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lavoro pubblicato martedì 1 maggio 2012
ultima lettura lunedì 25 maggio 2020

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ANALISI STORICA

di caosinblu. Letto 690 volte. Dallo scaffale Filosofia

p { margin-bottom: 0.21cm; }a:link { } Mentre fuori dalla finestra un cielo sfacciatamente rosa volgeva al crepuscolo, io allineavo le matite in ordine di grandezza lasciandomi andare ad una ritualità rassicurante, il premio che mi ...

p { margin-bottom: 0.21cm; }a:link { }

Mentre fuori dalla finestra un cielo sfacciatamente rosa volgeva al crepuscolo, io allineavo le matite in ordine di grandezza lasciandomi andare ad una ritualità rassicurante, il premio che mi concedevo al termine di ogni giornata lavorativa, dopo infiniti blocchi di tempo, riempiti ogni volta con cinquanta minuti di tedio e fatica, durante i quali i miei pazienti sentivano la necessità di rendermi partecipe di ogni loro pensiero o perversione (avevo notato che negli anni le perversioni si erano sempre più sostituite ai pensieri puri e semplici…era come ascoltare un libro-audio per soli adulti, un po’ nostalgico e melanconico)….il cervello mi stava mandando a quel paese , ero certo che prima o poi mi avrebbe querelato per abusi psicologici, l’idea di per se mi fece sorridere….Stavo giusto riflettendo su quanto ingiustamente la psicoanalisi venga sottovalutata dall’opinione pubblica, dalla politica, dalla scienza… “in fondo il nostro è un lavoraccio”mi ripetei (me lo ripetevo almeno una volta al giorno), quando il trillo isterico del campanello mi fece sobbalzare sulla mia poltroncina di tessuto vintage….

Il mio stanco apparato neuronale formulò la regina delle domande banali:< chi mai poteva essere a quell’ora insolita>? Forse pensai quell’adorabile maniaca ossessiva della sig. Smith, fermamente convinta che le malattie veneree potessero essere trasmesse per via aerea e che pertanto mi costringeva a portare durante le nostre sedute delle mascherine sulla bocca (ovviamente presupponendo che io fossi affetto da sifilide, gonorrea e chi più ne a più ne metta), aveva dimenticato di farmi sapere di aver sorpreso suo marito a sodomizzare trilli, il gattino di casa, pensai malignamente….. oppure qualcuno voleva vendermi qualcosa di assolutamente inutile, che io ovviamente avrei acquistato, maledicendo con tutto il cuore quella strega di mia madre, ( perchè sicuramente se non riuscivo ad esprimere un rifiuto era colpa sua) immediatamente firmato il contratto di pagamento ratele….

Aprii la porta afflitto pensando alla possibile realizzazione di entrambe le ipotesi…e poi… sorpresa….! Mi ritrovai di fronte una perfetta sconosciuta, una signora alta, distinta, con qualcosa di regale nel modo che aveva di stare dritta sulla soglia e con un frammento di profonda tristezza nello sguardo….

<Buona sera> mi disse con voce profonda e tremante, < buona sera> sussurrai improvvisamente intimorito, mi sembrava di essere tornato al mio primo giorno di scuola con la lingua letteralmente incollata al palato…< in cosa posso esserle utile>?

<Lei è un dottore, vero>? Disse con un’ improvvisa nota di panico nella voce,

<si> risposi, <sono uno psichiatra >.

Accennò un sorriso, mentre entrava nel mio studio con passo leggero, sembrava quasi che fluttuasse nel corridoio, la seguii trotterellandole dietro, asciugandomi le mani orribilmente sudate sui pantaloni di panno…Chiusi la porta alle mie spalle, la feci accomodare alla scrivania, cercando di recuperare velocemente un minimo di contegno e dignità, momentaneamente latitanti; < cosa possa fare per lei signora?>

<sono la Storia, piacere di conoscerla> disse tendendomi una mano, sorrisi stringendogliela < ecco pane per i miei denti…questa è completamente pazza> pensai tra me e me, decisi di assecondarla al meno per il momento, volevo capire a che livello si manifestava la patologia, quindi mi sedetti comodo accavallando elegantemente la gambe, assunsi quello che mi sembrava essere un cipiglio professionale e distinto, sorrisi e le dissi < mi dica signora sono a sua completa disposizione>.

Quella donna enigmatica (e fuori come un figlio dei fiori sotto peiote) si passò le dita tra i folti capelli scuri, mi puntò gli occhi negli occhi si allungò sulla scrivania e sussurrò con voce febbrile, come se ci fosse qualche spia nascosta dietro i cuscini (interpretai quel segnale come un sintomo di qualche fissazione persecutoria).

<Ho un serio problema…mi stanno digitalizzando… non fanno altro che tradurmi in file…Mi sveglio la notte di soprassalto perché sento che un’ altro pezzetto di me è stato strappato, portato via, codificato.....Sento le loro voci, le sento continuamente….>

<In che senso sente le loro voci…mi parli di queste voci> le dissi interrompendo quella sequenza un pò sconnessa di frasi smozzicate.

