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lavoro pubblicato martedì 24 aprile 2012
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SIGILLO del FARAONE

di mariapace2010. Letto 720 volte. Dallo scaffale Storia

IL SIGILLO DEL FARAONECAPITOLO I - Unanno dopoIl volo 780 delleore ventiquattro, proveniente da Roma, arrivò all'aeroporto de Il Cairo con ...

















IL SIGILLO DEL
FARAONE









CAPITOLO I - Un
anno dopo







Il volo 780 delle
ore ventiquattro, proveniente da Roma, arrivò all'aeroporto de Il Cairo con due
ore di ritardo.



Isabella ebbe un sospiro: il vento caldo trovato ad
accoglierla, appena messo piede sulla scaletta dell'aereo, avrebbe sicuramente
aumentato il suo mal di testa; per di più trovare un taxi a quell'ora della
notte non sarebbe stato facile.



Contrariamente ad ogni previsione, tutte le sale d'aspetto
dello scalo erano affollate e file di taxi sostavano nei parcheggi: l'Egitto è
pur sempre il Paese dal fascino immutato nel tempo, capace di catturare la
fantasia del turista con i suoi misteri.



La ragazza avanzò in mezzo ad una marea di gente: turisti
incerti ed un po' assonnati che operatori di viaggio cercavano di raggruppare
sotto questo o quel cartello con il nome di questa o quella compagnia di
viaggio, per poi inquadrarli come reclute e guidarli verso l'uscita.



Più di qualcuno si voltò a guardare quella bella ragazza
sottile e non troppo alta, dalla casacca color tabacco, con le braccia cariche
di pacchi e pacchetti.



La folta frangia dei lunghi capelli, spioventi sulle spalle, nascondeva una
fronte spaziosa e ben modellata; lo sguardo sapientemente sottolineato da una
lunga linea scura di kajal, la bocca carnosa e colorata come un fiore di
melograno, la facevano fortemente assomigliare ad una di quelle principesse
egizie raffigurate nelle pitture parietali e sui cofanetti antichi.





"Isabella... Isabella..." qualcuno la chiamò. Lei si voltò.



"Alì!" gridò in tono festante.



"Bentornata, principessa. Sono davvero felice di rivederti."



Un ragazzo la raggiunse alle spalle, l'abbracciò e la
sollevò con tutti i pacchi, facendole fare una doppia piroetta prima di
rimetterla a terra e liberarla dei pesi.



Era un bel ragazzo, alto e longilineo, braccia e spalle
atletiche, come di chi è abituato ad esercizio fisico. Sovrastava la ragazza di
quasi due palmi ed aveva nei suoi confronti atteggiamenti protettivi ed
affettuosi.



Era egiziano, ma vestiva all'europea, con jeans e
maglietta, ma in testa portava una keffiew,
tipico copricapo arabo, da cui spuntavano capelli scuri e ricci.



I lineamenti
energici del volto, gli occhi di un nero ebano, la pelle di bronzo, gli
davano quell'aria un po' selvaggia di aitante e spensierata giovinezza. Poteva
avere diciotto e venti anni.



"Anch'io, Alì! Anch'io. - la ragazza arretrò di un passo -
Sapessi come è stato lungo quest'anno. Non vedevo l'ora di riabbracciarci... oh!
ma sei diventato ancora più alto o sono io che mi sbaglio?"



"Non ti sbagli! E tu - continuò avvolgendola in uno
sguardo che era una carezza tenera e affettuosa - tu sei diventata ancora più
bella."



Isabella arrossì e sorrise compiaciuta; lui proseguì:



"Ho tante cosa da dirti che non potevo farti sapere per lettera."



"Capisco... ma dimmi, quando hai lasciato Torino?"



"Ho preso il primo aereo per tornare a casa, appena chiuso
l'Anno Accademico. Quasi una settimana fa."



