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lavoro pubblicato mercoledì 28 marzo 2012
ultima lettura giovedì 4 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL GUARDIANO della SOGLIA - Capitolo VII - Osor

di mariapace2010. Letto 577 volte. Dallo scaffale Fantasia

CAPITOLO   VII  -   OSORCome partorito dal nulla, un giovane, bello e fierod'aspetto, comparve davanti al gruppo, sulla strada per la Grotta diMertseger.. Era Osor l'Esposto, capo di una umanità assai particolare:il popo...









CAPITOLO VII - OSOR





Come partorito dal nulla, un giovane, bello e fiero
d'aspetto, comparve davanti al gruppo, sulla strada per la Grotta di
Mertseger..



Era Osor l'Esposto, capo di una umanità assai particolare:
il popolo della necropoli, che viveva con i morti e dei morti.



"Salve a te, principe Sekenze. - salutò - Signore dei
servi della Sede della Verità. Osiris, Principe dell'Eternità e della
Perpetuità, ti sia propizio."



"A te sia propizio Bes, il Guardiano delle Porte
dell'Occidente... - nei saluti, i
convenevoli erano d'obbligo, presso l'antico popolo egizio, - Sekenze incontra
volentieri il suo amico Osor."



Le braccia si tesero.



Diciotto anni o forse venti, Osor era senza dubbio una
creatura segnata dagli Dei. Esposto
alla nascita, abbandonato, cioè, in una
cesta di vimini affidata alla corrente del Nilo lungo canneti e steli di
papiro, aveva sfidato e vinto la morte.



Sfuggire alla morte in agguato tra fauci di coccodrilli o
zanne di ippopotami era sempre una
sfida impari per un bimbo appena nato, ma era, al contempo, segno della volontà
divina. La condizione unica e straordinaria di creatura scampata al Destino, avvicinava
agli Dei e ne faceva uno spirito "eletto": vincere la morte senza
corromperla, elevava sulla condizione
degli altri uomini.



In Osor l'Esposto, tutto era mistero.



Di lui si diceva che fosse stato allevato dai ghepardi del
deserto, creature care al dio Bes. Si raccontava che il Deforme Signore
Dispensatore di Misteri, lo avesse posto sotto la sua protezione. Si diceva
che, assunte le sembianze di vecchio eremita, Bes avesse nutrito il suo corpo
con cibo divino e forgiato il suo spirito attraverso la dura vita del deserto.
E si raccontava che alla morte del vecchio eremita, per ottanta giorni ed
ottanta notti, il ragazzo avesse servito nella "Casa dei Morti" per pagare la
migliore delle forme di imbalsamazione per il suo corpo mortale.



Al villaggio della necropoli tutti ricorrevano a lui per
conoscere la volontà degli Dei o le cose del futuro perché, più di ogni altro
uomo, si diceva, egli era vicino alla
Luna, al Sole, alla Terra ed all'Acqua, poiché la notte della sua nascita, un
lieve vento di ponente aveva sospinto la sua culla di cannicci fino alla
capanna del vecchio eremita.



Proprio nei cannicci di quella cesta era intrecciato il
suo Destino e, se si fosse conosciuto il nome di colei che aveva prodotto
quell'intreccio così particolare, certamente si sarebbe potuto sciogliere un
mistero.



Ma chi poteva conoscere quel nome? Solo la Terra, il
Vento, la Luna e la corrente del Nilo conoscevano quel nome, ma la Terra, il
Vento, la Luna e la corrente del Nilo non potevano parlare... potevano solo
sussurrare... e si sussurrava di una culla di cannicci staccatasi dalle mura del
quartiere dei ricchi... forse dallo stesso Palazzo reale... affidata alle acque e
trascinata dal vento di Ponente.... Questo si sussurrava.





Il prodigioso giovane si girò verso la principessa di Tebe
ed un barbaglio gli si levò dagli occhi scuri come la notte, mentre con un
lieve inchino ed un sorriso indecifrabile diceva:



"Dolce Figlia di Iside, il Guardiano della Soglia
scioglierà per te i nodi che legano i veli del mistero e leggerà dentro le tue
visioni."



