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lavoro pubblicato martedì 17 aprile 2012
ultima lettura martedì 10 settembre 2019

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Il crinale della meridiana- Cap. 1 La scomparsa

di ramona. Letto 741 volte. Dallo scaffale Fantasia

La particolarità di Miriantis, pianeta nella costellazione delle Pleiadi, era la cronica e cadenzata ritmica delle stagioni. Fin dagli albori dei tempi, le cinque fasi si erano susseguite senza incertezze tramite una particolare meridiana, co...

La particolarità di Miriantis, pianeta nella costellazione delle Pleiadi, era la cronica e cadenzata ritmica delle stagioni.

Fin dagli albori dei tempi, le cinque fasi si erano susseguite senza incertezze tramite una particolare meridiana, collegata come un sistema nervoso, al centro dello stesso.

La prima, Ancadia, rappresentava una vera e propria nascita di tutto il materiale vivente più elementare: animali e piante. Come per magia, il pianeta dal nulla creava il tutto, impiegando ovviamente un certo lasso di tempo.

A seguire, Mencai, un'evoluzione dello sviluppo degli stessi.

Poi toccava a Ghonta una volta raggiunta la maturità, scandire il tempo del conto alla rovescia.

Arrivava quindi Vogba la morte,che da vera signora sterminava flora e fauna in un lampo accecante che avvolgeva l'intero pianeta.

Infine Neran la stasi, un periodo non tanto breve, che spesso le popolazioni avevano sottovalutato a caro prezzo.

Tra quest'ultimi, gli Hermas, l'eccezione che conferma la regola, erano l'unica razza sessualmente suddivisa su Miriantis.

La vicenda inizia diecimila anni dopo l'era dei giganti durante il quale grandi sconvolgimenti e barbarie erano all'ordine del giorno. Si era conclusa fortunatamente, con l'aiuto del pianeta, che li aveva congelati in una coltre di ghiaccio impenetrabile impedendogli così di riprodursi.

Successivamente un asteroide di dimensioni ragguardevoli, penetrando l'atmosfera, era riuscita a spezzare quella prigione. Ai molti già morti da tempo, si aggiunsero quelli colpiti dall'impatto. Sfortunatamente alcuni sopravvissero, ma di loro non si seppe più nulla.

Tornando ai giorni nostri, eravamo nel ciclo di Neran la stasi; solitamente questo periodo si collocava in un tempo paragonabile ai nostri sei mesi.

All'alba del nono, impensieriti per il protrarsi della stagione, i guardiani della meridiana si recarono sul crinale che ospitava il sacro oggetto.

Con stupore e sgomento notarono l'assenza della gigantesca asta che scandiva lo scorrere delle fasi, forgiata eoni prima della loro venuta nelle viscere del pianeta.

Il consiglio dei mistici fu convocato con urgenza; la situazione lo imponeva.


“Siamo in grave pericolo. Le nostre genti avranno di che sfamarsi ancora per poco.” Il primo a prendere la parola fu l'esponente delle terre dell'est.

“Questo già lo sapevamo, ci siamo riuniti apposta” lo interruppe quello del sud.

Un altro probabilmente dell'ovest, montandogli sopra con la voce aggiunse, ”Dobbiamo mandare qualcuno in esplorazione”.

A quel punto fu la baraonda; era un tale coro di voci, che ricordava più un gracidare di rane, che una riunione di così alto livello.

L'ordine si ristabilì quando fece il suo ingresso il gran depositario.

“Fratelli! Nella mia lunga vita mai si era verificato un simile disastro; e le cronache che custodisco, pur risalendo all'alba della nostra civiltà, nulla riportano anche di lontanamente simile”.

Se addirittura lui, aveva pronunciato una simile frase, voleva dire che erano perduti.

Era sceso un muto rispetto.

“L'unica e ripeto l'unica remota speranza, risiede nelle terre laviche”, continuò mentre un silenzio tombale sembrava avvolgere la sala. “Da un antichissimo scritto risulterebbe esserci un monolite in diretto contatto con la madre Miriantis. Ma ora viene la parte difficile”. L'atmosfera creatasi si addensò a tal punto da raggiungere un livello talmente elevato, da innalzare il nulla assoluto.“La zona in questione è vastissima, come ben sapete, oltre che estremamente densa di pericoli di ogni genere. Non esiste una mappa; ma qualora anche vi fosse, viene richiesta la presenza di un individuo maschio o femmina che sia, con determinati requisiti”.

“Forza di carattere incrollabile, una mente pronta a recepire la potenza di trasmissione della “Madre” e abilità manuali straordinarie”, con questo concluse il suo intervento e com'era giunto se ne andò.

Pian piano l'ambiente riprese la sua normalità, ed un brusio di fondo diventò la costante dei vari interventi.

Quando il tutto fu detto, venne presa una decisione per gli Hermas di portata storica.

Il consiglio dei mistici al completo si sarebbe ritrovato dopo due giorni, per dar luogo al rito di Ancadia, come se la fase di stasi fosse stata superata. In quel periodo, siccome tutto era un gran fermento, le nuove generazioni di mistici si manifestavano come spinti da una forza superiore.

Si volle così tentare di scovare i possibili candidati, visto che tra loro non vi erano.

Lo stratagemma ebbe successo e un gruppo di quindici giovani diviso equamente nei due sessi si presentò, il mattino dopo, nel luogo della cerimonia.

Ora la difficoltà era operare una scelta.

Vennero così istituite delle prove.

La prima, che ne falciò numerosi, consisteva nel resistere ad uno scontro mentale con il consiglio, che doveva entrare nella mente dell'aspirante.

La seconda, ancor più brutale, veniva affidata alle cascate più alte del pianeta, dove il pretendente veniva dapprima legato, calato e poi lasciato appeso, a contrastare la forza di queste ultime, due giorni e due notti o fino alla sua resa.

Da questa ne uscirono malconci in tre.

Ma solo uno portò in fondo la terza.

Con le braccia e le gambe intorpidite dal freddo riuscì a costruire una delle reti che utilizzavano per cacciare, perfettamente esagonale, intrecciando dei fili sottilissimi.


Avevano trovato il campione. Kelia.

Con loro grande sorpresa non era maschio.





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