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lavoro pubblicato domenica 29 aprile 2012
ultima lettura giovedì 9 maggio 2019

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BAMBINA D'AFRICA

di gartibani. Letto 1021 volte. Dallo scaffale Fantasia

RACCONTI BREVI “ DA DURARE ANCORA UNA LUNA” BAMBINA D’AFRICA Vicino ad una acacia, un vecchio tutto rughe e sentieri del viso, ...

RACCONTI BREVI “ DA DURARE ANCORA UNA LUNA”

BAMBINA D’AFRICA

Vicino ad una acacia, un vecchio tutto rughe e sentieri del viso, con gli occhi stranamente chiari, la barba bianca, le mani lunghe e ossute, con il tipico costume degli uomini delle sabbie, teneva per mano una bambina. La bambina aveva il colore del paradiso, il viso impallidito nel rapido disgelo degli occhi e la bocca impressa in un sorriso. Si erano fermati sulla riva del fiume, nel clima fresco, mentre intorno a loro, i deserti si infuocavano, nugoli di fagiani si alzavano davanti al battello, i daini venivano a bere ai bordi delle rive e altri animali nuotavano accanto. Era meraviglioso, anche se oltre quel cerchio immaginario che li proteggeva, non si vedevano che cornacchie. Dove l’acqua era più bassa , i cespugli fioriti, simili a rampicanti, riempivano l’aria di un profumo delicato; fiori gialli si aprivano in continuazione mentre altri marcivano rapidamente sugli steli. Pioppi, salici e tamerici, coperti di squarci bianchi e trapiantati in quei luoghi inospitali si diradavano segnando i sentieri verso le montagne. – Tutto qui cresce con rapidità incredibile, - disse il vecchio, che si era seduto quasi su di una nuvola, sollevato dal terreno e rimpicciolito da una ragnatela traslucida, quasi come il contatto con un sogno. – Tutte le foglie diventano di porpora e le montagne sembrano di fuoco.- aggiunse, accarezzando i capelli della bambina, la cui mente solcava le navi alte e invelate e nel cuore vi camminava un morto che camminava sull’acqua. – Mi celerò nel centro di un labirinto perche il suo fantasma si perda – finì col dire l’uomo e il suo dito puntato interruppe una linea, sottile striscia di neve che scintillava contro l’azzurro del cielo. Quasi una stella perfetta sulla pietra nera del profeta. La bambina all’improvviso si mise a correre e scavalcò la grande trappola di mattoni, indugiò a seppellire le gambe nell’acqua gelata del lago, il ghiaccio crepitò e la bruma del mattino si dissolse dove appena in un bagliore, le ali di un , aereo puntavano decisamente a sud, acquistando progressivamente quota.

Ai loro piedi si stendeva lussureggiante la vallata.

Ma oltre, il paesaggio era ancora austero; ripidi ghiaioni disseminati da pezzi di roccia, perfettamente rettangolari piombavano dalle rupi come lugubri macigni, precariamente poggiati su pietre più piccole, finivano col precipitare per compressione. – Certo, - osservò il vecchio, - fra qualche giorno l’acqua comincerà a montare e inonderà tutto,- La bambina si accucciò e fece pipì accanto ai rovi e cavalli e cammelli comparvero improvvisi seguendo il rivolo caldo preda di una rete di pesca arrotolata. Poi non riuscirono a filtrare i raggi ultravioletti e scomparvero in una frazione di secondo. La bambina che ormai doveva avere vent’anni, raccolse gli ultimi fiori, modificando di netto il passato, concatenazione di causa ed effetto, nel compiere un rito segreto senza infirmare il presente. Gusci d’uovo e scatolette e pezzi di giornali sparsi in ogni luogo.