"Tu... tu...- balbettò la ragazza - sai delle mie visioni e
delle voci che mi giungono da un altro mondo?"



"Non da un altro mondo. -
fu la sorprendente risposta del giovane ierata -



Voci e visioni giungono da te stessa. Il Guardiano aprirà
la Soglia e tu potrai leggere dentro di te."



"Ma io credevo che fosse Mertseger la Tenebrosa ad inviare
visioni a Nefer e non Bes, il bizzarro Guardiano della Soglia."



L'altro ebbe un sorriso misterioso quanto le parole.



"Forse Mertseger ha fatto anche Lei sentire la sua voce,
ma rammenta, Figlia del Cielo, Bes è qui da tempi immemorabili... assai prima che
arrivasse Mertseger."



"Se è così, - si arrese la principessa - io aspetto di
seguirti."





Osor l'Esposto si pose alla guida del gruppetto e lo
condusse attraverso la stretta via che ospitava Tempietti e Cappelle dedicati alle divinità della Morte e della
Rinascita, a Geni ed a Semidei portati sugli altari dalla devozione della gente
della necropoli: Ptha, Signore della
Verità, Nebethet, Colei che ascolta le Preghiere, Renenet, Colei che elargisce Clemenza,
Anubi, Signore delle Bende, Thot, Signore dei Geroglifici e molte altre ancora.





Un improvviso boato scosse la terra, che parve gemere.



"Oh! - esclamò la principessa - La terra trema."



"No. - esordì Ankheren alle sue spalle, che trascinava il
torello - Sono i tori del Santuario di Ptha." spiegò.



"Non ho mai visto un toro selvaggio da vicino." esclamò
Thotmosis, investito dal lezzo dei tori che il vento trasportava fino a loro.



"Sono possenti e pericolosi. - spiegò Sekenze - Per i
guardiani, tenerli rinchiusi nel recinto e controllarli, è una prova di grande
coraggio."



"Questo dice mio padre. - interloquì Ankheren - Dice che
il governo di animali così forti ed irrequieti è assai pericoloso."



"Il tuo Kaptha non è pericoloso né irrequieto." osservò Nefer
e il ragazzo, in tono compiaciuto:



"Kaptha è il toro più bello che si sia mai visto sotto
questo cielo. Guardate le sue corna... sono belle, arcuate ed aguzze. Sono corna
adatte a difendere una mandria... E le sue gambe? Non sono colonne di marmo
brunite? E guardate quanta nobiltà nel suo incedere."



"Non v'è dubbio che sia uno splendido animale." convenne
Osor che procedeva con passo rapido.



Nefer faticava a stargli dietro; il passo dei cavalli alle
loro spalle, che i servi conducevano
con una corda al collo, ritmava la marcia. La ragazza osservava la possanza
delle spalle del giovane, dalla cui pelle abbronzata e lucida, il sole pareva trarre bagliori.





Si lasciarono alle spalle le case del villaggio e furono
in vista del Tempietto di Bes, il bizzarro, grottesco Dio dalle zanne di
ghepardo e dagli occhi di fuoco. Molte stele votive ne ostruivano l'ingresso:
vasi, coppe e tavolette con l'immagine del Dio.



Osor si fermò.



Nefer sollevò il capo. Nel cielo il sole scintillava e
pareva aver assunto le sembianze del volto di Horo; la principessa ebbe anche la sensazione di sentire il suo
sguardo rovente bruciarle la pelle. Spostò lo sguardo sulla figura di Osor che
risaltava contro l'orizzonte roccioso, salda e possente come le statue che
viaggiavano sul Nilo dirette a Tebe.



Ebbe l'impressione di "aver già visto" una statua simile e se ne sentì turbata.





Osor si introdusse in un vestibolo di pietra illuminato da
torce appese alle pareti. L'ambiente dava adito ad una grotta sfavillanti di
doni votivi.



In silenzio anche gli altri lo seguirono e lo videro
chinarsi al suolo per raccogliere una manciata di terra. Si fermarono alle sue
spalle e ne seguirono con attenzione ogni movimento.