"Alessandro mi ha detto che sei stato una delle più
brillanti matricole del Politecnico."



"Oh! - si schermì il ragazzo, poi - Vieni. Ti porto in
albergo. Ho la jeep di tuo fratello qui fuori."



"Alessandro mi ha detto che forse hai battuto il tuo naso
impiccione in qualcosa di davvero grosso."



"Contrabbando di Antichità! Sia lode all'Unico! Forse ho
scoperto una traccia che conduce al più grosso traffico clandestino di
antichità degli ultimi tempi." spiegò il ragazzo arricciando il naso e
fischiettando un motivetto in voga; una vivacità irresistibile gli brillava
nello sguardo.





Lasciato il terminal dei bagagli, i due ragazzi
raggiunsero la jeep parcheggiata nel vicino piazzale; salirono a bordo e Alì
avviò il motore.



La vettura scattò in avanti con un rombo.



"Oh, finalmente! - Isabella si abbandonò sul sedile -
Questa giornata pareva non avere più fine."



"Sei stanca? Hai fatto buon viaggio?" si girò a guardarla
il ragazzo.



"Sono in piedi dalle sei di questa mattina, il treno è
arrivato a Roma con quasi un'ora di ritardo, lo sciopero del personale a terra
ha fatto slittare il mio volo di più di due ore e... etchi!..." starnutì, rise e
starnutì ancora.



"Tabacco forte?" scherzò il ragazzo.



"Faceva freddo a bordo, - spiegò lei - nonostante che la
hostess mi abbia gentilmente messo due copertine intorno alle gambe... e non è
tutto: interferenze atmosferiche hanno reso movimentato il viaggio ed un
fulmine ha quasi sfiorato l'aereo. I pasti a bordo, poi, erano piuttosto
stracotti, ma... a parte tutto questo... ho fatto un buon viaggio. - sorrise, fece
una piccola pausa e riprese - Però adesso sono qui e non vedo l'ora che giunga
domani... Manco da un anno e non vedo l'ora di rituffarmi in un mondo pieno di magia
e splendori."



"... e di rivedere la statua del nostro amico Osor, tornata
al suo posto." Concluse per lei il ragazzo.





Avanzando veloce, la vettura transitò sopra un ponte che attraversava il Nilo poi si infilò
nel traffico, caotico anche di notte, di una delle strade del quartiere di
Zamelek, nell'isola di Gezira,. Qui, in una posizione assai felice, sorgeva il
più prestigioso albergo de Il Cairo: Il Marriot, dove erano diretti.



Luci, ingorghi, grattacieli, case e casupole, la
città, la più grande delle città arabe, con i suoi quattordici milioni di
abitanti, a quell'ora della notte poteva sembrare addirittura una città
europea.



"Lo sai - interloquì la ragazza - che hanno parlato di lui
in tutto il mondo.. compreso l'Italia?... Hanno detto di una statua rinvenuta
nella Valle delle Regine e misteriosamente scomparsa dal Museo, per poi
ricomparire altrettanto misteriosamente."



"Anche qui ne hanno molto parlato ed anche a Torino,
naturalmente... - assentì il ragazzo.



"Non vedo l'ora di mettere piede al Museo e rivedere gli
oggetti appartenuti alla principessa Nefer e... - la ragazza ebbe un attimo di
pausa che riempì con un sospiro e tirando su col naso, poi riprese - e di vedere e toccare la statua del nostro
amico Osor."



"Che cosa accadrà? - Alì premette sull'acceleratore - Mi
sono chiesto mille volte che cosa accadrà quando rimetterai piede là dentro..."



"Non lo so, Alì... non lo so!"



La ragazza scosse il capo e guardò fuori del finestrino;
addentrandosi nel cuore della piccola isola, profumata di palme e sicomori,
l'atmosfera si faceva più silenziosa e quasi rilassata.