Forse il destino è più profondo di quanto si creda e sopravanza gli occhi ormai povere fessure. Il vecchio esposto tutta la vita al forte sole aveva registrato un processo inaccessibile agli uomini e un aquila enorme era attaccata al suo braccio e lo conduceva in alto pigramente verso una stella. Luogo che dimenticò totalmente. Lo seguivano, senza perdere niente del loro carico, file interminabili con i loro preziosi convogli di animali, cantando le loro canzoni, lunghe e malinconiche come il viaggio. – “ sta attento viaggiatore, qui ti trovi come una lacrima sul ciglio.. “ – ripetuta, l’ultima strofa rimbalzava tra le diverse altimetrie per poi perdersi nel vuoto.

La bambina credette di impazzire perche aveva troppe memorie, desolazioni dell’arida atmosfera, così tornò a ricordare la sua condizione d’ombra, con un principio di terrore capì che la sua bocca si ascoltava con orrore, fino a possedere tutto, dall’insieme del passato al presente, come dal fondo di un lago cercando lo svenimento della superficie. Forse aveva letto quella lettera e offuscato quell’immagine con la sola differenza che la strana ormai non era che una pista polverosa e il rivolo di sangue vivido che usciva da sotto il pube s’arrestava bruscamente a qualche chilometro dal villaggio. Sull’altra sponda, una frotta di bambini gli correva intorno per salutarla, fino a stendersi anche loro nel lungo declivio punteggiato di bestiame fino a rassomigliare a puntini. – “ e’ un posto civile, hanno la radio, la scuola, un club, anche la Chiesa, - “ si sentì dire e la sua tenue immagine diventò erronea a suggerirne la vera, parlò di uomini addormentati e terrosi, di una enorme bestia bianca e nera con una stella piatta nella groppa e una sola briglia passante dalle narici fumanti, con un fallo enorme sotto il ventre, incredibilmente immobile, che l’aveva violentata, ma non si scompose più di tanto e l’animata conversazione continuò tra gli istanti, che affrontarono insieme il tiro dei cannoni e le pause delle cariche, le baionette lucenti, finchè ognuno sentì l’urlo di quei cinquemila morti e cadde riverso nel buio convesso, chiuso ermeticamente sotto vuoto spinto, allineato su di uno scaffale con tanto di etichetta.

Il sole brillò sulla linea di confine. Non restava più traccia del sangue. Le bestie grugnivano ancora e volgevano tristemente in giro i loro occhi neri e sporgenti, ma restavano tranquille mentre intorno le fastidiose, volgari minuzie, appannavano la vista del mondo.

Il vecchio non sarebbe più tornato, mai più una cisterna, le infinite stalle, i cortili, le fontane mute. – Vedrai adesso torniamo all’angolo di prima.. – appena le parole pronunciate nel respiro, - a volte mi sbaglio e ci mettiamo a ridere entrambi, - Già a ridere con tutte le parti della casa che si ripetono e ridono con noi e anche il cielo si ripete nei polverosi corridoi di pietra grigia.

Forse la bambina non comprese, non afferrò quell’attimo, finchè una lucciola notturna rivelò i mari infiniti e quel modo di esistere una sola volta, nella preziosità del vetro. Guardò il fiume e ricominciò a salire il pendio sulla riva opposta e le marmotte dalla lunga coda sparivano tra le pieghe del terreno mentre andavano in alto. Presso la strada giacevano carcasse abbandonate da antichi caravanieri, perfettamente conservate dall’aria secca. Più saliva e il ghiaccio soggetto a tensioni e deformazioni si fratturava formando crepacci. Sicuro non c’era nessuna porta ne serratura, un bicchiere d’acqua che s’infranse e il silenzio falso delle circostanze fermo nel fumo mentre il suo corpo s’invola facendo disordine sul divano e sbottonandole la gonna che parte in sù. Il cane incatenato si mette ad abbaiare, il muso verso l’alto.

Non seppe mai più se aveva capito.

La bambina gioca seduta al centro della stanza, ha una palla sgonfia e la schiaccia con i pugni, quasi in un respiro affannoso riassume la sua forma tonda. La finestra è spalancata.

Le farfalle entrano nella stanza e trasformano la palla in un mondo di colori in agitazione. Piove dal soffitto e la bambina si bagna. Il vecchio gli asciuga il viso e scompare.



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