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lavoro pubblicato lunedì 16 aprile 2012
ultima lettura mercoledì 5 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Misca e il cerchio magico

di ramona. Letto 826 volte. Dallo scaffale Fiabe

La nostra storia inizia con Misca, un bimbo paffutello di otto anni. Due occhi vispi come una volpe, mani già grandi per la sua età ed un ciuffo di capelli ribelli che non voleva mai stare al suo posto.Come tanti aveva un nonno al quale e...

La nostra storia inizia con Misca, un bimbo paffutello di otto anni. Due occhi vispi come una volpe, mani già grandi per la sua età ed un ciuffo di capelli ribelli che non voleva mai stare al suo posto.
Come tanti aveva un nonno al quale era molto affezionato.
Un brutto giorno sentì, dalla sua cameretta, i genitori che a voce bassa ne parlavano. “Sono molto preoccupata, non è mai stato così male” disse la mamma.
“Lo so tesoro, ma tuo padre è un uomo forte, vedrai che la supererà” rispose il papà, e seppur distante si sentì lo schioccare di un bacio.
Misca era impallidito alla notizia, doveva far qualcosa.
Intanto si sedette vicino la porta socchiusa dei suoi e tese al meglio le orecchie.
“Vorrei portare Misca da mio padre, potrebbe essere l'ultima volta” e aggiunse, “Però non vorrei si impressionasse”. A quel punto Misca, stando accovacciato, aveva già infilato la testa nella stanza.
Suo padre stringeva a se sua madre in un abbraccio che gli risultava familiare, era lo stesso che la mamma aveva con lui quando lo coccolava.
“Vieni piccolo esploratore” disse il papà, “Vedi anche la mamma vuole le coccole”, e allargò le braccia per invitarlo a unirsi.
Quando tutti e tre si furono accomodati sul lettone, intervenne Misca “Mamma non piangere, io so che ce la farà” e gli occhi si illuminarono di quella luce che fece innamorare sua madre sin dai primi giorni della sua vita.
La mattina dopo di buon'ora, partirono alla volta della casa del nonno.
Venne ad aprirgli una vicina, una cara amica, che dalla morte della nonna lo accudiva.
“Entrate, entrate, gli farà piacere vedervi” e nel dirlo scompigliò i capelli di Misca.
Cavolo, ci aveva messo un'ora a sistemarli e sicuramente anche un chilo di gel.
“Pare la padrona di casa” pensò, forse irritato per la chioma.
Finalmente lo vide, “Nonno, nonno!”. Nessuno riusciva più a reggerlo.
“Alt!” fece il nonno con gesto autoritario, “Voglio solo Misca, poi entrerete pure voi”.
La figlia lo conosceva bene e anche se un po contrariata, accettò di buon grado l'attesa del suo turno.
“Vieni Misca e chiudi bene la porta, che il nemico origlia” e scoppiò a ridere.
Quando furono soli lo squadrò da capo a piedi “E' una cosa riservata, un segreto custodito gelosamente fin da prima che tu nascessi”. “Non dovrai mai rivelarlo a nessuno, costi quel che costi!” e assunse quell'aria da grandi occasioni che lo aveva sempre intimorito.
“Alza il cuscino della poltrona, poi sollevane la stoffa”, Misca prontamente aveva obbedito.
Con sua grande sorpresa c'era una nicchia al cui interno si trovava una scatola.
“Avevo la tua età, quando mio nonno me la regalò, ora è tua”; gli occhi perennemente stanchi, si illuminarono di colpo di quella luce particolare che anche Misca possedeva.
“Posso aprirla?” chiese un po titubante.
“No, capirai al momento opportuno” fu la risposta.
Ebbero appena il tempo di scambiarsi queste battute, che la mamma irruppe, seguita dall'amica.
Avevano entrambe un'aria bellicosa, come dei creditori che hanno a lungo pazientato.
“Allora è il mio turno?”, disse un po risentita.
“Sei proprio impossibile quando ti ci metti” aggiunse l'amica, quasi a dar man forte.
“Entrate donne! Noi uomini abbiamo già finito” e strizzò l'occhio verso Misca che se la rideva.
La visita si protrasse per tutta la mattina, infarcita da....”mi raccomando”....”ti serve niente?”.....”e il dottore?.....non dimenticare gli orari delle pasticche”.
Quando ne ebbe abbastanza, li spedì via in modo spiccio, com'era suo costume.
Con una sola ultima raccomandazione “Ricorda, solo quando sentirai che è giunto il momento potrai aprirla, non prima”. La donna sapeva quanto ci tenesse il padre, quando pronunciava le parole con quel tono di voce, quasi fosse una richiesta testamentaria.
Tornati al loro appartamento, il marito li attendeva. Per l'occasione era tornato per pranzo.
“Meno male che siete arrivati in tempo, stavo scolando la pasta”. Aveva lo sguardo fiero di chi era riuscito in un'impresa apparentemente impossibile.
Effettivamente era scotta e collosa, ma per non abbatterlo mangiarono senza fiatare.
