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lavoro pubblicato venerdì 27 aprile 2012
ultima lettura mercoledì 21 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SIGILLO del FARAONE - Capitolo I (seguito)

di mariapace2010. Letto 549 volte. Dallo scaffale Fantasia

La camera di Isabella, al diciottesimo piano dell'hotel,era calda ed accogliente, concepita con i più moderni criteri di funzionalità:c'...





La camera di Isabella, al diciottesimo piano dell'hotel,
era calda ed accogliente, concepita con i più moderni criteri di funzionalità:
c'era perfino lo stappa bottiglie.



Una grande vetrata si affacciava sulla città di notte,
splendente di luci e colori. Schermata da una tenda trasparente, pareva vi
volesse lasciare fuori tutto il fascino e il mistero. Eppure, i lampadari in
stile, il copriletto damascato, i tappeti e perfino le fioriere, trattenevano
all'interno tutto quel fascino.



Isabella sedette sul letto e cominciò la lettura dei fogli
di Hammad.



"Il Libro per uscire alla Vita."



Così Hammad aveva intitolato quella raccolta di formule
magiche che avrebbero permesso al Ka della principessa di penetrare
nella luce dell'immortalità.



"Santo Cielo! - pensò sottovoce, visibilmente emozionata,
sollevando il capo dal foglio - Questo è il Libro dei Morti della principessa
Nefer."



Riprese la lettura partendo dal capitolo introduttivo.



"Gli Scritti delle Parole Divine che sono il Libro di
Thot, da pronunciarsi il giorno del funerale, giungendo alla tomba e prima di
andar via..."



Isabelle fece seguire ancora una pausa, poi cominciò a
recitare:



"O Usir, Toro
degli Amenti



Io sono il
Dio Grande della Barca Divina



che ha
combattuto per te



Io sono Uno
degli Dei



Io sono i
Giudici che operano



per la
Giustificazione di Usir..."





Mentre recitava, simile ad un'antica sacerdotessa di una
qualche perduta Divinità della Vita, la ragazza metteva enfasi e passione nelle
parole e nei gesti; dosava parole e tempi con sapienza e accuratezza e vestiva
di mistero e teatralità quelle parole arcane.





S'interruppe nuovamente e sollevò il capo, come folgorata
da un improvviso pensiero.



"E' così che il chery-webb, Sacerdote Lettore, -
pensò a voce alta - avrà recitato queste formule davanti alla tomba della
principessa Nefer il giorno del funerale?... E' questa l'intonazione giusta? Solo
se pronunciate con la giusta voce le formule avrebbero difeso il defunto dalla
disgregazione e dall'attacco di entità nemiche... Solo una vibrazione corretta
della voce avrebbe procurato un giusto impiego della formula... Osor! - il volto
della ragazza si distese in un sorriso dolcissimo - Ci saranno state formule
per richiamare anche lui? Osor è il Guardiano a difesa della tomba di Nefer...
Lei... lei poteva chiamarlo alla vita con delle formule magiche?... E se davvero ci
fosse, tra queste, la formula per richiamare Osor alla vita?"



Febbrilmente si pose alla ricerca di un indizio, una
parola, una frase indicativa e infine si fermò davanti ad un titolo:



"Formula per uscire dalla rete."



Si trattava di un testo quasi incomprensibile, estremamente
corrotto e con parole sconnesse. Lo stesso, la ragazza cominciò a recitare:



"Io sorgo
nell'ora di vivere



con le
interiora degli Dei



Io
conosco il ramo



che gli
appartiene: è il dito di Sokar



Conosco
il palo: è l la gamba di Nemu.



Conosco
la punta: è la mano di Isis..."





Isabella ebbe un gran sospiro.



"Uhhhhhh!... chissà cosa vorranno dire queste parole... se avranno un senso... un
significato. Mah! Domani... continuerò a leggere domani. Ho proprio sonno e mi si
chiudono gli occhi."



