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lavoro pubblicato lunedì 5 marzo 2012
ultima lettura giovedì 21 marzo 2019

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IL GUARDIANO della SOGLIA - Capitolo III Il Guardiano (continua)

di mariapace2010. Letto 381 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Io ti conosco."Alì puntò l'indice su uno di loro. Era un uomo alto e robusto. La figura era sepolta entro unampio caftano; la fronte sporgeva da sotto il mindil, copricapo arabo, esovrastava un grosso naso alla cui base si apri...





"Io ti conosco."



Alì puntò l'indice su uno di loro.



Era un uomo alto e robusto. La figura era sepolta entro un
ampio caftano; la fronte sporgeva da sotto il mindil, copricapo arabo, e
sovrastava un grosso naso alla cui base si aprivano due cavità ostruite da
ispidi cespugli che nascondeva occhi neri e pungenti.



"Sei Abdel il Rosso, ladro e ricettatore. Sulla tua testa
c'è una taglia e..."



"... e tu vorresti metterci sopra le tue mani. Ah.ah.ah..."
rise sguaiatamente l'uomo.



Osor fece l'atto di lanciarsi in avanti, ma Isabella lo
trattenne.



"Chi è questo carro armato, miss? - ghignò il trafugatore
di tombe, tendendo in avanti un braccio - La tua guardia del corpo... eh.eh.eh?"
ghignò; le guance, tristemente cascanti ai lati della bocca, si gonfiarono di
un riso sarcastico. I solchi trasversali e riarsi che gli attraversavano la
fronte si affossarono ancor più.



"E' uno da cui è prudente stare lontano."



Anche Alì ghignò.



"Ma non mi dire!" ridacchiò l'altro avanzando verso
Isabella.



Osor lo prevenne. L'afferrò per il caftano, lo sollevò e
lo scaraventò per aria mandandolo ad atterrare su un mucchio di terra smossa. I
compagni affrontarono tutti insieme la creatura, ma non ebbero miglior fortuna.
Abdel si rialzò, puntò l'arma che aveva in mano e fece partire un colpo.



Osor si fermò; il sole alto nel cielo strappava bagliori
di fosforescenza ai suoi occhi di opaco quarzo grigio. Continuò ad avanzare.



Seguì un altro colpo; il proiettile lo attraversò da parte
a parte e il suo bel sembiante assunse un'espressione temporalesca,
estremamente irritata.



Abdel abbassò l'arma; la bocca aperta e l'espressione da
ebete, lo fissava terrorizzato.



"Misericordia di Allah! Ma... ma chi sei?" balbettò dandosi
alla fuga.



"E' il tuo incubo! - gli gridò dietro la ragazza -
Torniamo al campo, Alì. Alessandro e tuo padre saranno già tornati." continuò,
voltando le spalle all'orizzonte roccioso che torreggiava davanti agli occhi ed
agli avanzi del villaggio di Medinet Habu.



Un lancinante dolore alla caviglia, però, proprio in
quell'istante, le strappò un urlo di dolore: uno scorpione, che già stava
cercando riparo sotto un sasso, l'aveva morsa.



Serpi, scorpioni e salamandre, che a migliaia dimoravano
fra quelle protuberanze rocciose, rendevano insidiosi quei riarsi recessi.



Osor accorse, ma solo in tempo per accoglierla fra le
braccia e deporla amorevolmente a terra.



"Bisogna levar via il veleno prima che raggiunga il
cuore...- preoccupatissimo, anche Alì si chinò sulla ragazza - Presto.. ma che
fai, Osor? Non hai sentito quello che ho detto?"



"Non parli. Il piccolo amico della mia signora non
parli. Ho detto!"



Alì zittì, mentre Osor teneva premuto il suo indice sulla
fronte della ragazza; il sole dava lucentezza alla sua folta capigliatura
scura.



Finalmente, Isabella riaprì gli occhi.



"Rinviene. - disse Alì - Sta rinvenendo."















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