Durante il pasto la moglie informò il marito delle condizioni del padre e della misteriosa scatola.
“Lo sai come son fatti i vecchi, tornano bambini. Comunque son lieto non sia nulla di grave”.
Poi alzandosi baciò entrambi, prima di ripartire al lavoro.
Passò qualche tempo, forse due mesi, l'inverno era ormai alle porte.
Un pomeriggio particolarmente piovoso, giunse l'aspettata notizia.
Era successo ciò che la natura da tempo immemore aveva preordinato; era morto.
Di una morte apparentemente dolce, nel suo letto con gli occhi aperti a fissare chi sa quale meraviglia.
Fortunatamente la sua dipartita, fu vissuta in modo tutto sommato positivo. Come un amico che intraprende un lungo viaggio, ma che presto o tardi sai che rivedrai.
L'unico che non sapeva farsene una ragione era Misca. Era troppo forte il legame che li univa, insieme avevano condiviso delle belle avventure.
Quando andavano a pescare, prima della malattia, il nonno gli indicava spesso dei sassi che affioravano dall'acqua.
“Ecco, vedi? Quelli intorno son le mura e quello al centro è il castello. Pesca lì nel mezzo, che ora sono in festa e qualcuno lo acchiappi di sicuro”. Misca non sapeva se fossero in festa, però li prendeva sul serio.
O come quella volta a cercar funghi, videro passare un capriolo, ed ebbero l'idea di costruirsi un capanno. Beh! Non proprio un capanno. Ci misero così tanto tempo e passione, che con l'aggiunta di un frigo, una poltrona ed un televisore, sarebbe stato scambiato per una costruzione abusiva.
Ma era così col nonno, non erano semplici uscite, ma vere e proprie storie di vita da custodire gelosamente in uno scrigno interiore al riparo dagli occhi di tutti.
Unica nota triste la malattia, che cronicamente si riaffacciava, sino al suo ultimo giorno in cui se l'era portato via. Quella stessa, l'unica vera causa della mancata promessa.
Già....la promessa. Poco prima di ammalarsi il nonno gli disse “Appena compi sette anni, andiamo al più bel luna park che ci sia. Non di quelli piccolini, ma enorme e pieno di luci”.
Si era costruito nella mente, un paesaggio fiabesco di incomparabile bellezza.
Il papà sapendolo aveva tentato di proporgli qualcosa di simile, ma senza il nonno non sarebbe stato lo stesso.
Altro tempo era passato, ed era giunto al suo nono compleanno. I genitori, sempre più impensieriti, dal comportamento sempre meno vivace del figlio ne tentarono di tutte, ma con scarsi risultati.
Poi accadde un fatto che a breve avrebbe mutato la situazione. La notte del nono anno ad un'ora molto tarda, Misca fu svegliato da un suono intermittente proveniente dal suo armadio. Un clacson? Com'era possibile un clacson nell'armadio.
In un misto di stupore e dormiveglia aprì le ante, e con grande meraviglia, vide quella scatola in alto
ormai dimenticata, animarsi di luci e suoni.
Com'era possibile? Non l'aveva mai aperta come chiesto dal nonno, ma ricordava era di comunissimo cartone, niente di che. Prese la sedia per arrivarci e la estrasse.
Non credeva ai suoi occhi sulla confezione aveva preso vita un luna park e mentre una scritta lampeggiante gli diceva “APRIMI” il nonno sulla confezione lo salutava con la mano.
Rompendo ogni indugio, si decise. Al suo interno vi era una vecchia pista di automobiline di forma tonda con un'unica variante, una piccola galleria e due automobiline che dovevano aver visto tempi migliori.
Freneticamente la montò e come l'ebbe posizionata nel mezzo della stanza, dopo pochi istanti di febbrile tensione, cominciò a sollevarsi dalla pista una luce iridescente come quella di un arcobaleno, che da terra raggiungeva il soffitto.
Dopo i primi attimi di sbalordimento, in cui la bocca pareva il forno utilizzato dalla mamma per la pizza, accadde dell'altro. Una delle macchinine cominciò a far lampeggiare i fari, mentre aveva iniziato a dondolarsi come se al suo interno ci fosse qualcuno. Poi se ancora non bastasse, si aprì la portiera.
Era il nonno.
“Vieni a farti un giro?” disse come se nulla fosse.
A bocca sempre spalancata e con gli occhi sgranati, annuì.
“Entra nel cerchio magico”, gli fece cenno.
Una volta all'interno, si ridusse alle dimensioni dell'altro.
Per interi minuti Misca gli si avvinghiò, senza pronunciare alcun che. Il nonno pazientemente aspettava per non rompere quegli attimi di gioia.
Quando si fu ripreso disse, “E ora che facciamo nonno?”.
“Semplice entri nella tua auto e mi segui”
“Ma non so guidare” ribatté.
“Non importa fa tutto da sola. Ah! A proposito si chiama Camilla, mi raccomando sii gentile” e con queste parole montò sulla sua auto e partì. Lo vide sparire in quel tunnel, che nelle sue nuove dimensioni sembrava senza fine.
