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lavoro pubblicato martedì 10 aprile 2012
ultima lettura giovedì 18 aprile 2019

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L'Orso e L'Aquila Parte 1/3

di peppers. Letto 563 volte. Dallo scaffale Fantasia

“Secondo te che aspetto hanno i sassoni, Acilio?” Domande del genere non alleviavano certo la sofferenza del lungo turno di guardia a cui erano stati assegnati i due compagni. Il soldato romano si grattò un po' la barba prima di ris...

“Secondo te che aspetto hanno i sassoni, Acilio?”

Domande del genere non alleviavano certo la sofferenza del lungo turno di guardia a cui erano stati assegnati i due compagni. Il soldato romano si grattò un po' la barba prima di rispondere.

“Devi sapere che sono molto simili a noi, Flavinio. Se non fosse per i lunghi artigli che hanno al posto delle dita”.

Il guerriero rimuginò in silenzio per qualche minuto prima di tornare ad importunare di nuovo il compagno. Qualcosa della descrizione fatta da Acilio sembrava convincerlo ben poco.

“Hai mai visto un sassone con i tuoi occhi?”

Dall'occhiata che ricevette, Flavinio capì che doveva mettere fine al discorso. Non che ci fosse molto da fare in quella notte buia oltre al parlare un po'. Gli ordini ricevuti erano chiari. Sorvegliare il confine dell'impero tenendo gli occhi ben aperti nel caso in cui i nemici si facessero vivi. Dall'alto di quell'imponente muraglia – che segnava il confine fra il mondo civilizzato e l'ignoto – avevano scrutato la folta boscaglia per più di un'ora, ma l'unica cosa che avevano visto era un cinghiale. Acilio si strinse nel manto rosso guardando il compagno con gli occhi fissi verso est, lì dove si diceva dimorassero i sassoni. Nulla sembrava poter turbare la quiete della loro serata ma ad un tratto un rumore lì fece scattare entrambi.


*


“Mi stai ascoltando, Kyla?”

Le parole della Principessa sassone sembrarono destarla d'improvviso, portando di nuovo i suoi pensieri nella tenda in cui si trovava.

“Certo mia signora”

La voce della giovane servetta sassone tremò. Non era mai stata brava a mentire. Guardò con apprensione gli occhi azzurri della Principessa Laery, temendo d'essere punita. Come ogni volta che la sua ancella si distraeva – cosa che le capitava con una certa frequenza – Laery sorrise divertita.

“Mi chiedo cosa ti passa per la testa, Kyla. Non mi sorprenderò il giorno in cui ti vedrò volare via” Non v'era malizia nella voce della Principessa, nondimeno bastarono quelle poche parole per farle provare vergogna. Rimase in silenzio continuando a pettinare i lunghi capelli neri di Laery. I sassoni non erano certo famosi per la loro gentilezza e le buone maniere. Erano così rudi che girava voce fossero nati dalla roccia stessa. Fra massicci guerrieri armati di grandi asce e donne con l'alito di birra, la figlia del comandante sassone era come un bellissimo fiore in mezzo al deserto. Ogni notte Kyla ringraziava gli Dei per la gentilezza con cui la Principessa le parlava.

“Non mi piace il posto che mio padre ha scelto per il nuovo accampamento. Il Danubio rende l'aria umida, non trovi anche tu?”

La servetta sassone stava da così tanto tempo al seguito della principessa, che ormai non si sorprendeva più che Laery chiedesse il parere ad una persona a lei inferiore.

“Credo che vostro padre la pensi diversamente riguardo al gran fiume, mia signora”

La principessa scostò con delicatezza una ciocca rossa dal viso spigoloso dell'ancella

“Non è il parere di mio padre che volevo sapere, Kyla”

Si sentiva in imbarazzo quando Laery le prestava quelle attenzioni e come ogni volta il viso della serva divenne dello stesso colore dei suoi capelli. Passavano pomeriggi interi a chiacchierare in tal modo. Lo avrebbero fatto anche quel giorno, se un improvviso baccano non avesse scosso l'intero accampamento sul Danubio. Si udirono voci e urla, risate e imprecazioni. I lupi presero a ringhiare nei recinti in cui i sassoni erano soliti tenerli. Kyla guardò Laery con uno sguardo preoccupato.

“È il momento di andare, mia Signora”

La Principessa afferrò l'arco, mise una manciata di frecce nella faretra che le cingeva i fianchi e uscì dalla tenda. Kyla seguì Laery come se fosse la sua ombra. Non sapeva contare, ma volgendo lo sguardo attorno a sé non faticava certo a capire che un gran numero di guerrieri sassoni si stava mettendo in viaggio.


