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lavoro pubblicato giovedì 12 aprile 2012
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cronache dalla fine di un impero--La stazione perduta

di Bisanzio89. Letto 835 volte. Dallo scaffale Fantascienza

La guerra ha reso impossibile la vita su quasi tutti i pianeti e i resti dell'umanità si aggirano nello spazio profondo a bordo di navi o stazioni orbitali. Un cargo mercantile si trova in panne in un settore che un tempo fu capitale dell'impero.....

“Grindenwall è la capitale dell'impero terrestre. Con i suoi quaranticinque miliardi di abitanti è anche il pianeta più popoloso di tutta la galassia . A tale cifra vanno aggiunte le diverse centinaia di migliaia di persone che ogni giorno visitano il pianeta in cerca di fortuna o di affari. Sede del commercio interplanetario e residenza ufficiale dell'attuale imperatore , la capitale può vantare una tradizione e una storia che affonda le proprie radici in quell'epoca straordinaria delle prime esplorazioni spaziali intergalattiche. Sconosciute le origini del nome , secondo la leggenda tuttavia la denominazione proverrebbe da colui che primo poggiò il piede sul nuovo mondo...”

Erika sbadigliò appoggiando i piedi sulla scrivania. Abbandonò il suo lettore digitale e bevve un sorso di Iniet , una strana bevanda color oro che nel corso dei secoli aveva sostituito il tè , ormai non più reperibile.

“Leggi ancora quella robaccia antica da intelletualoide?” la sorprese Mark , con uno strano ghigno arrogante.

“Siamo mercanti , non stupidi minatori” rispose lei ostentando una certa sicurezza , scostandosi con le dita la piccola frangia rossa dietro l'orecchio.

“Pensavo ti piacesse dimostrare la tua superiorità in altri modi” ribattè lui strizzando l'occhiolino

“Siamo andati a letto una volta e sai cosa penso in proposito , quindi cerca di starmi più possibile alla larga , almeno per oggi” ringhiò la ragazza.

Mark se ne andò un po' deluso lasciandola sola coi suoi pensieri.

Erika si alzò , premette una strana combinazione su un pannello olografico dopodichè con il pensiero ordinò all'intelligenza centrale della sua astronave di aprire l'oblò panoramico.

Sull'oblò comparve un oceano di dati e statistiche , ciononostante la ragazza non sembrava esserne rimasta particolarmente colpita , pareva inverosimilmente trovarsi a proprio agio. Si guardò un attimo attorno annoiata dopodiché si schiarì la voce e diede un annuncio:

“Equipaggio stiamo per atterrare sulla stazione orbitante di Grindenwall , attenersi alle procedure standard”

si risiedette tranquilla sulla sua comoda poltrona , a rimuginare sulle parole di quel documento. “la capitale dell'impero.. quarantacinque miliardi di persone..”

Cos'era rimasto di tutto ciò , se non una misera stazione in orbita intorno ad un pianeta sterile e radioattivo.

Quella era la loro improvvisata meta. Avrebbero fatto un veloce scalo , giusto il tempo di trovare quei pochi pezzi per riparare un motore che stava dando delle noie e poi sarebbero ripartiti per consegnare la merce.

Finì di bere il suo Iniet e guardò da lontano il mondo ormai visibile ad occhio nudo. Una voce la interruppe.

“siamo in vena di romanticismo oggi?”

“no , Venis , se fosse per me , rimorchierei quella stazione fuori da questo maledetto sistema per non dover più tornare ”

“mi stai dicendo che hai paura?”

“No , ma questo posto mi da una strana impressione”

“non sei l'unica , da stamattina tutto l'equipaggio sembra in subbuglio”

“Sono giorni che non vedo navi pattuglia , e quel che più mi preoccupa è che al loro posto non ci sono neanche i pirati”

“Non sorprenderti della situazione. Sappiamo tutti in che razza di posto ci siamo cacciati , qui ormai la civiltà o qualsiasi cosa gli si avvicini ha battuto bandiera bianca”

“bene allora , Venis , fai quello per cui sei pagato e tieni a bada i tuoi soldati se non vuoi vedere il tuo compenso dimezzato”

“si mia regina” disse lui spavaldamente.

Erika non ribatté.

Venis era un uomo tutto muscoli e poco cervello , ma rappresentava la sua assicurazione sul carico ed era meglio non provocarlo.

Guardò ancora il pianeta , sulla cui superficie erano ormai ben distinguibili i segni lasciati dalle terribili esplosioni che decenni prima avevano sepolto un unico cuore pulsante in una bara d'acciaio.