Con uno sbadiglio raccolse i fogli e si preparò per la
notte. Indossò un leggero pigiama e si infilò tra le lenzuola; un ritornello,
però, continuava a martellarle nella mente e sulle labbra:



"... io
sorgo nell'ora di vivere



insorgo
nell'ora di vivere



con le
interiora degli Dei..."



Chiuse gli occhi, ma continuò
a
bisbigliare:



"Io sorgo
nell'ora di vivere... io sorgo..."





Simili ad anelli di fumo di incenso, le magiche
parole parevano materializzarsi appena lasciate le labbra della ragazza;
parevano alzarsi e restare in sospensione nell'aria, per poi dilatarsi... più...
sempre più... come una nuvola invisibile.





"Io sorgo... io sorgo nell'ora
di vivere..."



Parvero allungarsi ed allargarsi,
muoversi come onde magnetiche, come energia misteriosa ed inarrestabile... tutto
l'ambiente ne fu saturo e... ancora di più: l'essenza lasciò la stanza e
fluì oltre la finestra aperta sulla
città.



Ogni terrazzo, ogni vetta,
ogni pinnacolo ne fu lambito; palazzi,
moschee, musei ne furono investiti... arrivò al Museo delle Antichità.



Qui, penetrò l'oscurità delle
sale, raggiunse sfiorò statue e mummie, naos e sarcofagi, ed infine avvolse la
statua del Guardiano della tomba della principessa Nefer.






"Io sorgo nell'ora d vivere..."



Gli occhi di Osor, il simulacro
di legno, di colpo si spalancarono. Nel suo sguardo di pasta vitrea comparve un
lampo: di vita e consapevolezza di esistere.



Il legno che imprigionava la
"forza vitale" era sempre intorno a "lui", come uno scudo protettivo ed
incorruttibile, ma la giusta voce
era tornata ad attraversarlo per "richiamarlo" alla vita e "lui", magica
creatura, era pronto a rispondere al comando contenuto nella formula del
"Risveglio alla Vita".





"Mia dolce signora, Divina Nefer,
sei tu che mi chiami?"



Le sue labbra si mossero, ma le
parole rimasero ancora dentro di lui, prigioniere del legno.



Non ebbe alcuna risposta, ma il
comando si ripeté, perentorio ed imperioso, dentro di lui. Gli ordinava di
"sorgere alla vita" e di "vivere" e di liberarsi del legno che lo tratteneva.



"Io sorgo nell'ora di vivere."



Il petto gli si
allargò in un profondo respiro cui seguirono
echi prolungate di scricchiolii di legno, poi la voce lasciò
la materia inerte e uscì fuori:



"Io sorgo nell'ora di vivere..."



Seguì un secondo, prolungato
respiro: l'incantesimo che lo teneva prigioniero nel legno s'era rotto, infine.



"Io vivo, mia dolce signora... io
vengo... io vengo..." disse, con quella sua voce gutturale e cavernosa che pareva
provenire da profondità arcane e abissali.



La materia inerte e dura si
ammorbidì; ogni atomo, ogni molecola del legno vibrò di vita.



La prodigiosa creatura si erse su tutta la persona, si
sgranchì le membra e distese i muscoli
ancora appesantiti e tesi: quella magica aureola luminosa che guizzava intorno
alla sua figura, come lingue di fuoco, andò lentamente impallidendo.



Le proporzioni del fisico erano straordinarie e l'aspetto
terribile: alto quasi due metri, erano due metri di potenti muscoli
armoniosamente distribuiti e guizzanti sotto una pelle bruno dorata.



Pareva un Titano.



I fianchi erano stretti in un
gonnellino di pelle maculata e un cordino della stessa pelle gli tratteneva una
folta, scura capigliatura; il volto era di una bellezza straordinaria.



Si chinò sul sarcofago della
principessa Nefer.



"Mi hai chiamato, mia signora?"



Ma il richiamo non veniva da
quella bara ed egli si voltò e le dette le spalle.



"Vengo... vengo, mia signora."
ripeté ed a lunghi passi attraversò la galleria immersa nel buio e si diresse
verso l'uscita.







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