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lavoro pubblicato martedì 1 maggio 2012
ultima lettura domenica 13 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

FAIRY DOCTOR

di fiordiloto. Letto 782 volte. Dallo scaffale Fantasia

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CAPITOLO 6: SCONTRO NELL’ALDILA’

Nell’oscurità non c’erano suoni. Nessun fruscio inquietante nelle tenebre immote. Per Lidya quel silenzio risultava ancora più minaccioso di qualunque suono. Ma del resto lo sapeva: i morti non fanno rumore.

All’improvviso, un ringhio sinistro riempì l’aria.

Si voltò, il cuore in tumulto.

Dal buio emerse un lupo dal pelo nero con le orecchie grandi. Portamento maestoso e occhi profondi come pozzi aperti su braci infernali.

“Lidya…”

Dietro quella voce roca e profonda, c’era una dolcezza che cancellava ogni minaccia.

Il cuore della giovane si allargò di due misure, mentre correva ad abbracciare il maestoso lupo nero.

“Ciao, papà. Ero sicura che ci avresti trovati!”

“State tutti bene?”

“Siamo illesi”

Il lupo spostò gli occhi fiammeggianti verso il vampiro, quindi inarcò un sopracciglio. “Vediamo se indovino. Sei Stu”

“Esatto”, confermò lui, sinceramente sorpreso. “Sei in gamba come sempre, signor padre!”

“In ogni caso non dovreste essere qui. Che cosa è successo?”

Lidya gli raccontò l’accaduto nei dettagli.

“Dovete andarvene immediatamente. Il Guardiano ormai è vicino!”

E infatti, un oscuro presentimento avvolgeva l’aria. Lidya era stata felicissima di ritrovare suo padre. Seppure intrappolato in forma di spirito lupo, l’aveva riconosciuto all’istante. Ora però un misterioso senso di panico cominciava ad invaderla, senza che lei sapesse perché.

Lui è qui”, mormorò Stu, stringendole la mano. “Ormai ci avrà sentiti”

“Via”, ringhiò il lupo. “Di corsa!”

Con quelle parole li condusse lontano dalla luce. La sua aura iridescente era l’unico spiraglio visibile in mezzo a quel mare di tenebre. Più si allontanavano dai lampioni, più l’oscurità li avvinghiava. Lidya si sentiva avvolta da una specie di sudario. Alle loro spalle, un sinistro rimbombare di passi. La ragazza cercò di non pensarci, perché il rumore era troppo sinistro, e di focalizzare l’attenzione sulla figura luminosa dinnanzi a lei. Dopo tanti anni, non era certo quello il tipo di ricongiungimento tra padre e figlia che aveva sempre sognato.

“Non riusciremo a seminarlo”, osservò il lupo.

“Che cosa pensi di fare, allora?”, domandò lei, il fiato corto per la corsa.

“Stu, avvolgi Lidya con la tua aura. In questo modo, lui non potrà vederla”

“E tu che farai?”, volle sapere il vampiro.
”Io cercherò di fermarlo”

Senza farselo ripetere due volte, il vampiro prese Lidya fra le braccia. Il suo potere l’avvolse come una seconda pelle, nascondendola alla vista del nemico. Nello stesso istante, Sogen balzò a terra e si portò al fianco del lupo, come un vero compagno d’armi.

“Me la vedo io con lui, Master. Basta che tu o tua figlia togliate il sigillo ai miei poteri”

L’altro gli lanciò un’occhiata significativa. “Tu, Sogen?”

“Sono uno stregone intrappolato nel corpo di un felino, ma rimango sempre un immortale. Il Guardiano non può ferirmi. Inoltre, i suoi occhi sono capaci di tagliare anima e carne. Nonostante il potere del vampiro, non ci metteranno molto a scovare Lidya”

“Signore, sei sicuro che sia prudente liberare Sogen lo stregone?”, domandò Stu. “In fondo, un tempo fu vostro nemico”

Il felino fissò i suoi conturbanti occhi gialli in quelli del lupo. “Un tempo tu mi risparmiasti la vita. Sono in debito, per quella gentilezza. Perciò, il minimo che possa fare è usare tutto il potere che mi è rimasto per proteggere la mia nuova padrona”

Dopo un istante di silenzio, il lupo annuì.

