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lavoro pubblicato venerdì 23 marzo 2012
ultima lettura domenica 21 aprile 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

LA LETTERA

di gartibani. Letto 745 volte. Dallo scaffale Fantasia

RACCONTI BREVI “ DA DURARE ANCORA UNA LUNA” LA LETTERA Il giorno prima ricevette una lettera, ingannevole la busta azzurra e il francobollo straniero; parlava di cacciatori e di come si confezionano le racchette da neve, c’erano anc...

RACCONTI BREVI “ DA DURARE ANCORA UNA LUNA”

LA LETTERA

Il giorno prima ricevette una lettera, ingannevole la busta azzurra e il francobollo straniero; parlava di cacciatori e di come si confezionano le racchette da neve, c’erano anche dei disegni illustrativi. Le parti in legno sono intagliate dagli uomini con del legno di betulla, che viene ammorbidito nell’acqua bollente e poi incurvato ad arco sul ginocchio, invece le allacciature sono lavoro femminile. Finiva col dire che la presenza di virus sconosciuti aveva fatto molte vittime e non si usciva più di casa per paura del contagio, gruppi di terroristi con un simbolico sole minacciavano i passanti con siringhe infette ed altro, poi descriveva minuziosamente il paesaggio e il colore pastello di una morbida tela dipinta.

Finì di fare colazione e cominciò a comprendere, comprese che quel giorno non era migliore di un altro, che il destino si deve compiere con quello che porta in sé.

Spalancò le finestre e la porta.

Accese la radio.

“ soldati armati presidiano gli angoli delle strade, l’aereoporto e ogni edificio importante, anche i supermercati e i grandi magazzini sono protetti da cordoni di polizia.”

Un nero fuori annaffia le piante e si sente odore di pattumiera, indossa il costume con il suo ornamento preferito, è il costume per celebrare il solstizio d’estate , facendo ruzzolare giù per le chine ruote infuocate o gettando in aria dischi di legno. La ruota si presta a connessioni con il sovrannaturale. Sta per salire in macchina, accanto alla portiera un uomo stroncato e mutilato rimane accasciato, l’uomo cinquantenne, viso flaccido, gli occhi chiari fissi nel nulla, sembra caduto da una scala mobile invece indica una buona direzione da seguire con la mano tesa. Ha il petto insanguinato e anche le mascelle, un globo luminoso all’altezza del ginocchio. Forse se chiniamo il capo ascoltiamo senza respiro i singhiozzi delle donne e dei bambini. Le nostre voci si perdono nel silenzio della notte.

Scansò quell’uomo accasciato con il piede facendolo rotolare giù, apri la portiera e si mise al volante, l’interno era svuotato dal senso del fuoco, solo il tergicristallo dava il senso del rumore, quasi le sponde di fiumi impossibili ricoperti di foglie lanceolate, le radici degli alberi in rilievo e il legno dell’alto cedro ornato d’intagli che sembra non poter avanzare in linea retta e crolla scalzando la terra. Forse qualcuno che dormiva, nell’irrealtà del freddo, nell’impazienza e nell’inquietudine, nella crescente oscurità. La macchina si spostò lentamente, determinata da una quantità di altre stelle conosciute e sprovviste di nome. Chissà se la morte avrebbe detto una parola, sopportando il peso ed il caldo di quel giorno, ci sarebbe stato il tempo per mangiare presto, coricarsi e costringersi a dormire, forse il sollievo di sentirsi in piena velocità, sfrecciando, arcuato il tronco e poggiato nell’abbrivio. La schiuma del cavallo e una cometa nel cielo. Fu quell’abbaiare insistente che le ricordò che più avanti non si poteva proseguire, le strade erano sbarrate, il cielo squarciato da lampi. Lì l’omicidio poteva costare quasi 180 monete e una ragazza giovane raggiungere il valore di 250. Vide che non poteva vedere. Si accorse della sua presenza nel sedile accanto perché la sfiorò con le dita,anche se non facevano alcun rumore, toccando fini dentro e si accorse che si era bagnata tutta, lei le accarezzava il ventre, le orecchie, lo mordicchiava e intanto lavorava di lingua. Sentì che non c’era una sola serratura, singoli dischi aspri stampati sul collo, infilati insieme a perle di vetro e denti di cane, intramezzati da pezzi di strisce di rotang, anche code di maiale; le mani le presero i seni e il sedile si rovesciò, la penetrò gonfio e discese dritto nel suo intimo, preservando difetti e lacerazioni, finchè vide che era sceso e la casa non aveva un solo mobile. La patta dei pantaloni slacciata e una menzogna ridicola rimasta a mezz’aria. Si affrettò a posare lo schedario. Erano false le circostanze e anche i nomi non corrispondevano, quasi ritrovamenti di tombe preistoriche, un azzurro artificiale che le spianò le rughe del volto. Le sembrò un’amica tanto attesa, una puttana, lo zucchero filante, le lenzuola sul pavimento, una visione notturna che sembra esistere una sola volta

Gli angeli cantavano una dolce canzone: “ riposati, riposati…. Oltre la stella della sera, oltre la stella del mattino…. “ Gesù le asciugò le lacrime, forse il suo valore equivale a quello di due maiali o di una ragazza di strada. Il pane era ormai introvabile. Le voci urlanti invitavano a fuggire, perche il tempo stava per finire. Si può distinguere un corridoio pieno di cadaveri, file di piume protette da innumerevoli insetti e marmellata conservata in barattoli. Sarebbe meglio girare a destra e andare verso la boscaglia, oltre le mucche macellate. Naturalmente tutti assicurano che sono prodotti praticamente in deperibili, ma sicuramente se avesse letto la lettera più attentamente e ritagliato con cura le figurine appiccicate saprebbe del sole che si spegne come candela al vento e dell’incuria in cui versano le città. Lo smog le ha ricoperte di una coltre di nebbia e pulviscolo, non le distingue. Sente il sudore rappreso, le lunghe marce come labirinti, gli oggetti del commercio tenuti insieme da culture diverse, tutte cose finite in una clamorosa risata e narrate molte volte fino alla sazietà.

