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lavoro pubblicato domenica 1 aprile 2012
ultima lettura lunedì 15 aprile 2019

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IL GUARDIANO della SOGLIA - Capitolo VIII - La culla di cannicci

di mariapace2010. Letto 743 volte. Dallo scaffale Fantasia

CAPITOLO  VIII   -  Laculla di cannicci"Alì?... Sei tu? Non sei Thotmosis? - la ragazza sistropicciò gli occhi e fissò il volto dell'amico chino sopra di lei -  Che cosa è successo?"Non ric...









CAPITOLO VIII - La
culla di cannicci





"Alì?... Sei tu? Non sei Thotmosis? - la ragazza si
stropicciò gli occhi e fissò il volto dell'amico chino sopra di lei - Che cosa è successo?"



Non ricordi?... L'Antro di Mertseger... il terremoto. Un masso
si è staccato dal soffitto cadendoti addosso. Non ricordi?"



"Il terremoto? Oh, sì! La terra tremava e la Cima danzava...Ricordo
perfettamente."



"Ma che cosa stai dicendo? Di quale cima stai parlando?
Hai avuto una visione? - domandò il ragazzo - Sei tornata nel mondo della
principessa Nefer?"



"Osor... ho incontrato Osor."



"Hai incontrato Osor? Hai visto la statua del nostro
Osor?"



"Non era una statua - Isabella scosse il capo - ed era il
sacerdote di Bes, il Guardiano della Soglia che, fin dal suo abbandono alla
nascita, lo ha posto sotto la sua
protezione e che è giunto qui in balia..."



"Ma come parli? Non capisco quello che dici? Chi è questo
Bes?"



Isabella trasse un lungo sospiro prima di riprendere.



"Bes era una Divinità minore, adorata dagli artigiani della
necropoli di Tebe. - spiegò - Era una figura bizzarra e dal piccolo corpo
deforme. Fu il protettore del piccolo
Horo, ma anche il Signore delle Sabbie
del Sonno e Osor, era il suo Sacerdote."



"Per la Barba del Profeta! - esclamò Alì - Ma cosa mi stai
dicendo!"



"Bes - continuò la ragazza - lo aveva scelto perché Osor
era una creatura speciale: un essere superiore per discendenza tellurica."



"Discendenza tellurica? Che cosa vuol dire?"



"Tellus Mater, come dicevano gli Antichi: Madre
Terra, fonte di forza ed energia
trasmessa agli uomini al momento di una nascita in particolare condizione. Le
genti antiche erano legate all'ambiente circostante in modo così stretto che la
mentalità moderna non potrebbe neppure immaginare."



"Sarebbe a dire?"



"Osor era un bambino
esposto, cioè abbandonato alla terra: un atto, questo, che lo restituiva
alla Terra facendo di lui un terrae filius , cioè "figlio della Terra".
Un bambino esposto era considerato un essere superiore se la Terra Madre a cui
era stato affidato con l'abbandono, lo avesse protetto e nutrito evitandogli la
morte."



"Come il Mosè della Bibbia!" osservò Alì, la ragazza annuì
e proseguì:



".. e come molti altri eroi di altre culture: Romolo,
fondatore di Roma, il biblico Hiram, Perseo, l'uccisore della Medusa e altri
ancora...Ho incontrato Osor proprio qui, nel tempietto di Bes, dove ha predetto
la morte alla principessa Nefer. Devo tornare laggiù per salvarla."



"Tu non puoi. - esclamò il ragazzo con accento preoccupato
- Tu non puoi interferire nel destino di un'altra persona. Non puoi evitare che
accada ciò che è già accaduto. Tentare di allontanare il Destino, proprio o di
un altro, serve soltanto ad avvicinarlo ancora di più."



"Devo tentare!" insistette caparbia Isabella.



Qualcosa di più forte della curiosità la spingeva verso
l'ignoto.



"Ascolta. - Alì le parlava in tono dolce e suadente, così
come si fa con un bimbo capriccioso che si vuol ricondurre all'obbedienza - Non
si può avere qualcosa che appartiene ad altri... se fosse qui, Osor te lo
direbbe."



"Osor... - mormorò lei a fil di voce; le mani le tremavano
mentre faceva quel nome - Siamo stranieri, noi due, per questo nessun destino e
nessuna consuetudine di nessun posto potrà legarci mai a qualcosa... Devo tornare
laggiù... qualunque cosa accada!"



"E va bene! - si arrese il ragazzo - Prima, però, dobbiamo
uscire da qui, ma abbiamo di fronte un bel problema davvero." sospirò.



"Quale problema?" domandò la ragazza.



"Un problema da qualche tonnellata tonnellata di peso:
l'uscita di questa grotta è ostruita da un grosso blocco di pietra e ci
vorrebbe la fede di Maometto per spostarlo."



"E chi ce l'ha messo?"



"Gli uomini di Abdel il Rosso, suppongo."



"Abdel il Rosso?... Già! Me n'ero scordata. Come faremo ad
uscire?"



"Dev'esserci un congegno all'esterno che lo fa scorrere."



"Ma perché Abdel ricorrerebbe ad una cosa così teatrale
per entrare ed uscire da qui? Mi sembra di essere nella grotta della montagna
di Alì Babà e i suoi ladroni. Perché non proviamo con: Apriti sesamo?"



"Vedo con piacere che non hai perso il buon umore."
sorrise Alì.



"Cosa facciamo adesso?"



"Cercheremo un'altra uscita." rispose il ragazzo
sollevando la torcia, la cui luce restituiva solo tenebre cosparse di ombre.
D'un tratto, però, investì qualcosa sopra le loro teste, tra le pietre
sporgenti del soffitto.



"Guarda.- disse Alì - Sembra una cesta."



Isabella aguzzò la vista.



"E' una culla! - disse con voce improvvisamente alterata
dall'emozione -E' una piccola culla di cannicci spalmati di bitume. - spiegò
quando l'ebbe tra le mani, dopo che Alì si fu arrampicato per prenderla - E'
come quella in cui fu trovato Osor."



"Vuoi dire che potrebbe essere appartenuta ad Osor? - fece
eco il ragazzo, poi replicò, dopo una breve pausa - Ma perché qui e non nel
Tempietto di Bes, di cui Osor era sacerdote? - ancora una pausa, poi riprese -
Per la Barba del Profeta! Se fosse così, sarebbe una cosa davvero
strabiliante."



"Ho già visto questa culla. - insistette sicura e decisa
la ragazza - Nodi di pescatori del Delta... solo quella gente conosceva l'arte di
quest'intreccio."



"Come fai a sapere queste cose?"



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