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lavoro pubblicato mercoledì 18 aprile 2012
ultima lettura lunedì 11 marzo 2019

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LA METAMORFOSI

di mariapace2010. Letto 750 volte. Dallo scaffale Fantasia

Infreddolito e triste, nell'attesa del sonno che nonarrivava, Djoser pensava a quella culla scurita dal tempo ma ancora attaccataal soffitto di casa. Le sue mani cercarono il filatterio legato al collo, unastuccio di canne contenente iscrizioni incise .....




(seguito)

Infreddolito e triste, nell'attesa del sonno che non
arrivava, Djoser pensava a quella culla scurita dal tempo ma ancora attaccata
al soffitto di casa. Le sue mani cercarono il filatterio legato al collo, un
astuccio di canne contenente iscrizioni incise su un frammento di papiro;
formule per propiziarsi il sonno. Glielo aveva messe al collo sua madre.



Improvvisamente avvertì la sensazione di non essere
più solo e che la luce della
Luna lo scaldasse quasi più delle fiamme del bivacco. Aprì
gli occhi e balzò a sedere: sdraiato di fronte a lui dall'altra parte del
fuoco, c'era uno sciacallo.



Superato il primo moto di timore, Djoser restò a
guardarlo. Capì subito che non si trattava di uno sciacallo comune. Avvolta dal
chiarore della Luna e di quello delle fiamme del bivacco, la sagoma
dell'animale si stagliava nitida contro il cielo blu intenso della notte. Nero
come la pece, era assai più grosso di uno sciacallo. Più grosso perfino di un
lupo. Collo possente, muscoli poderosi sotto un manto di pelo raso, lo
sciacallo si sollevò sulle zampe anteriori e lo fissò dritto negli occhi.



Un brivido attraversò la schiena del ragazzo, incapace
di sottrarsi al richiamo di quello sguardo obliquo e verde. Lo vide tendere verso
di lui il capo dal muso allungato ed aguzzo, spalancare le fauci e mettere bene
in mostra le potenti mandibole e le zanne appuntite. Ma non era un atto di
minaccia, bensì la posa che lo sciacallo assume quando ulula alla luna.
L'ululato tipico, dicevano al cantiere, che lo sciacallo lancia nei periodi che
precedono la pioggia: fenomeno assai raro nel deserto.



Djoser comprese che qualcosa di prodigioso stava per
accadere.



Attese. Ogni cosa intorno a lui pareva attendere un
prodigio, perché quello era un luogo "Divino", dove era possibile infrangere
le barriere del mistero e delle
dimensioni: perfino i Faraoni lo avevano scelto per fissarvi le loro dimore
eterne.



E il prodigio accadde. Le zanne dello sciacallo,
sporgenti fuori della bocca, lentamente rientrarono; così pure le unghie,
lunghe e scure. Il muso, allungato e stretto, si appiattì. Nelle orbite
oblique, gli occhi fiammeggiarono. Umani o, forse, divini. Il corpo,
rannicchiato e curvo, si alzò; pian piano si allungò. Il pelo, nero e lucente,
scivolò dentro il cuoio. Risucchiato. Fino a scomparire. Alta, sempre più alta,
la sua figura sovrastò, potente e fiera, quella del ragazzo. Anubi era davanti
a Djoser e il ragazzo, più attonito e sbigottito che mai da quella stupefacente
metamorfosi, lo guardava ammutolito.



"Oh, Anubi! -
proruppe - O Signore del Cammino Nascosto!"



"Perché non riposi?" domandò lo Sciacallo Divino e,
come già nei meandri della Piramide, la sua voce fece fremere l'aria d'intorno
e minacciò di spegnere le fiamme del bivacco.



"Il Deforme Bes, Dispensatore delle Sabbie Benefiche
del Sonno, si tiene lontano dal povero Djoser. - si lamentò il ragazzo- L'hai visto aggirarsi qui intorno, o Divino
Sciacallo?"



Anubi non rispose a quella domanda, ma ne fece una a
sua volta:



"Hai paura di me?"



