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lavoro pubblicato sabato 5 maggio 2012
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

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IL CAPITANO E IL SUO REVERZO

di gartibani. Letto 474 volte. Dallo scaffale Fantasia

IL CAPITANO E IL SUO REVERZO CAPITOLO III New York senza le torri è più chiara e si separa dal sogno del suo mare oscuro, viene gi&...

IL CAPITANO E IL SUO REVERZO

CAPITOLO III

New York senza le torri è più chiara e si separa dal sogno del suo mare oscuro, viene giù fino all’inverosimile, presagio lucido e festante ,( fotografia) la radio diffonde la notizia della vittoria della coalizione, quali alleati ? – Ascolta ragazzo mio,- Per poco l’uomo non si fermò di botto e la trama del racconto scomparve lungo la dorsale del porto, il Capitano con il sorriso complice intrecciò le dita e lasciò il corpo inanimato. Sembra non si possa fare a meno dei principi, dell’etica e della storia, forse quelle valigie chiuse rimaste immobili per anni dentro quell’appartamento, non contengono soltanto lo stretto necessario, ma ignorano chi è il padrone e niente, neppure gli attori dopo lo spettacolo sanno e salutano il pubblico alla fine dell’ultima scena.

Il mondo ormai era sull’orlo della linea di confine, sarebbe bastato un gesto per farlo scivolare in un baratro senza fine. A fiutare l’aria piena di violenza gratuita, a vedere sempre più il degrado del pianeta e come tutto è diventato insostenibile; assomiglia ad un esercizio fine a se stesso, senza spiegazioni. Inutile chiedersi il perché di questa follia collettiva, impossibile sfuggire a questa persecuzione di immagini, di sollecitazioni al consumo, di appelli, donazioni, contributi, attribuzioni, truffe quotidiane , ruberie, continue guerre e devastazioni, ormai è una corsa inarrestabile.

Il Capitano continuò a camminare lungo la banchina, appena sceso a terra, i piedi invasi di violette dallo stelo sottile e da una fitta pioggia estiva sembravano penetrare nel terreno, nella strada una sola macchina con l’autista, un bambino di otto anni appoggiato alla portiera. La macchina non partì mai. Eppure il Capitano continuava a sostare dentro il suo rumore ammagliato dal suono sordo delle gru in movimento, quasi che la nave affondasse e le scialuppe non fossero sufficienti per tutti. Ma il rumore aumenta e permea l’aria di Ground Zero, l’intimità dei gesti altrui e dell’altrui sangue, nell’immensa solitudine che esprime la limpida purezza delle acque in contrasto con la risacca. Ricorda il contatto fisico, quel cane dilaniato da altri cani fino all’agonia, in un susseguirsi di sussulti e spruzzi organici che abbandonano la vita. La cattiveria di quelli che guardano e aspettano che soccomba, il ribrezzo della scena e la ripugnanza. L’odio esiste proprio in questo, nel desiderio di annientamento e di soppressione, corpi fucilati all’alba e squartati, poi gettati in una fossa comune, non fanno più notizia. Era il silenzio a riconoscersi nella sua voce, silenzio indistinto e fugace, come la breve tosse interrotta e imbarazzante e la lettera mai pervenuta, altro diseguale momento, visione disperata del tempo. L’impulso di un sentimento subito abortito, dove gli sguardi lo perseguitavano, telecamere nascoste e misure di sicurezza. Tutto giustificato da esigenze vitali, per l’interesse collettivo e della Nazione.

Mi chiedo oggi, se il Capitano è mai esistito ?, se uscito dal viale luccicante d’oro sia mai passato di qui e andando via abbia lasciato a flettere il suo corpo, appeso ai rami del cedro. Non c’è tempo per altre domande, ma il volto del Capitano, ritagliato in prima pagina, esprime tutta l’indifferenza del mondo, la negligenza dell’umanità, quel senso d’ignoto che sconvolge l’aria della sera e ci lascia attoniti e disperati a scrutare il futuro. Milioni di uomini nello stesso istante, in angoli distinti della terra entrano nelle loro case, milioni ancora compiono un’azione malvagia, milioni accarezzano i loro bambini, pregano e fanno all’amore o si uccidono tra loro aumentando i soprusi e l’ingiustizia. Il Capitano compiuto quel salto, si trovò all’altro lato del mondo, un’angolazione inconsueta, dove sembrava non poter districarsi, tutto appariva attutito, dai colori sfumati e dal sussurro delle voci, corpi che si sfioravano con noncuranza nell'eterno processo del tempo e le mani ancora alzate al cielo in un atto d’amore. La cronaca e la politica, la TV spazzatura, quel continuo e consueto scorrere del sangue ormai parte dl quotidiano, quel togliere valore alla vita, come se dare la morte fosse un diritto acquisito e non l’interrompersi brutale della vita stessa .Altro non so, perché paragonandomi con il Capitano, scopro che come lui non ho mai amato e la chiarezza dell’amore mi è del tutto indifferente. Su questo, il Capitano intuì comunque che ostinatamente e caparbiamente avevo tentato di cambiare le cose, perché sapeva di mio padre e di mio fratello e la sua felicità inesprimibile s’intuiva nelle lacrime schizzate dagli occhi contro le vetrate del centro.

