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lavoro pubblicato venerdì 13 aprile 2012
ultima lettura lunedì 15 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

FAIRY DOCTOR

di fiordiloto. Letto 647 volte. Dallo scaffale Fantasia

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CAPITOLO 5: NEL REGNO DEI MORTI

La carrozza stava sorvolando Lunabisso, capitale del regno marino e ultima frontiera prima della capitale. Lidya e Sogen ingannavano il tempo giocando a carte. La ragazzina conosceva quel gioco sin da quando era piccola ma, per quanto s’impegnasse, contro un avversario come quel gatto non c’era partita.

“Battuta di nuovo! Non sei concentrata, signorina!”

“Ah, non ne posso più di giocare! Se sei il solo a vincere non c’è divertimento!”

“Questo perché tu giochi troppo d’istinto. Osserva l’avversario, cambia spesso strategia, confondilo e concentra il tuo attacco in poche mosse precise. E’ questo il trucco”

“Dovrai trovarti un altro pollo da spennare, gattaccio dalla lingua lunga!”

“Come preferisci. Kain, vuoi giocare tu?”

Il vampiro sorrise lievemente. “Temo che la mia bravura possa competere con la tua, amico felino”

“Gioco io”, si propose Anemone. “Sono qui per scortarvi, ma dato che fuori sembra tutto tranquillo non vedo perché non svagarsi un po’!”

“Questo si chiama parlare!”, fusò Sogen. “Vediamo di che pasta sei fatta, fatina dei mari!”

Anemone prese in mano le carte, le studiò attentamente e poi alzò lo sguardo verso gli altri con aria confusa.

“Perdonatemi ma… non conosco questo gioco!”

“Oh è vero!”, esclamò Lidya. “Queste sono carte umane. E’ naturale che tu non le conosca!”

“E’ un gioco degli umani, Anemone”, spiegò Kain. “Si chiama Ruba Mazzetto. Non è difficile. Ci sono! Perché non giochiamo a coppie? Sogen ed io contro voi due donzelle!”

E così i quattro trovarono un modo piacevole per trascorrere il tempo, finchè…

“Kain, che succede?”, domandò Lidya, osservando l’aria corrucciata del vampiro.

“Non so… Ho come… uno strano presentimento”

“Lo avverto anche io”, asserì Anemone. “Stiamo in guardia. Potrebbe essere…”

Una scossa veloce.

Violentissima.

La carrozza vacillò un istante, prima di cominciare a precipitare verso il fondo.

“I delfini!”, urlò Anemone. “Non sento più i delfini!”

Una caduta rovinosa.
Un panico feroce.

Quando finalmente la carrozza si fermò, la testa di Lidya faceva i salti mortali.

“State…tutti bene?”, riuscì a chiedere.

“Tutti interi”, la rassicurò Sogen, saltandole sulle gambe. “Usciamo da questa maledetta trappola!”

Lidya e gli altri non se lo fecero ripetere due volte. All’esterno, tuttavia, li accolse uno spettacolo agghiacciante. Erano precipitati sul fondale. Molto lontano dai cancelli della città. I delfini che trainavano la carrozza erano stesi sui fianchi, i loro corpi immobili avevano la rigidità tipica della morte e la bella pelle madreperlata era macchiata da un liquido rosso cremisi.

“Povere creature”, mormorò Sogen, costernato. “Chi può aver fatto questo?”

“Evidentemente qualcuno non vuole farci arrivare a palazzo”, arguì Lidya.

Kain si dispose all’istante davanti a lei, da brava guardia del corpo. “Chiunque sia è nelle vicinanze. Dobbiamo tenere la guardia alta e scovarlo!”

“Non ce ne sarà bisogno, vampiro”, mormorò Anemone, con voce spettrale. “Il mio padrone è arrivato, e non ha nessuna intenzione di nascondersi!”

Senza perdere tempo, la ninfa dei mari balzò all’indietro. Dove prima c’era un sorriso gentile, ora era comparso un ghigno malefico.

“Anemone!? Dunque sei stata tu, dannata! Ci hai traditi!”

“Non è affatto così, mio bel vampiro dagli occhi suadenti. Ho solo eseguito un ordine: ho ucciso la ninfa del mare che aveva l’incarico di scortarvi, quindi ne ho copiato le sembianze”

“Tu sei…un Doppleganger!”, esclamò Lidya. “Una creatura capace di copiare le sembianze di chi uccide!”

“Brava! Proprio come ci si aspetta da una dottoressa delle fate! Allora…sei pronta a farti copiare? Una volta che avrò preso il tuo aspetto sarà facile ingannare Irial!”