Osor mescolò la terra ai misteriosi granelli contenuti in
un grosso braciere che troneggiava al
centro dell'antro. L'ambiente era
immerso in una suggestiva semioscurità. Osor vi accostò la fiamma della torcia;
la fragranza della mirra e quella dell'incenso, invasero immediatamente la
grotta, insieme ad un fumo sempre più denso.



Nefer si sfilò la collanina che Ankheren le aveva donato e
la tese al giovane ierata il quale la prese con entrambe le mani e la pose
sull'altare, dietro il braciere. Successivamente, il giovane invitò la
principessa a purificarsi mani e capo con l'acqua del Sacro Bacile della
Veggenza, ai piedi dell'altare, e la invitò ad inginocchiarsi e congiungere le
mani nell'atto del supplice, infine, le pose sul capo un virgulto di papiro.



"Chi interroga il Sacro Rotolo di Bes?" domandò.



"Sono io, Nefer e
desidero conoscere il nome e la volontà di chi mi ha inviato la sua voce."



"O
Bes, Guardiano delle Porte, Signore del Mistero
-



- cominciò a salmodiare il giovane sacerdote di Bes; la
sua voce profonda e tagliente, faceva fremere l'aria d'intorno -




Parla ai nostri cuori.



Il
nostro orecchio è pronto ad ascoltare



Lo
spirito è pronto ad intendere..."



Nefer ascoltava in silenzio. Osservava con profondo
raccoglimento l'imponente e misteriosa figura di Osor. D'un tratto ebbe come
l'impressione che essa ingigantisse sotto il suo sguardo, simile a quella di un
Semidio. Le pupille ardenti del giovane
e la luminosità corvina dei suoi lunghi capelli trattenuti da un cordino sulla
fronte, le facevano quasi tremare il cuore.



Per chissà quale associazione di idee, pensò al tempo del
ritiro delle acque, quando la terra si copriva di teneri germogli ed il loto
fioriva negli stagni. Immaginò se stessa nell'atto di fargli offerta di
ghirlande di fiori e foglie, ma sorrise al pensiero: la Piena era ancora alta e
le acque erano salite fino a lambire le mura dei Templi.



"Io ti aiuterò ad attraversare la soglia ed a penetrare
nel Mistero. - la voce di Osor la scosse - Vi andrai da sola, ma senza fare un
sol passo, perché il viaggio sarà attraverso il tuo Ka, che è sempre
solo quando si presenta al cospetto di un Dio."



Nefer continuava a tacere.



Spianata la sabbia ai suoi piedi, Osor la invitò a
tracciarvi dei segni col virgulto di papiro ed intanto accompagnava i suoi
gesti con una invocazione che era una dolce cantilena; alle loro spalle
Thotmosis, Sekenze ed Ankheren,
trattenevano perfino il respiro.



"Colei
che ti seguirà, mai ti raggiungerà




Interroga te stessa e non il Destino



Perché
colei che ti seguirà non allontanerà da te



La
coppa della Verità...




Questo, per te, hanno disposto gli Dei



Ma io
sarò il tuo Guardiano



Per
sempre ed oltre."



Nefer si alzò; il suo sguardo errò esitante d'intorno e
d'intorno c'erano solo ombre e nelle ombre le figure appena abbozzate dei suoi
amici e c'era il silenzio più profondo. La voce inconfondibile di Osor
l'Esposto ruppe una volta ancora quel silenzio:



"Io sono straniero nel mondo - diceva - poiché non sono
giunto su questa terra come gli altri, ma alla deriva tra le canne del Nilo.
Neppure tu, però, Figlia del Cielo, appartieni al tuo Destino. Per questo,
tutti e due, noi, siamo stranieri nella nostra Terra... E' stato scritto nelle
stelle prima ancora che nascessimo... E così dev'essere!"



Fuori della grotta, la "Cima", la montagna sacra alla dea
Hathor, cominciò a danzare: la terra tremò ancora e la principessa Nefer non
ebbe il tempo per replicare, poiché si sentì come sprofondare in un etra
impalpabile e fluido.













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