Amò.

Amore senza paragoni, nel mondo malato di distruzione e di fame, nel mondo barattato per un barile di petrolio, confessò pubblicamente questo amore folle ed eterno, riflesso nell’istante di un secondo, rimpianto subito dopo, nella solitudine dell’umanità intera, chiusa nel suo percorso, nel deprecabile albergo di un soggiorno senza ritorno, nella mano di quella donna ambiziosa che diventa madre e uccide il figlio nell’immaginario collettivo, nello stupro del branco giustificato da genitori, parenti e amici, nell’atto imperdonabile del pedofilo, forzato e inarrestabile, nelle parole pronunciate nel nome di Dio, che non è uguale per nessuno. Ma se davvero tutto questo fosse un inganno, simile ad una metafora, ad una ricercata utopia, piano dell’eclisse giudicato inconsueto. Ormai il futuro è soltanto un altro superamento.

- Dy todo aquello que tuve solo èl recuerdo me queda, -

Altra sfilata, altra manifestazione urlante, oltre l’uragano e la pioggia bollente di catrame, altro corteo per la pace, pace indistinta, mezzo e fine. Quale pace poi ? quella degli uni a scapito di altri, pace senza giustizia, pace impossibile. Soltanto l’ombra racchiusa in un fiore, rosa rosso sangue e di spuma, ombra vagheggiante e leggera, senza peso ne vela, ombra senza percorso, come diamante malato, come uomo ferito caduto contro il tramonto, a morire per cosa ? Un’altra stella si aggiunge alla bandiera, che inganno

Il Capitano è stato sempre un democratico, di appartenenza e di fatto. Difficile vivere poveri, ricordando le colazioni suntuose, i profumi di sandalo e lavanda, la cannella sui capelli, la seta, gli oli essenziali sulla pelle ed il viso sereno e rilassato, altro stratagemma alieno ai sensi, alla vita che sfugge, delimitata, nei gesti inconsueti e vaghi delle donne possedute e andate, sfumature e tinte dell’incubo dileguatosi in fretta. La memoria sempre più compiacente. L’aspra dolcezza provocata dall’alterazione del tempo, fotografia delle piccole cose mai scattata, la sottomissione cieca all’oblio dei mesi e degli anni, dove quel tenero corpo si è modificato di continuo nel genio familiare e ci ha seguito e assecondato come l’ombra adesso trattenuta dalla calura della luna, quasi l’inverno dell’uomo fosse arrivato all’improvviso ( lettura registrata di una poesia) Ci siamo chiesti entrambi di quei disegni mirabili nella volta del cielo, fragili come qualsiasi altra cosa e subito spazzati via dal vento, la freschezza dell’alba sulle isole grondanti vapori e la cintura dorata della prua nell’acquiescenza del sonno, il nostro Dio fedele. Fu per sempre, nell’estate successiva, nel limitare della foresta di pini. Il Capitano lasciò alle spalle Bul. Vitoska e incrociò il vento freddo della sera, su quel piano di vetro liquido, a misura della neve che scendeva copiosa. Ripensò per un attimo allo scafo che era in carena in quel porto sperduto, nel mare chiuso e scuro e lo seguivano le voci incomprensibili, piene di parole ignote, che lo rendevano nervoso. Aveva perso anche l’ombrello, forse lasciato sul bancone dove aveva mangiato una zuppa calda per due leva, o chissà dove.

Presto tutto questo sarebbe passato in secondo piano, dopo la sentenza, inaspettata e crudele, la sua vita sarebbe totalmente cambiata, altri gesti polverosi lo avrebbero seguito per condurlo in prigionia, foglie senza suono lungo viali inesistenti, parole che si seppelliscono nel giorno ceduto all’improvviso, altri pensieri e altre metamorfosi.



Commenti

pubblicato il 05/05/2012 12.58.16
Raimondo64, ha scritto: Interessante,ancor di piu' pensando al 2012...

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