Speriamo bene disse tra se e se. Superati gli ultimi timori salì a sua volta.
L'interno non era come se l'aspettava, la vettura del suo papà era totalmente diversa.
Intanto al posto del volante c'era una ciambella glassata, in sostituzione dei pedali delle simpatiche ciabatte da mare decorate con stelle marine e quello che inizialmente sembrava la poltrona in realtà era un grosso coniglio rosa addormentato. La cosa buffa, inoltre, è che dovunque posasse gli occhi era tutto molto strano. Il cruscotto di focaccia, il cambio una mazza da baseball, i tergicristalli due spazzolini da denti. E cosi via in un susseguirsi di situazioni comiche e paradossali, ma sopratutto gradevoli.
L'ultima, forse la più importante, non percepiva la fine della macchina come se il lunotto posteriore fosse a centinaia di metri di distanza. Fu più forte di lui, aprì lo sportello incredulo “Eppure è tutta qui!”, esclamò grattandosi la testa.
“Sei pronto o dobbiamo ancora attendere?” una voce femminile lo destò.
“Chi è?” disse non sicuro di volerne la risposta.
“Sono io, Camilla” e un sorriso si stampò nel vetro anteriore.
“Che devo fare? Non so nulla di guida”.
“Ci penso io, tu rilassati. Metti solo la cintura di sicurezza”. Una gomma da masticare a forma di cintura? Ormai non si meravigliava più di nulla.
Una volta allacciata si accese il motore e partirono. Dopo poco erano in vista della galleria, si accesero i fari e.....VIA! a folle velocità.
Il tunnel al suo interno era come un caleidoscopio psichedelico; ora pesci variopinti fluttuavano, per poi mutare in rondini, la cui scia argentea sembrava polvere di stelle. Poi pietre preziose grandi come uova si sgretolavano schiudendo al loro interno farfalle multicolori, che man mano si trasformavano in fenicotteri. E poi clessidre luminescenti che cambiavano in bussole. Pirati a bordo di velieri sospesi nel nulla a caccia di tesori.
Era un susseguirsi frenetico e imprevedibile, di rara bellezza.
“Ma è sempre così?” chiese a Camilla. “No, è diverso per ognuno di voi. Dipende dalla tua fantasia, e da ciò che ami e desideri”.
Infine arrivarono in quella che sembrava una radura inondata dal sole, tutto intorno, alberi secolari con volti sorridenti e al centro una grande aiuola ricoperta di fiori sormontati da altrettante farfalle e colibrì.
Poco distante l'auto del nonno, che l'attendeva.
“Nonno, nonno, eccomi!” era pazzo di gioia.
“Vieni, andiamo” disse porgendogli la mano.
Si incamminarono immersi in un mondo lussureggiante. Dopo pochi passi, Misca lo vide.
Un luna park di dimensioni ineguagliabili, al suo interno miriadi di bambini con altrettanti nonni.
Iniziarono dalle montagne russe, talmente alte, che gli alberi secolari parevano ciuffi d'erba.
L'autoscontro, non era quello classico, ma incroci, ponti e autostrade la facevano da padroni.
Nel covo dei pirati furono costretti, per cosi dire, ad arruolarsi nella ciurma. Prima di poterne uscire, dovettero assaltare alcuni vascelli e dissotterrare dei forzieri.
La casa della strega, anche meglio, era quella famosa di marzapane e dolci vari. Prima mangiarono fino a scoppiare, poi buttarono la strega, come tradizione vuole, dentro il fuoco.
Proseguirono a bordo di navicelle spaziali e lottarono per difendere la terra.
La parte che maggiormente li colpì, il castello e la torre della principessa. Ovviamente c'era un drago a guardia. Non era facile sconfiggerlo, ma a cavallo di indomiti destrieri riuscirono nell'impresa.
Era ormai il tramonto in questo mondo di fiabe, ma Misca per nulla provato avrebbe proseguito.
“E' ora di andare tesoro” disse il nonno accarezzandolo.
“Non sono stanco! Non sono stanco!” sembrava un disco rotto.
“Lo so. Ma io si” e con un sorriso dolcissimo lo calmò.
“E ora? Non ti vedrò più?” già la preoccupazione sostituiva, la bellissima giornata.
“Non preoccuparti Misca, nella notte dei tuoi prossimi compleanni, e fino a quando lo vorrai, sentirai il suono di Camilla. Quello sarà il segnale del nostro giorno”.
Un lungo abbraccio, tante carezze e baci.
Come riaprì gli occhi, era di nuovo nella sua stanza, ad altezza normale. Il cerchio magico stava spegnendosi, solo un ultimo colpo di clacson come saluto.
Rimise tutto a posto e felice andò a dormire.
Da quel giorno, era cambiato, era tornato quello di sempre.
Negli anni a venire continuò a vivere le sue avventure col nonno e Camilla.
Poi un giorno alle soglie dei suoi ottant'anni, chiamò suo nipote Morìs e disse, “Alza il cuscino della poltrona, poi sollevane la stoffa”...........


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