"Qualche volta ho pensato ad un sogno... forse frutto di
suggestioni. E' vero che il mio volto assomiglia molto a quello della
principessa, ma..."



"Sogno?... -la interruppe Alì - Un sogno collettivo, in questo
caso: io so chi è Osor, tuo fratello lo
sa e lo sa anche mio padre Hammad e perfino Abdel il Roso, che si è imbattuto
in lui, lo sa. Ricordi quel giorno?"



"Come potrei dimenticarlo! A proposito, che fine ha fatto
quella canaglia? Qualcuno gli ha finalmente messo le mani addosso?"



"Non ancora, - rispose il ragazzo - ma il cerchio gli si
sta stringendo intorno. Garantito! Sono
sulle tracce di un traffico illegale, come dicevo prima, che portano a Karnak e
sono certo che a capo di quel traffico ci sia proprio il nostro amico Abdel.
Prima o poi gli metterò le mani
addosso, come dici tu, ah.ah... Oh, eccoci arrivati!" aggiunse spegnendo il
motore.





La vettura si fermò davanti all'ingresso principale del
grande albergo.



"A quest'ora mio fratello avrà terminato la sua
Conferenza." disse la ragazza; Alì guardò l'orologio e scosse il capo.



"Non ancora. Le conferenze del professore sull'età della
Sfinge e delle Piramidi richiamano solitamente un folto pubblico di studiosi e
ricercatori e finiscono sempre in dibattiti."



"Già! L'origine delle Piramidi e della Sfinge ha scatenato
sempre controversie, ipotesi e speculazioni di ogni tipo. Negli ultimi tempi
sono divenute un argomento quasi ossessivo. Fin dai tempi più antichi si sono
cercate risposte e..."



"... e per quasi due secoli, dozzine di scrittori ed
egittologi dilettanti e dalla fervida fantasia - la interruppe il ragazzo, scendendo dall'auto ed aprendole la portiera
- hanno elaborato così tante teorie, fantasiose ed assurde, talvolta comiche,
mai convalidate dalla scienza o da una seria ricerca, ma sostenute solamente da
personali interpretazioni numerologiche o da metodi pseudo-scientifici."





Come Alì aveva previsto, trovarono il professore
Alessandro Scanu, fratello di Isabella,
ancora impegnato nella sua conferenza.



Declinate le proprie generalità all'ufficio della
Reception, nella splendida hall dell'albergo, i due si diressero verso
l'imponente Salon Royal, sulla destra, e attraverso un sontuoso scalone ornato
di stucchi e tappeti, raggiunsero la "Aida Ball Room", la Sala delle
Conferenze, al secondo piano, dotata di schermo gigante e di un impianto di
traduzione simultanea in quattro lingue.



Qui trovarono Alessandro che stava raccogliendo le sue
carte dal tavolo.



Vedendo da lontano i due ragazzi, il giovane si staccò dal
tavolo, dove era in compagnia di archeologi e funzionari del Museo delle
Antichità e si fece largo tra la folla.



Alto, atletico, Alessandro non era tipo da passare
inosservato. La faccia abbronzata, la mascella volitiva, le sopracciglia congiunte
su un naso aquilino, il nero africano degli occhi, gli conferivano nel loro
insieme una vaga rassomiglianza con una testa di antico Faraone.



"Ciao, piccola. Hai fatto buon viaggio?" salutò tendendo
le braccia alla ragazza.



"Qualche ora di ritardo... ma mi dispiace soprattutto per
non essere arrivata in tempo per la tua
conferenza: quello della datazione della Sfinge e delle Piramidi è un argomento
che mi affascina, lo sai."



"... e che accalora gli animi" fece eco una voce alle sue
spalle.



Era Hammad, padre di Alì, assistente del professore. Con
lui c'era il capo di una Fondazione per la preservazione delle Antichità, il
quale esordì dicendo:



"Da quando nel mondo è scoppiata questa "egittomania", si
sono scatenate tali e tante teorie, bizzarre e fantasiose al riguardo."