“Lidya… togligli il sigillo”

“Devo farlo io?”

“Sei tu la sua padrona ora”

“D’accordo”

Stretta fra le braccia del vampiro, la giovane focalizzò nella sua mente i simboli runici che significano spezza e rimuovi. Recitò la formula magica e… Per un secondo non accadde nulla. Poi una specie di cerchiò luminoso si materializzò attorno al collo del gatto, prima di andare in frantumi come tante schegge di cristallo. L’oscurità lo avvolse, mentre la sua figura si faceva sempre più maestosa. Completamente libero dall’incantesimo, Sogen il Mago si stagliò con tutta la sua stazza di fronte al gruppetto. La sua aura sembrava un insieme scoppiettante di fuochi d’artificio. Il suo corpo non aveva un aspetto definito, ma sul viso si intravedevano due fessure perlacee che potevano essere due occhi. Il resto era avvolto da una specie di nebbiolina brillante.

“State indietro”, avvertì.

Stu e gli altri si fecero da parte, mentre qualcuno si avvicinava, col passo felpato del ninja.

***

Sbucò dalle tenebre, con l’aspetto minaccioso di un samurai. Più nebbia che forma, aleggiava minaccioso brandendo una katana d’altri tempi. La perfezione del viso e la grazia dei movimenti lo facevano sembrare un essere leggendario.

“Sogen il Mago! Quale sorpresa trovarti qui” disse, con una voce bronzea che sembrava provenire da eoni di distanza.

“Guardiano, non dovresti essere di ronda dinnanzi al Primo Cancello?”, domandò il mago. “Perché ti interessi al nostro passaggio?”

“Ho avvertito qualcosa. Un’inezia. Quasi un presentimento, in realtà. Ma il mio olfatto e il mio istinto raramente sbagliano. Ho avvertito il profumo di un essere vivente, di un respirante, oltre a strane voci nell’aria”

“Come vedi, qui non ci sono respiranti. Con me viaggiano un vampiro immortale ed uno spirito. Quanto a me, né tempo ne malattie né incantesimi potranno mai relegarmi in questo mondo. Per me vita e morte non hanno peso. Perciò, come tu stesso puoi constatare, non c’è stata alcuna violazione”

Lidya osservava quei due esseri enormi senza credere alle proprie orecchie. Sogen stava davvero cercando di uscirne a chiacchiere! Quando sentì gli occhi del Guardiano su di sé, per poco non iniziò a tremare come una foglia.

Lord e Lady, fate che non mi veda! Fate che non mi veda!

“Qual è la ragione del vostro passaggio?”, chiese il Guardiano, senza staccare gli occhi dal punto in cui si trovava Lidya.

“Stavamo andando alla Corte Unseelie, ma un complotto ci ha spediti quaggiù. Così ho chiamato il mio vecchio padrone per aiutarmi ad uscire”

Mentre Sogen parlava, accaddero tre cose: gli occhi del Gardiano si accesero di comprensione, il lupo snudò le zanne e Stu si voltò di scatto, per posare Lidya dietro di lui, al sicuro.

“E avete portato qui anche un essere umano!”

“E’ mia figlia”, spiegò il lupo. “Ti prego, lascia che ti spieghi”

“Non c’è nulla da spiegare! L’ingresso dei viventi è severamente vietato!”

“Sono stati ingannati. Mia figlia e il suo gruppo non sarebbero mai entrati qui di loro spontanea volontà”

“Menzogne! Un solo ordine viene dato al Guardiano dell’Aldilà: nessun essere vivente! Nessuno, può entrare!