*


“I cancelli!”

Una voce squarciò il silenzio della notte al confine romano. Acilio e Lavinio per un attimo avevano temuto si trattasse dei sassoni. Guardando oltre gli spalti videro un gruppo di cinque soldati in groppa a poderosi corsieri. Erano ben meravigliati che qualcuno chiedesse di lasciare le sicure terre romane a quell’ora così insolita.

“Avete un permesso per uscire in tempo di guerra?”

Acilio aveva posto così tante volte quella domanda, che ormai risuonava davvero piatta. Uno fra i cinque si fece avanti. Il suo destriero scalpitava d’impazienza. Col guanto metallico afferrò una pergamena, lanciandola verso la sentinella romana. Lavinio strabuzzò gli occhi poiché il documento portava il sigillo dell’imperatore Teodorico, figlio di Teodosio. Le guardie lessero avidamente l’intero contenuto della lettera.

“Siete davvero sicuro di volervi inoltrare in direzione dei sassoni?”

La voce di Acilio vibrava ora d’entusiasmo. Il cavaliere si tolse l’elmo rivelando un giovane volto dai capelli biondi.

“Non ho tempo per rispondere alle tue domande. Apri i cancelli”

La sua voce era decisa, ma non arrogante. I suoi occhi azzurri si volsero a guardare con intensità le spesse porte in legno chiuse di fronte a sé. Acilio fece un cenno d’assenso a Lavinio. Le porte non si aprirono che per metà quando i cavalieri che aveva al seguito si precipitarono aldilà del confine, sollevando una nube polvere al loro passaggio.

“Signore, che gli Dei vi proteggano”.

L’ultimo cavaliere rispose con un mezzo sorriso a quella benedizione. Il suo cavallo nitrì, mettendosi su due zampe. Così come era arrivato, il biondo cavaliere proseguì la sua irrefrenabile corsa veloce come il vento.


*


“Mia signora non dovremmo essere fuori a quest’ora”

La voce di Kyla non osava essere più d’un sussurro. La giovane ancella sassone si guardava attorno con aria impaurita. Al vago chiarore della luna la radura le sembrava una massa scura, in cui i rozzi ripari costruiti dai sassoni erano poco più che sagome indistinte.

“Se mi starai vicino andrà tutto bene”

Le parole di Laery ebbero tutt’altro effetto che rincuorarla. Non osava pensare cosa le avrebbero fatto se solo l’avessero vista. Lei non era tagliata per i pericoli. Amava molto ascoltare le storie avventurose, non certo viverle. Avevano lasciato l’accampamento sul Danubio da non più di due giorni diretti verso la frontiera romana. Durante la marcia i sassoni avevano incontrato un gruppo di cinque cavalieri romani. Non appena la principessa aveva saputo che erano stati catturati, non aveva resistito alla curiosità di dare un'occhiata ai prigionieri – nonostante il padre le avesse raccomandato di stare loro lontano – . Senza alcuna esitazione Laery era sgusciata via dalla tenda poche ore prima dell'alba, proprio mentre il resto dell'esercito era sprofondato nel torpore del sonno. Kyla aveva provato a fermare la Principessa, ma era stato tutto vano. A volte la bella Laery sapeva essere davvero testarda. Evitarono di far troppo rumore, nel timore che i cavalli si agitassero troppo. Scavalcarono uomini rudi avvolti in pellicce d'animali con passi lievi quanto il tocco di una farfalla.

“Sei sicura che siano in questa tenda?”

La servetta sassone avvertì quasi una nota di entusiasmo nella voce di Laery, come se tutto ciò per lei fosse solo un gioco.

“È ciò che ho udito dalle guardie di vostro padre, mia signora”

Si guardò per l'ennesima volta intorno, terrorizzata dall'idea di rimanere da sola lì fuori. Quando la principessa sgattaiolò dentro la tenda Kyla la seguì con timore, ma senza alcuna esitazione.

Il buio della capanna era talmente fitto che quasi ne fu accecata. Ovunque volgesse lo sguardo attorno a sé non vide altro che forme indistinte color delle ombre. Il suo cuore batteva così forte che per un attimo fu l'unica cosa che udì.

“Mia signora?”

La sua voce increspò il silenzio, lasciando trasparire una nota di paura.

“Shhhhhhh”

L'ancella sentì una mano delicata stringere la sua. Avrebbe riconosciuto il tocco di Laery fra mille.

“Non dobbiamo far rumore, Kyla. O rischiamo di svegliare i …”

“Donne? A quest'ora della notte?”

Una voce stanca interruppe le parole di Laery. Le due ragazze sobbalzarono. La servetta sassone avrebbe certamente urlato se la principessa non le avesse prontamente tappato la bocca. Strette l'una all'altra rimasero in silenzio ad ascoltare. Udirono un respiro pesante, spezzato da colpi di tosse.

“Solo i codardi e gli assassini si nascondono nel buio”

Non faticarono ad indovinare che quella era la voce di uno dei romani catturati. Kyla era quasi confusa. Non aveva mai avuto a che fare con dei prigionieri. Al suo posto avrebbe temuto – o più probabilmente implorato – i propri carcerieri, non certo rivolto loro parole di sfida.

“Codardi? Assassini? Bada a come parli, romano. Kyla, trova una candela”

“Mia signora, vostro padre non sarebbe certamente contento di sapere cosa state facendo”

La principessa sospirò, rassegnandosi a cercare da sola un modo per rischiarare il buio. Cercò a tentoni attorno a sé fino a trovare un tavolo.

“Vostro padre? Siete la figlia del Comandante dei Sassoni?”

Quell'idea pareva sorprendere il prigioniero. Alcune scintille scoccate da una pietra focaia accesero un mozzicone di candela. La piccola fiammella brillava timidamente, ma il suo chiarore era abbastanza da illuminare un angolo della tenda.

“Parlate troppo per i miei gusti, dovrei essere io qui a fare le domande” disse la bella sassone, volgendosi a guardare i romani.

Quattro fra i prigionieri sembravano riposare – o forse erano solo esausti. Il loro corpo era smunto come se non mangiassero da giorni. Giacevano legati da spesse corde in mezzo alla paglia, coperti solo da pochi stracci. I lividi sulla loro pelle mostravano chiaramente che le differenze linguistiche fra romani e sassoni non era certo un limite alla comunicazione. Solo uno fra loro era desto. Un ragazzo biondo dai penetranti occhi azzurri. Aveva ricevuto molte più ferite dei compagni, ma nonostante ciò il suo sguardo non nascondeva il proprio coraggio.

Kyla ebbe quasi l'impressione di avere di fronte a sé una bestia fiera e orgogliosa. Forse persino nobile, ma pur sempre una bestia. Quando Laery mosse qualche passo verso il prigioniero, la servetta sassone sussultò.

“Non avvicinatevi, mia signora! Potrebbe essere pericoloso”

Il romano fissò la Principessa con uno sguardo provato ma intenso.

“Non hai paura che la tua amica dica il vero?”

“Sei disarmato, legato e gravemente ferito. Dovresti essere tu a temermi”

A quelle parole, dette in tono per nulla minaccioso, Kyla notò l'accenno di un sorriso sul viso del biondo ragazzo.

“Sei ardita e intraprendente”

Il prigioniero si mosse con fatica, cercando di portarsi più avanti come se volesse proteggere i propri compagni.

“Cosa vuoi da noi?”

La servetta sassone non poté fare a meno di pensare che anche lei si era posta più volte la stessa domanda quella notte. Per un attimo Kyla lanciò un'occhiata all'uscita sperando che tutto ciò finisse presto, poi si volse a guardare la Principessa.

Laery si avvicinò all'angolo della capanna in cui c'erano gli oggetti presi ai romani. Afferrò una spada corta dalla larga lama, tenendola in mano come se la stesse studiando. Il ragazzo sembrò insoddisfatto dal non aver ricevuto una risposta.

“Hai sentito ciò che ti ho detto? Non è cortese non prestare attenzione e chi ti rivolge la parola”

Gli occhi azzurri di Laery rimasero fissi verso il volto del soldato. Dapprima Kyla pensò che stesse cercando il modo migliore per rispondere, ma infine capì che lo stava semplicemente osservando.

“Non avevo mai visto un romano in vita mia. Qual è il tuo nome?”

Di nuovo un altro sorriso, fatto con fatica.

“Parli di noi come animali. Il mio nome è Dinas, comandante della XIV Legione …”

Si interruppe poiché intuì come la ragazza non fosse certo interessata alla burocrazia imperiale.

“Dinas ...”

La principessa ripeté il nome del prigioniero con interesse, protendendo la mano verso una ferita che il soldato aveva alla spalla. Kyla tenne gli occhi ben aperti. Il suo dovere non era intromettersi nelle discussioni della sua signora, ma assicurarsi che non corresse rischi di alcun genere. La giovane servetta notò che Dinas si ritrasse dal tocco di Laery.

“Perché eravate in viaggio? È da stolti inoltrarsi nelle nostre terre in tempo di guerra”

Il biondo ragazzo guardò pensieroso l'angolo della tenda in cui giaceva il suo scudo, su cui risaltava l'aquila imperiale.