"Anche questa sera - interloquì Hammad - simpatizzanti di
teorie circa una certa "mappa celeste" e una "pianta astrale" delle Piramidi,
hanno cercato di sostenere le loro opinioni."



Schivo e di poche parole, il prestante assistente del
professore si infervorava sempre quando
gli argomenti di conversazione
avevano temi come la Sfinge e le Piramidi.



Alto, asciutto, elegante nel portamento, come lo sono la
quasi totalità degli odierni discendenti dei Faraoni, Hammad era uno spirito
libero ed indipendente, aperto, però, ad ogni innovazione e ricerca.



Laureato presso l'Università di Archeologia de Il Cairo,
prima del suo incontro con il professor Alessandro, aveva seguito ogni storia o
traccia che la curiosità e l'interesse lo avevano spinto a cercare in tutti gli
angoli dell'Egitto e dell'Intera Africa del nord.



"Si riferisce - intervene Isabella - all'ipotesi secondo
cui la Valle del Nilo corrisponderebbe alla Via Lattea e la disposizione delle
Piramidi a quella delle stelle della costellazione di Orione?"



"Ipotesi - Hammad accennò d sì col capo - destinata a far
discutere il mondo intero esattamente quanto l'esistenza della famosa "Stanza
della Memoria di Thot" e dei suoi "Libri della Sapienza". Erodoto ne parlò già
nel cinquecento avanti Cristo e qualcuno, ai nostri giorni, crede addirittura
di averne scoperto la chiave d'accesso."



"Ma quelle sono leggende risalenti ad epoca ramessida."
replicò Alì.



"Proprio così!"
assentì Alessandro e Hammad spiegò:



"Secondo tale teoria, anche la Stanza di Thot, si
troverebbe in corrispondenza con la stella Sirio."



"Leggende! - insisté il ragazzo -Come quelle di voler
retrodatare la costruzione della Sfinge di migliaia di anni e attribuirne la
paternità a civiltà anteriori, come Atlantide, o scomodando addirittura gli
extra-terrestri e rivestendo invece i Faraoni del semplice ruolo di custodi."



"Premettendo che nessuna teoria vada scartata a priori -
intervenne Alessandro - i signori che sostengono queste ipotesi, dimostrino con
relazioni circostanziate e serie e non solo adattate, l'autenticità delle loro
asserzioni... Per ora, ipotesi
astronomiche o matematiche di questi..."piramidologi" come amano
pomposamente farsi chiamare, sono solo belle favole da verificare. Di certo c'è
una cosa sola: accanto ad una medicina assai progredita e ad un'architettura
altrettanto illustre, gli Egizi disponevano di una astronomia e di una
matematica piuttosto semplici e con fini puramente utilitaristici."



"Ohhhh!... tutto questo è assai interessante. - Isabella
ebbe un sospiro - Se permettete, però,
vorrei ritirarmi. Sono piuttosto stanca."



"Hai cenato?" domandò il fratello.



"Sull'aereo." rispose la ragazza facendo l'atto di
allontanarsi, ma sull'uscio venne raggiunta dalla voce di Hammad:



"Ho un regalo per te, Isabella - l'uomo tese dei fogli
arrotolati - E' il Libro dei Morti della principessa Nefer. L'ho tradotto per
te."



"Oh, Hammad! Grazie. Grazie!"



La ragazza prese i fogli e si allontanò.





+++++++++++++++++++







Commenti

pubblicato il 01/06/2012 21.44.25
Inhertitance95, ha scritto: Splendido! Veramente bello!
pubblicato il 03/06/2012 6.01.37
mariapace2010, ha scritto: cio Inhertitance, grazie mille e lieta di conoscerti (se ti va, puoi leggere anche il seguito). Ho letto i tuoi due articoli: sorprendenti. La tua prosa è quasi una lirica. A presto.

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