Erano ormai a poche decine di chilometri dalla stazione , l'astronave aveva rallentato e nessuno avrebbe potuto percepire la decelerazione , se il cervello elettro-chimico di bordo non avesse avvisato gli occupanti con un leggero scossone.

La nave era ferma e aspettava nuove direttive , nel frattempo la voce del computer di bordo avvisò mentalmente Erika.

“canale di comunicazione con stazione Celsion-A1 aperto”

“qui nave Ganimede , il comandante Erika richiede permesso per l'attracco”

“risponde l'ufficiale di bordo Lucius , permesso accordato , benvenuti su Celsion-A1”

“grazie Lucius , chiudo comunicazione”

La nave dopo aver ricevuto l'ordine diretto , si diresse lentamente verso l'hangar semi deserto

Sembrava che negli ultimi tempi ben poche navi avessero fatto sosta nei paraggi.

Nei pressi della stazione orbitavano alcune piccole industrie che avrebbero dovuto produrre cibo ed energia , tuttavia avevano un aspetto strano , sembravano infatti aver subito notevoli modifiche rispetto ai modelli standard degli altri sistemi . In base alla quantità ed alla dimensione Erika ci mise poco ad intuire che la produzione molto probabilmente era sufficiente solo a sostenere Celsion.

Nonostante fosse circolare , la stazione appariva come una mezzaluna , molti settori erano stati infatti abbandonati o distrutti. Uno in particolare era stato quasi completamente sventrato.

Sulla superficie della stazione erano facilmente notabili le blande e improvvisate riparazioni , mentre numerosi detriti vagavano qua e la pericolosamente vicini alla sua orbita.

Dai pochi dati rimasti in suo possesso , risultò come questa fosse solo una delle circa cento strutture difensive che decenni addietro avevano fornito una difesa perimetrale al pianeta.

Delle gemelle di Celsion-A1 però non sembrò essercene alcuna traccia.

Al loro posto , carcasse di enormi astronavi vorticavano lentamente su se stesse trasformando quel settore in un enorme e lugubre cimitero.

A quanto pare , qualcuno aveva tentato di recuperare tutto quel prezioso materiale in viaggio perpetuo nello spazio profondo ma , per qualche oscura ragione , vi aveva ben presto rinunciato.

La Ganimede finalmente si adagiò delicatamente all'interno dell'hangar. Ora aveva inizio il vero e proprio lavoro.

La contrattazione del prezzo , lo scarico delle merci..

Erika sbuffò. La parte a cui era più affezionata del suo lavoro erano i viaggi nello spazio e non tanto il loro fine ultimo.

“Spero solo di andarmene il prima possibile da questa merda” disse tra se e se.

Un fischio segnalò che era possibile uscire fuori dalla nave ,

la stiva era stata pressurizzata e non avrebbero potuto correre alcun pericolo.

Qualcosa non sembrava andare per il verso giusto.

Nonostante fossero passati ormai 10 minuti dall'arrivo , l'Hangar restava vuoto. Nessuno gli venne incontro e dei soliti manovali che avrebbero dovuto scaricare eventuali merci nessuna traccia.

Non sembrava esserci nessuno neppure dentro le torrette di guardia poste all'entrata del ponte.

“Veris c'è qualcosa di strano qui , non vedo anima viva intorno a noi”

“stavo osservando anche io capitano , quelle maledette gru montacarichi sembrano in disuso da diversi anni”

“non sono una persona facilmente impressionabile , ma questo posto comincia a darmi i brividi”.

“Andiamocene”

“impossibile , qualcuno ha preso il controllo della nostra nave”

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“qui caccia 23-2 , seconda squadriglia , chiedo il permesso di tornare a bordo”

“avete trovato qualcosa?”

“negativo , comando centrale”

“nessuna attività insolita?”

“i nostri radar hanno segnalato per alcuni secondi la presenza di un vascello”

“siete riusciti ad identificarlo?”

“negativo , comando. Abbiamo motivo di credere che fosse un interferenza proveniente da Grindenwall”

“è molto probabile , le altre squadre in zona non hanno riportato nulla di anomalo , potete tornare a bordo”

“affermativo”

Il pilota inserì la guida automatica ed attivò il canale di comunicazione con il velivolo che lo accompagnava

“Den , la prossima volta cerca di non starmi cosi attaccato in coda”

“Non potrei fare altrimenti , voli come un principiante”

“Senti , piuttosto secondo te cosa ci hanno mandato qui a fare?”

“non ho la più pallida idea , non riesco a capire cosa cerchino in un settore abbandonato da più di venti anni.”




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