“Quindi è così, razza di mostro!”. La voce di Kain era un sussurro roco. “ Vuoi servirti dell’aspetto di Lidya per attaccare il sovrano. Non so cosa tu sia capace di fare, ma non pensare di poter arrivare a lei!”

Anemone sorrise, sardonica. “Ah! Sapevo che ti saresti schierato a difesa della tua padrona. Saresti pronto anche a morire per lei, giusto? Tuttavia…vediamo un po’ come te la cavi con questo!”

Una leggera nebbiolina avvolse Anemone, e quando si dissolse la bella fata dei mari non c’era più. Al suo posto, immobile e sorridente, c’era una Lidya identica all’originale.

“Ti prego, Kain! Aiutami! Tu non potresti mai farmi del male, vero?”

“Kain!”. Lidya, quella vera, affiancò il vampiro. “Non farti ingannare. Lo sai benissimo che quella non è altro che una copia”

Il vampiro non rispose, limitandosi a fissare la falsa Lidya.

“Sogen, proteggi Lidya. Mi raccomando!”

“Certo Kain”, assicurò il gatto. “Ma tu che hai intenzione di fare?”

“Mi sembra ovvio! Insegnerò a questa brutta copia con chi ha a che fare!”

Senza perdere tempo, i due si fronteggiarono. Il potere di Kain era notturno ed elettrico, laddove quello della falsa Lidya era freddo e mutevole.

“Quanto ardimento!”, esclamò quest’ultima. “Ma non arriverete da Irial, perché vi farò da guida verso un’altra destinazione: il regno dei morti!”

Giunse le mani e cominciò a salmodiare una preghiera oscura. Il suono della sua voce ricordava un lamento funebre. Di colpo, Lidya e i suoi si videro precipitare in un abisso di tenebra. Mille volti urlanti accompagnarono la loro caduta verso il fondo. Ma il fondo non c’era.

Solo un panico feroce.

Poi… più nulla.

***

Lidya aprì gli occhi piano. Tutto era buio e tenebra. Non ricordava cosa fosse accaduto e non aveva idea di dove si trovasse. Tutto era confuso, incerto. Sentiva la bocca secca e in testa aveva come uno sciame di vespe.

E’ stata Anemone, cioè…la cosa che l’ha uccisa a mandarci qui.

Ma non aveva idea di dove fosse quel qui. I ricordi tornavano uno dopo l’altro, a fatica. Tastò i dintorni con le mani. Sotto i polpastrelli avvertì la consistenza di terra umida.

Terra sepolcrale.

Si tirò su piano e si strofinò gli occhi con i pugni. Finalmente iniziava ad abituarsi a quell’oscurità.

“Sogen! Kain! Siete qui? State bene?”

“Sorellina!”

“Sei tu, Stu! Sei tutto intero?”

“Un po’ stordito, ma nulla di grave”

“E Sogen?”

Il gatto mannaro le si balzò sulle gambe. “Sono qui. E’ tutto ok!”

“Grazie al Lord e alla Lady! Siamo tutti illesi”

“Sorellina, ma che è successo di preciso?”

Stu le si avvicinò e le loro mani si trovarono, unendosi nell’oscurità.

“E’ stata quella doppleganger. Ci ha spediti da qualche parte con un incantesimo”

“Non hai idea di dove siamo?”, s’informò Sogen.

“Dammi un secondo”

La giovane si concentrò. L’odore di terra di cimitero era ben distinguibile. Nella sua mente prese forma l’ideogramma che simboleggiava la luce. Lidya si stampò quell’immagine in testa, poi pronunciò l’incantesimo. Un lampione si accese a poca distanza da loro, e non era l’unico. A una cinquantina di metri ce n’era un altro, poi un altro a cento metri, e così via…

“Formano una strada”, osservò il vampiro.

“Esatto! Possiamo seguirli”

Lidya si tirò finalmente in piedi. Ora aveva capito dove si trovavano. In alto, nel cielo, la luce attraversava in trasparenza un mare di anime volteggianti. Erano come una processione. Andavano tutti dalla stessa parte.

“Si mette male”, annunciò. “Siamo davvero nel regno dei Morti!”

“Vuoi dire che ci hanno spediti nell’oltretomba?”, domandò Stu, basito.

“Esatto!”

“Allora ci conviene far presto ad uscire”, incalzò Sogen. “Se il Guardiano scopre che siamo qui…”

“Non c’è bisogno di dirlo. Dobbiamo andarcene prima che si accorga della nostra presenza”

“Ma qui intorno…è pauroso!”, si lamentò Stu.

