ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 7 aprile 2012
ultima lettura domenica 27 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La dignità della goccia minore

di kalluz. Letto 638 volte. Dallo scaffale Filosofia

Normal.dotm 0 0 1 312 1779 Scuola Secondaria di Primo grado 14 3 2184 12.0 0 false 14 18 pt ...

Cadde dall’alto sentendo l’aria diventare sempre più calda, mentre intorno a lei il cielo si faceva sempre più chiaro, pur essendo grigio. La sua paura crebbe in prossimità del suolo, ma il vento la volle cadere altrove: una foglia infatti la accolse, come accolse altre come lei.

Non ebbe il tempo di rendersi conto di cosa fosse successo: la foglia, pur restando immobile, la spinse in basso. Più in basso ella trovò il rametto che sosteneva la foglia e le dava la vita, ma anche il rametto non poté trattenere il nuovo ospite: la spinse ancor più giù, al cospetto di un ramo più grande.

- Perché? - si chiese, - Sono tutti così impassibili? Dove sono le mie sorelle? -

Sentendosi finalmente ferma, volse lo sguardo e vide una di loro. La stava raggiungendo, e mentre le si avvicinava, pareva sorriderle. Non ebbe il tempo di ricambiare il sorriso che la sorella si sdoppiò in due, e poi in tre.

Alla fine erano decine di sorelle, che la travolsero portandosela con loro lungo il ramo, verso il basso. Quando cominciarono a prendere forte velocità erano già sul tronco, che si andava a conficcare sicuro nella terra. Mentre scendevano, lei si voltò, e si sentì parte di qualcosa. Quando capì che la sua breve esistenza sarebbe finita al termine della corsa, era già troppo tardi. Forse ebbe il tempo di capire che era sempre stato tardi per lei, dopotutto.

L’albero sapeva, ma era costretto a tacere. Non era colpa sua se il destino delle gocce era segnato fin dall’inizio. Tutte avrebbero avuto il medesimo destino, anzi forse quelle che cadevano su di lui avrebbero perlomeno avuto il tempo di sentire l’aria, di immaginare il sole, nascosto dietro alle nuvole. Chissà se era un bene, per le gocce, assaporare il profumo del mondo, odorare il gusto dell’attesa in mezzo alle radici, inesorabili ragni per piccole mosche d’acqua. Dalla loro fine l’albero traeva la vita, in fin dei conti, e la vita non ha alcun senso senza la morte, dopotutto.

E se in questo teatrino dolce amaro le gocce sono uomini, e l’albero la società, chissà se il sacrificio ultimo alle radici dona la consapevolezza delle nuvole, il limbo di tutte le gocce...



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: