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lavoro pubblicato mercoledì 4 aprile 2012
ultima lettura giovedì 9 maggio 2019

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IL GUARDIANO della SOGLIA - Capitolo VIII - La culla di cannicci (continua)

di mariapace2010. Letto 598 volte. Dallo scaffale Fantasia

Isabella scosse il capo e proseguì:"Questa culla e il suo intreccio sono gli unici indizisulle origini di Osor, che ha lasciato il segreto della sua nascita tra lecanne del Nilo. Dobbiamo portar via questo oggetto e farlo esaminare, ma... c...





Isabella scosse il capo e proseguì:



"Questa culla e il suo intreccio sono gli unici indizi
sulle origini di Osor, che ha lasciato il segreto della sua nascita tra le
canne del Nilo. Dobbiamo portar via questo oggetto e farlo esaminare, ma... come
facciamo ad uscire da qui?"



"Usciremo. Usciremo! Questo è il nascondiglio di Abdel e
da qualche parte ci sarà il suo tesoro trafugato. Ci torneremo con mio padre e
il professore, ma ora cerchiamo una seconda uscita che... sarà sicuramente da
qualche parte." aggiunse vedendo l'espressione preoccupata di Isabella.



Imboccarono un cunicolo e si trovarono in una grande
grotta dalla volta alta ed irregolare; massi di ogni forma e dimensione
sporgevano da pareti e pavimento.



Isabella si guardò intorno alla luce bluastra della torcia
elettrica.



"Mio Dio! Non usciremo mai da questa trappola." disse con
sconforto.



"No! - la rassicurò Alì indicando una fessura nell'alto
del soffitto - Quella è la nostra salvezza. Vedi, principessa, la natura stessa
ci viene incontro. Il rilievo montuoso, qui, è costituito da altipiani solcati
da valli di impluvio e..."



"Ehi, professore, - scherzò la ragazza - smettila di fare
lezione e scendi dalla cattedra. Se hai intenzione di arrampicarti lassù, sei
pazzo."



"Possiamo farcela. Sarà come scalare una montagna."



"Ohhh! Io non salgo neppure su una sedia, figuriamoci se
mi arrampico lassù e poi, per scalare una montagna occorrono corde,chiodi e
piccozze."



"Prenderemo le corde che ci sono di là. Ce la faremo.
Vedrai."



Alì si allontanò per recuperare una corda abbandonata per
terra vicino all'uscita.



"Io non ce la farò mai!" disse subito la ragazza.



"Invece sì! Un passo dopo l'altro... a tappe. Io ti aiuterò.
Adesso aspetta... salgo per primo e ti lancio la corda."



"E chi si muove!"



Il primo tratto, cinque o sei metri, era relativamente
facile: grossi massi disposti irregolarmente ne facilitavano l'arrampicata. Alì
si caricò sulle spalle la corda e cominciò la scalata con speditezza; la ragazza lo guardava saltare agilmente da
un masso all'altro, fin a quando non lo vide raggiungere un breve spiazzo a
quasi quattro metri di altezza. Qui Alì si fermò.



"Tocca a te, principessa. - il ragazzo le lanciò la corda
- Non aver paura e legati la corda attorno alla vita... così!"



"E va bene..: prima o poi si muore!" sorrise Isabella
legandosi la corda in vita e seguendo punto per punto i suggerimenti; raggiunto
lo spiazzo, il ragazzo l'aiutò a superare l'ostacolo.



"Hai visto? Ce l'hai fatta!"



"Ce l'ho fatta, sì! La parte più difficile, però, deve
ancora venire."



"Non guardare di sotto e vedrai che ti sembrerà una
passeggiata."



"Una passeggiata? Ma certo!...Solo che non so come fare!"



"Punta i piedi contro la parete ed aggrappati alle
sporgenze... Ti aiuterò io con la corda. Non sarà difficile, vedrai."



"Una passeggiata!" ironizzò lei.



Ripeterono l'operazione per due volte ancora: la fune
attorcigliata in una mano, un rampino nell'altra e un colpo di reni. Alì lanciò la corda ancora una volta.