Un poco, quella domanda stupì il ragazzo. Il Signore del Cammino- Nascosto,
si disse, sapeva ben leggere dietro la sua fronte e dentro il suo cuore e
conosceva già la risposta. Così, decise di osare. Osò guardarlo in faccia. Osò
entrare nel suo fulgore divino. Sapeva bene di poterne restare incenerito.
Stranamente, però, non aveva di questi timori. I suoi occhi scuri penetrarono
tranquilli e sereni nello sguardo della
più misteriosa e temibile fra tutte le Divinità e Anubi gli permise perfino di
entrare dentro la sua mente. L'animo di Djoser si dispose a nuove emozioni. Era
certo che lo Sciacallo Divino gli avrebbe mostrato i segreti della Duat,
il Mondo-Rovesciato di cui era il Signore, che egli aveva sempre
immaginato come un'enorme caverna tenebrosa e irta di insidie, in cui una folla
di anime defunte vagavano spaurite
alla mercè di terrificanti creature.



Fece un cenno del capo per dire che sì, aveva paura.



Il Nocchiero della Duat distese le labbra in un
sorriso che il ragazzo non aveva visto mai sulla faccia di alcun essere umano.



"Non aver paura. - disse - Tu nascesti in circostanze particolari e per questo possiedi
virtù eccezionali. Tu sei un ragazzo curioso in cerca della Conoscenza. Sai che
cosa è la Conoscenza?"



Il ragazzo scosse il capo.



"La Conoscenza, Djoser, allievo di Ptha, è la capacità
di sollevare il velo di un mistero che ne nasconde un altro, senza
restarne sopraffatti. Sollevare veli, però, comporta rischi. Tu,
Djoser, figlio di Pthahotep, hai paura di osare?"



Djoser osò e la sua mente s'inoltrò ardita in quella
del Dio e si confuse con essa; i loro pensieri si avvilupparono, simili a due
cobra attorcigliati. La prima sensazione che il sangue di Djoser conobbe e
acquisì da quella "fusione", fu un
senso di gloria, percepito da tutte le Identità che componevano la sua essenza
umana. Soprattutto lo Spirito-Ka e l'Anima-Ba danzavano inebriati. Anche il
Cuore-Ib esultava e perfino la l'Ombra-Shut brillava come un sole
riflesso in uno stagno, tanto era lo
Splendore all'interno del Signore del Mondo-di-Sotto. Una
meraviglia infinita. Una purezza totale. Una generosità ed una tenerezza incalcolabili.



Comprese perché Ka-beut, la Dea-Freschezza,
avesse scelto di essere Sua figlia. C'era una Luce Infinita dentro il Signore delle Tenebre. Una fiamma che
splendeva in mezzo al tenebrore con la potenza del balsamo che libera da ogni
dolore e paura; un fulgore grande quanto lo stesso cielo. Ma, proprio
proveniente dal centro di tanto fulgore, Djoser sentì irrompere dentro di lui
una sensazione nuova e improvvisa, simile all'aria che cambia per un temporale
in avvicinamento o altro grosso evento atmosferico. Quel cambiamento gli
comunicò una pena ed un'inquietudine particolari, poichè erano la pena e
l'inquietudine di Anubi: infinite quanto la Sua generosità. Non erano una pena
e un dolore qualsiasi. Erano emozioni che non avevano nomi per essere definite.
C'era in quel dolore tutto lo sconvolgimento della Palude in cui Horo e Seth si
erano scontrati per l'ultima volta; tutta la tristezza del distacco della
Celeste-Nut dall'amato Geb, Signore della Terra.



La sua mente non era in grado di contenerle. Barcollò
e sentì il corpo diventare rigido e pesante. Anubi lo sostenne; quasi lo
strinse a sé. Immediatamente dopo, i loro pensieri si dissociarono, ma la voce
del Dio tenne la mente del ragazzo sospesa nell'aria ancora per qualche attimo,
come una goccia di sangue appesa alla punta di un pugnale, prima di staccarsi e
dire:



"Vorresti conoscere la storia di Anubi, figlio di
Osiride?"



"O Divino Sciacallo! - proruppe il ragazzo - Vuoi
degnarti di parlare a Djoser di Questioni Divine?"


brano tratto dal libro di Maria PACE:

"D J O S E R e lo Scettro di Anubi"

edito da SOCIETA' EDITRICE MONTECOVELLO

nelle migliori librerie



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