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lavoro pubblicato martedì 10 aprile 2012
ultima lettura sabato 5 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Da Racconti per Bambini

di gartibani. Letto 944 volte. Dallo scaffale Fiabe

Recupero un racconto del 2010, letto quasi 500 volte che avevo in un vecchio account, dove non sono più potuto entrare perche non ricordavo la password, mi appare sempre bello....

Da Racconti per Bambini

di gartibani, pubblicato martedì 10 aprile 2012

Racconto per bambini

di copihue, pubblicato domenica 7 novembre 2010

Dovetti guardare da sotto le gambe il mondo obliquo e lo vidi il cartello con il triangolo, quasi appiccicato al cielo, come un aquilone, così persi l'occhio che rotolò come una biglia colorata, anzi mi sembrò.

Il cielo si complicò d'improvviso e una pioggia leggera e sottile mi scivolò tra le mani, che dico ! mi trascinò come un fiume in piena e tutto si ricompose quando Mamma chiamò.

Era dall'altra metà del mondo grande e appariva immensa, con le gambe divaricate e il seno gonfio, ma una punta di spillo la smaterializzò e volò via lasciando una scia di aria quasi visibile.

Fù allora che mi decisi, mi raggomitolai tutto e saltai sul treno che sbaragliava l'erba inseguendo un pallone che s'ingrandiva sempre più. Ero contento, un po' affamato, ma contento. Avrei voluto con me "fiocco" il mio cagnolino bianco e lo sentivo che abbaiava in lontananza, ma fu un attimo, poi pensai ad altro.

Leccavo il gelato e camminavo saltellando lungo la discesa.

Fu in quell'istante infinito che il mio sguardo incrociò l'arcobaleno, era come una scala, dove innumerevoli pecorelle salivano lente, poi venne quella nuvola nera e cattiva e d'un soffio sbaragliò il tutto, lasciandomi addosso luccicanti strie impercettibili.

Mi sentivo finalmente grande, quasi scomparso nel fuoco del lampeggiare delle macchine che sfrecciavano lungo l'autostrada e grande, voleva dire tante cose..... per esempio, non più l'obbligo di andare a scuola, di dover andare al letto presto, di andare a messa la domenica e altro e altro ancora.

Ma non tutto quello che appare o che si pensa è vero.

Anzi non si può distinguere tra il vero ed il falso.

Ma che dico ! è sicuramente la mancanza di calore, la fame, il senso della solitudine, il rimorso. Tutte cose da grandi, che mi rendono triste e mi fanno piangere.

Invece mi misi a correre, sempre più veloce e trapassai quella riga impercettibile che non avevo mai notato e l'immagine che mi apparve era totalmente nuova; sembrava uno specchio, ma non lo era, una nave spiaggiata, ma non era così, un cavallo abbattuto, un gabbiano tramortito e una torta sbattuta in faccia. Cosa dico : era invece un mondo brulicante di esseri inconsueti che si affannavano in uno strano bisbiglio. Il rumore cresceva e lo sventolar di bandiere attutiva il rumore e creava ampliamenti di cielo tutti colorati.

Forse cercavo qualcuno.

Forse avevo perso me.

Perché era tutto così difficile, difficile rispondere alle domande, articolare le parole, fare quello che ti veniva chiesto.

Attraversai la spianata e mi feci largo tra la folla minuta, dove passavo si abbatteva un silenzio ingombrante e dietro me calava il sipario. Il mondo era un mondo in innumerevoli altri mondi, incomprensibili, ma certamente diversi e tutti con un loro senso.

Mi sentivo ingarbugliato, attorcigliate le mani, la testa dal collo smisurato, le gambe contorte, i piedi lunghi e ramificati e la voce non era più la mia.

Provai ad urlare ma non mi riconobbi, provai a ridere ma nemmeno.

Mi dissi che non dovevo farmi prendere dal panico, che in fondo era solo un gioco o un sogno, chissà cos'era ?

Ma non trovai risposta.

Apparvero le pareti, le mura, i confini, le barriere, le frontiere. Tutte cose che significavano impedimenti. Mi sentii opprimere, svenire e cercai un appiglio, un luogo altro, l'aiuto di qualcuno, ma non ebbi risposta.

In quel mentre capì che la soluzione ero io, me stesso e tutte le mie esperienze accumulate nel tempo, riposte in casa nella mia stanza, nel baule dei miei segreti. Quell'affascinante insieme di ricordi e memorie che non avevo ancora interpretato e che erano ancora lì ad attendermi.

Allora trovai una radura, la calma dei fiori profumati e l'aria tersa che mi sbatteva sul viso, la percorsi, arrivai all'estremità dove un dirupo la interrompeva bruscamente e mi fermai smarrito.

Come fare ‘ un salto era troppo, la paura tanta, ma la mente s'illuminò di colpo, capii e allora alzai le braccia e d'un balzo volai, sì volai libero, evanescente fino a scomparire baciando l'orizzonte.



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