"Ci siano" - disse - Fra poco saremo di fuori."





Furono finalmente fuori; davanti a loro la valle si
stendeva assediata dalla calura, desolata e pietrosa.



"Oh! - esclamò la ragazza facendo un lungo respiro - Uhhh!
Ma che caldo! Sembra di essere in una fornace. - si lamentò - Là sotto faceva
freddo, ma quassù sento il calore arrivare da ogni lato."



"R' proprio così! - spiegò il ragazzo sistemandosi bene
sulle spalle la piccola culla di cannicci - Assorbiamo calore non solo dal
sole, ma anche dall'aria e dal terreno."



"Ho sete."



"Io pure e presto ne avremo ancora di più: l'aria è priva
di umidità. Dobbiamo cercare subito
dell'acqua o e ci disidrateremo presto e... attenta a dove metti i piedi o queste
sporgenze te li ridurranno a pezzi."



"Come torniamo al campo? Non sarà meglio aspettare la
Cavalleria
?"



"Ah.ah.ah... - rise il ragazzo - Ci staranno cercando, è
vero, ma ci cerca anche l'amico Abdel, che a quest'ora avrà già scoperto la
nostra fuga."



"E allora? Cosa facciamo? Ci sono otto chilometri da qui
al campo"



Il ragazzo non rispose subito; osservato il terreno
tutt'intorno, valutata la distanza dal campo, la temperatura e la fatica,
suggerì:



"Andremo verso Nord e ci fermeremo a riposare ogni
quindici minuti."



"Riesci a capire dov'è il Nord? Sai che io sono un pessimo
marinaio, ah.ah." rise lei, cercando di stemperare la crescente preoccupazione.



"I resti del Tempio di Hathor sono a nord del villaggio,
seguiremo quella via. Copriti bene il capo e srotola le maniche della
camicetta: dobbiamo evitare colpi di sole e trattenere i liquidi del corpo... e
dobbiamo evitare di parlare. Tieni la bocca chiusa e respira col naso."



"La marcia nel deserto ebbe inizio.



Il deserto!



Alì lo conosceva bene. Era un elemento ostile ed
ingannevole: triplicava le distanze. Mezz'ora dopo, infatti, sembrò di aver
percorso solo poca strada e intanto la piccola barca di cannicci sulle spalle
si faceva più pesante ad ogni passo. Sedettero al riparo di un basso crostone
roccioso a riposare, facendo attenzione alle insidie che poteva nascondere:
serpi o scorpioni.



"Sei stanca?" domandò Alì; Isabella scosse il capo, ma a
sua volta chiese:



"Ci sono bestie feroci qui intorno?"



"Ehi, principessa? - sorrise lui - Tu sei sotto la
protezione di Anubi. Eccolo laggiù lo sciacallo, amico del Traghettare di
Spiriti... eccolo laggiù, fra quei sassi."



"Non verrà qui?"



"Oh no. Quello ha più paura di te, ma la sua presenza è
buon segno."



"Vale a dire?"



"Gli animali nel deserto si aggirano sempre in prossimità
di qualche sorgente. Quello sciacallo ci porterà fino all'acqua."



Trovarono l'acqua a meno di un chilometro, nella cavità
naturale di un masso di duro e ferrigno basalto che l'aveva trattenuta
dall'ultima pioggia; ne bevvero a lunghi sorsi, poi sedettero.



L'aria era opprimente, il suolo arroventato e la
stanchezza, killer spietato, stava in agguato.



"Laggiù... - Isabella drizzò il braccio in avanti, facendo
l'atto di alzarsi - Guarda laggiù, Alì... è la jeep di Alessandro."



"Ferma. Ferma. Non ti agitare. - la trattenne il ragazzo -
Stai calma. E' solo un miraggio... E' il bagliore della calura e della luce. E'
l'aria torrida della terra rovente. Chiudi gli occhi... E' un miraggio - ripeté -
Sono le immagini deformate delle rocce che ci circondano."



"Dov'è Osor?"



"Vorrei saperlo anch'io."



"Osor... Osor... Osor..." continuò a chiamare la ragazza, poi si
avviò lentamente, libera e staccata, col sorriso e lo sguardo rivolto verso quell'altra
esistenza.





"Osor... Sekenze...
Amosis. - Isabella cominciò ad agitarsi
- Amosis, aspetta. Sekenze non può venire con noi. Aspetta... aspetta..."



"Isabella! - la chiamò Alì. - Potenza di Allah! Sta
delirando. E' tornata laggiù."



Con gesti affettuosi la sottrasse all'ingiuria del sole, poi tese l'orecchio.
ma non udiva altro che lo scricchiolio della roccia che andava in frantumi.



Passò quasi un'ora prima che le ombre fluttuanti davanti
ai suoi occhi partorissero ombre più chiare e distinte, poi udì chiaramente il
suono di un clakson. Una jeep si fermò a pochi passi e ne discesero Alessandro
ed Hammad; il professore si precipitò verso la sorella.



"Cosa è successo?" domandò chinandosi su di lei.



"Sta male. Sta delirando. - rispose il ragazzo sollevando
il capo e proteggendosi con una mano gli occhi dall'ingiura del sole - Come
avete fatto a trovarci?"



"E' stato Osor a condurci qui. - rispose Hammad chinandosi
anch'egli sulla ragazza - Lasciate che mi occupi di lei."



Figlio del deserto, Hammad aveva con quell'elemento
così insidiosamente affascinante, un
rapporto odio-amore; ne aveva rispetto e timore, ma soprattutto, profonda
conoscenza.



Bedu, in arabo, vuol dire deserto e, da
sempre, nell'immenso oceano di sabbia, i Beduini realizzano un'esistenza
libera ed indipendente e una capacità di adattamento e sopravvivenza unica e
particolare.



Mentre Hammado si prendeva cura della ragazza, Alì
spiegava le circostanze che li avevano condotti laggiù, infine mostrò la culla
di cannicci..



"Isabella sostiene che questa sia la culla di Osor,
sacerdote di Bes e che il nostro Osor sia la sua incarnazione..."



Hammad non lo lasciò finire:



"Venite. Presto! - li sollecitò; i due si avvicinarono -
Ascoltate..."



"... a me davanti - ascoltarono la voce della ragazza che
diceva - ren Nefer... a me davanti
la morte...urreka za...de'lamdzi hri peri kess..."



Il volto di Isabella aveva assunto un'espressione
sgomenta, le parole erano smozzicate e spezzettate, stentate e frammiste a suoni
antichi, come di dialetti lontani.



Gli animi si riempirono di inquietudine.



"Che cosa sta dicendo? - chiese Alì - Sta ancora
delirando?"



"No! - rispose il professore - Non sta delirando."



"... dizeem
ren Nefer... zeem Amosis...
La morte davanti a Nefer... nel calice del
loto... blu... vrong vee dt... a dong Nefer..."



"che succede?... Péerché parla così?" chiese ancora il
ragazzo.



"Xenoglossia! E' un caso di xenoglossia. - spiegò
Alessandro - E' la capacità di esprimersi in una lingua sconosciuta."



"E in che lingua sta
parlando?"



"Antico egizio."



"Per la Barba del Profeta!"



"... di zeem... di zeem - continuava Isabella - A
dong..."



"Ma che cosa sta dicendo?"



"Forse... A me pare una richiesta d'aiuto... Non so. Qualcosa
del genere."



"Non ho mai visto una cosa del genere." confessò Hammad.



"E' più frequente di quanto non si creda. - spiegò
Alessandro - Si tratta di fenomeni sollecitati in condizione di grande tensione
psichica in soggetti molto ricettivi... come Isabella in questo periodo."



"... aiutatemi... la morte davanti a me... di zeem... a dong...
nel calice... Isabella... di loto blu...Nefer... Osor..." continuava la ragazza.



"Osor!" ripeterono in coro i tre e si girarono verso la
formidabile creatura che, immobile alle loro spalle, pareva essere tornata una
statua.



"Osor!... Osor potrà
spiegare ogni cosa e svelare ogni mistero."







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