: “Sembra che il Rosso riesca a scopare la sua fichetta per due ore di fila, quando è fatto” “Non ci credo, sono tutte balle, leggende metropolitane” dico io. “E’ vero” ribatte il Topo “ l’ho visto io, una notte è riuscito a fargli una pera mentre stava venendo” “Dici cazzate, Topo”gli rispondo. “Fottiti Eros” mi urla lui. Ha proprio la faccia da topo. Rido e gli dico “hai proprio la faccia da topo, anche i baffi. Da sorcio” “Smettetela di fare gli stronzi” interviene Max. “Il Rosso arriverà. Arriva sempre”

Siamo impazienti e molto nervosi. Io osservo il bicchiere di Coca Cola sul tavolo. Il limone galleggia tranquillo: spero di non doverlo usare; spero che la roba non sia di qualità scadente. Restiamo in silenzio nella luce sporca del bar, a sentire la cantilena dei videogiochi e le bestemmie di qualcuno arrivato troppo presto al gameover. I videogames sono uteri nei quali queste teste di cazzo affondano. Uteri secchi. Almeno la roba riempie di liquido amniotico l’utero morto che è il mondo. Il Rosso non arriva. Il Topo si mette a canticchiare “I’m waiting for my man” Vorrei ucciderlo e invece vado al cesso. La crisi di astinenza sta raggiungendo livelli pericolosi. Sudore acido e dal sapore acre di eroina mi cola sulla fronte e la strada verso il cesso sembra un calvario. Capisco di essere un nuovo Cristo mentre passo accanto ai farisei di plastica avvitati alle seggiole dei videogames. Sono dei Big Jim, dei Big Jim vestiti da farisei. Io sono il nuovo Cristo drogato venuto a portare il verbo dell’Eroina. L’Eroina è lo spirito santo, il Rosso è Dio. E non si vede. Dio non si vede, mi ha abbandonato.

Raggiungo velocemente il cesso ma non riesco ad aprire la porta. Non è chiusa a chiave, qualcosa la blocca all’interno, allora cerco di forzarla. Niente da fare. Mi guardo attorno per assicurarmi che nessuno mi stia guardando e le sferro un calcio, scardinandola. il cesso è isolato e sicuramente i bambocci dei videogames non mi hanno sentito. Sotto alla porta divelta vedo un tipo disteso a pancia in giù, con la faccia nella turca. Mi sembra di conoscerlo per cui lo giro. È il Rosso, morto come un pesce, occhi sbarrati, schiumetta alla bocca e siringa impiantata sul collo. Quella che si può chiamare una perfetta posa da overdose. Ecco perché lo stronzo non arrivava mai! Adesso non potrà più scopare la sua fica bucona. Capisco subito che l’hanno fregato con della roba del cazzo. Uno come lui non può morire di semplice overdose. Allora cerco la borsa che si portava sempre dietro, la trovo appoggiata ad un chiodo sul muro e me la metto a tracolla. Quindi trascino il cadavere nell’altro cesso, prendo la chiave e lo chiudo dentro, poi sistemo meglio che posso la porta che ho scardinato. Mi chiudo dentro ad un altro bagno, faccio una pisciata, butto la chiave del cesso dove ho messo il Rosso giù per il buco e tiro lo sciacquone. Mi accendo una Marlboro e con calma apro la borsa. Dentro c’è un po di tutto : amuleti, lacci, mazzi di chiave, accendini, soldi, fumo e anche lei : la grande Mamablanche, già divisa e impacchettata in bustine. Peccato che sia marcia, penso, resistendo alla voglia di sniffarmene un po’. Prendo i soldi, il fumo e naturalmente l’eroina. Poi esco dal cesso, tranquillo.

Mentre lascio il bar Max e Topo stanno ancora parlando di dove andare a farsi, se a casa di uno o dell’altro “L’ultima volta hai fatto un macello, Max - dice Topo grattandosi il naso – vomito dappertutto, cazzo”.

Li lascio ai loro problemi, pensando che non sono diversi da quei coglioni dei Videogames, e vado in cerca del Rana, lui si che ha roba buona. Costosa ma buona. Ma adesso di soldi ne ho. Ho detto a Max e al Topo che ho incontrato il Rosso al cesso e che aveva una fretta incredibile, così ho comprato io la roba anche per loro. E cazzo, se la sono bevuta. Non avevo dubbi, quando sei in crisi credi a tutto e ti faresti anche tua madre. Io lo sapevo e ne ho approfittato. Non mi pento, mica l’ho fatta io la roba, io gliela ho solo venduta.

Adesso cammino piano per queste strade e il cielo invernale, pieno di stelle, mi sembra solo un altro fottutissimo videogame.



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