Lidya gli si avvicinò per rassicurarlo. “Coraggio, finchè seguiamo la luce dei lampioni non ci accadrà nulla”

“Già, però ci sono cose che volteggiano appena fuori dal sentiero luminoso. Occhi che ci scrutano dall’oscurità. Io non sono Kain, sorellina. Non so se saprò proteggerti”

Lidya sorrise e lo prese per mano. “Allora vuol dire che sarò io a proteggere te. Sta’ tranquillo Stu. Finchè Kain non torna tienimi stretta per mano, ok?”

Il vampiro sorrise e si lasciò guidare. Dal canto suo, Lidya teneva alta la guardia. Avrebbe voluto che fosse rimasto Kain. Oh…quanto lo avrebbe voluto! Ma in quel frangente non poteva far altro che adattarsi. Le tenebre che la circondavano non erano al servizio di Irial. Erano le tenebre dei morti, impossibili da dominare. Se ci si fosse addentrata, era sicura che le avrebbero fatto del male. Come se non bastasse, il Guardiano dell’Aldilà si sarebbe accorto fin troppo presto che dei viventi erano entrati nei suoi domini. Anche quando Lidya studiava con suo padre, era lui a venire da lei grazie all’aiuto di alcuni strumenti magici. Era la prima cosa che le aveva insegnato: l’aldilà è appannaggio dei morti. I vivi non possono entrare.

***

Minuti. Ore. Giorni. Lidya non sapeva da quanto tempo camminavano. Procedevano in silenzio lungo un ruscello dall’acqua torbida. La mano di Stu fra le sue era calda e concreta, laddove lì attorno aleggiava ovunque un gelo di morte. Lidya la strinse più forte che poteva, sentendola come un appiglio. Sogen, accoccolato sulla spalla del vampiro, scrutava l’oscurità in cerca di pericoli.

“Se continua così non ne usciremo più”

“Hai ragione”, sospirò Lidya. “Dobbiamo trovare il modo di uscire più in fretta”

Dopo qualche minuto, si fece venire in mente un’idea. Il suo bagaglio principale era andato perduto, ma per fortuna aveva tenuto con sé le cose più importanti. Si sfilò con cura la collana che portava al collo. Niente più che un filo d’oro con attaccata una campanella. La strinse con entrambe le mani e focalizzò nella mente il simbolo magico in grado di rivelare la vera forma delle cose. Invocò il suo potere e in breve il piccolo sonaglio si trasformò in una campana d’ottone molto più grande. Era avvolta da un’aura di enorme potere, lo si capiva già solo a guardarla.

“Ma quella è Mithrael!”, esclamò Sogen, incredulo. “Una delle campane dei negromanti”

“Esatto”, confermò Lidya. “Più precisamente, è la campana che richiama a sé chiunque oda il suo suono”

Un lampo di comprensione attraversò gli occhi del gatto mannaro. “Vuoi chiamare tuo padre?”

“Lui saprà come portarci fuori da qui”

“Non farlo sorellina”, la pregò Stu. “E’ pericoloso! Anche il Guardiano ti sentirà”

“Sta tranquillo! C’è un modo per chiamare solo chi desideriamo”

“Dici sul serio? E quale?”

“Ora vedrai! Sogen, ho bisogno di te!”

“Che devo fare?”

“Graffiami. Mi serve una goccia del mio sangue”

“Come desideri”

Lidya scoprì il palmo della mano e lui artigliò. Una goccia di sangue vivissimo macchiò quella pelle rosea e giovane. La giovane la passò senza indugi sulla campana, in modo che s’impregnasse bene.

“In questo modo solo chi ha il mio stesso sangue potrà udire il suono di Mithrael”

“Ma se tuo padre non è abbastanza vicino?”, domandò Stu. “Sarebbe una mossa del tutto inutile”

“Lo so bene, ma provare non costa nulla. E poi, non è che abbiamo molte altre alternative. Il Guardiano ci starà già cercando”

La ragazza prese un profondo respiro e pregò. Pregò che suo padre fosse abbastanza vicino da sentirla.

Prese un altro profondo respiro e agitò la campana.

Il suono si propagò, acuto e squillante. Poi, torno subito il silenzio.

Ora, non restava che aspettare.

””



Commenti

pubblicato il 17/04/2012 1.41.56
Tatylop, ha scritto: non vedo l'ora di leggere il seguito!!!

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