Prima che potesse sollevare la spada, Sogen gli fu addosso, più veloce del pensiero. Lo scontro infuriò come un temporale: ogni assalto una scarica elettrica, ogni scontro un rombo di tuono.

“Lidya”, mormorò il lupo. “Vieni qui da me”

Scostandosi dal vampiro, la giovane obbedì.

“Cosa intendi fare, padre?”

“Dobbiamo imprigionare lo spirito del Guardiano”

“Usiamo lo stesso incantesimo che usasti per Sogen?”

“Precisamente. Te la senti?”

Lidya esitò un attimo. “E’ un incantesimo complesso, ma ci proverò”

Con le fronti che si toccavano, ragazza e lupo focalizzarono insieme nella loro mente i simboli di bloccare e sigillo. Erano segni runici superiori, non facili da dominare. Ma il padre di Lidya era un esperto, e aveva addestrato sua figlia a dovere. Piano, con delicatezza, avvinghiarono i due simboli con la volontà e li trasformarono in suoni. Uscendo dalle loro labbra, l’incantesimo prese la forma di una nuvola di folgore rossa. Senza indugi andò ad avvolgersi intorno alle gole dei due contendenti come una sorta di collare. Quello attorno al collo di Sogen divenne nero, mentre quello del Guardiano era bianco. Ci fu uno scoppio, una luce fortissima, poi…più nulla.

Quando riuscì nuovamente a vedere qualcosa, Lidya notò che le due figure imponenti erano scomparse. Dello scontro di poco prima, rimanevano solo due gatti addormentanti, accucciati l’uno vicino all’altro. Uno nero, l’altro bianco. Entrambi con un collare intorno al collo.

“Stu, prendi Sogen”, ordinò il lupo.

Il vampiro raccolse il gatto nero fra le braccia.

“Lidya, a te il Guardiano”

La ragazza obbedì.

“Che ne facciamo di lui, padre?”

“A differenza di Sogen, lui non può essere lasciato in forma di gatto. Dovremo liberarlo una volta usciti da qui. Ora, pensiamo ad uscire da questo posto”

Procedettero lungo un sentiero sospeso nella nebbia. Quando finalmente videro una luce in lontananza, per Lidya fu come svegliarsi da un sogno. Poco a poco nebbia e buio si diradarono, per lasciare spazio ad un cielo dalle sfumature livide. Era l’alba, e tutt’intorno a loro crescevano cespugli e roseti colmi di fiori color pervinca.

“I fiori della cattiveria”, commentò Lidya.

“Li conosci, sorellina?”, chiese Stu.

“Si usano per distillare un potente antidoto. Sono piante curative, ma crescono nutrendosi dei pensieri malvagi degli esseri umani”

“Capisco”

“Lidya, lascia andare il Guardiano”, ordinò suo padre.

La ragazza depose il candido felino per terra, con delicatezza. “E ora che facciamo?”

“Ora andiamo via. Per quanto potente, l’incantesimo non potrà trattenerlo ancora a lungo. Fra poco si sveglierà e tornerà alla sua forma originale. In quel momento, faremmo meglio a non essere qui”

Detto fatto. Lidya e il suo gruppo si rimisero in cammino. La ragazza era stravolta. Il suo corpo che fino ad allora era rimasto buono e zitto cominciava a lamentarsi. Il suo bel vestito era strappato e si sentiva intirizzita, a causa della permanenza nel Regno dei Morti.

“Tieni, sorellina. Riscaldati”

Gentilmente, Stu le depose la sua casacca sulle spalle. Un po’ rincuorata, Lidya gli rivolse uno sguardo di gratitudine.

Camminarono in silenzio, fino al castello di Irial.



Commenti

pubblicato il 23/05/2012 17.37.46
gotica, ha scritto: Complimenti,un racconto stupendo.Un abbraccio

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