“Ho già riferito a tuo padre che non dirò nulla. Potete anche uccidermi, ma porterò con me ogni informazione”

“Io non sono mio padre”

Kyla pensò che la sua signora era davvero dolce. Sapeva essere testarda e si mostrava risoluta nell'agire, ma in quell'attimo sembrava una bambina. Le sue parole e la sua curiosità erano innocenti come chi vede il mondo per la prima volta. L'ancella indovinò che qualsiasi cosa Laery avesse udito lo avrebbe tenuto per sé, e lo intuì anche Dinas.

“Ordini dell'imperatore. Dovevamo tenere d'occhio gli spostamenti e stimare il vostro numero. Ha mandato un gruppo di cavalieri scelti. Avvicinarsi tanto da poter capire, ma non così tanto da farci notare”.

La Principessa sbuffò annoiata, come ogni volta che sentiva il padre parlare della guerra. Il prigioniero fece una pausa. Il suo volto divenne duro come se stesse rimproverandosi qualcosa.

“Un'imboscata. Non avevamo certo previsto che eravate in marcia. Che ne fanno i sassoni dei prigionieri romani?”

Laery calò lo sguardo come chi si vergogna.

“Li danno in pasto ai lupi. Papà dice che crescono più forte se si cibano di carne umana”

Kyla non riuscì a trattenere una smorfia di disgusto. Forse era una pratica utile ma certamente era disgustosa, perfino agli occhi di una sassone. Dinas guardò i suoi compagni esausti.

“Prendete me se volete, ma lasciate che loro tornino a casa”

La sua voce non era rassegnata, ma decisa. Il cavaliere credeva fino in fondo in ciò che diceva. Kyla fu commossa da quella energia e si chiese se tutti i romani fossero come quel ragazzo. Fu destata dai suoi pensieri dalla tenerezza con cui Laery guardò Dinas. Se ciò la impensierì, a preoccuparla ancor di più fu che il soldato romano e ricambiò il suo sguardo. La Principessa con un gesto lento, quasi insicuro, sollevò la bianca mano verso il viso provato del prigioniero. Il romano si ritrasse nuovamente, ma stavolta non sfuggì al tocco di Laery.

“Mia signora si è fatto tardi, sarebbe meglio far ritorno nella nostra tenda”

Kyla si sorprese nel trovare in se stessa il coraggio necessario per interrompere e richiamare la sua compagna.

“Soltanto un altro minuto Kyla, c'è ancora tempo prima che il sole sorga. Dinas vuoi dell'acqua?”

Il guerriero distolse lo sguardo. Non vi fu risposta, o forse quel silenzio era già abbastanza per capire. Il suo volto sembrò arrossire ma la servetta sassone pensò che era solo il riflesso della fiamma della candela. Senza dire una parola Lary fece alla sua ancella un cenno col capo verso una brocca d'acqua.

Kyla pensò che il prigioniero l'avrebbe vuotata tutta d'un sorso fino all'ultima goccia tale era l'inedia che mostrava. Con sua gran sorpresa Dinas adagiò la brocca ben vicino a sé. Laery aggrottò la fronte con aria confusa.

“Pensavo avessi sete”

Il guerriero non rispose e non vi fu più alcun dubbio sull'origine del rossore sul suo viso.

“Mia signora, penso che la vostra presenza lo imbarazzi”

La Principessa sorrise divertita al commento della sua ancella.

“Saranno giorni che non mangi. Prendi del cibo, Kyla”

La servetta si avvicinò ad una cassa. Ebbe cura di aprirla facendo meno rumore possibile. Vi trovò solo un tozzo di pane raffermo.

“I soldati di vostro padre non hanno lasciato molto, mia signora”

Laery mise fra le mani di Dinas quella magra cena come se fosse un gran dono. Sembrava dispiaciuta che non fosse sufficiente per tutti. Il soldato mise il pane vicino l'acqua.

“Questo rallegrerà la giornata ai miei compagni. Non c'è bisogno che io mangi, presto sarò cibo per lupi ”

Dall'esterno della tenda giunse il nitrito di uno dei cavalli dell'esercito sassone. Kyla prese a tremare al pensiero che qualcuno potesse essersi svegliato.

“M-Mia s-signora” Non riuscì a far altro che balbettare “forse è meglio che lasciate riposare il prigioniero. Presto il sole sorgerà”

“Non essere sciocca, Kyla. Mancano ancora un paio d'ore all'alba”

“La tua amica ha ragione” disse Dinas prendendo le mani di Laery fra le sue. “Non dovresti essere qui. È pericoloso, perfino per la figlia del comandante”.