Come se avesse intuito una nota di accondiscendenza nella mia voce, drizzò di colpo la schiena mi lanciò uno sguardo omicida dicendomi < guardi che io non sono pazza… ho solo bisogno di qualcuno che possa capire, sono anni che vorrei farlo, ne sento il bisogno da quando non fanno altro che sbandierare ai quattro venti che sono FINITA, capisce!?, Non hanno un minimo di riguardo…..se ne stanno lì nei loro salotti a pontificare sulla mia caduta, vaneggiano di una mia presunta fine…e poi non contenti mi derubano…sottraendo documenti, facendoli sparire in spazi troppo piccoli…>

Ero allibito, sconcertato, forse anche un po’ stregato…sicuramente confuso….intanto fuori si era fatto sempre più scuro, accesi la lampada da tavolo, si diffuse nella stanza una rilassante luce verdastra, ( ma poi perché il verde sia considerato un colore rilassante, vorrei tanto chiederlo a quei cognitivisti dei miei stivali…). Restammo per un pò in silenzio….lei sembrava delusa dalla mia momentanea afasia………….. …sinceramente, non sapevo veramente da che parte cominciare, in quei minuti eterni arrivai persino a dubitare della sua pazzia, o per essere più gentili, della sua personificazione un tantino megalomane..o forse mitomane, anni e anni di studi mi si stavano frantumando tra le mani…poi improvvisamente, lei urlò, urlo di dolore in un modo straziante, <ecco, ecco lo hanno appena fatto di nuovo, hanno appena finito di

rinchiudere in un maledetto file l’ archivio della biblioteca nazionale di San Pietro Burgo!>

Sobbalzai pi freneticamente per la sorpresa la guardai spaventato, aveva le lacrime agli occhi poverina quando mi disse: < Dottore non le sembro più sottile adesso….e se diventassi trasparente>?.....< Le sembro sbiadita per caso? Sia sincero mi dica la verità>…Verità! Cercai freneticamente nella memoria anchilosata dagli eventi, un appiglio, uno straccio di certezza, anche solo un errore che mi desse il senso del reale, avevo la sensazione di trovarmi a dover recitare una parte che non sapevo, che non avevo ancora mai letto prima, quindi, improvvisai…< Mia cara> dissi < non la trovo sbiadita , non crede che l’ausilio della digitalizzazione sia utile piuttosto che dannoso? Mi sento di doverle dire che secondo il modesto parere medico queste voci che sente di continuo tentano di aiutarla a modernizzarsi…si insomma per stare al passo con i tempi ….non crede anche lei che internet possa esserle alla storia?>

Quando smisi di parlare con una voce che mi sembrava essere quella di qualcun altro, un estraneo sgradevole, arrogante e ottuso…calò il silenzio, un silenzio spaventoso un silenzio che faceva rumore…..

Lei si alzò lentamente concedendomi uno sguardo triste e sprezzante, mi accorgevo solo ora quanto fosse alta, magra, sottile….aveva la pelle chiara, quasi trasparente…Deglutii rumorosamente….

<Lei non capisce, forse non può capire….è cominciato lentamente, qualche eminente professore universitario se ne uscì in tempi non sospetti affermando che “la storia è finita, la storia è finita (o finirà a breve) quando l’uomo avrà lottato e alla fine ottenuto il riconoscimento…..quando avrà ottenuto la libertà….all’inizio non mi preoccupai, sa come si dice “anche male purchè se ne parli”……Poi in poco tempo, il processo è diventato inarrestabile, non ho potuto fare niente, mi convinsi della fine….

Ma questo sarebbe niente….in fondo sono solo parole, riflessioni, ma ad un certo punto, non molto tempo fa avete cominciato ad attaccarmi dall’interno….

La voce le tremò mi alzai e le andai accanto timidamente le appoggiai una mano sulla spalla, mi accorsi solo allora quanto fosse ossuta < non faccia così la prego, non pianga….andrà tutto bene..> < Ma come?, andrà bene come e soprattutto per chi?>

Si lasciò abbracciare, affondò il volto invaso di lacrime tra le pieghe del mio maglione….avevo la strana sensazione ti tenere tra le mani qualcosa di potente e fragile…avevo paura….

<mi state facendo sparire, non vi rendete conto che io non sono solo dati e informazioni, non è rinchiudendomi in piccoli file che mi proteggerete….nessuno ascolta più i testimoni…i testimoni sono importanti sono le mie fondamenta, chi mi sopravvive deve raccontarmi….quando i file si deterioreranno? E le assicuro che questo avverrà molto presto, prima di quanto immaginiate…..cosa farete…cercherete tra le macerie della vostra civiltà virtuale qualche testimone che possa raccontare, ri-portare….Qualcuno ancora capace di lottare…lei sa lottare dottore?> Mi disse queste ultime parole guardandomi negli occhi….mentre diventava sempre più leggera……

Mi stava scomparendo tra le braccia senza che potessi fare nulla per tenerla con me…..Non si lamentava più…negli ultimi momenti prima di dissolversi, si permise una lacrima, una soltanto….forse un errore……

Rimasi seduto al buio per un tempo indefinito…..con un pensiero fisso che non accennava ad abbandonarmi, un misto di consapevole tristezza e senso dell’ assurdo.

Ripensai alle sue parole, ripensai agli occhi della storia, che ora nelle ore liquide della notte mi sembravano così familiari, come se mi avessero interrogato da sempre….

Con gesti rallentati dalla stanchezza accesi il mio computer, andai alla sezione file, dove conservavo le storie di tutti i miei pazienti da circa vent’ anni…. Feci scattare la chiusura del mio cassetto, presi una penna e un quaderno a spirale piuttosto spesso…iniziai a trascrivere quelle storie, rese piatte e lontane da uno schermo ultrapiatto di ultima generazione….<spero che mi basti la carta> pensai………






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