Oscurarsi è come finire.

Non ha ancora avuto tempo, mentre si spezza, si spezza contro il filo spinato e tenta di dimenticare che ha sognato campi di margherite. Anche il cuore di lei gli si adagia come la notte.

Nelle loro minuscole case di fango secco, le ragazze come lei, pizzicano le loro corde e ogni volta che alzano le braccia le ampie maniche di seta scivolano indietro ed espongono dozzine di braccialetti fatti di monete d’oro di tutte le nazioni, monete ricevute in dono. A volte vengono da nord e si impadroniscono di città intere, provocando esodi immensi, strade piene di migranti, camion, animali in fuga. Rompono i vetri delle finestre e bruciano i libri. Regna la povertà ovunque. Rimane una vecchia fotografia, era di suo padre, l’ombra segreta prigioniera del suo dilemma, il mare che si dondola alle quattro del pomeriggio su di una barca a vela e non ha ancora vent’anni. Tanto breve è l’immagine che le file davanti all’assistenza sociale crescono, ormai non si trovano più medicine, il vaccino è troppo pericoloso e i volti portano stuoie stampigliate e fibre di gelso, soltanto il denaro ancora conta, creato da uccelli e pesci mitici decide della vita di un uomo. Le monete cambiano di mano in mano come amuleti sacri, quasi un dono della luna, le piastre di rame stazionano al centro delle piazze. Le sofferenze dei poveri e il potere dei ricchi rimangono gli stessi, uomini che puliscono i vetri delle macchine nelle stazioni di servizio, mendicanti, affamati, venditori ambulanti che saltano fuori da ogni parte. Una donna dalle lunghe membra flessuose che si mostra nuda per protesta e ripiega i suoi piccoli sogni e si mette in fila. Portachiavi e calze, distintivi irriconoscibili , una maglia che si sfila dalla valigia. Il tormento che gli danno.

Nessun altro per miglia intorno.

Anche schiacciando il clacson e urlando e agitandosi per farsi vedere, forse un gesto opposto alla nascita, un cerchio, un albero, le espressioni mimiche che incantano gli occhi. Fumo e fuoco che dirigono i movimenti e la folle corsa, fingere di essere qualcos’altro, sconosciuto e ubriaco; chissà che la memoria lo assista e passi inosservato accanto alle molte congetture, senza amici, senza una felicità da spartire. Aprono finalmente le porte dello stadio e entrano pigiandosi tutti, con i carri, le macchine, gli animali, a piedi, rovistano nelle pattumiere e brucano l’erba, la terra sembra arata. E’ il loro modo di essere.

Infine il silenzio. C’è chi si dondola sotto un cipresso.

Ambedue le immagini si scontrano, riempita una brocca e fatto crollare un piedistallo, con la loro forma, la natura della malattia e il numero delle persone colpite. Con la profondità degli intagli e le tacche colorate di nero per annunziare che ogni ulteriore soccorso è superfluo. Così salire la scala inondata di piscio e di vomito, trapassarsi il fegato e rimanere con la polvere di luna sulla tuta argentata a sentire tutto quel freddo. Questi morti hanno troppa memoria. Emarginati e stanchi della civiltà. La carne ingorda e grigia, lo stesso portamento, lo sguardo obliquo colmo d’invidia, l’alito maleodorante. Che mancanza di fiducia ! U n grammofono che suona oltre la porta, quasi un fatto remoto, un’isola dove il paesaggio sembra adattarsi all’umore, un cerchio di luce. Piccole scatole di legno per ricordare numeri ed avvenimenti, solo le ambiziose e povere voci umane, tutto un universo che oscuramente volge lo sguardo ai giorni venturi. Tutto si consuma lentamente, come un ribelle che fronteggia un potente e ‘immerge nella gola rubandosi il fiato vitale. Hanno detto che un granello di sabbia lo farà cadere, che il bicchiere pieno d’acqua è sempre più pesante, che le labbra non riescono ad aprirsi. Ed era venuto tutto il vicinato a guardare, tutta una stanza di gente, bambini che piangevano, galline sulle scale, un elicottero di militari, personaggi intriganti che tentano di fuorviare la pubblica opinione riportando le notizie in modo intenzionalmente sbagliato o inesatto.

Nell’agonia balbettò parole che non riuscimmo a comprendere e il volto sfigurò. L’anima forte in un corpo più bello, non noterete nessun segno di sconfitta, la sua voce non darà la mento, la forma spettrale offerta al vento. Tutto si ripete come era già accaduto. La peste ondeggiante sui corpi carbonizzati, fissati in disegni di persone, animali, di scene, sulle loro pelli di daino, sui mantelli e sulle coperture delle tende. Gli untori che segnano le porte di rosso, i particolari delle grandi inondazioni, delle guerre, dei tempi di abbondanze e di privazioni. Poi la caccia alla foca e lo stadio che come un rogo illumina la notte.

Finalmente gli uomini rimasti poterono tornare, raffigurati nei movimenti nei deserti egiziani, perduti nella lunga successione evolutiva. A leggerla attentamente quella lettera era solo un foglio bianco, senza una data ne una firma.

Colui che l’ha scritta, la forma di una freccia o la punta di un cuneo



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