La Principessa sgranò gli occhi arrossendo, perché vide quanto Dinas fosse preoccupato per la sicurezza.

“Chiamami Laery”

Kyla udì distintamente il respiro della sua signora farsi affannato.

“Perché mi proteggi?” Chiese la principessa

Dinas non si fermò nemmeno un attimo a riflettere. Tenne ancora le mani di Laery fra le sue, ribattendo con impeto.

“Tu perché aiuti un uomo destinato a morire?”

La sassone fu colta di sorpresa da quella domanda. Sembrava non sapere nemmeno lei quale fosse la risposta. Nel sentirli parlare in tal modo Kyla chiuse gli occhi e rivolse una preghiera agli Dei. Conosceva bene lo sguardo dei due giovani. Era il fuoco che solo nel cuore di due amanti poteva bruciare.

“Tu non morirai”

Quella frase sussurrata nella penombra di una tenda nel cuore della notte suonò più come una speranza che una certezza.

“Credi di poter fare qualcosa con tuo padre?”

“No, ma posso fare qualcosa di nascosto da lui”

Nella foga del suo giovane impeto, Laery afferrò il coltello che portava alla cinta e prese a tagliare le corde che legavano i polsi di Dinas.

“Mia signora! Siete forse impazzita?!”

La paura di Kyla era tale che per un attimo dimenticò ogni cautela

“State liberando dei prigionieri! È un nemico dei sassoni”

Laery strizzò gli occhi senza accennare minimamente a fermarsi.

“Non lascerò che un uomo così nobile perisca. Non chi è pronto a sacrificarsi per la salvezza dei propri compagni. Non chi protegge la figlia di chi può condannarlo con un solo cenno del capo”

L'ancella sassone portò la mano alla bocca di fronte a quella ferma presa di posizione. Laery ansimava quando finì di recidere le corde. Fece un passo indietro lasciando cadere il coltello a terra.

“Hai fatto la cosa più giusta. Ora fa ritorno alla tua tenda, prima che qualcuno si desti dal sonno. Fra mezz'ora, quando sarai al sicuro sveglierò i miei compagni e fuggiremo via dal campo. Nessuno saprà ciò che è successo, eccetto noi due. Sarà il nostro piccolo segreto”.

Il comandate romano parlò in tal modo alla principessa sassone, togliendosi dal collo una fine collana. La pose fra le mani di Laery, poi le sfiorò il candido viso con la mano. La ragazza stava per dire qualcosa quando Kyla la tirò per un braccio.

“Mia signora, vi prego di seguirmi fuori di qui. Questa tenda non è più un posto adatto a noi”

La Principessa fece qualche passo verso l'uscita voltandosi l'ultima volta verso il soldato.

“Dinas ...”

Sembrava esitare come se stesse combattendo contro se stessa per riuscire a parlare.

“ … ci rivedremo?”

Il cavaliere stava già indossando nuovamente la sua corazza. La guardò con occhi tristi.

“... Spera di no, Laery”

Una lacrima brillò negli occhi della principessa sassone mentre si lasciò trascinare via dalla sua ancella. Erano rimasti nella tenda dei prigionieri più tempo di quanto avessero immaginato. I primi bagliori dell'alba rischiaravano già l'orizzonte, ma ancora l'esercito sassone riposava disperso nella radura. Quando furono al sicuro nella loro tenda Laery parlò alla sua compagna con un filo di voce.

“Kyla, perché sperare di non incontrarci più?”

La servetta sassoneguardò stupita la principessa.

“Mia signora! Lui è un romano, voi siete una sassone!” Mentre parlava prese a tremare. Non certo di rabbia, ma di paura.

“Romani e sassoni sono nemici. Farà ritorno dalla sua gente. In tempo di guerra romani e sassoni si incontrano solo per un motivo”

Fissò quei bellissimi occhi azzurri e innocenti, parlando con aria grave.

“Non potete legarvi ad un romano”.

Laery capì la dura verità celata nelle parole della sua ancella e il suo viso fu rigato da molte lacrime. Nel veder piangere la sua signora in tal modo Kyla si rimproverò di essere stata troppo dura. Sapeva di non essersi mai innamorata di alcun uomo e non poteva capire ciò che provava il cuore della giovane sassone dai capelli corvini. Commossa e intenerita strinse Laery a sé, mischiando le proprie lacrime a quella della compagna. Era terrorizzata da ciò che era successo ma ancor di più da ciò che poteva accadere.

“Mia signora” sussurrò ad un orecchio della Principessa “Sapete che domani quando il sole sorgerà ci troveremo nei guai, vero?”



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